[Quarto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Io e Michele uscì in un libro dell’Edizioni dell’Arco: L’Africa secondo noi.
Domenica 15 febbraio un nuovo racconto inedito dello scrittore padovano. (f.s.)]
di Giulio Mozzi
Io e Michele siamo d’accordo su quasi tutto.
Lui non si chiama Michele, ha un nome che non è possibile dirlo, nella sua lingua, se non ci si è nati, perché è fatto di suoni stranissimi, come tutta la lingua sua, ma io lo chiamo Michele e a lui va bene, dice, perché Michele è un angelo nella mia religione – che non ci credo, ma ci tengo, perché è la nostra storia – e anche nella sua, come mi ha detto, che lui non ho capito se ci crede o no, ma sicuramente ci tiene, e anche più di me.
Michele si trova bene qui per via della religione, anche, dice, perché dalle sue parti la religione non era libera. Dalle sue parti volevano fare lo stato laico, dopo un millennio che non era così, che sarebbe andare contro la storia, e lui invece alla religione ci teneva, ma se portava la barba lunga o faceva portare il velo a sua moglie, che per loro sono cose della religione, rischiava di andare in galera come se fosse un estremista religioso terrorista. Qui invece, come dice, lui può fare quello che vuole, e infatti porta la barba lunga, e nessuno gli dice niente, io figurarsi, e la moglie non so, perché non l’ho mai vista, ma lui dice che porta il velo, quando esce di casa, che peraltro non esce tanto, e non le dice niente nessuno, al massimo si incuriosiscono, perché da noi non è una cosa abituale, ma poi non dà mica fastidio a nessuno, e quindi basta.
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