Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

57. Quell’uomo

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Dove trovarlo, Gilda? Perché ti vengono in mente altre domande, mentre cammini in strada e posi lo sguardo sui parcheggi per le biciclette, i sottopassi che porteranno chissà dove, le vetrine dei negozi, ognuno con il suo alberello che ricorda una natura diversa dal cemento, dal ferro, dalla plastica? Perché pensi che la vita sia tutta programmata, che i passi sull’asfalto siano già previsti da qualcuno, che anche se decidi di girare a sinistra e non a destra, qualcuno lo aveva predisposto? Hai scartato all’improvviso: c’è una strada dalle case in mattone stile antico, con portici simili a quelli delle città del nord Italia. Continua a leggere→

56. Buono a nulla

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Non ti senti tranquillo, è naturale. Quanti errori avrai fatto nella vita? Ti riesce difficile affondare lo sguardo nella nebbia degli anni. Quando è scattata la molla del potere? Cos’ha innescato il meccanismo perverso che ti ha ridotto a questo punto? Dovresti fermarti, concentrarti. Tuo padre non ti ha mai stimato, diceva che eri solo un fannullone, un buono a nulla. Continua a leggere→

55. In cambio

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Perché sei venuta fino a qui? Non ne potevi più dell’uomo che ti chiedeva un sacrificio: la vita è così breve e ne hai goduta così poca. C’è un silenzio irreale, tra le piante rade, a tratti, per l’incendio che ha divorato la pineta. Dimenticavi  il passato mentre ti stringeva e tu dicevi arriverà qualcuno e lui ma che t’importa, le stelle erano occhi discreti che fingevano di guardare altrove, gli uccelli notturni conversavano piano, la luna vegliava come una madre preoccupata per i figli. Continua a leggere→

54. Altre stelle

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– Mi chiamo Peter.
Ha qualcosa di strano, te ne accorgi adesso.
– Lo vediamo insieme?
– Non posso sedere accanto a una donna sconosciuta.
– Perché mai?
Potevi risparmiarti di bere quelle birre.
– Il mio credo non me lo permette.
– Quale credo? Continua a leggere→

53. Pazienza

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Hai scoperto che è a Berlino. Puoi sapere tutto, Gilda, oggi non ci sono più segreti. Lo troverai? Non è un paese di campagna. E come ti presenti? Con la tua busta di giocattoli? Che cosa è accaduto da quando hai deciso per la prima volta di parlargli? Non sai niente di lui. Sarà ancora un romanziere? E’ diventato già famoso? Da un po’ di tempo ti agiti per nulla: che sia il segno che qualcosa sta cambiando, che è arrivato il tuo momento? Sull’aereo sei piena di speranze: tutto ti sembra nuovo, le poltroncine verdi, la pensilina chiara coi soprabiti e i giubbotti accartocciati, che ricordano i pensieri accavallati senza un ordine preciso, i passeggeri che chiacchierano, ridono o tradiscono espressioni preoccupate. Continua a leggere→

52. Una chitarra

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Uno dopo l’altro: gioiellerie, supermercati, banche.
– Vieni, sbrigati!
Passamontagna, calzamaglie, caschi: ma quante te ne inventi, Marius?
– Sfondalo, dài, non stare lì come un babbeo.
Sei diventato abile: scardini sbarre, mandi in mille pezzi vetrine con cristalli rinforzati, possibile che non ci prendano? Prima o poi capiterà.
– Avanti, riempi il sacco, fatti dare il codice della cassaforte. Continua a leggere→

50. Nel suo guscio

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Perché sei tornata? Quale forza ti spinge a ritrovare questa piazza, l’ovale che già comincia a gremirsi di gente, di risate, di grida di ragazze? Hai bevuto di nuovo, Dalia? Cosa stai cercando veramente? Fai la fila al botteghino quasi in trance. Ti vengono pensieri malinconici, il male si è annidato nel passato e ancora oggi si affaccia col suo ghigno. Possibile che siano tutti felici tranne te? Guardali bene, impara a leggere i pensieri. Potresti riuscirci? Osserva il giovane che ascolta la musica con le cuffie e scuote la testa con lo stesso ritmo: da cosa sta fuggendo? Non sarà stato ferito anche lui da genitori distratti, non starà pagando il prezzo di un amore sbagliato, di un tradimento che ha generato violenza, cinismo, ribellione? O il tipo maturo con lo sguardo fisso verso il nulla: quali immagini lo stanno visitando? Prova a calarti nel suo vestito grigio, nei capelli spettinati che sembrano lanciare un appello a una libertà perduta, che si trascinano la polvere di un ufficio contabile del centro, dove tra colleghi ci si guarda di traverso, dove uno che decide di aprirsi, di compiere un gesto generoso è accarezzato da una smorfia di disprezzo: povero illuso, ancora credi nel sogno d’incontrarsi, di condividere qualcosa? O la ragazza con la testa reclinata che pare si debba addormentare in piedi da un momento all’altro: perché è venuta sola? Possibile che non abbia trovato uno straccio di compagno con cui spartire un frammento di bellezza nel cielo plumbeo dei giorni tutti uguali? Continua a leggere→

49. L’integrazione

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E’ come si conoscessero da sempre. Parlano fitto, con gesti ampi delle mani. Che ne pensi, Gilda? Ti porteranno via il tuo Giorgio? E’ per questo che, dopo l’amnesia di qualche giorno, ti ricordi di Arturo? Dove sarà? E’ un po’ che non lo vedi in giro. Che sia partito? Non si sarà offeso perché non l’hai cercato? Loro parlano, parlano. Ti avvicini, per provare a rubare qualche frase. Ecco, da qui si sente tutto.
– Ne sei convinto? Continua a leggere→

“Nessuno è più importante di te”, di Fabrizio Centofanti

Prefazione del libro di Augusto Benemeglio

1.Tornando a casa per Natale
Tornando a casa per Natale (è il titolo di un film di Bent Hamer), capita che trovi un regalo inatteso sotto l’albero: un libro, un romanzo di Fabrizio Centofanti, Nessuno è più importante di te, ancora come dattiloscritto, insomma un’anteprima assoluta (se escludiamo il blog, dove però non si ha mai una visione d’insieme), che subito ti coinvolge. Conosci lo scrittore e la sua straordinaria capacità di essere prodigiosamente plastico nel mettere in prospettiva, in scena i ricordi, quasi di sbalzarli come in un racconto stereoscopico; ma conosci anche il sacerdote, capace di riunire gli uomini e stimolare, far emergere i loro lati migliori – un po’ come il regista finlandese del film in questione, ma qui la regia viene dall’Alto –, parliamo dei singoli uomini e delle singole donne che s’incontrano tra loro, si sentono vicini, provano simpatia gli uni per gli altri, e questo sentimento permane, li pervade al di là di ogni tentativo di separarli e isolarli nelle loro (talora profonde) solitudini. Non tutti gli uomini e le donne che si incontrano nella sua chiesa-casa-ventre-rifugio (“la chiesa ti partorisce una seconda volta; i canti sono grida, le doglie della donna, i vagiti del bambino, il tunnel buio che bisogna attraversare per riconoscere la luce” – pag.36) sono dei vinti e degli emarginati, ma sono pur sempre, “ciottoli umani levigati dalla fede, schegge impazzite di speranza…”, esposti alla vita, indifesi nella loro nuda singolarità, e tutti hanno bisogno della sua tenerezza di poeta, della sua guida di pastore, del suo telescopio interiore che sa scorgere nel nero infinito le stelle più luminose. (“Vi sento, sento le vostre voci, il fiume si è fermato, no, ancora tremano, te ne accorgi se guardi attentamente, ancora tremano le stelle”). Continua a leggere→

48. La presa del destino

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Ha la testa che gli gira: ripensa all’azione, alla corsa folle della sera prima. Avrebbe mai pensato di arrivare a questo punto? Sulla tastiera, le dita scorrono da sole. Un eroe? O un fottuto vigliacco, che cerca uno spiraglio nella bambagia in cui si è avvolto fino all’altro ieri? Ha sentito i muscoli intorpiditi sciogliersi e scattare, ha riconquistato in pochi istanti il senso del corpo, abituato a chinarsi sul computer con l’unico fremito di arrivare al fondo della pagina. Ora, lo strappo: bastava che qualcuno reagisse, un poliziotto che estraesse la pistola e sparasse su di loro. Continua a leggere→

47. A poco a poco

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Sì, è una bella casa, come quella delle fate. Colori disposti ad arte, per creare un’atmosfera. Si vede che c’è una mano femminile, ogni donna è un artista. Cosa pensi, Ester? Fausto se n’è andato: sei delusa? Hai perso un’occasione? Non tornerà mai più? E’ giusto che lo riabbia la moglie, che qualcuno, almeno, sia felice?
– Chi sarà?
E’ incerta se aprire o non aprire. Vorrebbe starsene da sola, a meditare sul da farsi. Non si può restare sempre disponibili, il suo lavoro la impegna già abbastanza. Basta, per oggi ha chiuso. Continua a leggere→

46. Andato

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– E’ lui?
– Sì, è lui.
– Com’è pallido.
– Come me.
Non ci avevi fatto caso. Sei inquieta: perché? Pensi che stia per succedere qualcosa? Ti turba l’uomo col soprabito scuro e la sciarpa chiusa nell’interno.
– Ciao.
– Ciao.
– Da dove vieni?
– Dal solito posto. Continua a leggere→

43. Imbroglioni

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Gli sembra bellissima. Si sente in colpa verso Dalia, ma lei, lei è troppo bella: accarezza la pelle liscia come un lago d’estate; resterebbe lì, centellinando un sogno che lo libera dalle ambizioni velleitarie, le preoccupazioni, l’ansia di fare, guadagnare, riempire un vuoto sempre più profondo; Ester, abbracciami, stringiamoci fino a domattina, lasciamo che la musica c’invada, sta a noi, nessuno può impedirci di essere felici, è bella casa tua, piccola e accogliente, è il mondo che voglio, non m’interessa altro: cos’è il successo, il potere del denaro? Baciami, dammi la pace che ho cercato così a lungo.
– Sei strano oggi, cos’hai? Continua a leggere→

42. Addirittura

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L’ufficio del capo è molto semplice: grandi finestre con le tende gialle, la scrivania massiccia e liscia come marmo, sedie comode in velluto blu.
– Dottore, c’è qualcuno che le vuole parlare.
– Chi è?
– Non ha voluto dirmi il nome.
– Me lo descriva.
– Ha un impermeabile scuro e una sciarpa chiusa nell’interno. Continua a leggere→

41. In che senso

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– Ho poco tempo.
– Lo so.
– Sai anche qual è il prossimo passo?
– Trovare uno scrittore di valore.
– Pensi sia possibile?
– Chiedo a mio fratello.
Il pub è una tana ben protetta: i marchi delle birre sono icone di santi scaduti, ai quali ci si rivolge in casi estremi. Dalia non sa se dirglielo o non dirglielo. Come la prenderebbe? Ma deve sapere. Continua a leggere→

40. Guarda

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Cos’hai provato, quando sei salita sulla sedia?
Non ti era mai capitato di vedere le cose da un punto di vista alternativo.
Insomma, di’, cos’hai provato?
Giorgio, sei matto, perché dovrei salirci? Pensaci, cambiano le immagini, la coscienza di sé.
Che idee, si sente che dormi sotto i portici. Sali, non farti domande, dev’esserci un momento in cui il passato è passato: se potessi ricominciare, quali cose rifaresti e quali no? Continua a leggere→

39. Cioè?

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– C’eri mai venuto, Marius?
– No.
– E perché proprio qui?
– Certe volte si va a fiuto.
– Quando?
– Praticamente sempre.
Una serie di ponti e grattacieli: il colore dominante sembra il grigio – magari non è vero. Arturo è quello dei dettagli; farebbe le pulci persino ai marciapiedi per cogliere differenze e affinità, capire il mondo da particolari in apparenza senza senso. Continua a leggere→