Archivio mensile:Ottobre 2023

Uomo del suo tempo

August Schrader (1906-1943)

a mio fratello Andreas Maximilian Golisch (1963-2022)

La realtà deve diventare vecchia per diventare reale.
Stig Dagermann

La vita è uno sforzo continuo per raggiungere l’armonia, visto che può sopravvivere solo come un sistema armonioso di materiali e di energie. Più una creatura è armoniosa, più semplice, più adattabile, più a lungo vive la sua specie: l’eterna ricerca dell’equilibrio pervade tutto ciò che accade. Il mondo è un sistema di continui bilanciamenti.
Leggo queste parole in uno testo che mio nonno, l’operaio August Schrader (1906-1943), aveva scritto alla fine degli anni ’30 del secolo scorso. I suoi appunti, apparentemente di tipo scientifico, in realtà, sono un appassionato trattato sulle connessioni cosmiche che ci muovono e che noi stessi, in quanto parte del grande universo del vivente, muoviamo.

Non è casuale che, proprio in questo momento della mia vita, abbia cominciato ad interessarmi del lascito di mio nonno. Sebbene mio fratello l’avesse digitalizzato già qualche anno fa, è stato solo quando sono entrata in possesso dei documenti originali che la sua lontana figura ha preso vita.
Morto a 37 anni sul fronte russo, ha lasciato uno spazio vuoto che lo ha predisposto a diventare uno specchio di perenne autointerrogazione: per mia madre, che all’età di tredici anni aveva perso il padre e per i suoi figli, cresciuti con l’idea – anche se mai espressa esplicitamente – di non aver conosciuto il membro più prezioso della loro famiglia.

L’unico ritratto fotografico che esiste di lui, mostra un giovane uomo sulla trentina con folti capelli scuri e piccoli occhiali rotondi. Probabilmente si tratta di una foto tessera che è stata ingrandita dopo la sua morte: questa nitida immagine di un bell’uomo il cui aspetto denota uno stile assai personale. Infatti, il tessuto dell’abito, il gilet di lana, la camicia finemente rigata e il papillon a pois sono accuratamente coordinati. Su quali modelli si sarà formato il suo gusto, tutt’altro che scontato per un uomo della sua classe sociale?
Non lo so.
Questa frase è il mantra che ritmerà la mia ricerca.
Non lo so.
Sul piano concreto è impossibile ricostruire gli avvenimenti e per quanto riguarda le particolari atmosfere del suo tempo – odori, sapori, idiomi, modi di pensare e di agire – possono essere solo accennate di volta in volta in forma interrogativa.
Da quel poco che mi ricordo dei racconti di mia madre e di mia nonna e da quello che mi permetto di immaginare, cercherò di dare un volto a un uomo morto ottant’anni fa che nessuno ricorda più tranne me. Continua a leggere→

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Trasversalità, di Rosa Pierno. Marco Furia

“Minime circostanze” di Marco Furia. Un soggetto linguistico.

La raccolta di brevissimi testi che Marco Furia ripropone in Minime circostanze, Contatti, Genova, 2021, caratterizzati dallo stile  dei suoi esordi, ci pone dinanzi a un protagonista che si nasconde attraverso un linguaggio impersonale. Egli sembra avere una mano che non gli appartiene: “Percossa, a mezzo ossute nocche della mano destra, verniciata superficie di lignea porta, ottenuto vocale permesso di entrata, superò marmorea soglia”. L’elisione degli articoli determinativi o indeterminativi e l’uso battente del participio passato apparecchiano un’esposizione oggettiva dei fatti che appare priva di interpretazione. L’aggettivazione, sempre presente, qualifica la materia degli oggetti in maniera precisa e sintetica. Da questo effluvio impersonale, però a poco a poco viene fuori una persona. Dall’insieme dei singoli momenti si rivela una sensibilità a volte delicatissima, a volte insofferente. Emersione a cui non si può opporre nemmeno lo scrittore. Continua a leggere→

La scialuppa


Riparare, un concetto d’altri tempi, soprattutto in questi anni in cui si parla di fine del Cristianesimo, di risorse da trovare  nel Vangelo scartando la fede. Che vogliamo riparare? Ogni volta che si mette un mattone si aprono altre brecce, nella nave che affonda c’è poco da pensare a restauri. Eppure, come ha scritto De Gregori, anche in un naufragio bisogna mangiare. L’Eucaristia è la scialuppa che salva quando tutto sembra andare a picco.

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Domenico Lombardini, Canto chiuso

*
con furore – troppo
ché sei stato viscera
oltre l’accenno di epidermide –
al dolore dare unguento
sul corpo quasi mio
per spremitura di carne
– ed è un giglio.
di fiore in dolore: non voluto
ché al vederlo tremo, vedi?
farai lo stesso, sei innocente: un figlio –
di dolore in fiore, di fiore in dolore.

*
volevo soltanto
lunghi baci – non credi
di aver voluto troppo?

il miracolo è l’accaduto
la grazia l’accidente –
a cui, come al bere la sete
precipitosamente all’acqua. Continua a leggere→

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Vicino


Scriveva Lorca: Dio è molto lontano. È l’impressione che si può avere facilmente, nel caos della vita quotidiana. Gesù, invece, è in noi, Ospite ignoto, spesso indesiderato e emarginato. Basterebbe farci amicizia per scrivere un verso mai letto: Dio è molto vicino.

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Camminando, di Francesco Dalessandro

nota di Antonio Devicenti

Camminando è un libro nel quale la poesia coincide con la memoria, con il dire in versi itinerari (lungo i quali si cammina, appunto), di scrittura ed esistenziali, i quali si danno a essere seguiti e percorsi in forza di un’espressione limpida, rigorosa.

Camminando raccoglie testi scritti in anni e fasi differenti della vita e della scrittura. Nello stile umanissimo e franco, armonioso di Francesco Dalessandro ecco, allora, luoghi, situazioni, incontri cui siamo già avvezzi per aver letto le opere precedenti dell’autore. E c’è una commovente e persuasiva fiducia nella parola che non dismaga dalla presenza del dolore e del lutto, ma che cordiale accompagna il lettore lungo le pagine, di capitolo in capitolo, nutrita di virgiliana pietas, di oraziano modus in rebus.

Accade così che la misura del verso (endecasillabo o settenario o comunque modellato su questi metri nobili), che l’eventuale rima, che la cadenza strofica veramente rendano il ritmo di un camminare attraverso i luoghi e i tempi della vita; che, non diaristica ma attentissima all’esistere, la poesia restituisca quello che il tempo ha tolto.

La scrittura può essere, ancora oggi, un esercizio di saggezza e di fortezza, di chiarezza e di temperanza, un trattato de senectute nel senso che, rileggendo quanto scritto anche in gioventù e riproponendolo, si guarda alla propria raggiunta età come a una nuova tappa del cammino, ulteriormente inverando il senso del titolo, bellissimo e significante gerundio.

 

Francesco Dalessandro, Camminando, Roma, Edizioni Il Labirinto 2023

Incontri XXIII

Raccolto degli angeli

di Ana Blandiana (Romania, 1942)

… di tanto in tanto
uno scontro
come dopo la caduta
dei frutti nell’erba.
Come passa il tempo!
Gli angeli, più che maturi, cominciano
a cadere:
è autunno anche in cielo…

Sonnetto

di Bill Knott (USA, 1940-2014)

Nel modo in cui il mondo non è
Sorpreso di te
Neanche una foglia che lancia uno sguardo
Quando usciamo di casa
Mi fa pensare
Che la bellezza è naturale, non si fa notare
E non si dovrebbe nemmeno nominare
Tranne che nel momento in cui succede
Quando si canta e si lavora insieme
Quando ci si innamora sotto gli sguardi dei vicini
E quando tu raccogli i tuoi capelli ribelli per uscire
E naturalmente quando io
Sono sorpreso di te
Nel modo in cui il mondo non è
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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


XXVI domenica del Tempo Ordinario 

[Ez.18, 25-28; Fil. 2, 1-11; Mt. 21,28-32]

Capita di frequente di imbattersi in persone che si credono possessori della Verità, suoi custodi, suoi paladini, professionisti del Padreterno.

E si ergono a giudici, emettono sentenze. Sono quelli che si dicono sempre e profondamente cristiani, mostrandosi ossequiosi verso l’autorità, prodighi di plateali gesti di carità.  

L’unica Verità offertaci da Gesù è quella che coincide con la sua persona. Continua a leggere→

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