Archivi categoria: Lavori in corso

Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552

di Marina Pizzi

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452.

la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.

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Chi ha fatto fuori l’anima? Una storia in breve e qualche consiglio di lettura

di Maria Turchetto

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(pubblico, sul controverso ma fondamentale tema del riduzionismo, questo primo contributo, che, col cortese consenso dell’autrice, ho preso dalle sue pubblicazioni in rete. a.s.)

Credo che Alberto Savinio abbia ragione: anima è ormai per noi la parola di un lessico familiare infantile, una di quelle parole che «rimangono come suono anche dopo che sono morte come significato». Una parola che ha rivestito tanti significati, ha avuto tante valenze, ha attraversato una storia millenaria, è stata al centro di dispute religiose, stiracchiata da tutte le parti, girata, rigirata, stressata all’inverosimile. Non poteva che finire così, povera anima: un logoro straccetto linguistico, un suono dal significato vago. Scienziati, filosofi, psicologi non l’usano più. Forse nemmeno i poeti. Sta nel vecchio baule dei termini desueti e delle espressioni abusate, ad aspettare che qualcuno la ritiri fuori e scuota via un po’ di polvere: che un paroliere la infili in una canzone d’amore, un prete in una predica, o magari un giornalista sportivo si ricordi quel modo di dire: «il tal giocatore è l’anima della squadra». Continua a leggere→

DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO di Giuseppe Panella

[Si tratta di un primo capitolo per un libro che sto scrivendo nel corso degli anni… più che un capitolo è in realtà un’introduzione un po’ più lunga del solito per mettere in chiaro criteri e valutazioni, bilanci e prospettive, punti di vista e ricordi del passato (non a caso il testo è dedicato a Piero Cudini, un amico che non c’è più…). Giuseppe Panella]

DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO

di Giuseppe Panella

“Si chiamava adesso Orfeo o Arfa che vuol dire:

colui che guarisce mediante la luce”

(Edouard Schuré)

[alla memoria di Piero Cudini]


Il mito fondatore

Nella poetica orfica di Dino Campana, sono assai probabilmente confluite tutte le più importanti e variegate esperienze espressive ed estetiche europee di inizio secolo; esse sono state poi, in tempi e modi diversi, successivamente riprese e messe dialetticamente a confronto, rapprese e come decantate nel crogiuolo linguistico della sua impresa poetica.

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Ai testimoni la postuma riga, giù sbavata.

« Ad amalgama resa, a passi distillati subendo in piedi l’assedio di voci, la piega dignitosa delle ore; a mano stanca lavorando tenebre, implorando digiuni e spettri, una notte dietro l’altra, un bicchiere e un giorno alla volta, va avanti fino allo scadere la setta bianca e viola lutto, patito antidoto e veleno, il dover essere altrimenti, il meglio e il peggio, in attesa che suoni la propria ora in grande Stile, di forsennare l’Insensato e sbrigare il Soggettile. Tutto va per il meglio finché dura. Il solo passo, signori, è sempre e solo verso le cose stesse, dimenticare d’avere iniziato. Continua a leggere→

Nuovo anno: preludio al martelliano!

di Antonio Sparzani

serdana

[Pier Jacopo Martello vi avrebbe deliziato
col verso martelliano, se fosse più durato:

trattasi, com’è noto, d’un doppio settenario
con la rima baciata, come un doppio binario

che potete allungare a vostro piacimento
sempreché il vostro pubblico si dimostri contento]

(mi tenta la congettura che Pier Jacopo Martello abbia fatto un tale brillante uso del settenario, perché il suo nome completo è uno splendido settenario, a.s.)

Gloria della Serdàna

Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta
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Preludio alla ottava di esametri dattilici

di Antonio Sparzani
Erato, musa della poesia lirica e amorosa

ecco a voi questo nuovo e curioso mixing: l’ottava classica dei nostri poemi epici, composta però di puri esametri  dattilici, ovviamente catalettici – l’ultimo è un trocheo come di prassi. Il nonsense è meno apparente, più velato che nei precedenti esempi, però è, doverosamente, festaiolo. In figura la musa Erato, che presiede alla poesia lirica e amorosa.

Tè di rugiada
Quando la scotta del boma di mezzo accompagna la brezza
nascono roride palme di more e di turgide felci,
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LO YOGA, OPPIO PER IL CRISTIANO di Daniel Ange

(Da: Balsamo è il tuo nome – Editrice Ancora, Milano 1982)

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Queste tecniche non possono essere considerate semplici esercizi di rilassamento, neutri e facilmente cristianizzabili. Esse hanno una prospettiva esplicitamente spirituale di cui non si possono ignorare gli obiettivi. Pretendono di essere fattore di equilibrio, di armonia, ma, al di là di questo, sapienze che offrono un nuovo stato di coscienza, una scoperta dell’io immortale, fino a una “immortalità” entro questo mondo. In breve, si presentano come una salvezza mediante la quale ci si appropria del divino attraverso l’autocontrollo.
Una esperienza spirituale, cercata e ottenuta come prodotto di una tecnica, implica la ricerca di una autonomia spirituale radicalmente contraria alla Redenzione venuta da un Altro, donata per amore, ricevuta umilmente, e dunque – favorendo un volontarismo pelagiano – contraria all’atteggiamento di infanzia evangelica. L’ amalgama di queste tecniche con la preghiera cristiana, preconizzato da molti, rischia di falsare quest’ultima sotto apparenze intatte, edulcorandola in “meditazione religiosa”. La relazione personale e vitale con Gesù svapora in una fusione anonima e cosmica con la ”Divinità” .
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INIZIO DELL’EDUCAZIONE

di Claudio Damiani

C’è un problema. Se l’attuale dittatura economico-mediatica o dittatura della pubblicità, può, nei confronti di chi ha qualche attrezzatura culturale, essere tutto sommato limitatamente dannosa, dobbiamo riconoscere che nei confronti degli individui più fragili dal punto di vista culturale, che sono la grande maggioranza, essa ha degli effetti devastanti. Questa è la vera catastrofe, l’emergenza ecologica prima del nostro mondo. Che poi, la limitatezza del danno recato a quei pochi che possono spegnere la televisione, è in effetti molto relativa: perchè, se anche questi sono danneggiati solo nel fatto che sono emarginati, e non perseguitati, o sterminati, tuttavia la loro esclusione ha un ritorno devastante sulla società, che diventa come un corpo senza cervello. Se studiassimo la nostra società, vedremmo che il tratto comune a ogni sua singola parte, l’essenza della sua struttura, è la negazione dell’educazione.
L’educazione è mostrare un’opera (di pensiero, di arte, di sentimento ecc), qualcosa che esiste, permettere a un educando di entrare in uno spazio di rigore, di arte, di realtà, di verità, permettergli di godere di quello spazio. Continua a leggere→