Archivi tag: Gino Scartaghiande

Luigi Rigoni, Il poema di As

di Gino Scartaghiande

Anfora dello Spirito, riversa il tuo crisma su di me

(Luigi Rigoni Il poema di As)

Il ragazzo modenese di Luigi Rigoni – che è lui stesso – in una soffitta familiare beveva vino e scriveva versi, mi si dice, già a quindici anni. Così come Rimbaud, in un pagliaio di Charleville, componeva esametri latini in funzione delle sue visioni – le cosiddette Illuminazioni – un elevarsi paolino al terzo cielo.

Mansarde, pagliai e piani alti dei casermoni, sono stati abitati anche da Luigi, quasi in una trasposizione dell’Esarcato di Ravenna, prima a Modena, e di poi da questa a Roma, per vivervi le sue notti bizantine, tal quale l’affondo storico di Faenza e dei Canti Orfici di Campana, dalla Digione del Gaspard de la Nuit di Aloysius Bertrand, alle ascensioni alla Verna. Continua a leggere

Gino Scartaghiande su Notte di morte e di splendore, di Luigi Rigoni

 

 

Foto © Luigi Ciminaghi/Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, tratta da: Livia Cavaglieri, «Uno spettacolo esemplare: Splendore e morte di Joaquín Murieta di Chéreau/Neruda al Piccolo Teatro (1970)», Mimesis Journal [Online], 6, 2 | 2017)

 

(Una pentalogia nerudiana: Puccini, Neruda, Chéreau, Troisi, Rigoni)

(Di Luigi Rigoni, Modena 1965-Modena 2017, attore, poeta e scrittore dell’avanguardia teatrale romana, l’editore IBUC ha già pubblicato nel 2022 Il poema di As. Ora lo stesso editore ha appena dato alle stampe Luigi Rigoni, un attore e letterato modenese al centro dell’avanguardia romana, con quattro testi di Rigoni e contributi, oltre al mio, di Pippo Di Marca e Marco Palladino, che verrà presentato il 29 ottobre, h. 18,00, al Teatro degli Scrittori, lungotevere Mellini 33, Roma) Continua a leggere

La parola ai poeti. Gino Scartaghiande

Gregory Corso, spirito e materia di un contadino del Sud

(da Percy Bysshe Shelley ad Amelia Rosselli)

“La letteratura è il più complesso dei mali: non c’è cura che valga per lei”

(Silvio D’Arzo, Prefazione a nostro lunedì)

 

Poco c’è voluto, dopo la diaspora dei popoli provocata dalla cosiddetta annessione del Regno delle due Sicilie, che Gregory Corso, ridiscendendo egli dall’Alto Materano (1), e precisamente da Miglionico, la madre, e dalla Calabria, il padre, si trovasse a nascere a New York, dove trascorrerà lunghi periodi dell’infanzia e dell’adolescenza tra orfanotrofi, istituti di rieducazione, e carceri minorili. Ma è proprio in uno di questi istituti che viene a contatto, in modo quasi provvidenziale, coi grandi classici di tutti i tempi, antichi e moderni, che gli fanno scoprire la propria vocazione poetica. E soprattutto con Shelley, quasi un suo alter ego, a cui Gregory Corso legherà la propria poesia per tutta la vita, in una risoluta scelta di fedeltà alla parola poetica in quanto bellezza e verità. Continua a leggere

Su “Sonetti d’amore per King Kong, di Gino Scartaghiande

di Domenico Ludovici

Oggetto e circostanza, il libro di Gino Scartaghiande pubblicato dalle Edizioni Il Labirinto di Roma nel 2016, vincitore del Premio Frascati di quell’anno, comprendeva le sole due raccolte edite in precedenza, Sonetti d’amore per King-Kong e Bambù, seguite da testi inediti, sparsi e dimenticati, o compresi in qualche volume collettaneo, come le Poesie scolastiche del 2004. 

   A distanza di cinque anni, Scartaghiande ha voluto aggiornare quella raccolta aggiungendovi un’ampia sezione di inediti più recenti, intitolata Cavallucci marini, e tre brevi testi dedicati al giovane poeta Gabriele Galloni, scomparsi tragicamente  a soli 25 anni. Il libro, il cui titolo complessivo è appunto Cavallucci marini (Edizioni Il Labirinto, Roma 2022) è prezioso, perché permette di tenere fra le mani e di apprezzare in un unico insieme l’intera poesia di Scartaghiande, che – scrive Domenico Adriano nella nota che lo accompagna – “ci porge tutto il suo lavoro, unito in un disegno unico, in una scienza «contemplativa» di minute verità cocenti quanto accecanti”.  Continua a leggere

Gino Scartaghiande, Cavallucci marini, recensione di Massimo Morasso

 

Gino Scartaghiande, Cavallucci marini, Il Labirinto, Roma 2022  

 «Ogni mimesi è miserabile/ come la natura vasta delle Indie/ o i campi sterminati di boschi/ che tu  vedi dall’alto entrando/ in un folto di luci» sono dei versi di Cavallucci marini, la nuova, scarna raccolta di  Gino Scartaghiande che ora dà anche il titolo a tutta la sua opera poetica, appena riunita per i tipi del  rinato Il Labirinto. Sono parole esemplari di uno dei modi più tipici di Scartaghiande, questo appartato  maestro di scarti linguistici e sensoriali, questo talento assoluto dell’inconciliabile armonico, nel canto  straniante del quale, fra libertà di sintassi, rudezze espressiviste e cabrate liriche sapide di sentori neo petrarcheschi, si avverte il reimpasto, perfettamente assimilato, di voci a un primo ascolto distantissime,  in un ventaglio timbrico aperto fra l’inconfondibile timbro-Rosselli a quello dell’ultimo Hölderlin in  versione vigoliana.  Continua a leggere