Archivio mensile:Maggio 2025

Per Papa Francesco una poesia di gratitudine di Rita Pacilio

Il continuo fermento intellettuale intorno al nome di Papa Francesco continuerà per generazioni e le sue innovazioni educative riguardo a tematiche sociali (sogno, speranza, pace, cura per il Creato, amore, fratellanza, gioia, misericordia, memoria) avranno una eco resistente e all’infinito.

“Carissimo Padre, resterai l’interlocutore di molti. Questa volta, anziché una lettera da Casa Santa Marta, aspetterò una benedizione dal Paradiso. Per te, una mia poesia”. (rp) Continua a leggere→

Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 9. Giancarlo Pontiggia

Giancarlo Pontiggia, La materia del contendere, Garzanti, 2025

Sono sincero. Questo nuovo appuntamento con la Rubrica è slittato di qualche giorno a causa di una certa difficoltà nell’approccio a questo libro di pura poesia. Va detto subito che questa è un’opera composta da sessantatré poesie, compatta, solida, consolidata in una struttura lineare, senza interruzione di sorta, dal momento che non c’è neppure una suddivisione in sezioni, come di solito sono articolati i libri o le raccolte di poesia. Sono presenti, altresì, rispettivamente all’inizio e alla fine, dei brevi versi, dei quali non viene riportato l’autore che recitano così: negli stessi fiumi / scendiamo e non scendiamo, / siamo e non siamo e dum sedet et gracili / fiscellam texit hibisco. Ed è chiaro che Pontiggia apre il libro con un rimando alla filosofia, nella fattispecie al panta rei di Eraclito, e lo conclude col rimando alla poesia con la citazione della Ecloga X delle Bucoliche di Virgilio, della quale riportiamo il passaggio completo: << […] / Tutto vince l’Amore, e noi cediamo all’Amore>>. / O Dee Pieridi vi basti che il vostro poeta / mentre siede e intreccia un cestello di gracile ibisco / abbia cantato questo, che voi renderete bellissimo per Gallo, / l’amore del quale tanto mi cresce nel tempo, / quanto al rinnovarsi della primavera s’innalza il verde ontano. / Alziamoci. L’ombra di solito nuoce a coloro che cantano, / nociva è l’ombra del ginepro. L’ombra nuoce alle messi. / Tornate sazie alle stalle, capre, Espero sorge. Ma vedremo di riprendere questo discorso inerente al rapporto tra filosofia e poesia a esplicitazione del possibile filo rosso che si dipana in questo libro tra le due dimensioni.  Continua a leggere→

20 righe (per niente) facili su Mario Macario

di Pasquale VItagliano

Se il disordine è l’ordine senza potere, come ha detto Léo Ferré, la poesia, forse, è la scrittura senza sintassi. Ne Il culto del disordine (Tabula Fati, 2025, nella collana diretta da Vito Davoli), antologia delle sue raccolte poetiche, Mauro Macario ci mette di fronte ad un tentativo esistenziale di poesia libertaria, cioè una poesia che usa la parole e il verso come viatico di liberazione umana. L’effetto è immediato e tangibile. Per esempio, spontaneamente sono stato indotto a leggere il libro dalla fine verso l’inizio. In effetti, Lucrezia Lombardi coglie questa circolarità. D’altra parte, l’anarchia non è caos, tant’è che un altro motto è vietato vietare ma doveroso vietarsi. La poesia di Macario, infatti, è tutt’altro che spontanea e caotica. In un frangente d’epoca in cui tutti sembrano esordienti, Macario ha una storica (e che storia). La sua poesia ha la leggerezza dei suoni, l’oralità di un’evocazione, nel suo svolgimento copre tutto il Novecento e ciò che resta è un nocciolo duro di significato essenziale e di forma pura, senza alcuna postura poetica.

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Ligabue è un catechista?

di Fabrizio Centofanti

Detta così, sembra una boutade. Eppure, ascoltando attentamente le canzoni, è un’ipotesi legittima. Prendiamo il brano “Hai un momento Dio?”: è una preghiera alla Giobbe, il grido di chi si sente inascoltato. Il “gilet”, citato a un certo punto, è ciò che Dio ha e noi non abbiamo, e che vorremmo chiedergli, per poterci “fare un giro”. È ricordare al Signore che “qua insomma ci sarei  anch’io”. Come diceva Lutero – anche lui qualche volta ci azzeccava -, Dio preferisce le bestemmie dell’uomo disperato alle lodi del borghese benestante.

Stessa nota in “Urlando contro il cielo”, mentre sfumature diverse – più ironiche – le troviamo in testi sul tipo di “A che ora è la fine del mondo?”.

Ci sono poi canzoni dove il “catechismo” viene più in superficie: è il caso di “Metti in circolo il tuo amore”, non a caso condotta su ritmi più rilassanti del rock consueto.

In questo senso, “Liga” è il contraltare – quasi letteralmente – di Vasco Rossi, che anche quando cerca un senso non si capisce dove vada a parare.

Fa impressione vedere, a Campovolo, la gran massa di giovani che “prega” con le parole di canzoni come “Libera nos a malo”: “libera, libera, libera!”, neanche fossero all’incontro di un gruppo carismatico.

Parlare di un Ligabue catechista non significa sminuirlo: al contrario, vuol dire esaltarlo come profeta coraggioso di una parola non omologata, di un messaggio che osa evocare l’accento di una fede adatta ai giovani. E agli adulti di ogni tempo.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 31

Contro chi la reputa un peccato veniale, considero una iattura la sempre più diffusa ignoranza dei segni paragrafematici.
Conoscere l’accento grafico, l’apostrofo, l’asterisco, i segni interpuntivi e le loro spaziature, la barra verticale e obliqua, le virgolette, il capoverso, le parentesi e la loro precisa funzione; saper distinguere il trattino dalla lineetta, le maiuscole dalle minuscole, il tondo dal corsivo, il grassetto dal maiuscoletto; tutto questo è assolutamente indispensabile per gli scrittori e gli scriventi.