Archivi categoria: Scritture

PER PIACERE A D’ORRICO di Valter Binaghi

consigli

Era un professore di filosofia, e voleva salvare il mondo.
Ma la cattedra del liceo gli stava stretta, e nelle riviste di filosofia gli intellettuali si parlano addosso mentre la gente comune impara la vita dai Reality Show: intanto il mondo finisce a puttane. Così lui cominciò a scrivere dei romanzi.
Roba che toccasse il cuore, che facesse pensare. Uno parlava della terra sconvolta dall’industria, l’altro di come i ragazzi impazziscono nel Paese dei Balocchi.
Reazioni incoraggianti di pochi eletti, ma le grandi tirature erano per Moccia e Melissa P – a chi interessa il mondo in rovina?
Decise di continuare.
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Sentieri dell’anima?

di Pasquale Giannino

Salomè di Franz von Stuck

In quella bolgia di ritmi assordanti e rumori convulsi, i nostri occhi si sono scontrati per pochi attimi eterni di selvaggia seduzione. Ci siamo estraniati dalla moltitudine di pazzi, così, senza parlare. Ci siamo appartati… e hai raccolto il mio calore. Poi ho chiesto il mio whisky, e ti cercavo tra i ruggiti malinconici di quella giungla metropolitana. Ti ho vista dimenarti come una Salomè, in mezzo alla rissosa torma di indemoniati. E io guardavo al mio bicchiere, pensando di esorcizzare quel senso di solitudine che mi squarciava il cuore.

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PROFEZIA DI WILFREDO, DIACONO LONGOBARDO

profeta

Aìta, aìta, la carna del mundo s’abbruia!
Se il vento se tace
e lassa de scotere chiome de bosco, nun senti,
nun senti la carna del mundo ca fete?
S’abbruia, s’abbruia,
rostisce, s’abbruna, scurisce,
carbone me pare,
la vita se more,
la carna sfraguia in di mani
e cendra se sparge nell’aere…
Canosci lu fatto?
Nun è foco vivo cascato de caelo
nè trono o scalmana dall’alto percote,
ma lenta passione de morte
dal core del mundo consuma,
ombrosa malaria,
calore nascosto de fevra
o vermo che rode…
Aìta, se more lo tristo universo animale!

Di cosa siete stanchi?


“Stanchezza” di Gino Covili

Capita il giorno in cui gli scenari crollano. Alzarsi, tram, quattro ore di fabbrica o di ufficio, mangiare, quattro ore di lavoro, mangiare, dormire e Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato sullo stesso ritmo. Capita che un giorno, un giorno soltanto, il “perché” emerge, e tutto comincia in questa stanchezza tinta di stupore. “Comincia”, questo è l’importante. La stanchezza è alla fine degli atti di una vita meccanica, ma inaugura allo stesso tempo il movimento della coscienza. (A. Camus da “Il mito di Sisifo”)

Dopo una «notte oscura»

Dopo una «notte oscura».

Apollo non rappresenta la poesia, ma un tipo di poeta. Il mito che lo lega a Marsia insegna che la divinizzazione del poeta vero è autoritaria e violentissima; e che l’esaltazione del poeta mediocre è tracotante e punibile con violenza. Tra la prima e la seconda forma c’è una complicità disumana: lo sfidante non può non sapersi debole in partenza, lo sfidato non può non sapersi maggiore e divino.

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Mezzi alla Meta (scrivo & leggo)

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di Chiara Daino & Franz Krauspenhaar 

Scrivo nel mio Stato: lunatico Scrivo il mio ego è alter rogo, è gomitolo di filo giallo e nero: la bile – e rotolo nel brado di gatto Scrivo la voce mista del “sono”: presente – e mi dono Scrivo il vero che muta verso: anima (e animale!) Scrivo sopra le righe, dentro la corda – rotta dal tuo quadrettare la mia camicia, dirotto la forza: vivo Scrivo non è morte è vetro non lesina Scrivo per la modifica e non si mortifica – chi morde il frutto bianco di letto: ti rendo il succo, ti stendo il sangue del mio piccolo globo (tutto vede tutto sente) Scrivo lontana dal loro lupo comune: il pelo perso è manto, è sullo stomaco di chi muove Scrivo e parto: un foglio nuovo – e giro, volto ( sia viso sia diretto) Scrivo e sono viaggio, sono nel dispari di un raggio che lotta Scrivo  in automatico: in folle credere – prima, decisa (non si asseconda!) e mai recisa la strada che destino: sterza è marcia perfetta per fare e non restare (fermi al patibolo) Scrivo e avanza nel senso (procedi!): non accettare negativa – l’accezione di “fine” Scrivo nell’anfora capace: ripetere il diluvio – tormento la luce nel vento che riverso (sono nudo di polvere) Scrivo il vivo di una genuina – è mosto (pesto) sempre in piedi (non voglio metro nel mio canto-chilometri): si tonda la fitta nell’abbraccio, si traccia di gioia (e taccia chi ingoia!)
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ETERNO FEMININO: MARTA di Valter Binaghi

(Da: Robinia Blues, dario Flaccovio Editore 2004)

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Marta è dotata di un equilibrio estetico naturale, che l’ha sempre immunizzata dalle reazioni scomposte e dagli sbalzi del clima. Quando gli anni Ottanta si sono portati via la nostra pretesa di rifare la Storia, si è dedicata alla calma costruzione di un’esistenza familiare, arredandola con gusto e pazienza, e io vi ho trovato rifugio. Non che sia stato sempre un’edera al suo fianco: un tempo sapevo stupirla, e lei mi lasciava intravedere la sfrenatezza nascosta nel suo stile.
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Tutto il calore del mondo (un piccolo estratto… ovviamente inedito)

1 – Il cuore che ho tatuato sul petto è un cammeo del perdono.
Sette le spade che lo trafiggono in una nuvola di fumo.
Io non so di me, ma tento di dire per gli altri.
Nell’enigma mi dibatto; in quella culla di speranza che il certo ha trasformato nell’abbaio di un cane… perché io non voglio sapere di me, ma delle fragili conclusioni di chi mi sta dinanzi. Se conclusione può esistere, se l’osso non ha già strangolato, quel bastardo a 4 zampe.

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Spam circus

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di Franz Krauspenhaar

El mostafa ermili observer fallon deux amplaquo cal vacation. Arrivano mail scontrose in lingue misteriose, in ufficio mi scontro contro cose che mi fanno girare la testa web-sospettosa. Digits winning televised debates. E appunto, c’è tutto questo spam a montare come neve; non faccio in tempo ad espellerne una che subito un’ altra mail compare come fantasma elettrico, come ectoplasma webbico, come zombie elettronico. Hop jazz inbetween all deutsch franais italiano polski. Un franato, precipitato di parole in lingue incomprese come bambini soli in un giardino senza il papà lontano, amputazione di nessi come di scollegati sensi. Ralph norman rounds billion stephanie herseth tennessee. Come se un esperanto disperato bussasse il suo modulare singhiozzo indecifrato, bit-butterato.

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SCRITTURE # 6 – Stefano GUGLIELMIN

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SCRITTURE # 6 – Stefano GUGLIELMIN

“chi nella pietra cresce
disegna corpo e vita”

Stefano GUGLIELMIN
(Schio, 1961)

Ha pubblicato le sillogi Fascinose estroversioni (Quaderni del Gruppo Fara, Bergamo 1985), Logoshima (Firenze Libri 1988), Come a beato confine (Book Editore, Castelmaggiore 2003, premio Lorenzo Montano), La distanza immedicata / The immedicate rift (Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006) ed il saggio Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento (Anterem, Verona 2001). Suoi saggi e poesie sono usciti su numerose riviste italiane ed estere e su siti web. Collabora con “La Mosca di Milano”, con l’associazione junghiana “Convergenze”, con “Tellusfolio” ed è nel consiglio editoriale di “Opera Prima”, collana di poesia a cura di F. Ermini. Gestisce il blog Blanc de ta nuque (http://golfedombre.blogspot.com/) Continua a leggere

La Carne del Debole

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Il Maestro di zen Hakuin era decantato dai vicini

per la purezza della sua vita.

Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese,

i cui genitori avevano un negozio di alimentari.

Un giorno, come un fulmine a ciel sereno,

i genitori scoprirono

che la ragazza era incinta.

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