di: Guido Tedoldi
Dopo la lettura di «Bamboccioni Voodoo», antologia di racconti di Marco Candida, Historica Edizioni, 2012, pp. 182, € 14,00
Il libro è composto da 14 racconti, alcuni già pubblicati su siti web e riviste cartacee. Ogni racconto è indipendente, a cominciare dai nomi dei protagonisti che sono ogni volta diversi. L’atmosfera in cui sono inseriti, però, è comune. È il nostro presente. E comune è anche la categoria di persone che per la gran parte vivono a muovono le vicende narrate. È la generazione dei bamboccioni (come li definì nel 2007 l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa) anche se alcuni di loro, quelli magari che stanno avendo più successo professionale, preferiscono definirsi tq, visto che hanno 30 o 40 anni.
Un’altra caratteristica comune ai racconti è il genere horror. Ciò non significa che l’autore, Marco Candida, sia rinchiuso in uno stilema – basta vedere la sua produzione letteraria e saggistica precedente (qui il link al suo sito web) per rendersene conto. La scelta dell’horror, qui, mi è parsa una sorta di avviso: guardate che i bamboccioni potranno pure sembrare sfigati, ma invece occorre tener conto di loro. Conoscono il voodoo.




Sostenere oggi, all’indomani del suo suicidio, che David Foster Wallace era un cercatore dell’infinito può sembrare un controsenso, magari addirittura una provocazione. Ma Infinite Jest era il titolo del suo romanzo-capolavoro, apparso nel 1996, quando Foster Wallace aveva soltanto 34 anni: oltre mille pagine di stile ineccepibile e visioni postmoderne, incentrate sulla critica del sistema economico-mediatico contemporaneo e attraversate da continui riferimenti all’Amleto di Shakespeare. A partire dall’espressione scelta per il titolo, quell’«infinita celia» che il dolce principe serissimamente rievoca facendo memoria di Yorick, il buffone morto. Un Moby Dick di fine millennio, si disse all’epoca della pubblicazione, lasciando intendere che anche Foster Wallace, come ogni grande autore americano, aveva una Balena che lo perseguitava, alla quale era obbligato a dare la caccia. Un male di vivere che – complice forse una malattia insidiosa – ha finito per raggiungerlo l’altro giorno nella sua casa di Clermont, in California, dove lo scrittore si è impiccato.