Archivi autore: fabrizio centofanti

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Per mano

di Pietro Pancamo

Un potere di sintesi tanto sviluppato e incisivo da sfociare quasi spontaneamente nella forza sgomenta del versicolo ungarettiano o nel respiro contratto e conciso dell’haiku. Ecco la silloge Per mano di Lucia Visconti, in cui parole talmente essenziali da apparire violente, e così precise da assumere i contorni di un’accusa, indicano “senza quartiere” nella discendenza di Adamo un utero impuro che – incapace da sempre di partorire la salvezza, perché reso sterile dallo sperma del male – aveva bisogno d’inseminazione artificiale. Provvide Gesù, servendosi però di una tecnica troppo avanzata e all’avanguardia, incompresa tuttora qui sulla Terra: il sacrificio. Continua a leggere→

Mamadou

Mamadou guardava la sua merce con malinconia. Ne aveva fatta di strada per strappare le quattro carabattole sulla cui vendita avrebbe guadagnato una percentuale inconsistente. Aveva in mente qualcos’altro, partendo per l’Italia: ma si sa, i sogni hanno la stessa consistenza delle percentuali assegnategli dai suoi datori di lavoro. Lui sognava di fare l’attore, e aveva lavorato sodo per arrivare a recitare in modo quasi perfetto le commedie di Goldoni. Continua a leggere→

Intervista di Francesca Rivano a Guido Michelone

Guido Michelone, un nuovo libro, stavolta da Baldini Castoldi Dalai, più altri tre per editori minori quasi un guinness. Si tratta di un caso o di un progetto che sta prendendo forma o ancora di un momento di estro particolare fra creatività e ricerca?


Partirei proprio dalle ultime due parole che ha detto: creatività e ricerca in me si mescolano, si sovrappongono, si uniscono per dar vita anzitutto a una saggistica che vuole raccontare e – se possibile – raccontare bene, sull’esempio della divulgazione di scuola anglosassone dove la chiarezza e la fluidità sono d’obbligo. E poi per dar vita a progetti variegati, in cui intervengono componenti anche molto lontane fra loro, come nel caso dell’antologia per Baldini in cui abbiamo cercato di far convivere fumetto e narrativa breve su un tema comune. Tuttavia, per rispondere alla prima parte della domanda, non si tratta di un caso, per me: io pianifico abbastanza bene ciò che voglio scrivere e soprattutto pubblicare: semmai il caso interviene nel momento della scrittura; talvolta basta un’illuminazione improvvisa per farmi cambiare la scaletta di un indice e di conseguenza i contenuti di un libro di saggistica. E comunque nel caso dei libri tre ‘per editori minori’ c’è proprio un lungo progetto alle spalle, che ho curato personalmente, da solo, anche se accetto, come sempre, i contributi di tutti quelli che vogliono collaborare e che, ovviamente, ritengo validi come studiosi e come esseri umani… Continua a leggere→

Pasquale Indulgenza

L’ ora opportuna, Canti del cerchio ermetico, Il Filo editore

Introduzione
di Giuseppe Conte

Che cosa è la poesia? Quale definizione cauta, dubitante ma non meno necessaria possiamo cercarne? Ogni vero libro di poesia contiene una definizione dellapoesia stessa, implicita o esplicita che sia. È percorso intellettuale, coscienza critica,travaglio etico. È viaggio nei territori nudi della mente oltre che attraverso i motidel cuore. Pasquale Indulgenza, in questo suo L’ora opportuna, che porta un sottotitolo molto significativo come Canti del cerchio ermetico, non si sottraea questa aurea regola. Continua a leggere→

VOLTItraVOLTI

mostra + libro + cd di Enrico Pulsoni, Gianmaria Nerli e Bernardo Cinquetti
Roma, 19 e 26 giugno, Galleria Michelangelo

Giovedì 19 giugno alle ore 18 si inaugura presso la Galleria Michelangelo di Roma (via G. Giraud 6) la mostra di Enrico Pulsoni voltitravolti, promossa dalla Michelangelo Libri e curata da Gianmaria Nerli. Continua a leggere→

I sogni del mattino

di Pietro Pancamo

«Le mie vecchie ferite, adesso? Chiarifi(ci)catrici», puntualizzava e mio nonno, lo posso garantire, non era certo uno che parlasse per refusi o strafalcioni. No, in realtà voleva semplicemente “inculcarmi” o suggerirmi (così la penso) una verità banale e stupenda: che la sofferenza getta luce su ogni cosa e mistero.

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Voli pindarici

Essere cieco ha i suoi vantaggi. Quando viaggi in aereo, per esempio, puoi immaginare tutto, mentre il corpo galleggia senza peso nella carlinga traballante, come nei vecchi tram di Roma. Io, poi, sono un vecchio sognatore, passo il tempo a inventare storie sempre nuove, perché la vita è questo, una fucina di storie che germogliano l’una dall’altra, senza mai fermarsi. Neanch’io mi fermo: è un altro dei vantaggi di chi è cieco. Nel mio mondo la noia non esiste: rumori, odori, sono spunti di trame e intrecci sempre nuovi, che prendono corpo nella mente e portano in volo in regioni sconosciute, scenografie che devi costruire nei minimi dettagli, perché il cieco ha l’esigenza di definire e descrivere, come nessun altro, e non può sfuggirgli nulla di ciò che lo circonda. Continua a leggere→

Doni de l’adìo – (Doni dell’addio)

di Fabio Franzin

in memoria di T. C. (dandole del Lei, come ho sempre fatto)

(Nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense)

Chel gaso

Chel gaso de fil bianco pontà
a far misura te ‘na balzana
de braghe scure, in fresco
de lana, braghe da sposo…

Chel gaso che no’ se savéa
nianca se ‘a ‘vesse fat ora
de cùser, cara, che se ‘ven
incòrt sol che ‘sta sera, a ‘na

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Cristina Campo, Il culto della parola antica

di Manuela Maddamma

Firenze, Caffè delle Rose, parlo di lei con un suo amico degli ultimi anni, che mi ha appena consegnato alcuni ricordi, due lettere e un disegno, riaffiora in me un suo pensiero.

“Se qualche volta scrivo è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre – attraverso la penna e la mano – come per osmosi”. Queste parole costituiscono una rivelazione. Mi suggeriscono l’unico modo di affrontare il mondo arcano di Vittoria Guerrini: l’osmosi. Inghiottire ogni sua frase, ogni suo segno.

Vittoria pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1956 come Cristina Campo, nome col quale decise di diventare nota, pur firmando lettere e articoli con diversi altri pseudonimi: la Pisana, Murena, Vie, Xtina, che ora stillano come petali dalle labbra del mio confidente. Continua a leggere→

Non venderò l’anima ai neuroni, di Vito Mancuso

La situazione odierna: o anima o neuroni

Dicono che gli esquimesi abbiano più di dieci termini per designare la neve; noi italiani, a quanto ne so, due. Ciò significa che gli esquimesi hanno acquisito una conoscenza tale del fenomeno-neve da aver sentito la necessità di descriverlo accuratamente mediante una variegata terminologia. Ciò che vale per il fenomeno-neve, vale anche per il fenomeno-uomo, e questa volta anche la nostra lingua si difende bene: quanti termini abbiamo inventato per dire chi siamo e venire a capo della nostra più vera identità? Continua a leggere→

Mineo

Una volta era così, a Mineo. Dopo, è cambiato. Ora è di nuovo così. Quando ti alzi sei fresco, certe volte, dopo il caffè di Rita e un’occhiata al giornale appena uscito. Cominci con l’idea di fare il tuo dovere, per Turi e Peppuzzo, che devono crescere e studiare. Mentre giri e rigiri viti e bulloni, pensi alle bollette da pagare, alla benzina che rincara, al pane che costa il doppio di qualche mese fa. Ricordi anche le tue corse di bambino, quando l’unico pensiero era il sole e l’Etna sullo sfondo, le sue rocce nere che chissà quale operaio ha incastrato lì dai secoli dei secoli. La giornata avanza, e i bulloni diventano rocce, e la luce al neon quel sole che sembra sorriderti, spingerti con una mano calda nella tua corsa incosciente, e dopo dieci-dodici ore è tutto roccia e sole, con quell’odore che non sapresti definire, un odore impercettibile che prende alla gola e fa cadere nella vasca grande come il cratere di un vulcano, profonda come l’inferno che vorrebbe ingoiarti, ma tu hai il lasciapassare con le foto di Rita, Peppuzzo e Turi, e puoi posare finalmente i tuoi bulloni, bere il caffè, leggere il giornale appena uscito, come una volta, qui a Mineo, in quei giorni che chissà quando torneranno.

versione audio

L’itinerario di una ‘extravagante’ ungarettiana

di Luigi Paglia

È stata recentemente data comunicazione, attraverso Internet, (LPELS ne aveva parlato qui) di un testo ungarettiano non compreso in Tutte le poesie[1] (e, quindi, neppure nelle Poesie disperse), [2] conservato nella biblioteca privata della famiglia Casalena di Vigevano. La storia del ritrovamento è gustosa e interessante. L´ufficiale Giuseppe Casalena conobbe Ungaretti in trincea, durante la prima guerra mondiale, e ne divenne amico. Continua a leggere→

Sono venuto a portare il fuoco

Stanotte, qui, hanno incendiato il cassonetto degli indumenti usati e manomesso la leva per l’afflusso dell’acqua corrente.

Noi aiutiamo gli extracomunitari difficili e i rom, anche alcolizzati, e dall’altare dico che oggi sono loro i pubblicani e le prostitute che ci precedono nel regno dei cieli.

Che esista un misterioso legame tra le due cose?

Vi tengo aggiornati, se me ne danno la possibilità.

Con il volto di terra

di Pietro Pancamo

Sulla scorta di un’agilità narrativa che, ravvivata da un’esemplare capacità di sintesi, gli permette di compendiare nello spazio esiguo di cinquantaquattro pagine appena un intero universo di vicende, pensieri, conflitti, sentimenti e drammi familiari, il romanzo breve Con il volto di terra – dato alle stampe nel febbraio 2007 da Lucia Visconti (scrittrice sospinta ora come sempre da una vigorosa fede cattolica) – si dimostra simile all’ostia consacrata (minuta, certo, eppure in grado di racchiudere l’immenso). Continua a leggere→

Europiè. Cronache calcistiche da molto lontano. #1

di Mauro Mirci

La parola europei si può anagrammare in europie. Con la maiuscola e un accento sull’ultima “e” viene un Europiè che mi pare renda tautologica l’aggiunta “… di Calcio 2008”.
Europiè, dunque, come dire: Europiedi. E si parla, chiaro, dei campionati in corso in Svizzera e Austria. Non ci sono gli inglesi,che pure hanno dominato la Champions League. Questo per dimostrare che i soldi possono molto, ma per mettere su una squadra nazionale competitiva nemmeno quelli bastano. Un’amica mi chiede spesso se giocherà Ronaldinho, e io rispondo di no. Lei fa una faccia stupefatta e chiede come mai. “Il Brasile non gioca agli Europiè” le spiego io. “Non s’è qualificato?”. E no, dico io, certo che no, perchè non le ha proprio giocate le qualificazioni, perché il Brasile sta là, in Sudamerica, mentre gli Europiè li giocano le squadre europiedute. Ma lei contesta che se una squadra straniera può vincere il campionato italiano, non capisce perché Ronaldinho non possa giocare agli Europiè. E, illuminandosi, fa rilevare la presenza di Ronaldo, brasiliano, come tutti sanno, ancorché ciccione e fragilissimo Continua a leggere→

Replica a Scalfari – di Vito Mancuso

Caro Scalfari, anzitutto la ringrazio dell’attenzione e delle belle parole riservate al mio lavoro. È un onore per me venire a sapere che Lei ha letto il mio ultimo libro, e per di più, come Lei scrive, “con vivo interesse”. La sua replica alla mia recensione ha toccato tre punti: il logos, la libertà e l’amore, con un’appendice finale dove mi consiglia la lettura di La Rochefoucauld. Per quanto attiene a quest’ultimo, Lei scrive che leggendolo io giungerei ad apprendere “molte cose che la teologia non include nel suo sapere”. Continua a leggere→