Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

19. Via dolorosa

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E’ una strada stretta, gremita di gente: negli angoli, la merce povera dei venditori ambulanti attira gli sguardi dei turisti; voci cantilenanti ripetono inviti ad acquistare; si succedono serrande arancioni, negozi con tende srotolate per proteggere dal sole o le intemperie. Continua a leggere→

18. Perché

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Passeggiano sulla riva umida, dividendo l’attenzione fra l’acqua calma del lago, l’oasi alberata, circondata da un muretto in pietra, e la fuga di vigne, grano e cipressi arrampicati alla collina. L’emozione della pesca abbondante dura ancora: stentavano, in quattro, a tirare la rete sulla spiaggia; procedendo a strappi, ridevano e gridavano, neanche fossero bambini. I pesci tra le maglie erano come i sassi levigati sulla rena, un profumo di gratuito e immeritato si spandeva intorno, e l’acqua, la terra, il cielo, rivelavano la loro identità: darsi senza chiedere nulla, offrirsi senza mai riprendersi. Continua a leggere→

17. Piani

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Hanno accostato le poltrone, il discorso si è fatto riservato. Shaoul lancia un’occhiata alla tenda rossa e bianca, qualcuno potrebbe ascoltare di nascosto. Gad è nervoso: lo sguardo sornione non riesce a mascherare un’inquietudine che s’insinua nelle ossa. Avigail tira dritto con aria imperturbabile, anche parlando di trappole e attentati, perché l’uomo è pericoloso, non si capisce cosa voglia, e poi, di questi tempi, nel clima di ostilità al paese, le rivoluzioni del Nordafrica, l’afflusso di migranti, rischiamo che tutto salti in un momento. Continua a leggere→

16. Pane

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Yehochoua fa miracoli, da tempo. L’ultimo è accaduto sulle rive del lago, dove le rocce si alternano ai ciuffi di sterpaglie e agli arbusti di conifere nane. Aveva attaccato discorso coi passanti incontrati per caso o arrivati fin lì per ascoltarlo; le file di uditori si erano ingrossate, al punto da riempire lo spazio fra il promontorio e la quercia secolare. Continua a leggere→

15. Cella

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La stanza è minuscola: cinque metri quadrati, riempiti quasi per intero dai letti a castello, un armadietto dalle ante sconnesse e un tavolo in legno con una sedia instabile. Yoh’anan, Eleazar e Nathane sono ancora storditi dall’aggressione subita nel deserto. Si chiedono cosa abbia spinto la squadraccia a ridurli così e a rinchiuderli qui dentro. Yoh’anan intreccia le mani sulle cosce e guarda dritto avanti a sé. Eleazar ha gli occhi bassi, mortificato che un omaccione come lui possa ricevere una batosta di tali proporzioni. Gli occhiali di Nathane sono rotti, una tragedia per uno come lui. Continua a leggere→

14. Cupole

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Qubbat al-?akhr?’, Kippat ha-Sel‘a, la Cupola della Roccia domina il panorama di case, alberi, archi, grattacieli. Da qualunque parte si guardi la città, l’occhio è colpito dall’oro che manda bagliori tutt’intorno. Il mondo è giallo: un limone, una banana, un canarino; un pompelmo, un pulcino, un peperone; contro il nero della notte si battono la luna, le stelle e la cupola accesa come le luci a spina dei bambini, per chi ha paura del buio o della vita. Continua a leggere→

13. Suocere

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La casa in pietra è suggestiva, riporta alla memoria un tempo che fu, e che in fondo resta sempre. Due letti appaiati sotto un soffitto a cassettoni, tre quadri alle pareti, un tavolo minuscolo e una sedia delle stesse proporzioni, un mobile antico, color sabbia. Nel giaciglio più vicino alla porta è coricata una donna, una smorfia di dolore in fondo agli occhi. Una suocera è sempre una suocera: Shime’on si avvicina con prudenza, come temendo di essere invadente. Continua a leggere→

12. Promontorio

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La stanza è moderna: l’armadio è una linea curva che protegge l’intimità del letto, sospeso da terra come un ponte sopra il nulla; il colore prevalente è il bianco, interrotto dal marrone-daino della tenda, della coperta imbottita e il comodino con la sveglia, un libro e il posacenere. Continua a leggere→

11. Senza fiato

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Prima di giungere all’hotel, passano in un  punto in cui è visibile il lato occidentale della città. La cupola dorata campeggia sotto le macchie bianche e nere delle nuvole, il campanile, dalla parte opposta, sembra segnare l’ora in cui qualcosa accade, dopo tanta attesa. La massa opaca delle case, trafitte da finestre grigie, è guarnita dal verde dei cipressi, spuntati come ciuffi d’erba tra le pietre. Continua a leggere→

Io mi difendo, ma chi difende i miei figli?

Io mi difendo, ma chi difende i miei figli?
di Giulio Cavalli

Scuola media. Classe terza. Una delle tante scuole della provincia in cui vivo io e (più di tutto) i miei figli. È un percorso tra alunni e ‘Ammazzateci Tutti’ su legalità e antimafia. Si parla di arresti, di regole, di azioni e di persone, di territorio, Lodi e di Giulio Cavalli. Le minacce, scorta e le solite cose. Si discute e si alza una voce.
“Cavalli se ne deve andare da Lodi. Ci ha messo tutti in pericolo“. Continua a leggere→

Storie varie e diverse del disagio mentale

Nota critica a Storie varie e diverse del disagio mentale, di Gloria Gaetano e Manlio Talamo

di Deborah Mega

La lettura critica di un saggio rappresenta quasi sempre un’esperienza che stimola e arricchisce in particolare quando oggetto dell’analisi è un’antologia di racconti e articoli di indubbia qualità, per l’importanza del tema trattato: il disagio mentale. Se dovessimo definire questo libro, diremmo “serio” e “onesto”. Continua a leggere→

Terrae motus

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Parlano tutti del terremoto a Roma.
L’attesa dovrebbe logorarmi
e invece mi sembra di avvertire
una specie di sfida, come quando
Bernanos, in punto di morte, disse a Dio:
Ora, a noi due. Perché per quanto
si voglia conservare un cristallino
autogoverno nello stare al mondo,
bisogna riconoscere ogni tanto
di essere per l’Altro, che il destino
ti invita ad affidarti, fino in fondo.

10. Reti

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Dalla barca si comprende bene la complessità del mondo: lo stato liquido, la fluidità di pensieri e sentimenti cullati nel ritmo ipnotico della risacca, ma anche le tempeste improvvise e imprevedibili, che spazzano all’istante la costruzione paziente di una vita. Poi, la spiaggia umida, protetta da muretti in pietra per difendersi dalla rabbia delle onde; la sabbia scivola inesorabilmente tra le mani: sono le relazioni frettolose, interessate, i piaceri effimeri le cui tracce si perdono nel nulla; gli amici trascurati, i libri mai letti, l’amante di una notte. Più in là, una cintura di palme e sicomori, le case dalle serrande verdi e le pareti bianche, il cane che abbaia al nemico invisibile per il suo padrone: è la fascia delle cose a cui teniamo, assicurate dall’avidità e dall’invadenza, coltivate con l’attenzione scrupolosa di muratori e giardinieri. Sullo sfondo, infine, la montagna brulla, picchiettata di rocce e di cespugli, ultimo confine tra la terra e il cielo, fra Dio e l’uomo: è la struttura che regge tutto il resto, contemplando dall’alto il fluire dell’acqua, il franare della sabbia, l’ondeggiare delle foglie e il crepitare impercettibile dei muri. Yaacov e Yoh’anan, Andreas e Shime’on sono nel cuore liquido del mondo, ancora disponibili ad accogliere il messaggio nascosto in ogni strato della vita; ora scendono nell’acqua che li raggiunge alla cintola e cominciano a tirare con forza la rete pesante come mai. Alzano gli occhi in direzione della sabbia, degli alberi, della montagna brulla sullo sfondo: sotto una palma c’è un uomo coi capelli lunghi che calano in disordine, il pizzo rado, le labbra aperte come se pronunciasse una parola.

9. Colori

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I colori sono il giallo delle brassiche selvatiche – raccolte in macchie sparse fino all’orizzonte -, il verde dei prati interrotto dall’argento degli arbusti, l’ocra del sentiero che si allunga zigzagando, il verde di querce, pini e tamerici, il bianco del tetto della fabbrica che riflette un raggio di sole sfuggito allo sbarramento delle nuvole, l’azzurro del lago e l’ardesia di colline che sfumano dove il cielo tocca terra e impedisce di pensare che la materia sia l’ultima parola. Continua a leggere→

8. In quel giorno

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E’ impressionante vederle tutte insieme: una distesa di colore bianco, a perdita d’occhio, ad arco, a parallelepipedo, bauli, scatoloni, pacchi postali per il cielo, le case dei morti sul Monte degli Ulivi, dove la risurrezione comincerà, nel giorno in cui verrà il Messia. Dalla tomba di Abshalom a quella del sacerdote Zekaryah , dai B’nei Hezir alle gallerie scavate da ogni parte del mondo per risorgere qui, tra il monte e la valle, al suono della tromba. Yoh’anan, Eleazar e Nathane cercano, leggono iscrizioni e nomi, pregano, alzano occhi e mani verso il cielo; da qui è visibile il pendio che precipita in una scia di bianco abbagliante e risale al di là, in colline ricoperte di alberi, case e muri di pietra incandescente. Il marmo e il cemento resistono al bacio dell’azzurro, al Dio che respira come i cedri della valle, trema come i grappoli di nuvole, soffia come il vento sui cilindri neri dei rabbini. I tre sono assorti sulla soglia fra il tempo e l’eterno, dove arrivano le voci del deserto, gli echi di wadi nascosti agli occhi degli increduli, quando si profilano alle spalle ombre di uomini armati di bastoni che intonano una canzone triste di armi e di bestemmie, note che lasciano sulla pelle di Yoh’anan, Eleazar e Nathane una traccia verdastra di lividi e ferite che contrasta col bianco immacolato delle tombe, il verde del fico e della quercia, l’abbraccio ovattato delle nuvole in cui trema il respiro rotto di Dio, che stenta a piangere nel mezzogiorno riarso di Yerushalayim.

7. Shlomtsione

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E’ il punto più stretto del canalone nel deserto: Yehochoua è stanco e affamato, dopo giorni di digiuno. Si siede, appoggiandosi alla parete irta di spigoli. La vista si annebbia, la coscienza è legata a un filo confuso con gli strati multipli del canyon, un’ipnosi progressiva lo trascina in dimensioni più profonde, o più superficiali; l’ombra assume la forma di una donna magra, dai capelli rosso-biondo, coperta da un velo trasparente, con un seno scoperto perfettamente sferico. Gli occhi intensi, di un colore indefinibile, lo fissano senza lasciargli via di fuga; le sopracciglia fini, un sorriso enigmatico appena accennato e come scolpito nella roccia lo mettono alle corde. Continua a leggere→

Inciampi e marcapiano. Anna Maria Curci


Inciampi e marcapiano. Anna Maria Curci


Di Laura Vazzana

Con la silloge Inciampi e marcapiano, suddivisa in cinque sezioni, Anna Maria Curci ci regala una raccolta di componimenti nella quale utilizza, con soave sapienza, varie forme di espressione poetica, come il sonetto o la terzina, il distico o i versi sciolti.
Si tratta di cammei delicati, vivaci, intensi e profondi che, in un gioco di intenzionali chiaroscuri, quasi nascondendolo, tratteggiano lo schiudersi parziale di scene dal teatro della vita, di altre persone in relazione all’autrice e dell’autrice stessa nell’intimo delle sue sensazioni. Funge da scenografia un mondo a volte poco comprensivo e altre volte difficile da comprendere, che tenderebbe a fagocitare.
Siamo di fronte a fotografie scattate ad attimi. Continua a leggere→

6. Padre

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La roccia è umida e porosa, pare sfaldarsi da un momento all’altro. E’ un punto in cui l’acqua fa un salto di circa mezzo metro, formando una piccola cascata. Yehochoua e Matityahou sono seduti sulla pietra bagnata e guardano la riva opposta: le tamerici fanno esplodere nuvole dense di rosa e verde, i fiori sono spighe delicate e lussuose come arredi nuziali, vergini che si offrono allo sposo con lampade di luce soffusa; il terebinto lancia vampe di fuoco con le sue bacche afrodisiache, il viagra dei poveri. Il cielo è una chiazza bianca che incombe fra acqua e terra come una presenza indecifrabile, un messaggio in una lingua sconosciuta. Continua a leggere→

5. La città

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Vista da qui, la città è una massa bianca punteggiata di grigio, azzurro e oro. I grattacieli, il campanile, la cupola della moschea, spiccano sui tetti rossi, le facciate delle case, gli archi scuri dell’acquedotto ottomano. Yehouda immagina l’attività dentro la pasta delle abitazioni, la farina delle piazze, il lievito dei vicoli pieni di voci e di rumori. Continua a leggere→