Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

15. Sfondi

lampi
Però, a pensarci bene, la parte più dura era la sua. Erano oltre tre anni che soffriva, anzi, che offriva, per la felice riuscita dell’impresa. Un Progetto, sapevamo, che non sarebbe fallito e che vedeva noi due come strumenti docili e precari di un grande moto di rinnovamento. Capivamo sempre più le ambasce di un Papa che voleva trasformare strutture fatiscenti, ambienti immorali, fiocchi e lustrini di una casta adusa alle apparenze, con in petto un cuore da arrivista. Ci sentivamo reclutati per la stessa, terribile battaglia, vasi di creta tra ferraglie abituate agli urti. Arrivavano voci che lasciavano di sasso: vescovi anelanti alla morte del pontefice, prelati che tramavano nell’ombra, per fare della Chiesa di Cristo una serie di fazioni contrapposte. Più si complicava, più l’avventura ci prendeva dentro, era carne e sangue della vita, non lasciava spazio ad alcuna alternativa. Ogni giorno era buono, ormai, per l’emergere di eventi che avrebbero rifatto il volto del Santuario, destinato a diventare un punto-luce sullo sfondo oscuro di una storia intrisa di lacrime e di sangue.

Jazz Forever, Intervista di Elisabetta Perfumo a Guido Michelone

Jazz forever MICHELONE
Come nasce il tuo nuovo libro Jazz Forever?

Nasce come aggiornamento di un mio precedente volumetto, che avevo pubblicato, circa vent’anni fa, con il semplice titolo Jazz: in vent’anni le cose cambiano nel mondo, nel jazz, nella vita, nell’editoria, nell’esperienza personale di un autore che, quasi in coincidenza con la pubblicazione di quel libricino (il primo mio, sul jazz), iniziava un percorso accademico che lo portava a insegnare la storia del jazz prima in un master universitario e poi al corso di laurea in jazz del Conservatorio. Da allora di libri sul jazz ne ho pubblicati molti. Continua a leggere→

Adriano Bassi, una vita per la musica

BASSI al pianoforte FOTO
A colloquio con il pianista, lo studioso, il critico

di Guido Michelone

Pianista, studioso, didatta, critico musicale, Adriano Bassi è senza dubbio tra i gli intellettuali di spicco all’interno del panorama musicale classico, grazie a un’attività indefessa, che lo ha portato in tempi recenti a pubblicare, dopo aver scritto la prima monografia al mondo sul jazz man Giorgio Gaslini, un altro volume biografico, riguardante Renzo Rossellini, fratello del più noto Roberto Rossellini (regista e padre del neorealismo) che, oltre le colonne sonore per i lungometraggi di quest’ultimo, vanta una produzione compositiva di prim’ordine, soprattutto nell’ambito della musica religiosa contemporanea. Di questo e altro si discute con Adriano Bassi in esclusiva per La Poesia e Lo Spirito. Continua a leggere→

Tranquillo prof, la chiamo io. La scuola e il nuovo romanzo di Christian Raimo

Raimo Christian
di Guido Michelone

Da quando con Cuore di Edmondo De Amicis comincia in Italia una narrativa che parla di scuola, ponendosi quasi a livello di autentico genere popolare (come dimostrano anche i casi precedenti di Domenico Starnone, Marcello D’Orta, Paola Mastrocola), il rapporto docente/allievi viene sempre visto a senso unico, in una monodirezione che porta a privilegiare i maestri o professori a scapito dei giovani e degli studenti. Continua a leggere→

Camillo Sbarbaro, poeta dei licheni

Sbarbaro
di Augusto Benemeglio

1. Il miracolo dei licheni

Ecco Camillo Sbarbaro, con la sua vita tenacemente appartata, con la sua solitudine da cercatore di licheni, con la sua esistenza immobile, eccolo il cantore di Pianissmo, il cantore di Trucioli, dare senso, dignità e storia ad una condizione da minimo, da esiliato, da estraneo, da emarginato, da “frammento”, che è in realtà la sua grande lezione morale e letteraria di un italiano anomalo che s’affacciò nel deserto della sua anima : “Nel deserto/io guardo con asciutti occhi me stesso”. Continua a leggere→

14. Una missione

luce e nuvole
La nostra preghiera ci orientava a un cambiamento: presto sarebbero accaduti degli eventi che avrebbero permesso l’emersione di nuovi equilibri. In mezzo a difficoltà di tutti i tipi, era l’unico pensiero che riusciva a infonderci coraggio. Personalmente, ne avevo fatto una missione: a tutti coloro che incontravo prospettavo questo cambio imminente di scenario, dandolo per certo. Alcuni ironizzavano, dicendo che un profeta i cui oracoli falliscono andrebbe messo a morte. Io replicavo che se invece fosse stato tutto vero, mi avrebbero offerto una cena di pesce in qualche ristorante rinomato. In realtà, tutto questo aveva un effetto parallelo: ridare speranza a una comunità logorata da anni di rassegnazione. Il Signore era deciso a entrare in questa storia, e se questo succede, nulla rimane come prima.
Tra di noi i problemi permanevano: paure e resistenze ci impedivano di vivere immersi totalmente nel miracolo in arrivo. Confidavo nel fatto che la nostra verità si sarebbe rivelata, che il Progetto scritto in noi non avrebbe tardato a consegnarci alla nostra vera identità. In questo ero più determinato, ma capivo la sua angoscia, e cercavo in ogni modo di alleviarla, con mille attenzioni che il più delle volte rischiavano di cadere nell’oblio.

13. Fuoco

fuoco
Arrivò il giorno della scadenza dell’incarico dell’amministratore del santuario. Sapevo che, da quel momento, avrei dovuto aspettarmi di tutto. La prima conseguenza fu il confino immediato in celebrazioni a orari improponibili. La messa delle otto, la domenica mattina, è ideale per coloro che praticano i riti stancamente, per non incorrere in dubbi o conflitti di coscienza. Vedere il santuario semivuoto e abitato da volti diffidenti, mi provocava un misto di rabbia e depressione. Compresi, tuttavia, che il Signore mi voleva povero di spirito, pronto a qualunque sacrificio pur di aderire al suo Progetto. Predicai come se niente fosse, come parlassi a un’assemblea innamorata di Dio e del suo messaggio. Mi accorsi, allora, che non c’erano soltanto vecchiette col rosario, ma anche gente attratta dall’annuncio, disposta a spendersi in un passaparola veloce ed efficace. La chiesa cominciò a riempirsi, con effetti inquietanti su chi pensava di mettermi a tacere. Lo stesso successo registravano le nostre catechesi e la lectio divina, seguite da una piccola folla che gremiva la cappella dello Spirito Santo. Il Signore riattizzava la brace che pareva destinata a spegnersi: era venuto per portare il fuoco, e come era angosciato, finché non fosse acceso.

12. Rospi

chiesa
I rapporti con l’amministratore del santuario erano alterni. Mi aveva affidato la parrocchia, ma al Cardinale non diceva nulla; se citava e ringraziava collaboratori e dipendenti, diventavo all’improvviso anonimo e invisibile. Temeva di entrare in attrito con quelli per cui ero un guastafeste, a cominciare dall’accolita dei laici della Santa Famiglia. Una volta glielo feci presente, e mi rispose d’esservi costretto per uscirne vivo. Fino ad allora, non avevo mai visto da vicino un’attitudine tanto spiccata al compromesso. Avrei dovuto farmi crescere, come tutti gli altri, il pelo sullo stomaco, ma non ero il tipo: continuavo ad ingoiare rospi, in attesa d’interventi decisivi da parte del Signore. Non avrei mai immaginato che quello che vivevo fosse solo l’inizio dei dolori.
Presto, infatti, l’amministratore della mia ex parrocchia cominciò a comportarsi in modo ambiguo. Aveva deciso di configurare la realtà pastorale a modo suo, come se in quei mesi striminziti avesse potuto assimilare una storia straordinaria di trent’anni, intessuta non di opache operazioni – come quella in cui adesso mi trovavo -, ma di fatti e situazioni voluti dal Signore e realizzati da don Mario, un santo della fede. Si aggirava in Curia, presentando versioni parziali delle cose, mal consigliato da gente che cercava, in manovre come queste, solo il proprio interesse. Una volta gli dissi, esasperato, di riferire in alto loco che gli avevo lasciato un tesoretto, ridotto quasi a nulla per l’esodo in massa dalle sue celebrazioni. Da quel giorno cambiò radicalmente atteggiamento, fino a emettere una serie ossessiva di messaggi nella mailinglist del Centro giovanile.

Viaggiare leggendo. L’America di Steinbeck

radiolibri
di Giorgio Gizzi

John Steinbeck nacque in California, a Salinas, all’inizio del secolo scorso: intorno al 1925 abbandonò studi universitari molto regolari alla Stanford University e si trasferì in quella New York in cui morì nel 1968, dopo tre matrimoni e molti libri, annoverabili tra i capolavori della letteratura americana del secolo scorso: Pian della Tortilla, Uomini e topi, Furore, La valle dell’Eden, solo per citarne alcuni. Continua a leggere→

Bombe e vangeli

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=CnB5NCuroC4]

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. (Lc 13,1-9)

Non so perchè, dopo i fatti di Parigi, mi viene spesso in mente questo testo. Lo paragono alle parole dei politici, che ripetono ancora il ritornello delle bombe come unico rimedio. Mi chiedo se siano più folli i kamikaze o chi nega che occorre decidersi a creare una civiltà piu umile e fraterna.

[il video è tratto da qui]

Non dimenticare Alberto Moravia

alberto moravia

di Nicola Vacca

Che fine ha fatto Alberto Moravia? La domanda è pertinente, allo stesso modo lo è la risposta: pressoché dimenticato. A venticinque  anni dalla sua scomparsa uno degli scrittori più importanti del dibattito culturale del Novecento è scivolato nell’oblio, sorte comune a molti altri autori del suo tempo. Questo accade soltanto in un Paese senza memoria come il nostro. Dall’esordio avvenuto nel 1929, con Gli indifferenti, lo scrittore romano classe 1907, ha scritto trenta romanzi. Continua a leggere→

L’attimo di una farfalla. Sulla poesia di Monica Martinelli

cop
di Lucianna Argentino

Durante la presentazione a Roma, lo scorso maggio, del libro di Monica Martinelli “L’abitudine degli occhi” (Passigli, 2015), Claudio Damiani tra le tante cose interessanti ha detto anche che la nuova poesia si è, finalmente, accorta che c’è un “fuori” per cui lo sguardo del poeta si è rivolto all’esterno. Ora non è questa la sede in cui discutere approfonditamente su questo stimolante tema che, tra l’altro, mi riporta alla mente Michel Foucault e il suo “Il pensiero del fuori” là dove il filosofo scrive che “l’essere del linguaggio appare di per se stesso solo nella scomparsa del soggetto”. Continua a leggere→

11. Il filo d’oro

Dio degli eserciti
Non mi rendevo conto, in quel periodo, del privilegio di poter celebrare in ore di massima affluenza. Quando cambiò il vento, e fui assegnato a messe destinate a rari mattinieri, dovetti prenderne coscienza amaramente. Nel frattempo avevo riavviato i contatti con il don, in via d’uscita dal trauma della fuga seguita alle pressioni intollerabili. Mi stupivo della sua mitezza, del sorriso triste sul volto emaciato dallo stress. Nonostante dolori e delusioni, aveva ancora una capacità di accoglienza sorprendente, un ascolto in grado di mettere da parte le sue angosce, per dedicarsi all’altro. Soffrivo, pensando alla sua pena, ma entrambi intuivamo l’esistenza di un filo d’oro in bilico tra un presente cupo e un futuro in cui tutto si sarebbe attuato nel modo voluto dal Signore. La fede ricevuta da don Mario risorgeva in me come un ricordo trasformato in realtà viva, in energia che conteneva in sé la forza stessa dell’Onnipotente, lo tsunami del cielo pronto a rovesciarsi sulla terra. Guardando il don, la sua faccia scavata dalle veglie, vi leggevo una luce misteriosa, le tracce invisibili di una prossima vittoria che si faceva strada in mezzo ai dubbi, le crisi, le paure.

Lo scrittore dei “matti” che raccontava la follia

tobino

di Nicola Vacca

Mario Tobino, tra i più grandi scrittori del secondo Novecento, merita una riscoperta. Nonostante gli sia stato dedicato nel 2007 un Meridiano,  lo scrittore – psichiatra di Viareggio è stato quasi dimenticato.

I suoi libri, per la maggior parte ambientati nel manicomio dove lo scrittore ha esercitato la professione, raccontano l’esperienza della follia. Tobino ha dedicato tutta  la sua vita  a questo,  cercando di comprendere  l’umanità  dei pazienti che lui amava curare con la particolare attenzione del rispetto e della dignità

I  libri migliori di Mario Tobino  germogliano in manicomio,  dove egli per vocazione ha vissuto l’ intera  vita insieme ai suoi “matti”, per dimostrare  che loro sono creature degne d’amore. Ispirato da una psichiatria umana scrive  e lavora per dimostrare che i malati di mente meritano un trattamento dignitoso, vanno trattati, e soprattutto bisogna prestare cura e attenzione  per la loro vita spirituale e per la loro libertà.

Continua a leggere→

10. Strati

strati
Le vicende si incrociavano a ritmo incalzante. Nell’ex parrocchia e al Centro giovanile sembravano procedere serenamente: l’amministratore pareva tener conto della storia e del contesto che per un anno gli venivano affidati. Non era chiaro, per loro, se io dovessi ritornare: il clima era sospeso tra un passato ricco di esperienze esaltanti e condivise e un futuro incerto, in cui si cercava di scrutare e decifrare qualche segno del destino. Noi due avevamo la certezza morale che il Signore ci volesse qui, al Divino Amore; le conferme si moltiplicavano, nella preghiera intensa in cui Dio comunicava il suo Progetto. Il mio impegno si svolgeva tra il Santuario e l’attività pastorale e catechetica nella chiesa della Santa Famiglia, in cui elargivo a piene mani la Parola di Dio, suscitando in catechisti e animatori, aperti al nuovo, un’adesione che nessuno avrebbe più potuto soffocare. Le forze avverse lavoravano nell’ombra: ogni tanto scorgevo conciliaboli tra sacerdoti e laici preoccupati seriamente per la nostra attività. Cercavano alleanze – anche ad alto livello – per stroncare i tentativi di cambiare, spargevano zizzania, coprendo di discredito le nostre intenzioni e iniziative. L’atmosfera si presentava a strati non comunicabili: la goia e la speranza convivevano con l’odio e col rancore, in un conflitto destinato a esplodere, a venire allo scoperto.

Corvi e profeti

image
“Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Verrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente”(1Re 17,1-6).

I corvi, a volte, sono gli unici a far vivere la profezia.

Pasolini l’implacabile. A quarant’anni dalla morte

Pasolini
di Augusto Benemeglio

1. Una voce malata

Pier Paolo Pasolini, – scrittore, poeta, regista, giornalista, editorialista, ma anche filosofo e pittore , ritenuto uno dei più grandi intellettuali italiani del ventesimo secolo, – lo rivedo ora in televisione, in bianco e nero, dopo più di quarant’anni, forse poco tempo prima del suo assassinio nell’idroscalo di Ostia, il 2 novembre 1975. Continua a leggere→

Defoe inedito

copertina defoe

Daniel Defoe ha nutrito un vivo interesse per le condizioni sociali dell’Inghilterra tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVII secolo. In ogni suo scritto la realtà londinese è stata al centro di osservazioni critiche e puntuali. Pochissimi autori del suo tempo sono riusciti a analizzare così a fondo il tessuto politico e sociale dell’Inghilterra.

L’attività del Defoe pubblicista non è meno importante dell’attività del Defoe romanziere e scrittore. Soprattutto quando l’autore di «Moll Flanders» si occupa direttamente di realtà criminale.

Continua a leggere→