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IN ITINERE – Daniele DE ANGELIS

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IN ITINERE – Daniele DE ANGELIS

Nello sguardo dell’altro.

“solo nel riflesso vive il proprio volto
nello sguardo dell’altro si conosce”

Daniele De Angelis (Ascoli Piceno, 1981)

*

Se la parola poetica esprime, o tenta di farlo, la sostanza più profonda della cosa a cui dà nome ed esistenza, iscrivendola in un orizzonte di senso esposto alla radicale mobilità dell’occhio che ad essa si offre, questo pregevolissimo lavoro di esordio di Daniele De Angelis prefigura, a partire dal titolo stesso, insieme all’oggetto, la mappa minuziosa di un percorso di scrittura che è già, tanto sul piano teorico quanto nei risulti che qui si leggono, orientato in uno spazio di ricerca ben preciso e definito. Il diario, infatti, registra situazioni, voci, volti, luoghi di un mondo periferico, marginale, tutto chiuso nel cono d’ombra di un faro, attraversato nella quotidianità del dolore, degli affetti, della partecipazione e del distacco, e reso con cadenze narrative controllate, seguite a vista, con sicura mano, affinché non cedano mai, in nessun frangente, al sentimentalismo, alla rievocazione puramente memoriale o alla disposizione elegiaca della rappresentazione. Continua a leggere→

Urtimo desiderio da Pariggi, di Luciano Freddi

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Come antipasto, cari carcerieri
vorrei magnà un patè de quelli seri
e per er primo, invece che li boni e bei spaghetti
co l’ajo l’ojo e er cacio pecorino
e er pepe offeso se poi nun lo metti
ce vorrei quella zuppa de la Francia
la bullabassa, che nun fa de fino
come pajarde ed anatre all’arancia
però cor vino e cò la dama giusta
(che te vò bene ed il tuo bene gusta)
te spigne a fine pasto a fà l’inchino
ar coco all’oste e perché no ar facchino.

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senza titolo

Io vivo nell’occhio di un insetto
e guardo il tuo viso
petalo perfetto.
Del tuo corpo so ancora poco
e delle mani
e della via benedetta
che gira intorno all’ombelico.
Ma non importa
ad ogni uomo che ti vede
io dico
si fa lieta e vasta
e impossibile la vita.

[email protected]

Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
gospel l’appello di averti accanto
passero eroso di metropoli,
polline di alluvione
viso disvelto lucciola svelta
da far morte a ferragosto
a torto di breviario di viaggio
il giogo di stracciare.
*
dolo d’àfide questa fu la rosa
*
se ti scartocci non troverai
àtrofe l’anima sorpresa:
basto di cenere, sospesa…
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

i denti

I denti. Mi piacciono i tuoi denti.
Creature unite, teneramente vicine.
Se la tua bocca è socchiusa
io penso subito di avvicinarmi
ai tuoi denti.
Avvicinarmi, questo mi piace.
Ma ogni volta che ci vediamo
tu mi dici: teniamoci lontani,
per diventare intimi
non servono le mani.

Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
con un silenzio alla fronte
passi dal rantolo alla pergamena
di un petto di pace la felicità felice.
con un pastrano per me che ho corpo
voglio il fronte di un patibolo
sottocosto sottoscopo scampolo
scarto di fiato la stazza di frana.
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

Cesare

CESARE

Cesare viene la sera, e si siede sulla strada.
Cammina male, perché è zoppo,
ha una zampa rattrappita
perché è stato bastonato dal padrone.
Adesso non ha padrone,
vaga qua e là per il paese,
penso che gli diano da mangiare
perché non chiede niente, si mette lì seduto
e sta buono.

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senza titolo

la poesia
richiede la morte                                         
di cose molto care.
un verso perfetto
un vero grande pensiero
hanno la stessa forza
di un buco nero.

[email protected]

L’Ercole aprico

Se il tempo delle scòrie è il tuo domani,

se battezzato sei dalle catastrofi

e figlio d’inquinati genitori

fatti sudarî a piangerti per nato,

quasi Ercole aprico ugualmente pròvati

e un poco vate riordina le gesta

di chi intromise babilònie ai fiori.

(da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986)

Non sparare e altre di Marcella Boccia

Non sparare

Non sparare
non mi piace questo gioco
Non sparare
sono solo una donna nata schiava
Non uccidere i miei sogni
sono solo una piccola donna che sogna
nella notte buia del suo burka
Non sparare
hai ucciso i miei figli
hai ucciso le mie sorelle
hai ucciso il mio sogno di libertà
Non sparare
per l’amor di Dio, aspetta un istante
dimmi almeno il tuo nome western
e poi spara
ma per l’amor di Dio
non mirare al cuore
perché non ho più un cuore
me l’hai spezzato uccidendo i miei figli
Allora spara
non puoi uccidermi due volte
e mira qui, al mio grembo
uccidi questo ultimo figlio
prima che possa guardarti negli occhi
mentre gli spari

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Da: Visas (1976) di Vittorio Reta

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Non ho che poche parole per fermare gli attimi fissati in una luce da cartolina illustrata
e vederti agitare fra nastrini di sangue sulla fronte da pirata su un terrazzo
celeste, non mi ricordo se il cielo sta a destra, a sinistra o sotto di noi e i tentativi di spiegarti qualcosa,
forse una cosa terribile che rimandavo di parola in parola persino a me stesso.
So che al mio silenzio non ho avuto risposta perché non miravo mai al centro.

Umberto Bellintani 1914-1998

Più d’una rete luceva sulle acque,
stillando al sole; di poi si sommergeva.
Ed era un giubilo d’allodole quando
al pescatore sotto riva lento emerse
il giovinetto da quel fondo, il corpo cereo.
Allora il pianto della madre ruppe in gridi,
e quello muto d’altre donne dilagò
ed era greve. Ma nel cielo
ancora il sole risplendeva e la Riparia
era pur sempre gorgheggiata dalle rondini.
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TRADOTTI DAL SILENZIO # 1 – Joë BOUSQUET

TRADOTTI DAL SILENZIO # 1 – Joë BOUSQUET

*

Il brano che segue è tratto da Joë Bousquet (1897 – 1950), Tradotto dal silenzio (Traduit du silence, 1941), traduzione e postfazione a cura di Adriano Marchetti, I ed. italiana, “Biblioteca In forma di parole”, Genova, Marietti, 1987.

*
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Parole per l’assente

Sono anni che aspetto una donna e che non so nulla di lei. Forse è venuta a trovarmi nel sonno e forse non avrò mai la certezza di essere stato guardato da lei tanto da vicino.

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Asole stentoree

asole stentoree
bottoni persi sul tono di amarti
un no del solo. eppure non piansi
né tra le serve né tra le principesse
il sentiero scolare del tuo senso
la stiva nel letargo del gomito
comunque vittima. la muta del tempo
non rese mai niente: qui ti bacio
molla con te.

(da Pecca di espianto, 2007-)

arminio tra i paesi

pecora smarrita

ieri a un certo punto
all’altezza di pratola serra
mi sono sentito senza uscita
pecora in nera pecora smarrita
in mezzo alle pecore di ferro
della vita.

a castelfranci

la sala del consiglio comunale
come l’atrio di una clinica: 
sembrava di esser lì in attesa  di una radiografia.
prima di presentare il nuovo libro
il sindaco di castelfranci
si è seduto vicino a me
e mi ha detto con sincero sconforto:
caro arminio, come dobbiamo fare?

lucania

siamo quasi arrivati a tricarico.
il paese del sindaco poeta.
in cielo c’è un falco.
gli alberi sono tranquilli e lontani.
il mezzogiorno di novembre
ha il buio che sale già sui fianchi.
la luce che resta
è bevuta dalla vacche
nei campi,
dalle argille dei calanchi.
 

La morte vinta

*
Ora compiuta
compieta
l’orto del tuo sguardo.
Dalla conventicola di sale
pietà derida
l’esodo del dado.
*

(da Pecca di espianto, 2007-)