Gesù è inchiodato alla croce, non può servirsi delle sue mani, sulla terra. Così dice alla Bossis. Dobbiamo prestargli noi le nostre mani, le nostre idee, la nostra forza. Essere tanto uniti a Lui da renderlo presente, fino al giorno sospirato dell’incontro.
Quando le cose vanno male, o un velo di tristezza cala sul cuore, o siamo invasi da qualunque stato d’animo spiacevole, doloroso, deprimente, pensiamo che il Cristo – lo dice alla Bossis – ha preso tutte le nostre vie: condividere con Lui è una gioia paradossale, come sempre il Vangelo. Lo stesso vale per il sacrificio: il segreto per attraversarlo è pensare al piacere di Gesù, nel riceverlo in dono. Il regno dei cieli non è il mondo: più chiaro di così…
Bisogna ricordare alle persone che Gesù le ama, farglielo capire in tutti i modi. Poi sarà Lui a scavare in loro, a conquistarle, come ha fatto con Saulo: è duro per te – gli disse – recalcitrare al pungolo. Dio sa conquistare i timidi, i ribelli, gli orgogliosi. Si deve comprendere, come rammenta il Cristo alla Bossis, che lo scopo non risiede in questa vita: non gli bastano questi anni per amarci, ci vuole per l’eternità. L’esistenza terrena è solo un mezzo per accedere all’amore senza fine.
Semplice la vita: non al modo di Simply, il mercato di non so quale catena, ma nel gesto di vederla dalla parte opposta a quella dell’io. Allora non ricordi le offese, le tracce della pena, ma solo l’orizzonte dove appare l’Altro. È il giro necessario per salvarsi dalla giostra abusiva del nemico. In verità ti dico: tu sei Me, Io sono te, nient’altro.
Facciamo rivivere la bontà di Gesù. Abbiamo, nel giorno, un’occasione dopo l’altra per realizzare questo: così ci troveremo uniti a Lui, nel fascino di una vita divina. Dobbiamo imparare a sperare l’impossibile: chi più attende, più riceve, fino a spostare le montagne. Bisogna ripetere spesso, come dice il Cristo alla Bossis: “Credo al tuo amore per me, al tuo immenso amore. So che mi hai amato di un amore eterno”.
Un solo atto d’amore, di fiducia assoluta, può fare un santo, dice il Cristo alla Bossis. Di fronte a questo, come Sansone, Gesù perde la sua forza di giudice, è toccato sul vivo, si piega alla nostra volontà, che adotta come sua. Non riesco a pensare a un’immagine più bella.
Tutto quello che facciamo per Gesù, a sua gloria, torna a nostro vantaggio. Ci vuole poco per sperimentarlo. I veri esercizi spirituali sono quelli che dimostrano questa verità fondamentale. L’uomo e la donna sono creati per la gloria di Dio: tutto ciò che procede in questa direzione è bene, pace, felicità del loro essere.
Desideriamo essere felici, ci arrampichiamo sugli specchi per venirne a capo, per capire come, quando e perché. La risposta giusta la scartiamo per principio, quasi fosse una trappola per topi, una bugia dei preti, una falsa prospettiva. Pensiamola come vogliamo, ma la soluzione è quella: più amiamo Gesù, più siamo felici. Per questo nasciamo, e questo soltanto ci realizza. È il fine per antonomasia, e fuori di esso c’è solo tristezza, prima o poi.
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Diceva bene Teresa la grande, con la sua intuizione tutta femminile. Mi sono accorto che due degli articoli che avevo programmato sono stati cancellati. Chi sarà stato? Il nuovo editor, con cui devo prendere ancora confidenza? Un hacker, che non ha niente di meglio da fare che perdere tempo nella bacheca di WordPress? Poi ti ricordi di Gesù, dell’annuncio evangelico di pensare soltanto a quello che rimane, al convincersi una volta per tutte che il mondo, coi suoi mille desideri, è una trappola destinata a diventare ruggine e a sparire. E allora anch’io dico con Teresa: nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Pensa solamente a ciò che è eterno.
Molti la ricordano, ancora semplicemente come Pamela, nei panni della cantante dalla voce già matura, nel programma di Gianni Boncompagni “Non è la RAI”, che presentava stuoli di ragazzine come protagoniste in una varietà dove le adolescenti spesso ‘recitavano’ da adulte, non senza qualche bacchettata da parte della critica. Ma in mezzo a tante fanciulle ancora molto acerbe nel ballare o nel recitare, a parte la verve di presentatrice di Ambra Anbgioini (che in seguito dimostrerà eccellente qualità di attrice drammatica), spiccava proprio Pamela Petrarolo, quale vocalist originale. Eccola dunque con un nuovo disco, il terzo della carriera, l’ottimo ‘A metà’, in quest’intervista esclusiva, dove racconta di se medesima con molta franchezza.
Gesù può darci Tutto, ma la gioia ha senso se riconosciamo che è un regalo, se lo amiamo di più, se capiamo che Lui “non è mai alla fine dei suoi doni”, come dice alla Bossis. Non potremo immaginare, sulla terra, quale sia la grandezza del suo amore; lo vedremo di là. Qui possiamo nasconderci nel mantello delle sue virtù, finché il Padre, in noi, non vedrà che Lui.
La scienza fa continuamente grandi passi avanti, ma i filosofi, i poeti e i ricercatori senza pregiudizi (come pure i ciarlatani e i truffatori), nonché il mai dimenticato “uomo della strada”, continuano a dare grande importanza a strumenti che la scienza considera né più né meno che assurdità.
L’osservazione può svilupparsi in induzione e perfino in intuizione, ma la conoscenza può assumere anche altre forme, difficilmente definibili in termini scientifici eppure pacificamente impiegate nelle nostre attività quotidiane.
Per esempio l’istinto, una facoltà che può andare oltre l’intuizione. Continua a leggere→
Gesù tappa le nostre falle, reintegra quello che abbiamo perso per negligenza o per inettitudine. Solo Lui può soddisfarci, saziare la nostra fame; per questo dovremmo orientare verso di Lui l’energia dei desideri e la domanda di vita che urge nell’intimo come una libera necessità: è il paradosso dell’avventura umana, diventare ciò che già si è.
Sempre, ventiquattrore su ventiquattro, senza intervalli. È questo il criterio della nostra relazione con Gesù: un posare mattone su mattone per la costruzione del Regno; quel mattone che solo noi possiamo mettere. Dare a Gesù, in ogni istante, anche quando sembra di non avere niente, perché dal niente ha creato. E allora, dice il Cristo alla Bossis, faremo parte del cenacolo felice dei suoi servi, dei suoi amici.
Non c’è nessuno così disponibile e tanto trascurato quanto Gesù. Basta chiamarlo, perché venga: ma in quanti lo chiamano? È il paradosso di un Dio umile, che ama soltanto. Speriamo di non essere tra quelli che non vogliono capirlo. Per gli altri, scriviamo ogni giorno queste cose.
Fare tutto per l’unione, sentirsi uno col Padre, il Figlio e lo Spirito nelle più piccole cose: è un esercizio spirituale da non dimenticare. A ogni piccolo sforzo, il Padre corrisponde con una grande grazia: è carità, dunque è impaziente di corrispondere, di venire incontro a noi, poveri figli. Unica accortezza: non fare nulla per paura, ma per amore, solo per amore.
È nota l’immagine con cui Agostino stigmatizza l’illusione di spiegare con una logica umana il mistero della Trinità: un bambino che tenta di riversare il mare in una buca scavata sulla spiaggia. Gesù, alla Bossis, dice così: tu sei “di Dio”, il Padre Creatore. “Per mezzo di Dio”, il Figlio, tuo salvatore. “In Dio”, lo Spirito santificatore che ti abita e ti muove. Chiaro?
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