Archivio mensile:Giugno 2016

Zio Tac

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di Gianni Fumagalli

Zio Tac, zio Tac … ; la casa risuonava spesso di queste grida quando lo zio era ancora in vita. C’erano sempre bambini che gli si aggrappavano alle gambe con insistenti richieste. Il suo viso sorridente catturava le loro simpatie, tutti si sentivano protetti e accolti dalle sue movenze armoniche e dal sorriso conciliante. Zio Tac non si arrabbiava mai e nessuno l’ha mai sentito alzare la voce. Amava esprimersi con proverbi, similitudini e sentenze che a volte inventava lui stesso: “Lo zelo non salva dal gelo; solo la galera libera lo spirito”, – oppure alcuni che mi risultarono enigmatici per molto tempo, come – “chi corre troppo finisce male.”
Pochi ricordano il suo nome di battesimo che era Giuseppe, ma tutti hanno dimenticato l’origine del soprannome, Tac. Me lo raccontò qualche anno prima della sua morte, dopo lunghe insistenze, perché zio Tac non amava essere oggetto di nessuna attenzione e quando ciò accadeva aveva mille strategie per sottrarsene. Però un giorno, forse sfinito dalle mie mille domande, mi raccontò che da giovane aveva imparato la filastrocca, che io ricordo solo in parte: “Te che tachet i tac tacum i tac anca a me, me tacat i tac a te che te tachet i tac? Tachiti te i to tac te che te tachet i tac”. La ripeteva sempre così bene e velocemente che stupiva tutti gli ascoltatori, grandi e piccini. Finì per essere zio Tac e fu zio Tac per sempre.
Le zie a volte hanno accennato che lo zio Tac fosse stato in prigione in Germania, durante la seconda guerra mondiale. Quando succedeva questo lo zio si ammutoliva, stampava in viso un sorriso spento e non era più lo zio Tac. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 19: José Hierro, “ACCANTO AL MARE”

ACCANTO AL MARE

Se muoio, che mi mettano nudo,
nudo accanto al mare.
Saranno le acque grigie il mio scudo
e non si dovrà lottare.

Se muoio che mi lascino da solo.
Il mare è il mio giardino.
Non può, chi amava le onde,
desiderare un’altra fine.

Sentirò la melodia del vento,
la misteriosa voce.
Sarà finalmente vinto il momento
che miete come falce.

Che miete incubi. E quando
la notte inizierà ad ardere,
sognando, singhiozzando, cantando,
io nascerò di nuovo.

(1953)

José Hierro, Poesie scelte, a cura di Alessandro Ghignoli, Raffaelli Editore, Rimini 2003

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Speriamo che sia femmina (?)

Ha ragione Nicola Gratteri quando spiega che la ‘ndrangheta è diventata più forte di Cosa Nostra grazie alle donne. Si tratta si una semplificazione ardita ma che rende la realtà di una organizzazione criminale radicato in una struttura familiare arcaica fondata su una rigida separazione dei generi sessuali: il maschio “regna” ma a “governare” è la donna. E’ lei l’amministratrice della pena, la vendetta. Per questo è difficile trovare pentiti e collaboratori di giustizia nelle ndrine.

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46. La normalità

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Sì, facevamo progressi, spinti dalla Grazia. L’ultima, grande (ri)scoperta fu la normalità, ossia il Progetto di Dio avvertito come vita ordinaria, come verità dell’umana condizione. Che c’era di nuovo in questa presa di coscienza? Il fatto che, per il mondo, la normalità è tutt’altra cosa: il fare da sé, l’idea dell’io come arbitro di tutto e centro assoluto della vita. È quella che i Padri della Chiesa definiscono come “filautia”, la prospettiva proposta dal demonio, che fa di tutto per screditare la creazione, incrinare la fiducia in Dio, convincere che l’unico criterio è l’ego con le sue esigenze e i suoi interessi. È quello che il Quarto Vangelo chiama “il mondo”, in cui Dio è un antagonista, una minaccia al proprio universo personale. Il peccato originale è il concetto sintetico con cui la teologia ha individuato il capovolgimento di valori e attribuzioni: non è più Dio a decidere cos’è bene e cos’è male, siamo noi a dettare norme, a formulare leggi sulla vita e sulla morte, a decidere le forme e i modi di ciò che definiamo amore, a scegliere i modelli a cui ispirarci nei pensieri e nei comportamenti. Ed ecco che emerge l’esistenza così come la vediamo nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei servizi dei telegiornali: una giungla in cui vince il più forte, un coacervo di sentimenti negativi e di nevrosi, un labirinto di cui nessuno trova più l’uscita. Come porre rimedio a tutto questo? Nella preghiera e nell’ascolto quotidiano era emersa la coscienza chiara dell’unico antidoto possibile: ripristinare il Progetto originario, confessare la fede nell’opera di Dio, così fedelmente assunta da don Mario. Allora saremmo approdati alla normalità, che coincide con la santità donata dalla Pasqua del Cristo. Il santo non è un marziano, ma chi vive la verità ultima sull’uomo e l’universo.

Il discorso amoroso di Roland Barthes

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di Guido Michelone

Frammenti di un discorso amoroso risulta il libro più venduto – ma forse non più letto vista la complessità dell’approccio – del noto studioso francese, citato persino da Francesco Guccini in una canzone e punto di riferimento essenziale per molte generazioni, soprattutto quelle nate culturalmente dal Sessantotto, che magari vogliano andare oltre la sociologia esclusivamente politica di Herbert Marcuse o Theodor W. Adorno, per un approccio più culturologico e meno settoriale. Continua a leggere

Marilyn Monroe – Un piccolo monologo

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[Per i 90 anni mai compiuti da Marilyn Monroe pubblico questo monologo inedito, che ho scritto con molto amore per questa donna con la quale sento un legame speciale.]

Io bambina e mia madre che urla ridendo. O ride, urlando. Non so. Rabbia o felicità, non lo so.

Mia madre era pazza, credo, finita nell’ospedale dei matti; anche io del resto, un paio di volte, forse tre. Una volta mi sono fatta venire a salvare da Joe, sia fuggiti via attraverso la cantina..
Joe DiMaggio, il mio marito pazzo, che mi ha amata credo come nessuno. Perché scegliere una donna che tutta l’America vuole portarsi a letto se sei geloso anche di un solo sguardo? Continua a leggere

SUL TAMBURO n.18: Paolo Marati, “L’intrusione delle onde anomale”

Paolo Marati, L'intrusione delle onde anomalePaolo Marati, L’intrusione delle onde anomale, Siena, Barbera Editore, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nella vita quotidiana, chi aspira alla normalità talvolta si trova di fronte a delle esperienze o a delle condizioni di vita che trova anormali e che, quindi, rifiuta come “intrusioni anomale” – tali anomalie, però, permettono alla soggettività di svilupparsi in direzioni e in ambiti che altrimenti rimarrebbero soffocate sotto la cappa di piombo di un vivere grigio e sempre uguale.

Nel suo primo romanzo, Paolo Marati sviluppa, in maniera contrastata e spesso provocatoria, questo concetto che solo apparentemente deriva dalla fisica ondulatoria ma che più propriamente può essere ricondotto all’esperienza di forme di vita che sono presenti nel tessuto sociale corrente ma sfuggono allo sguardo di chi non sa coglierle.

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