
commento ad un’opera teatrale di Enzo Caputo
di Anna Laura Bobbi
(A cura di Gloria Gaetano)
Aprire la mente al sogno. O all’incubo. O alla possibilità.
Inerpicarsi lungo tutte le strade che l’umanità – quel condensato di storia, umore, amore/disamore, presenza/assenza, risacca/ bonaccia, fuga,/ritorno – è capace di concepire nel corso delle vite, delle storie e dei drammi, nel pensiero, negli atti, nei rumori, nei suoni, nei silenzi.
Parola-mondo, linguaggio disarticolato, emozione alle stelle che contamina e ammanta. Ipnosi di platea e palco che permette di uscire da se stessi come prodotti di un’epoca -compratori e merci- e reinventarsi come essenze.
La drammaturgia di Enzo Caputo mette in circolo le suggestioni mentre sconcretizza l’azione scenica e consente di interloquire direttamente – in una logica cara a Carmelo Bene – da un interno, quello dell’attore in scena , a un altro interno, quello dello spettatore in sala. Continua a leggere→