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Viviana Spada, “Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi”

Intervista di Marino Magliani a Viviana Spada su Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi (Il Filo di Arianna, 2025)

Nell’anno in cui ricorre l’80° anniversario dell’assegnazione del Premio Goethe e Premio Nobel per la Letteratura (nel 1946) a Hermann Hesse, esce il saggio di Viviana Spada Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi, dedicato al grande scrittore tedesco, ma svizzero d’adozione.
A Montagnola, infatti, dove egli visse a lungo, si trova il Museo Hermann Hesse, il più importante e completo, al cui interno si trovano la sua macchina da scrivere, i suoi occhiali, manoscritti, quadri…; all’esterno, l’aria che respirava, i suoi paesaggi, Casa Camuzzi, dove ha scritto l’immortale “Siddhartha”, e la straordinaria sensazione di rivivere la stessa magia ispiratrice…

Quando nasce il tuo amore per la lettura e la scrittura?
All’età di cinque anni imparai a leggere e a scrivere dalla trasmissione condotta dal M° Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi” e, da allora, credo di non avere mai smesso di farlo.

Come e quando hai capito che sarebbe potuto diventare un mestiere?
Leggendo e scrivendo molto, fatto che a scuola mi permetteva di svolgere temi molto lunghi rispetto a quelli delle compagne, sovente premiati per il contenuto e la forma. In seguito ho sviluppato un forte interesse e grande curiosità per le materie umanistiche, accrescendo la mia formazione culturale affiancando agli studi e alle letture molti viaggi a giro per il mondo che mi hanno fatto conoscere culture e pensieri differenti e rafforzato in me la voglia di raccontare e raccontarmi. Continua a leggere

Hermann Hesse

a cura di Giorgio Stella

Nella nebbia

Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara; adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro,
ognuno è solo.

[Traduzione di Mario Specchio]

A che cosa crede il poeta (1929) – di Hermann Hesse

Nella nostra epoca il poeta, nel quale si incarna il tipo più puro dell’umanità dotata di un’anima, si trova preso in mezzo fra il mondo delle macchine e quello dell’attività intellettuale organizzata come in uno spazio senz’aria dov’è condannato a soffocare: giacché il poeta è appunto rappresentante e paladino di quelle forze e di quelle esigenze dell’uomo alle quali la nostra epoca ha dichiarato la più fanatica delle guerre.
Accusare di ciò la nostra epoca sarebbe una sciocchezza. Essa non è né migliore né peggiore delle altre. Per chi può condividere i suoi obiettivi e i sui ideali è un paradiso; è un inferno per chi, invece, le deve opporre resistenza. Per noi poeti è dunque un inferno. Continua a leggere