Archivi categoria: Poesia

Da figlio a padre…

di Pasquale Giannino

San Donato di Ninea Chiesa Dell’Assunta

La casa dove ho trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza era di mio nonno Pasquale. L’aveva acquistata negli anni Sessanta, coi risparmi svizzeri. Non fraintendetemi! Non era un uomo d’affari. E neanche benestante. Era da sempre un contadino. Aveva fatto la guerra d’Etiopia. Poi, richiamato per il secondo conflitto mondiale, dovette lasciare il figlioletto di pochi mesi (mio padre) e la giovane moglie, confidando nella solidarietà del vicinato. “Ero nel reparto munizioni e viveri,” mi diceva, “non ho mai sparato un colpo”. “Quando ritornò dopo lo sbandamento,” mi racconta mio padre, “vidi un uomo che barcollava in lontananza. Si fermò sotto un albero e ne strappò il frutto. Poi si avvicinò, mi prese in braccio… baciò mia madre. Subito dopo si lasciò andare stremato.”
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L’estate di chi guarda

L’estate di chi guarda

Ormai l’agosto è un panico di lucciole

e la picchiante aureola del sole

è la madonna ossuta di una nicchia,

il ragazzo che accanto

zoccola alle more.

(da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986)

Vallettopoli

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La corona di Fabrizio
intercetta in tempo reale
transazioni poco aristocratiche
dalla morale alla morale di Lele
la gente mormora
l’agente Mora.
Potenza della forza
centrifica telefonica.

(Giancarlo Tramutoli, inedito)

*

perimetri di giardinetti gli spartitraffico

queste novene di morti in pieno gas

queste sterpaglie di storti al fatuo giro

dove nomadi con carrelli disertano

l’acqua piovana per un convoglio di deportazione.

*

 

Marina Pizzi, I versi del rito di ieri

I versi del rito di ieri

pagliaccio senza lacrima né riso né naso rosso

questo crono d’ascia dell’asfalto,

salutare il tuo sguardo è stato l’indice

di un cipresso precoce per tentativo

dell’appresso sostegno del cielo.

[da Pecca di espianto, 2007-]

SCRITTURE # 6 – Stefano GUGLIELMIN

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SCRITTURE # 6 – Stefano GUGLIELMIN

“chi nella pietra cresce
disegna corpo e vita”

Stefano GUGLIELMIN
(Schio, 1961)

Ha pubblicato le sillogi Fascinose estroversioni (Quaderni del Gruppo Fara, Bergamo 1985), Logoshima (Firenze Libri 1988), Come a beato confine (Book Editore, Castelmaggiore 2003, premio Lorenzo Montano), La distanza immedicata / The immedicate rift (Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006) ed il saggio Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento (Anterem, Verona 2001). Suoi saggi e poesie sono usciti su numerose riviste italiane ed estere e su siti web. Collabora con “La Mosca di Milano”, con l’associazione junghiana “Convergenze”, con “Tellusfolio” ed è nel consiglio editoriale di “Opera Prima”, collana di poesia a cura di F. Ermini. Gestisce il blog Blanc de ta nuque (http://golfedombre.blogspot.com/) Continua a leggere→

René Char, poeta

di Loris Pattuelli

char.jpgQuest’anno René Char compie cent’anni. Era nato nel 1907 a Isle sur-la-Sorgue, Vaucluse ed è morto nel 1988 a Isle sur-la-Sorgue, Vaucluse. Di tradotto in italiano non c’è moltissimo, ma è più che sufficiente per amare uno dei più grandi poeti del Novecento. Talvolta mi chiedo in che cosa si sarebbe cimentato Rimbaud se non fosse morto di cancro. Forse in quello che ha scritto René Char, punti e virgole compresi. Uno incomincia esattamente là dove l’altro si è fermato, realizzando così la principale profezia contenuta nella Lettera del veggente. Con loro l’intera modernità si apre e si chiude, si piega e sbatacchia come una insegna di strada. Finalmente il mondo non è più impedito da nessun fraintendimento, scatto o strategia obliqua. Un pugno di versi torna a colmare la distanza che separava il mercante dal comandante, la resistenza dalla sopravvivenza. E i versi sono spesso una promessa di poesia, a volte addirittura l’unica poesia possibile.
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Seppellendo giorni

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di Gianmario Lucini

Seppellendo giorni – gemono

al vento di libeccio;

tu non ne fai parte –

ogni passo qui sospeso,

riflette il mare, l’abbaglio del mattino,

dove siede il pescatore come un buddah

a riparare le sue reti. Ogni frutto d’arancio

che cade e sfracella sull’asfalto

è il segno di questo scomposto

inquieto silenzio

che a volte trabocca.

Nicola Ponzio, L’equilibrio nell’ombra, LietoColle, 2007

di Marina Pizzi

Poeta a grandezza naturale, come dire, senza alcuno sforzo Nicola Ponzio: un appunto di lavagna per i cómpiti di subito, la realtà, per sconfinare, però, ad orizzonte: da una lepre, da un’ombra, da un appunto, appunto: “Negli occhi meridiani/ della lepre/ sognare di parlare/ dell’amore/ con l’astore crudele e silenzioso.”

 

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Luca Ariano, Bitume d’intorno, Ed. del Bradipo

Cose che mi son piaciute molto. In primis il tono basso, asciutto, prosaico e quotidiano. Cose come:
Duroy questa mattina/ davanti alla sua macchina per scrivere/ batte moduli di vite, di vanità/ al nero profumo del caffè/… Questa sera posato il taccuino e la penna/ tra un pacchetto di Nazionali e una risata/… (da Bel-Ami):

o come:
… Brillano le gote d’un santo/ sul disco di Piero Ciampi:/ fischiettando “Livorno” quando i bar si gonfiano/ e scorrono i titoli di coda d’una commedia/ di Pietrangeli, foglie d’autunno/ tra bianchi camici./ (da Ted)
:

o da una delle mie preferite in assoluto:

Un’altra San Martino
la chiusa davvero grandiosa e spiazzante::

I bambini non sentono più il sapore del canto/
delle galline e il brusio d’un orto/
appena innaffiato;/ questo mese sono uscite tre antologie:/
“Ma noi ci siamo?”/

Ecco qual è il vero nostro (e incoffessabile) problema di poeti.
:

Come pure quest’altra chiusa:
… “Meno tasse per Totti”/ In quei calici di semafori fradici/ da sorseggiare in un mattino./
(Il gioco dell’oca).
:

E soprattutto mai, neanche lontanamente, l’ombra di qualsiasi nefasta enfasi del poetume che assilla le nostre patrie lettere.

Solo

Ogni tanto si è fortunati e si ricevono regali senza motivo – che sono i più graditi. Ieri quindi per il mio noncompleanno mia zia mi ha comprato un volume di versi di Bukoswki, che come narratore mi è sempre piaciuto poco, mentre adoro la sua poesia, diretta, asciutta: lo immagino a saltare come una scimmia sul letto di uno squallido motel per afferrare le note dei grandi compositori.  Ho aperto il libro a caso, come si fa quando si cerca un responso, un segno del destino ed è apparsa questa: Continua a leggere→

Della Parola e alla Parola

 Di Franca Alaimo (che ringrazio)

Appare come un incredibile monumento della Parola e alla Parola, non senza allusione anche al concreto peso di due tomi complessivamente estesi per più di cinquecento pagine, l’opera “Scritture scelte dal 1977 al 2003″ Volume I° e II°”, Edizioni del Bradipo 2006, di Gian Ruggero Manzoni, in cui si dà voce al gesto, reale e/o simbolico, del viaggiare cui di fatto obbedisce ogni autentica scrittura poetica, allorquando assuma su di sé tutta la realtà esteriore ed interiore dell’esistenza, trascorrendola con i propri mezzi conoscitivi e formali e segnando sulla propria mappa orientativa le tappe fondamentali del procedere, riconoscibili anche attraverso indicazioni geografiche e temporali.

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Monoscopio segreto su Feaci Poesia

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(Riprendo qui le note introduttive di G.M. per l’uscita dell’ e-book. FK) 

di Giovanni Monasteri 

Il 3 febbraio di quest’anno (a. d. 2007) si è celebrata una singolare ricorrenza: il cinquantesimo anniversario di Carosello, la più popolare, la più longeva e forse la più amata trasmissione televisiva nella storia della televisione italiana.

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