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Il passo


La nostra natura è preziosa, dobbiamo custodirla: ciò che sono è un dono, è il nostro motto. Nello stesso tempo, la natura va modificata, per ciò che sappiamo del peccato originale. Accettare e cambiare è il passo umano al ritmo del passo di Dio.

Dire


Dire l’amore per Gesù, varcare quella soglia di pudore, o di cinismo, quel muro che dovrebbe proteggerci da chissà che cosa. Balbettare il nostro sentimento, l’emozione di saperlo qui, presente. Per una volta, ignorare la prudenza, la paura.

Sogno


C’è un ordine, nell’universo. Si tratta di specchiarsi lì, di attenersi a questa norma liberante, che va nella direzione voluta dal Creatore. Basterebbe questo: fidarsi, affidarsi, obbedire. E la felicità non è più un sogno.

Alibi


Quante volte diciamo rassegnati: è il carattere! Ma si può lavorare sulla nostra natura: gesti e parole da vagliare, penitenze da fare. C’è un ampio margine di miglioramento, al di là degli alibi di sempre.

Il segno

A Gesù piace l’umiltà. Novità, per Lui, è questo, e ci tiene a proporci un volto nuovo, una nuova identità, il cui segno è il segno di Abramo, di Maria, di coloro che ricevono l’impronta originaria: gli umili di Dio.

Sviste


Gesù ci ha lasciato un tesoro di valore inestimabile: i Suoi meriti. Potremmo attingere a esso ogni momento, nulla ci ostacola, eppure lo ignoriamo, spesso per tutta la durata della vita. Prima o poi ci accorgeremo della svista.

Specchio


Cosa vediamo nello specchio? Si parte dall’io, questa entità che vuole sempre prendere per sé. Il cammino sta nel vedere, all’interno dello specchio, il volto di Cristo. Non sono più io che vivo, dice san Paolo. Il modo più bello di specchiarsi è nella santità.

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Il prete celebra, urla, come se la fede dovesse entrare a forza nel cervello, come se fosse necessario abbattere un muro eretto a difesa di se stessi. Non è del tutto assurda questa ipotesi: sin da piccoli ci difendiamo, come se la vita fosse un unico pericolo, retaggio di epoche preistoriche in cui, da un istante all’altro, una bestia feroce ti saltava addosso e ti sbranava. Oggi i mostri sono altri, forze sottili con strategie invisibili. Potremmo chiederci: è giusto rintanarsi, non fidarsi di nessuno, sbarrare la porta prima che qualcuno bussi? Il prete urla: non avrà l’effetto di mettere in allarme, questo ariete che tenta di sfondare quanto oppone resistenza, come negli assalti della Roma antica? È il momento della comunione, del silenzio: una pace che dura pochi istanti, travolta da un’ondata di parole. Che la fede sia in crisi per i tentativi reiterati di sfondare le linee avversarie? Il fedele si trasforma nel nemico contro cui far esplodere la polvere da sparo dell’insicurezza. Le parti s’invertono: il ministro della grazia dispensa minacce che l’assemblea è costretta a incamerare, nel suo ruolo di vittima predestinata. Si esce purificati per il Sangue di Cristo: ma anche per la tassa esosa di un rito di liberazione degenerato in tortura? La piazza è silenziosa: una signora africana benestante, con un abito dai colori intensi è ferma all’ingresso del santuario: che accadrà nella prossima messa? La paura dei preistorici produce difese anacronistiche, ma spesso comprensibili.

Desiderio

Il criterio, spesso, è ciò che piace. Per noi cristiani c’è un’altra direzione: ciò che piace a Cristo. Sembra difficile, impossibile, finché diventa chiaro che Gesù conosce il nostro desiderio più profondo: solo Lui sa
chi siamo, che vogliamo.

Occhi


Vedere con gli occhi di Gesù, come se gli occhi di ciascuno di noi stessero dietro i suoi occhi: è il segreto dei segreti, inutile per chi si aggrappa al suo io, senza speranza. Cambiare, questo è il problema: osare, rischiare, per non essere più schiavi di se stessi.