Archivi categoria: Poesia

Zona araba, di Bartolo Cattafi

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Dolci, biondi, leggeri
i fumi del vino d’Algeria,
voi vedete che rosa nel tramonto
i lumi già sospesi nella sera;
non vengono le tristi
tribù, aspre, adunche, assetate,
a fare polvere e fuoco sulla scena.
Col calore di oggi, di domani
presto maturano figli, frutti, larve
di mosche all’ombra
di cose calcinate,
sciame inquieto in quartieri
d’indigeni, d’insetti.
Ignoriamo il funesto
sentiero che ci assedia
pieno di piedi scalzi, di bisbigli;
non vediamo i vermigli
pensieri sulla fronte del cane,
l’altalena paziente
nel petto della iena.

(Da: Partenza da Greenwich – 1955)

senza titolo

ti voglio guardare
mentre hai gli occhi chiusi
guardare il sole che ti passa
sulla fronte, le mani
che toccano la rosa sul tappeto
e poi divampare in altri luoghi
incollare le spalle alla parete
baciarti tra le gambe, là in mezzo
l’universo è un punto fermo
e la casa diventa una foresta,
non ci sono più chiavi
né finestre, la tua voce raccoglie
il mio naufragio, il seme è sui denti,
il mondo è immacolato e leggero.

Bambino Gesù, di Daniele Mencarelli

Vi presento alcune poesie del poeta romano Daniele Mencarelli, tratte da BAMBINO GESU’, Ospedale Pediatrico, che uscirà prossimamente nella collana di poesia di Avagliano che dirigo assieme a Andrea Di Consoli.
Claudio Damiani

T’ho salutato per sei mesi
pensandoti impiegata o segretaria
di chissà quale ufficio dentro il paese,
poi l’anziano collega mi spiegò bene
la tua vera professione dento l’ospedale,
vivere da cinque anni dietro a un figlio,
un lavoro che nessuno potrà toglierti
per quanto sarà lunga la tua vita.
Ma tu della fatica ne fai un sorriso
del sacrificio una saggezza pratica.
Oggi sulla panchina ti godi il tempo
limpido e fresco com’è d’autunno a Roma.

(Padiglione Pio XII)

***

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Plazer

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Come risplende il tuo lucido fato
che io ti invidio, che ti fa sereno
come la luna, argento in faccia a Dio!
Quando l’angoscia è diventata piena
in questa oscena, dura e vuota notte
te costruisco, mio fantasma amato.
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senza titolo

                                                  Per E.

l’anima
questa messa spopolata
dove solo dio è in ginocchio
questo scheletro
fatto di parole e non di ossa.
l’anima
questa misteriosa nemica
che portiamo dentro
e che alcuni vorrebbero salvare
e farla arrivare intatta chissà dove.
invece deve restare qui
nella casa del mondo
come il fiore che sta per nascere
stanotte
restare qui insieme a noi
e consumarsi interamente
nella religione dei nostri baci
e delle nostre lotte.

TRIS – 1999

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*

Pedalando in solitudine
attraverso campi d’erba alta
in una pioggia di fiocchi di cotone
in mezzo a tanta bellezza
sento solo un sordo dolore
che la brezza non scalfisce
un piccolo dolore
che non finisce.

*

Per sapere se è arrivata davvero
la primavera
in mancanza di almeno
due rondini
vanno lo stesso bene
cinque passeri saltellanti
sul mio balcone?

*

Eravamo felicemente brilli
la luce d’aprile nei tuoi occhi belli
e le carezze e i mille baci alla Catullo…
Peccato che hai dimenticato sul tavolo
la poesia che t’avevo dedicato.

Da “Temporali”, I protagonisti, (collana Zerozerosud a cura di Michele Trecca), Foggia 2002

TRADOTTI DAL SILENZIO # 2 – René CHAR

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TRADOTTI DAL SILENZIO # 2 – René CHAR

“Piegati soltanto per amore.
Se muori, continuerai ad amare.”

*

“Perché ho tradotto, o cercato di tradurre nonostante i rischi, René Char? Quale simpatia irresistibile mi ha spinto al tentativo – il più delle volte disperato, almeno per i miei mezzi – d’un’imitazione italiana? Dico imitazione perché mi rendo conto che una restituzione perfetta rimane sempre, quando si tratta di poesia traslata, una chimera, non fosse che per l’inevitabile usura che le parole, come le monete, subiscono attraverso il cambio.

 

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[ ]

 

bel riparo si aggiunge alla scena, non
dispiace. se Medusa viene, fa di smalto
chi guarda
la verità locale, chi esalta
in sé la pronuncia grossa. è il modo
che sembra gelo. Quando ti abbiamo visto
affamato, che eri nudo, quando?: dove
è una somma di diversità strane. Come
è, in terra, il grigio e nero, a fronte
del giorno, e il suo lavoro. L’impatto,
che il mare ha, a confronto del bersaglio
mancato; e la vita dedicata; il Nastro
parlato da Rosaria; e mio popolo, urla mio popolo,
ripete mio popolo, e perché mi lasci?

da venti sonetti, La camera verde, Roma 2006 – immagine di patrizia bianchi

per modo di dire

Non resta
quasi nulla
nella casa
e se vi aleggia
è un modo di
dire, qualcosa
è la luce dei
nostri ieri
silenziosa

                       adelelmo ruggieri 

Gulp fiction poem / Blog

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di Saya/Krauspenhaar

Sputa una qualsiasi lettera,
virgola, parola, rima,
versetto, poemetto,
sberleffo, cocktail di alfabeti.
Sputa un qualsiasi odio et amo,
lunedì stanca, la mamma di domenica,
il ragazzo di sera, il caffè al mattino,
gli amici al brunch, il risotto scotto,
“chi mi dà la ricetta giusta?”

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Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
la divagazione ha zona di stoppia
pari al frantoio di un’intera nascita.
*
aggiungimi al sipario al ritmo del calice
sì che solo uno scalino mi faccia saltare
più oltre disintegrata più che per ordigno.
*
gestione d’intrusione qui la rimanenza
la conseguenza per Partigiana
gesto di cella lancia con la fiocina
già da sempre dentro la forcina
della nonna morta con la mela
cotogna nella mano
mela rossa candida lucida bianca-bianca
appena intaccata da un morsetto minutissimo
minuscolo scoglio di piacere.
*
a Fabrizio

oh corrimi incontro con la canzone ultima
mangiami i polsi nell’ultimo stipendio
pendio di salita nell’illogico,
dimmi del coriandolo che parla
da dentro la pupilla
e ne scompiglia il polo,
convertimi al trenino del nome nuovo
al volo senza tonfo di far fango
la goliardia del palo qui infissa al palo.
*
Un pesante file ad alta
risoluzione
la gloria del giorno:
nominalo nel dente
più minato.
*
a menadito so le lapidate
foschie di lapidi benigne,
le taglie infisse in alberi
secolari ancora infanti
disfatte innocenze, scienze
al silenzio di…
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

Mancanze, di Tiziano Los

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1
la stanza è muta marcia
la mela sotto il tavolo tarlato
rigonfia la mia panza di cacao
zuccherato e impastato le pareti
trasudano il fastidio per i miei disvalori
di sangue e di ragionamento

la misura è la luce verdolina
intermittente al buio
del telefono portatile rimasto acceso

nessuno mi chiama di notte

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senza titolo

porterò tutto l’anno il lutto
di stare qui senza vederti.
scriverò i miei versi e starò muto
perché è vero che più di tutto ispira
ciò che non si è avuto.
e tu puoi distrarti, dimenticare
perché ora non c’è più luogo e tempo
per potersi ascoltare.
ma pensa quando saremo fossili
e poi soltanto polvere
per tutto il tempo che resta
perché il mondo è acqua e polvere
pugno di mosche e cartapesta.
pensaci, pensami, poni la mente
ad ogni desiderio, al mio richiamo,
perché la vita della mente
è l’unica che abbiamo.
                                               1991

[email protected]  

La Treccia, la Salvia, l’arente Addio

a Beppe Salvia

Tresca gentile il cenerello Amore,

Ceneri l’acque, l’alture nei dossi

canzoni, Cantoni bambini addio;

Al Dio d’addio nuocerà

la cavezza del cuor d’addio.

[da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986]

(si noti, per favore, che le parole con lettera maiuscola o minuscola non sono capricci di delirio).

febbraio a bisaccia

la bella luce di febbraio.
quest’anno è mancata anche quella.
febbraio è stato a avvolto e avvilito
da questa luce vecchia, dicembrina.
prima della fugace primavera
bisogna aggirare il muro di marzo
e le montagne russe dell’aprile.
il paese non è più la belva
di un tempo,
la bocca sdentata, l’umore spento,
sembra che più nulla ormai lo scuota.
io qui sono un fantasma
dentro la testa e dentro la mia casa,
mi sento come una madre
che guarda in una culla vuota.

p.s.
questa è una poesia più recente (compare nel mio ultimo libro di prose,
circo dell’ipocondria, edizioni le lettere)