Archivi tag: Lucianna Argentino

Corpo di fondo, di Lucianna Argentino

di Prisco De Vivo

Corpo di fondo di Lucianna Argentino

Poesia della trascendenza dei giorni azzurri che rimangono da vivere

Chi conosce già la poesia di Lucianna Argentino sa bene che il suo registro poetico si articola su “un desiderio di trascendenza”, una trascendenza dettata sull’esperienza umana, talvolta più profonda di un desiderio sradicato dalla passione; si può parlare di autobiografismo di una realtà spirituale che investe non solo tutti i sensi, ma che adotta con benevolenza una forma delicata e lirica che si modella sulla scrittura stessa, come una “conca” irta sull’acqua salata del mare, che dopo lunghi anni ritorna a riva e si lascia modellare ancora dall’acqua. Continua a leggere

Rendez vous. Poeti che si parlano. Lucianna Argentino e Laura Corraducci

 

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti e le vie misteriose della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Lo stato dell’arte. Lucianna Argentino

Quello che mi ha sempre stupito della poesia è la sua capacità di andare all’essenza dell’essere, inteso come la totalità dell’esperienza umana nelle sue due dimensioni: orizzontale e verticale e il fatto che essa è in grado di portare alla luce ciò che, altrimenti, rimarrebbe inespresso, compito che svolge perché la poesia viene dal silenzio. Ci può essere silenzio senza poesia, ma non c’è poesia senza silenzio. E’ nel silenzio, infatti, che il poeta si spoglia di sé stesso e il suo vissuto riceve un respiro più ampio così da farsi poesia ossia parola sconfinata e sconfinante. Poesia che è, innanzitutto, la messa in opera di un linguaggio che si spinge e ci spinge fino all’estremo delle sue e delle nostre possibilità che sono un tutt’uno e in cui il lettore può dare vita a una sua personale riscrittura della poesia scritta da un altro da sé, nel doppio senso che vede lo stesso poeta come altro da sé nell’atto di scrivere ed è anche in questo la grande forza della poesia e dell’arte in genere, qualunque forma essa assuma. Continua a leggere

La parola ai poeti. Lucianna Argentino

Ogni poeta ha con la poesia un legame unico, profondo e personalissimo che sfiora l’indicibile e per descriverlo ci si serve di parole che mai riescono a dirne la pienezza. La poesia è dunque qualcosa che vive nelle profondità della mia anima e la apre alla molteplicità e alla complessità della realtà. Qualcosa di intimo e personale che, tuttavia, amplia e feconda il rapporto con il mondo e con gli esseri che lo abitano, uno stare esposta a quanto del e dal mondo  mi giunge. Mondo che pur essendosi fatto più piccolo non ha però diminuito la distanza tra gli esseri umani. Distanza che ha molte fisionomie, alle quali la poesia tenta di dare un volto in cui poter rispecchiare il nostro volto e sentire che quelle distanze sono fallaci creazioni della stupidità umana, di dirci che non è lì che sta la nostra umanità, la nostra verità di esseri umani chiamati alla fratellanza, alla sorellanza

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Lucianna Argentino, La parola in ascolto

 

Lucianna Argentino, La parola in ascolto, Manni 

di Alberto Fraccacreta

 

Il libro si configura come poesia in forma di prosa raccolta in stanze sul concetto di silenzio.
Ogni stanza racchiude una voce. Il significato del termine silenzio viene così declinato in sfumature che chiariscono, costruiscono, creano un dialogo anche di preghiera.
La parola poetica scandaglia il mistero e il potere creativo del silenzio attraverso riflessioni scaturite dagli studi, dalle letture, dalla musica, dall’arte e dalla vita stessa.
Lucianna Argentino intesse un intimo dialogo con autori che hanno arricchito il percorso umano e poetico tenendo sempre presente che, anzitutto, il silenzio è un intimo dialogo con sé stessi. (Dalla quarta di copertina) Continua a leggere

Il condominio S.I.M. di Alessandro Canzian

di Lucianna Argentino

Ogni essere umano ha una storia, o meglio è una storia degna di essere raccontata, anche quella apparentemente senza nulla di particolarmente rilevante, quella che non entrerà nella Storia con la s maiuscola, ma della quale fa comunque parte. Ogni vita ha un suo significato, direi un suo ruolo, un suo compito che sfugge al nostro imperfetto sentire.

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Abele, di Lucianna Argentino (con lettura alla Radio Vaticana)

Vi proponiamo un estratto dello splendido poemetto Abele, di Lucianna Argentino, pubblicato da Progetto Cultura nella collana “Le Gemme”, facendo seguire il link della lettura alla Radio Vaticana.

Parlami madre, raccontami ancora                                                                         

del tempo nel giardino che quando lo fai

nei tuoi occhi balzano gazzelle,

si alzano in volo farfalle, ruggiscono leoni;

le tue parole cantano, mi scorrono sotto pelle

ed è sangue di luce, è nostalgia feroce

che plachi col tuo fiato profumato di nardo e di cipro;

nella tua bocca è frusciare di arbusti,

frullo d’ali, è il passo del Dio quando viveva qui.

 

Lei tace e guarda lontano,

sente nelle mani la rovina,

le linee aggrovigliate senza pace. Continua a leggere

L’attimo di una farfalla. Sulla poesia di Monica Martinelli

cop
di Lucianna Argentino

Durante la presentazione a Roma, lo scorso maggio, del libro di Monica Martinelli “L’abitudine degli occhi” (Passigli, 2015), Claudio Damiani tra le tante cose interessanti ha detto anche che la nuova poesia si è, finalmente, accorta che c’è un “fuori” per cui lo sguardo del poeta si è rivolto all’esterno. Ora non è questa la sede in cui discutere approfonditamente su questo stimolante tema che, tra l’altro, mi riporta alla mente Michel Foucault e il suo “Il pensiero del fuori” là dove il filosofo scrive che “l’essere del linguaggio appare di per se stesso solo nella scomparsa del soggetto”. Continua a leggere

Poesia e storia in Bicocca

Lunedì 1 dicembre alle ore 18,30 presso la libreria bookshop Franco Angeli, viale dell’Innovazione, 11 a Milano, incontro per il ciclo Epiche: sarà presentato La rabbia, un libro collettivo sulle scritture epiche al femminile. Continua a leggere

L’Ospite indocile, di Lucianna Argentino

L'ospite indocileLucianna Argentino, L’Ospite indocile, Passigli, 2012

Nota di lettura di Annamaria Ferramosca

Ho attraversato questa raccolta accogliendo l’invito abbagliante di Anna Maria Farabbi affacciato nel risvolto di copertina, a verificare i suoi preavvertimenti, puntualmente verificati . Ritrovata quella postura incessante di ascolto sottile, percepita quella restituzione di un canto proveniente dal vuoto che circonda. Ma qui il vuoto appare densissimo, perché giunge dalle asole nella stoffa della vita (e pure nella trama cosmica) i cui bordi, cuciti di parole di poesia, sanno trattenere dalla vertigine. Si tratta dunque della capacità di inseguire plasmare rivitalizzare la parola poetica, che in questo libro è chiaramente dispiegata da una delle più ascoltate poetesse italiane contemporanee. Continua a leggere

Quattro libri di poesia: Argentino, Codazza-Bertolino, Ducan, Rosa

macchina da scrivere

di Max Ponte

“Ma se qualcuno ce li ha donati, con relativo dispendio di carta e denari, non abbiamo il dovere di parlarne? Di esprimerci in merito, fosse anche con una parola? Non dobbiamo restituire qualcosa alla comunità delle lettere o della conoscenza?” ho pensato in questi giorni guardando i libelli approdati sulla mia scrivania. Così ho riletto i testi, riunito le idee, gli appunti a matita e ho confezionato un articolo con un piccolo spazio per ognuno. Mi sono proposto, colto da strani lumi, di fare un’operazione simile (con la poesia) fino alla fine dei miei giorni, a costo di leggere poche pagine di un libro, di aprirlo a caso, o commentarne solo la copertina. Continua a leggere

1941

di Lucianna Argentino

“Sì, pensavo: viviamo

senza futuro. Questa è la cosa strana:

coi nasi schiacciati contro una porta chiusa”

(Virginia Woolf, gennaio 1941)

°°°

“E’ ora di smettere il monile

d’ambra, di mutare

il lessico, di spegnere

il lampione sulla porta…”

(Marina Cvetaeva, febbraio 1941)

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