Archivi categoria: Poesia

PAOLO MACCARI: La malattia dei nervi

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da: Ospiti

La bambina

La nipotina all’ospizio s’annoia. Ha sette anni, un cranio grazioso e mani antipatiche, grassocce. Porta un bel vestitino grigio e calze spesse, rosa. Ha conosciuto la nonna sempre all’ospizio. Per lei, la nonna è l’ospizio. Si ritrae dagli abbracci e dai baci della vecchia. E la mamma non se la sente di rimproverarla. La nonna ha l’odore e i suoni dell’ospizio; quando parla la bambina non l’ascolta. Le regale un sorriso ipocrita. Un sorrisetto ipocrita da bastardella scaltra. La nonna conviene sinceramente con la mamma sulle doti fisiche e d’intelligenza della piccola. Capisce anche la sua freddezza, la sua avversione per quel posto. Lascia intendere che è la stessa sua. Niente di male. Dopo essersi un po’ pestata i piedi davanti alla nonna la bambina inizia a gironzolare per il salone, tra i divani e le seggiole di giunco. Si ferma davanti ad altri vecchi, a quelli sulla seggiola a rotelle. La Continua a leggere→

Nota sugli strati e sugli intenti.

Non esiste alcun manuale di istruzioni per la creazione poetica. Cosa ci si può aspettare dalla poesia se non una riscrittura per quanto possibile realistica che giunga alla surrealtà della visione, al realismo degli eccessi? La questione aperta è se si possa andare a fondo e assolvere a questo compito. Si potrebbe ragionare per « sottrazione » e a stento sugli strati e sugli intenti. La Poesia è la sola tregua al supplizio dell’Essere e del Tempo, è presenza e compresenza della morte e del nulla.

 

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Dario Villa (1953-1996)

*

un giorno o l’altro chiuderemo gli occhi
riprenderemo i discorsi interrotti
un giorno o l’altro ci ripeteremo
ci saremo di meno
ci saremo daccapo
ricalcheremo tutte
le ore dimenticate nei luoghi
che ci videro assisi
e muti: in tram in trance
in transito: precipitanti: assorti
in chi sa più che loquace vivacità inconcludente
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IN ITINERE – Gabriele PEPE

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Gabriele Pepe
(Roma, 1957)

*

“Come un sogno crinito di cometa
Che nel buio precede l’innocenza”

*

Da Parking Luna
(Milano, Società Editoriale ARPANet, 2002)

Il punto

Longitudine e latitudine mia
Bussola cervello astrolabio cuore
Sestante del dolore cometa e scia
Onda terra Ulisse Polifemo

Che rotte tracciare sulle mappe oscure?
Croce del sud orsa minore estremo
Sfiato di balena tosse di luce
Sono il viaggio oppure il viaggiatore?

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A Dino

mare

Viaggio a Montevideo

Io vidi dal ponte della nave
I colli di Spagna
Svanire, nel verde
Dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando
Come una melodia:
D’ignota scena fanciulla sola
Come una melodia
Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola…
Illanguidiva la sera celeste sul mare:
Pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell’ale
Varcaron lentamente in un azzurreggiare: ..
Lontani tinti dei varii colori
Dai più lontani silenzii
Ne la celeste sera varcaron gli uccelli d’oro: la nave
Già cieca varcando battendo la tenebra
Coi nostri naufraghi cuori
Battendo la tenebra l’aie celeste sul mare.

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A distanza (trance dell’ora legale)

di Enrico De Lea

Stanotte ero davvero il santo
che un tempo mi prefiguravo
dall’alto della collina
che ieri affrontavo.
Dopo la salita furiosa, affranto
ne contemplavo i contorni
limati dai secoli e dai giorni –
là, con la neve del vulcano
e con il sole, ero lontano
eppure quanto avvinto
alle poche voci del paese.
Ascoltavo il silenzio
d’ogni insospettato avo –
preferivo la luce in ombra dei padri
al candore violento delle madri.
In un artificio, del tempo
statuivo la normativa bulla,
ma facendone sempre scempio
come stanotte nell’ora fasulla.

25 marzo 2007

L’Incontro

di Emanuele Kraushaar

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E’ vero sono un viandante
e un pendolo di incertezze
sbatte sulla mia testa:
è l’intermittenza di vederti
tra queste trincee consumate
a volgermi contrario all’Incontro.
E’ l’età imperfetta a portarmi
sulla riva come una conchiglia
di poco valore, a sentire le ore
come vecchie streghe
volteggianti nell’aria.
E’ vero sono un perdente,
ma chi vivente morente
sconfigge questa legge
di sconfitti senza l’Incontro.
Ho bisogno di accarezzare
il mio cane e di sentire
la simpatia della vita
per non sentirmi morto.
Non scrivere di sciocchezze
o simili.

A questo servono le lacrime, di Paola Malavasi

Voglio parlarvi di un libro bellissimo: “A questo servono le lacrime” di Paola Malavasi, uscito qualche mese fa presso Interlinea Edizioni. Paola non l’ha visto perché è morta prima, a nemmeno quarant’anni, è scomparsa all’improvviso lasciando di sasso il mondo delle lettere italiane, che cominciava a conoscerla, la vedeva crescere nella poesia, avendo lei cominciato a pubblicare da non molti anni. E questo è il libro della sua maturità, e della sua rivelazione più piena.

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Pensosissimi poeti

Poeti
dai penosissimi
neri pensieri
gli unici pensieri seri
profondi almeno due metri
da calare nella fossa
con aria tetra e tetragona
fino all’agognata agonia.
Io
come disse quel tale
“preferisco il rumore del mare”
(e scherzare)
come mi piace e pare.

(inedito)

Innesti inAltri: Marina Pizzi

Innesto in: Marina Pizzi

sorriso di ebetudine l’inizio del mondo
quando la giara-madre s’interrompe
ebetudine di separazione
frode di pozza pecca di espianto
fatto compiuto, morte in teca al seme.

INNESTO:

sorriso d’ebetudine vezzo liscio
inizio del mondo quando
la giara-madre ingrembo interrompe
ebetudine d’alba e separazione
“la mano è tagliata e scrive”
frode pozza pecca espianto
fatto e compiuto, la morte in teca
nel seme al liquido esposta impone

Guido Gozzano (1883-1916)

A cento anni da “La via del rifugio” un piccolo omaggio a Guido Gozzano.

La via del rifugio

Trenta quaranta,
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
risponde la gallina…
Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò. Continua a leggere→

La tata e la becchina, di Marina Pizzi

*
babbeo motel credere all’amore
(babbeo motel credere l’amore)
mugghia la ghirlanda
il dolo del fiore che le smuore
gloria di dio dicono
a dio coronano dio
nel guano senza fosso
di dar paura all’angelo.
*
l’assedio del senso suda il tavolino
la postazione geme quale un’inedia
di abbuffata spazio di darsena
senna nel tevere tamigi nel nilo
odissea le stasi singole gole.
*
bestiole assassinate in via cruenta
nell’io del sangue il pieno.
 
la poesia è diventata la becchina
di tutti.
 
ti copri assassinato e la scienza
fumeggia alveari di didascalie.
 
con la scansione lo zaino non
si snoda un po’ più leggero
è la legge del peso che cade.
 
nel rimessaggio di tutte le vacanze
le ruggini del sale delle docce
i camping giurati per le masse.
*

[da Pecca di espianto, 2007]

senza titolo

le parole non sono una meta
e neppure gli uomini e le donne.
allora ti porto sulla punta delle dita
il fosforo del vuoto in cui anneghiamo.
mi piacerebbe che tu mi accogliessi
in una casa buia, con questa smania
e questo fuoco di parole che mi porto
addosso.
mi piacerebbe sentirti imperiosa
intorno a un mio ginocchio
ardimentosa come mai fu alcuna,
io rotula del mondo e tu la luna.
in piedi
davanti alla finestra tu ti schiudi.
non voglio niente del già dato:
io prendo premura delle cose
durante la loro dissolvenza,
vagheggio di sfumare, farmi vento.
sono montate le catene del saluto,
me ne vado e ciò che lascio è salvo.
 guardo la vena che riposa sul tuo collo.