Archivi tag: E’ ancora possibile scrivere un romanzo?

27. Il peso della farfalla

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Maria è sulle tracce di Leopoldo: da quando è apparsa sulla scena la Ricco Barocco sembra aver perso i contatti con il personaggio, come se le istruzioni per l’uso delle scuole ostacolassero la creatività più che favorirla. Si chiede cosa fare per rimettersi in sesto: decide di recarsi in una casupola vicino al lago di Bracciano, da uno scrittore ex operaio ed ex militante dell’estrema sinistra, Henry Deruta. E’ l’alba, lui legge la Bibbia in lingua originale.
– Che libro è, Henry?
– I salmi di Davide. Quando viaggio sono il mio bagaglio, li tengo vicini come il cane con l’osso: li giro e rigiro nella mente, mi fanno compagnia, allo stesso modo degli alberi, dei fiori, delle piante. Il tempo lo misuro con loro, ha il ritmo verde della vegetazione da cui sono circondato. Continua a leggere→

26. Melozzo da Forlì

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Joyce si ritrova in una stanza asettica, dalle pareti coperte di scaffali, a loro volta stipati di libri. Sul soffitto ci sono scritte collegate tra loro a formare segni indecifrabili. Ha una lampada dalla luce violenta puntata sugli occhi e istintivamente si protegge col palmo della mano destra. Davanti a sé vede un uomo coi capelli ricci e grigi, naso lungo e dritto affacciato su labbra carnose che sembrano sempre sul punto di muoversi e parlare.
– Cosa vuole da me, perché mi ha sequestrato?
– Non l’ho sequestrata, si tratta di un esperimento. Continua a leggere→

25. Vivere

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Leopoldo si sente perso. Giulio da Padova è sparito su un monte non meglio precisato (il Sinai, il Soratte, la Montagna incantata?), Joyce è stato inghiottito da uno zaino protonico insieme con le sue risposte, di Maria non c’è più traccia. Automaticamente, si dirige verso il pub. Non ha voglia di incontrare nessuno, ne ha abbastanza di apparizioni che lo hanno trascinato in un vortice di dubbi. Si siede al tavolo, aspetta la ragazza con lo straccio, s’impone di pensare ad altro. Invece, dalle volute di fumo della sala emerge un uomo giovane con una giacca di pelle e un paio di jeans. Il viso triangolare è solcato da sopracciglia folte mentre le labbra sembrano aprirsi in un sorriso da dio etrusco. Continua a leggere→

24. Nuova epica

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Il 16 giugno 1904 è il giorno in cui si svolge l’azione dell’Ulisse. Joyce è in vena di confidenze, si sente a suo agio con i due:
– Ci sono autori che fanno risorgere generi sepolti condendoli in salsa simbolica, opere pseudo storiche o pseudo religiose, tendenti al giallo ma soprattutto al gradimento del mercato. Io ho concentrato tutto in un giorno: per un romanzo bastano poche ore ben valorizzate; quello che conta è il viaggio, l’esperienza sempre nuova dell’incontro, rappresentato in miti intramontabili da tradurre nel linguaggio della propria epoca. Le coordinate classiche si sparigliano nel caos di rivoluzioni culturali e antropologiche, nell’entropia che divora ogni certezza e apre all’ignoto. Continua a leggere→

23. Sedici giugno

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– Qui mi trovo bene: me ne sono fatte di birre in vita mia!
Giulio e Leopoldo invitano l’ospite a sedersi. Lui non se lo fa ripetere, si accomoda e posa il cappello sopra il tavolo.
– Capisco la vostra sorpresa. In realtà, ultimamente, i colpi di scena sono all’ordine del giorno: potrei dare un contributo alla loro spiegazione.
Giulio ha un’aria preoccupata: all’apparire dell’ennesimo scrittore – hanno riconosciuto l’autore dell’Ulisse – sta forse temendo che l’attività di insegnante di scrittura possa essere messa in discussione. Se i mostri sacri del romanzo cominciassero a girare il mondo distribuendo consigli gratuiti sull’opera perfetta, che margini resterebbero per il suo lavoro? Ha un altro impiego, ma con l’aria che tira meglio farsi i conti in tasca. Continua a leggere→

22. Magma

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I due sono davanti al pub. Bisognerebbe descrivere il locale nei particolari, soprattutto ora che c’è Giulio, tipo preciso, anzi pignolo, come s’è già detto; lui riporterebbe ogni dettaglio della struttura in legno e in cemento, le caratteristiche delle pareti e degli oggetti appesi, i televisori collocati ai lati opposti della sala, i rumori di fondo: dalle chiacchiere degli avventori, alla musica – generalmente rock – diffusa a volume alto e senza interruzione, all’andirivieni delle cameriere con le magliette blu e il logo dell’esercizio in bella vista, ai mille altri segni che si potrebbero leggere, interpretare e collegare fino a riempire la pagina e trasformarla in una scenografia perfetta per accogliere la commedia umana. Continua a leggere→

21. Telefonate

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Leopoldo è confuso, non sa quali apparizioni siano attendibili e quali, invece, abbiano lo stesso valore di una sbornia. E’ tentato di contattare un famoso insegnante di scrittura, Giulio da Padova, uomo sui cinquanta, espressione innocente da bambino. Leopoldo sa che l’aspetto candido nasconde una personalità pignola, abituata a mettere i puntini sulle i. Per questo si sente attratto: chi meglio di lui può aiutarlo a districarsi nella matassa ingarbugliata della sua avventura? Invia un sms, sapendo che, con un tipo così, telefonare senza preavviso potrebbe essere fatale. Continua a leggere→

20. Il Grande Inquisitore

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– Sì, ribellarsi a questo stato di cose, in cui si può fare del romanzo una merce scadente venduta a peso d’oro. Mi fanno ridere certe diatribe che andate tessendo: la fuga dalla casa editrice che evade dalle tasse! Come diceva la persona che ho amato di più, scolate il moscerino e ingoiate il cammello. Scrivete libri che evadono dalla dignità dell’arte, vi svendete prostrandovi ai gusti del pubblico e della pubblicità, agognate di apparire negli spettacoli più insulsi, nei premi più manipolati, sulle riviste compromesse col potere, e poi fate i delicati per una ditta che ha comprato l’Italia: l’unica soluzione sarebbe emigrare in un luogo immune dal capitalismo, quindi, forse, su Plutone o Nettuno. Continua a leggere→

19. Ribellarsi

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– Andiamo via, presto!
Maria prende Leopoldo per la mano e lo trascina a forza. Lui fa appena in tempo a vedere l’immagine immobile di Kafka che non si accorge di nulla, incapsulato nei suoi problemi. La donna ordina a Leopoldo di entrare in auto e sfreccia verso casa, arrivando in men che non si dica. La stanza è piena di libri, che sembrano sul punto di crollare da ogni parte. I due, ora, sono appollaiati su sedie di legno infilate a malapena nello spazio angusto e stipato in ogni angolo.
– La ragazza del pub mi ha confidato una notizia.
Leopoldo cerca di riprendersi dall’ennesima sorpresa: dunque Maria sapeva che era lì. Forse potrà anche spiegargli come ci è finito.
– Quale notizia? Continua a leggere→

18. Una domanda

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– Ascolta, Leopoldo.
Ha cominciato a parlare all’improvviso, emergendo da un raccoglimento intenso.
– So bene che stai cercando una risposta alla domanda sul romanzo: è possibile, oggi, perpetuare un genere minacciato dalla polverizzazione della società e della persona, per cui lo schema obiettivo-ostacolo-traguardo non convince più nessuno, a meno che non porti i segni della lacerazione dell’esperienza umana dal Novecento in poi? Non considero nemmeno i libri commerciali, prodotti con un target elaborato nelle officine infallibili del marketing, specchietti per le allodole che rimpinguano le casse di editori-imprenditori. Può chiamarsi romanzo la replica di forme svuotate di ogni traccia vitale? Perfino una pubblicità istantanea può suscitare interesse per lo scioglimento di un nodo, il raggiungimento di una meta, tanto la narrazione è iscritta nel codice genetico dell’umanità; ma è triste approfittare di un bisogno psicologico per propinare al pubblico qualunque spazzatura. Bisogna riconoscere la colpa d’origine, la sentenza di condanna che pesa sul capo di noi tutti; solo da quel punto si può partire alla ricerca di una via d’uscita, nonostante il fallimento prevedibile, lo scacco doloroso. S’interpella, almeno, la verità della nostra condizione, sospesa tra anarchia distruttiva e dittatura soffocante. Dobbiamo confessarci a vicenda le ossessioni che ingolfano i sensi e l’intelletto: solo allora si potrà sapere se c’è un varco destinato a interrompere la solitudine.
E’ tornato il silenzio; l’uomo vestito di grigio è immobile, a braccia conserte, con l’enorme colletto inamidato. Leopoldo ragiona tra sé e sé: non potrebbe strappargli una spiegazione ragionevole di ciò che li ha portati in quella stanza? E’ forse il sogno che permette a chiunque di identificarsi nel personaggio o nella trama, come se il minimo dettaglio si rivelasse una proiezione in scala di una sorte universale? E’ il labirinto che, dopo un’infinità di percorsi e giravolte, ti riporta nello stesso punto, di fronte a un altro che si rivela immancabilmente estraneo?
Suona il campanello. D’istinto, Leopoldo si precipita alla porta e la spalanca con un gesto liberatorio e disperato nello stesso tempo. Nel vano appare una figura femminile, con uno sguardo pensieroso e preoccupato.
– Maria!

17. L’opera incompiuta

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Leopoldo si ritrova in una stanza buia e silenziosa. Quanto tempo è passato da quando l’uomo è entrato in casa sua senza chiedere permesso? Di quello che è successo dopo non ricorda nulla: forse è stato addormentato, forse colpito con un corpo contundente. Prova a toccarsi il volto, per cercare un’abrasione, una ferita, ma non trova alcuna traccia di violenza. Pensa a Maria: possibile che si sia lasciata sfuggire la trama in modo così ingenuo? Oppure i consigli di Musil l’hanno convinta a confondere le carte, a scombussolare le coordinate dell’intreccio per farlo coincidere col groviglio inestricabile del mondo? Comincia ad alterarsi; trova inammissibile che il personaggio sia in balia di tutti: autore, consulenti, lettori; nessuno pensa di prendere le sue difese? Continua a leggere→

16. Una faccenda scontata

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Leopoldo è in crisi: non si aspettava l’apparizione di Musil, che ha dato del romanzo un’interpretazione, a lui pare, assai diversa da quella che ci si aspetterebbe da Calvino. Eppure, a ripensarci, lo sguardo di Palomar non si apre forse su un mondo che fa acqua da tutte le parti, un universo che si disfa e precipita in se stesso come negli scenari di alcune delle Città invisibili? Che il romanzo sia davvero impossibile oggi, nello smarrimento di ogni coordinata, dove il meglio che ci si possa augurare è una navigazione a vista esposta a ogni vento e priva di qualunque meta? Leopoldo si sforza di ricostruire i consigli dei corsi di scrittura, che replicavano stancamente, a suo parere, un copione sciatto e sbiadito. Continua a leggere→

15. Qualità

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Leopoldo e Maria sono davanti all’ingresso del pub e discutono su come comportarsi. Lei, com’è noto, è astemia: si sta chiedendo se un crodino analcolico, per una apparizione, possa funzionare. Leopoldo è perplesso: è quasi pentito di aver rinunciato a un incontro tutto suo; e se Calvino si offendesse? Se intendesse parlare solo a lui? Ormai sono qui e bisogna entrare. La ragazza del locale è sorpresa nel vedere Leopoldo in compagnia:
– Che bella novità! E’ la consorte?
Lui è imbarazzato: come spiegare che si tratta dell’autrice del romanzo di cui è protagonista? Si tiene sul vago:
– E’ una mia amica.
– Le solite sette? Continua a leggere→

14. Nebbie

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Il postino ha recapitato a Leopoldo un’altra lettera anonima. Lui si siede, inquieto, al tavolino da lavoro, accende l’abat jour e comincia a leggere:
Caro amico,
non creda che io sia il classico anonimo abituato a minacce e sotterfugi, o che provi un gusto sadico nel rovinare l’esistenza alle persone. Non mi interessa quel genere di vita , assai povero di soddisfazioni. Sono invece un amante dell’arte, un Anonimo con la lettera maiuscola, troppo consapevole di uno spirito più grande della vita singola e meschina per lasciare una firma o un nome. L’opera autentica nasce dall’ inconscio collettivo: non avanza pretese di diritti o brevetti, ma gode della bellezza in sé. E’ questo che mi spinge a intervenire quando vedo sbavature, copie, falsificazioni o appropriazioni indebite: l’arte è di tutti, e come tale bisogna riconoscerla, citando ogni fonte esplicita o implicita cui si fa riferimento. Continua a leggere→

13. Scuola di scrittura

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Leopoldo, ora, ha il compito di informare l’autore del romanzo sulla possibilità che si è aperta inaspettatamente. In realtà è un’autrice, e si chiama Maria. Non è l’intellettuale classico, cinico e spregiudicato: al contrario, ha una fiducia tenace nel mondo, come il suo personaggio principale. Del resto, tra costui e il suo inventore deve pur esserci qualcosa in comune. Maria ha una camera appollaiata su una periferia modesta e a tratti squallida; un computer che rischia di piantarla in asso da un momento all’altro e una caterva di libri cui non sa più trovare un posto. Quando vede arrivare Leopoldo, lo rimbrotta con affetto:
– Girano strane voci su di te; dicono ti sia dato all’alcol. Continua a leggere→

12. Settanta volte sette

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Leopoldo, deluso nel desiderio di riscatto, riguadagna il pub. Pensa che, se berrà sette birre, Calvino tornerà di nuovo a consolarlo. La ragazza è diventata più prudente: scruta l’avventore e cerca di indovinarne le intenzioni. Leopoldo è un personaggio che si fa voler bene facilmente: ha un aspetto fisico gradevole, è cordiale e sorride volentieri. In questi giorni è un po’ cambiato, come se qualche cosa lo stesse logorando.
– Mi porta la solita? chiede gentilmente alla ragazza.
– La solita o le solite?
– E’ un periodo difficile, ho bisogno di sfogarmi.
– L’altra volta siamo stati in ansia: parlava da solo.
– Chi le ha detto che ero solo? Continua a leggere→

11. Cancellazioni

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Leopoldo si è ripreso dalla sbornia, e capisce di aver sognato tutto, però è contento della soluzione che il Calvino fantasma gli ha offerto il giorno prima. Non che sia rassicurato pienamente: e se davvero il romanzo fosse condannato? Se la sua breve vita finisse qui, dopo le prime undici pagine? Che direbbero di lui, che traccia lascerebbe del suo passaggio tra la gente? Decide di agire, di compiere qualcosa che rimanga: la cosiddetta buona azione, oggi caduta in disgrazia, e soggetta a verifica continua. Continua a leggere→

10. Birre

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Leopoldo è agitato: tornando a casa ha trovato una lettera anonima con un’accusa di plagio all’autore del romanzo di cui è il personaggio principale. Sarebbe troppo simile al Marcovaldo di Calvino. La notizia lo ha ferito, sente di avere ben poco in comune col suddetto, un’altra estrazione sociale e culturale, altri contesti, radici incompatibili. Teme, poi, le conseguenze: potrebbero impedire la pubblicazione, mettere il libro al bando, emettere sanzioni pecuniarie insostenibili per le sostanze esauste del suo inventore. Continua a leggere→

9. Il peccato originale

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Da un po’ di giorni, Leopoldo ha in mente questa frase: “Se non fossi uno scrittore, vorrei essere Dio, che non ha scritto nulla”. Non sa chi l’abbia detta, e forse non l’ha detta nessuno; eppure, non sa come, se la trova sempre lì, e non riesce a liberarsene. In effetti, pensa, è curioso: pare che Gesù non abbia scritto nulla e forse non sapeva neanche scrivere. Sembra che i più grandi personaggi non abbiano vergato un rigo. Che la scrittura sia un ripiego per figure minori? Chi scrive si trascina un bagaglio di sconfitte e frustrazioni, mentre il saggio si occupa di vivere, impegno non indifferente? Continua a leggere→

8. E’ già finito

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Leopoldo sembra un po’ idealista: come illudersi di vincere la diffidenza tra i clienti di un esercizio commerciale? Non basta la giustificazione letteraria di gettare un sasso nello stagno della trama, perché sarebbe più efficace un gesto estremo: i telegiornali informano ossessivamente su atti inconsulti, gente accoltellata o travolta dall’automobile dell’antagonista o bruciata come fosse una bistecca al barbecue. In effetti, lanciare la sfida della comunicazione è una chimera. Continua a leggere→