Archivi categoria: Poesia

Francesco Dalessandro

APRILE E GLI ANNI

*

Sì, è vero, accadde. In un giorno già lontano:

quella data segnò il tempo e divise la storia.

Era aprile era un giorno di sole dopo il freddo

e la pioggia. In un luogo ben vivo nel tempo:

i suoi piedi toccavano il suolo lo stesso che tutti

tocchiamo indossava un vestito simile ad altri

vestiti di altre donne lo sguardo pungeva

e i capelli cadevano al vento: il tempo sfogliava

calendari non scordava un minuto camminava

nel tempo era il tempo concesso alla mia ansia

era un verdetto di chiare di semplici parole.

Quel che disse che lei disse, oh in una lingua

con grammatica e storia, era vero ma sembrò

menzogna se ancora non ci credo non ci credo…

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Ti amo, tu legge la più soave

rilke.jpgRainer Maria Rilke

Ich liebe dich, du sanftestes Gesetz

Ich liebe dich, du sanftestes Gesetz,
an dem wir reiften, da wir mit ihm rangen;
du großes Heimweh, das wir nicht bezwangen,
du Wald, aus dem wir nie hinausgegangen,
du Lied, das wir mit jedem Schweigen sangen,
du dunkles Netz,
darin sich flüchtend die Gefühle fangen. Continua a leggere→

Ricordo di Antonia Pozzi

antonia.jpg

Tempo
Mentre tu dormi
le stagioni passano
sulla montagna.

La neve in alto
struggendosi dà vita
al vento:
dietro la casa il prato parla,
la luce
beve orme di pioggia sui sentieri.

Mentre tu dormi
anni di sole passano
fra le cime dei larici
e le nubi.
II

Io posso cogliere i mughetti
mentre tu dormi
perché so dove crescono.
E la mia vera casa
con le sue porte e le sue pietre
sia lontana,
né io più la ritrovi,
ma vada errando
pei boschi
eternamente –
mentre tu dormi
ed i mughetti crescono
senza tregua.

28 maggio 1935

Il 3.12.1938 morì a Milano in seguito ad un tentato suicidio la poetessa Antonia Pozzi all’età di 26 anni.

And yet

larkinbown460.jpgPhilip Larkin ( GB, 9.8.1922 – 2.12.1985)

“And yet”

And yet – – but after death there’s no “and yet”.
Now we have seen you die; and had you burned,
I cannot aphorise “ what I have learned”
As neatly as I sort your desk, and set
The calendar for days you will not see.
“ Death doesn’t do you harm”, you chanced to say
One morning on the lawn, and straightway
Fear, young and furtive, took its roots in me
Which in these empty days now comes of age.
And yet – – because in life there is “ and yet” – –
What can I hope, except that you were right? Continua a leggere→

Francesco Accattoli

Se questo cosmo

Se questo cosmo
che a noi sembra così minuto

potessi io racchiudere in svelte parole,
sbilenche o irridenti,
spiegando tracce con tratti
violenti e ingrati;

come sola la mano esegua
un percorso orbitale

possa io vivere in vere parole
l’adunarsi di lumi e di lune
attorno ai tavoli dei caffè.

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Estratto da: Le api migratori, di Andrea Raos

api_cover.jpg

E’ con grande piacere che pubblico qui un estratto dal poema di Andrea Raos Le api migratori, che io ebbi il privilegio di leggere quando ancora era in formato e-book. Il lavoro è ambizioso e, a mio avviso, molto importante. Auguro ad Andrea il successo e le soddisfazioni che merita. FK.

Andrea Raos, Le api migratori, illustrazioni e copertina di Mattia Paganelli, Salerno, Oèdipus, 2007, € 10.

Il libro è ordinabile scrivendo a [email protected]

“La favola delle api” è già apparsa su “Il primo amore”, n. 2, settembre 2007, http://www.ilprimoamore.com/ Continua a leggere→

Sul gorgo

Sul gorgo violento della psiche
dove nacquero le religioni
dove il borghese recita il suo gelo e il povero il suo stupro
si affacciano gli animali.

La possibilità totemica suona forte
i mali e la morte cauterizzati
nelle pupille a fessura preverbali
nei morsi insalivati di veleno.

Anche loro come noi sono nati
in pura vita solo amore, terrore e sonno
le maschere di pelo stupefacente
la loro dolce ferocia di tutto e niente.

Ormai si sa che io sto all’alba in cucina
ragazza vecchia che si attacca al caffè:
né sentimenti né pensieri per me
solo poesia solitaria umana e sciamana.

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Massimo Sannelli

Sua biografia (2003-2007)

[in exitu Israel de Aegypto, domus Iacob

de populo barbaro]

1

il meglio si è trovato liberando. Allo

stato

più alto le briciole opposte, ad una

compagnia ora spremi il seme

del sesso, dalla sua tensione

con trasporto: e in un battere

d’occhio ha, questo, fatto – e l’uomo

ha oscillato, se non aveva conforto,

oltre al bene, che sente. Continua a leggere→

«Neonato», terza raccolta di poesie di Kate Clanchy

poesia_04_05.jpgKate Clanchy è scozzese di Glasgow ma rifiuta l’etichetta di poetessa nazionalista. Non vuole che l’ambito della sua poesia rimanga circoscritto – o quantomeno strettamente legato – al luogo di origine. In effetti gli argomenti dei suoi versi sono i più disparati: il parto, le storie di ordinaria follia dei ragazzi che scompaiono senza tornare più a casa, l’amore, gli uomini, i traslochi, le case (quelle vecchie e quelle nuove), i viaggi. La vita quotidiana in ogni sua sfaccettatura. Kate Clanchy ha sempre dichiarato di essersi ispirata a Carol Ann Duffy – altra grandissima poetessa scozzese di lingua inglese, di cui consiglio caldamente La moglie del mondo (ne parlerò prossimamente) – Selima Hill, e Sharon Olds. Con la Duffy ha in comune una certa ironia, uno sguardo sulla vita tutto sommato benevolo seppure disincantato, un’amarezza composta ma lancinante. La Clanchy dice: «Carol Ann Duffy ha avuto un’influenza fondamentale su di me. Ammiro profondamente la sua poesia, sia le liriche più squisite che le storie così piene di energia e di forza vitale. Trovo la sua indipendenza, la sua generosità verso altre donne, e il suo convinto femminismo una grande ispirazione in questo mondo ancora così fortemente maschile».
Kate Clanchy ha pubblicato tre raccolte di poesie: la prima, Slattern, nel 1995; la seconda, Samarkand, nel 1999; la terza, Newborn, è del 2004.
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