[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=KQdAkhusRps]
da qui
La svolta spirituale era avvenuta: me lo sentivo, e le mail lo confermarono. Il Signore lavorava, trasformando il nostro cuore, sintonizzandolo ogni giorno di più col suo Progetto. Anche gli apparenti passi indietro erano scrolloni temporanei, che abbattevano i muri residui di separazione. Più si scendeva nel profondo, più diveniva necessaria una delicatezza nuova di gesti e di pensieri. Non era più ammessa l’approssimazione, che a volte dipendeva soltanto dallo stress, da una vita parrocchiale complessa e faticosa. Era chiaro che la Pasqua compariva in primo piano, ci invitava ad accogliere il sacrificio della volontà non come perdita o diminuzione, ma come epifania di orizzonti sconosciuti, scenari inediti di gran lunga più attraenti di quelli sperimentati fino allora. Era questo che mi dava forza, di fronte all’assedio di questuanti al limite della delinquenza, di beghe, apprensioni e controversie d’ogni ordine e grado. Stavo approdando alla tanto sospirata indipendenza dello Spirito, che non era cinismo o indifferenza, ma certezza che al di sotto delle acque agitate permanesse la calma inalterabile della pace di Dio. Erano queste le parole che tornavano ogni volta nelle mail: vi lascio la pace, vi do la mia pace, come se il massacro del venerdì e il silenzio del sabato santo fossero ancora travasati nell’aura rarefatta e luminosa dell’alba della domenica mattina, e lei si avvicinasse come un’altra Maddalena, per capire se il giardino del Risorto fosse l’Eden progettato per noi dai secoli dei secoli, come niente accadesse che non fosse previsto o prevedibile da un Dio che assisteva commosso all’agonia di un passero. E noi, che valevamo più di molti passeri, ci sentivamo amati come mai ci era accaduto nella vita.