Archivi tag: E’ ancora possibile scrivere un romanzo?

67. Muschio

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Maria sta correndo verso il ponte. Ormai, per lei, è il ponte della vita, una specie di oracolo dove cercare le risposte che le stanno a cuore. Si chiede se sia giusto: cosa direbbe don Faber se sapesse che insegue una specie di veggente chiedendo responsi che reputa infallibili? Ma poi sarà vero che Andreas non sbaglia un colpo? Che sia una suggestione impadronitasi di lei per uno strano sortilegio? Continua a leggere→

65. Ponti

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La pistola dell’uomo longilineo dai capelli brizzolati è puntata verso il petto di don Faber, che lo guarda negli occhi:
– Come va, fratello?
– Fratello? Non sapevo di avere un fratello.
– Tu sei forestiero, non prenderla a male se l’ho chiesto così, senza conoscerti. Vedo bene che in questo momento sei in difficoltà e io ho a disposizione molto più tempo di quanto in realtà mi serva.
– Cosa vuoi dire? Continua a leggere→

64. Saint Quen

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Maria è al mercato delle pulci di Saint Quen. L’onda umana la sospinge tra i gazebo quasi contro la sua volontà, mentre gli alberi allungano rami sottilissimi come volessero toccarla. Non sa dove dirigere lo sguardo: se sui vestiti a fasce colorate cuciti lì per lì da giovani africani o su file di valigie a carrello tra cui potrebbe scegliere la sostituta del suo cimelio d’altri tempi, o sugli ammennicoli orientali che sembrano dolci siciliani, da lontano, e sono invece monili dalle fogge infinite su cui l’attenzione si frantuma in schegge impossibili da ricomporre; la calca procede a ritmo uguale e lei fa appena in tempo a vedere i giubbotti appesi ai ganci, gli arazzi e i teli pieni di strane geometrie, le cinte, i soprabiti, le scarpe; o i dolciumi, le borse, i portachiavi. Continua a leggere→

63. Flashback

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Leopoldo è alla ricerca di Andreas: è sicuro d’incontrare anche Maria, dalle sue parti. Si ritrova, nemmeno lui sa come, sul lungosenna, vicino a un ponte dalle arcate pesanti di mattoni bianchi. Guarda l’acqua, le foglie che volano a tratti, spinte da folate di vento. Dallo scalone del ponte, che declina con una curva ampia e leggera, vede scendere un uomo di mezza età, con un impermeabile beige, una sciarpa amaranto e la scoppola che nasconde parzialmente i capelli biondi e spettinati. Ormai sono vicini: l’alito dell’altro lo investe a tradimento, deve aver bevuto:
– Dove va fratello? Continua a leggere→

62. Persuasione

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Don Faber passeggia con Saulo davanti alla parrocchia. Ogni tanto dà un’occhiata al portico, dove i ragazzi, esaurita la cagnara sul Napoli, s’intrattengono con gli alcolisti in attesa di un aiuto del parroco e dei suoi assistenti. Saulo è nervoso: il conflitto che lo lacera – scuola di scrittura o ribellione – non gli dà più tregua. Continua a leggere→

61. Odiarla o amarla

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E’ sera. Maria contempla la Torre Eiffel percorsa da luci intermittenti bianche e gialle che l’attraversano come scariche elettriche. Capisce che deve decidersi, anche se gli stimoli sono complessi e discordanti. E come potrebbe essere altrimenti? E’ una scrittrice, ha il compito di accogliere nell’anima la profondità del mondo, le sfumature infinite, il ragazzo romano della comitiva che sente ripetere, a pochi passi di distanza, mi mancherai Parigi, cazzo, mi mancherai, o gli spagnoli che intrecciano dialoghi impegnati sulle forme architettoniche, il bambino che punta il dito verso l’alto pronunciando frasi incomprensibili, la guida francese che propone una lezione al tempo stesso sensuale e intellettuale, mentre una madre italiana continua a sussurrare, chissà perché, non muovere le mani, non muovere le mani e un battello bianco passa lentamente, come in una giostra d’altri tempi. Le ragazze urlano, lasciandosi eccitare dalle luci che scorrono sui seni e sulle gambe provocando un orgasmo di risate e gridolini irrefrenabili, tra i clacson delle auto e il rumore del fiume e della notte che riproduce il sottofondo inconscio di Maria, la memoria di una notte sotto il ponte, stregata dagli occhi azzurri del barbone Andreas, dal calore insostenibile, ora riesploso nelle fiamme e i fuochi artificiali che avvolgono la torre e ne fanno una torcia incandescente di musica e bagliori; no, adesso cambia tutto: la mole è attraversata da una luce blu da cui partono razzi e sfere abbaglianti col sottofondo di Ragazza d’Ipanema e poi, ancora, una marcia incalzante tra urla di gente impazzita che pensa, come il ragazzo romano, mi mancherai Parigi, cazzo, mi mancherai, mentre le braccia alzate brandiscono i telefonini pronti a cogliere l’attimo trionfale del fuoco e della musica, come se la vita si accendesse solo nel Parc du champ de Mars e la verità fosse una fiamma che balla sulla ringhiera della torre dei sogni impossibili, del desiderio crepitante come i petardi che scoppiano uno dietro l’altro senza mai stancarsi, travolgendo i ricordi in un caleidoscopio che anticipa l’unione tra carne e spirito, pensiero e sentimento, ora che è Maria la ragazza d’Ipanema e ha capito l’ultima cosa che restava da capire: la scrittura puoi odiarla o amarla; lei la ama perdutamente, non potrebbe farne a meno, e solo nella successione infinita delle parole e delle frasi, dei capitoli e dei libri, può sentire fino in fondo l’ebbrezza e il dolore, l’orgasmo di una notte che è fuoco e musica e urla di piacere di una folla che sente finalmente sua.

60. Premio Lipp 2011

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Leopoldo non sa dove andare: Parigi è troppo grande, anche considerando solo gli angoli dimenticati che tanto piacciono a Maria. Si ferma nella brasserie Lipp di Boulevard Saint Germain. Una tenda arancione sembra accoglierlo festosamente: si siede a un tavolo e ordina una birra. C’è qualcosa di molto chic per le sue tasche – anche se la gente si accalca ai tavoli e per chi dovesse alzarsi sarebbe arduo trovare un corridoio – ma ha sentito che qui viene assegnato un premio letterario e non ha saputo resistere alla tentazione. Continua a leggere→

59. Irish pub

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Nonostante il biglietto ricevuto, Saulo decide di recarsi lo stesso da don Faber. Il tom tom lo guida, dal Raccordo, all’uscita dell’Eur, dove fa un giro complicato di cui non ricorda già più nulla; prende la Cristoforo Colombo, costeggiando una campagna in via di estinzione divorata dai palazzi di una speculazione edilizia che, s’intuisce, non ha limiti né regole. Giunto nelle vicinanze di Acilia, si meraviglia della sproporzione fra l’agglomerato urbano e l’insufficienza della rete stradale che lo serve: il traffico è intasato, gli automobilisti isterici, pronti a insultarsi e a incolparsi vicendevolmente. Continua a leggere→

58. Bozze

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Maria è pensierosa, anzi, combattuta fra destini opposti: restare qui come una foglia al vento, permettere al suo io vero di sbocciare, comunicarsi senza inibizioni; oppure ritornare, affrontare la realtà dei doveri quotidiani, le strettoie della morale, la programmazione pignola del lavoro. Continua a leggere→

57. Il posto al cuore

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Giulio da Padova ha deciso di ripartire dall’orazione funebre in onore di Beppe Geenna, un testo che ha fatto il giro del mondo, è stato tradotto in trenta lingue, è finito sulla prima pagina dei principali quotidiani nazionali, ha commosso e indignato, risvegliato sentimenti civili e incivili, costretto a schierarsi, ma… per cosa? Geenna è morto martire nella più completa ambiguità, i suoi cammelli impermanenti sembrano diventati il simbolo di una fragilità in cui dovrebbe riconoscersi ogni insegnamento, e a cui nessuna scuola dovrebbe rinunciare. Continua a leggere→

56. Bassotti

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Leopoldo deve decidersi a cercare Maria. Dalle parole di don Faber, ha capito che la via da seguire è quella dell’autenticità e della passione, ma è poco per dedurne un punto di riferimento concreto, una coordinata topografica qualsiasi. Un indizio lo possiede, a dire il vero: Saulo lo ha informato del sogno ricorrente dell’amico sacerdote, un ponte sopra un fiume e due occhi azzurri che brillano nel buio. Leopoldo ricorda che Maria avrebbe voluto fare un viaggio – lei che amava la sedentarietà, e tutte le avventure le trovava già pronte nel raggio dei due chilometri della vita di borgata. Continua a leggere→

55. Sogno

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Don Faber ha ricevuto la lettera di Saulo e non ha potuto fare a meno di sorridere: come si può pensare che la periferia sia esente dalle lotte di potere, dalle meschinità che avvelenano la vita a qualunque coordinata spazio-temporale? E’ reduce da riunioni pastorali in cui i soliti noti hanno fatto i soliti discorsi sui soliti soldi coi soliti criteri: tutto con la solita aria, come se tu stessi lì per maneggiare denaro e non per trasmettere il vangelo. Continua a leggere→

54. Spiegazioni

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Maria sta emergendo a fatica dalle vicende che l’hanno vista abbandonarsi al sentimento, in barba a una vigilanza critica che l’aveva accompagnata, finora, in ogni esperienza e in ogni scritto. Un pensiero la turba: come confesserà a don Faber di essersi lasciata andare nelle braccia di un clochard sotto i ponti della Senna? Riuscirà, lui, a capire il desiderio di una notte di pioggia dove i volti e i mondi si confondono e la mappa che ci ha guidati sino a oggi s’interrompe senza fornire ulteriori indicazioni? Si ferma sotto un albero spoglio: tra i rami intravede un tramonto striato di ombre che sembrano replicare all’infinito il suo dissidio, come se in ogni sole si annidasse un rovescio di tenebra, smarrimento e perdizione. Continua a leggere→

53. Un’anatra e un gatto

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A Leopoldo sembra di aver capito tutto. Mettendosi alla ricerca di Maria, si prepara il discorso da rivolgerle non appena riuscirà a trovarla:
Cara, sono arrivato al nocciolo della questione: da qualche tempo sei in crisi, evento normale per uno scrittore, da accettare come si accetta la pioggia o lo scirocco. Mi chiedo, però, se alla base dell’impasse non ci sia una rigidità eccessiva della tua scrittura, un programma inflessibile, uno schema in cui rientrare a tutti i costi: in sintesi, un ossequio a regole che finiscono con l’ingabbiare le parole, fino a inaridire ogni impulso vitale. Continua a leggere→

52. Azzurro

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Saulo decide di scrivere al suo amico romano, parroco di periferia.
Caro don Faber,
i personaggi della tua Maria prima o poi si fanno risentire: mi trovo a un bivio e ho bisogno dell’assistenza del pastore. Come sai, ho sempre lottato contro le scuole di scrittura, considerandole più un impaccio per la creatività che non un soccorso ai dilettanti. L’illusione di possedere gli strumenti giusti non fa che irrigidire ulteriormente, laddove si dovrebbe attingere a un filone vitale all’interno di se stessi. Continua a leggere→

51. Baci Perugina

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Ciò che succede tra Maria e Andreas ai bordi della Senna, dopo il primo accostarsi delle labbra, non sarà oggetto di descrizioni puntuali, più adatte, in questo caso, al genere romanzo erotico. La situazione, tuttavia, ha un risvolto significativo, poiché il lettore sa che sul romanzo pesa il controllo occhiuto di Ruperto il Pievano, che potrebbe stroncarlo per la seconda volta nell’inserto culturale del Giornale di Vicenza. La settimana scorsa lo aveva preso alla larga:
È vero che da questa allagata e melmosa pievanía berica le prediche sono facili da fare, ma, insomma, cercate un po’ di capire. La grammatica dei sentimenti è stata, come dire, stirà su un panàro grando da che la letteratura è passata per la crisi dell’engagement, e chi scrive ha, secondo me, il compito di ritrovare l’asciuttezza della vita interiore, la perspicuità delle parole non usurate. Anche se è difficile, perché tanta parte del discorso pare usurata. Continua a leggere→

50. Ispirazione

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Leopoldo deve decidersi: Maria è sparita e non ha idea di come rintracciarla; la ricerca sul romanzo possibile si sta frastagliando in diramazioni che rischiano di perdersi di vista l’una con l’altra, nonostante le critiche ecclesiastiche di Ruperto il Pievano, che sul Giornale di Vicenza ha parlato di atmosfere facili da Baci Perugina. Non resta che una soluzione radicale: rivolgersi a Faber, padre spirituale di Maria, l’unico che può consentirgli di venire fuori da un ginepraio sempre più intricato. Consulta la guida delle parrocchie diocesane e trova l’indirizzo della periferia sperduta in cui il prete è parroco da qualche anno. Continua a leggere→

49. La cattiva strada

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Saulo, scampato all’incursione nella Centraal Station, decide di recarsi dal cardinal Bagnasco per un voto solenne di ringraziamento: non criticherà più le scuole di scrittura, non recensirà più romanzi inesistenti, non sottovaluterà un’istituzione che ha già prodotto il primo martire: Beppe Geenna, sepolto coi cammelli impermanenti e bipolari nell’attacco violento della Ricco Barocco. L’impresa è ardua, se ne rende conto: obiezioni di ogni genere si affacciano alla mente, ma è giusto che resista, dopo essere rimasto indenne nella catastrofe improvvisa. S’incammina a piedi verso il palazzo della Cei: la marcia faticosa sarà parte integrante del suo impegno, poiché avrà il tempo di assaporare fino in fondo la salvezza ottenuta contro tutti i pronostici. Quando la sede episcopale è a pochi passi, gli appare un uomo in giacca e cravatta, anziano, cranio calvo e occhiali dalla montatura scura e demodé. Continua a leggere→

48. E’ ancora possibile

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– Come si chiama?
– Andreas.
– Secondo lei è ancora possibile scrivere un romanzo?
– Ha presente una coppia di anziani che sorseggia un tè?
– La posso immaginare.
– Me li descriva.
– Lui ha una fronte spaziosa incorniciata da capelli bianchi tirati indietro; lei un volto delicato e un cappellino scuro da cui escono ciocche ribelli di capelli brizzolati.
– Continui.
– Portano alle labbra il cucchiaino in un movimento ritmico alternato: sembra che suonino uno strumento sconosciuto.
– Che musica ne esce?
– Una voce di donna, struggente e romantica, che li trascina irresistibilmente. Continua a leggere→