Negli anni ’50, Günter Eich ( 1907-1972), fu molto noto in Germania sia come poeta, sia come autore di drammi radiofonici. Eich fece parte della Gruppe 47, fu un intellettuale, come si dice impegnato, per fortuna le sue poesie migliori non ne risentono. Continua a leggere
Archivi categoria: Poesia
Tre per voce sola – di Jolanda Catalano
Voi non potete capire
le mie mani d’unguento
sulla carta
sciogliere enigmi
e spargere parole
con ali mozzate
di vento sulla nuca. Continua a leggere
Il nero e il blu (ballata per Catania), di Annalisa Busato
A Catania, di notte, piano
ovunque penetra la cipria nera
dell’Etna, che marchia
con occhiaie e rughe da maschera greca
nobili corpi color creta ed ocra
e visi ospiti, dal pallore di conchiglia.
Difficile rimuovere i segni di Dioniso:
al mattino si leggono le tracce
di strapazzi ed eccessi. E allora
su, righiamo decisi sopra i lividi
con cosmetici e tatoo
che il difetto diventi bellezza
stile di vita tragico, glamour dark
riso panico. Privilegio e sfida
nella magna Grecia, dove tutti
son cugini degli déi, rilanciare
(cu mori mori) il karma maledetto
della città. Jammun ‘o mare!
sopra i neri scogli
il corpo si scioglierà
e il mare, il mare blu ci laverà. Continua a leggere
Roberto R. Corsi
Scelta di poesie 2005 – 2007
SETTE POESIE DA «L’INDEGNITÀ A SUCCEDERE»
(Esuvia Edizioni, 2007)
BISMANTOVA, FERRAGOSTO
Scattavo foto alla povera pietra
costretta ai fianchi della sua distanza,
irrisa dalle nuvole.
Sdraiavo i pensieri su prati innocenti
profetici di valeriana – soltanto al ritorno
seppe il costato le tue frecce.
“C’è…” di Marco SCALABRINO
C’è . . .
C’è tanfu di morti e scrusciu di guerra.
C’è in giru arrè pi st’Europa lasca
crozzi abbirmati cu li manu a l’aria.
C’è surci di cunnuttu assimpicati
chi abbentanu, ogni notti di cristallu
li picca l’esuli l’emarginati. Continua a leggere
Ronson doppia fiamma – di Francesca Tini Brunozzi & Franz Krauspenhaar
(Infanzia e giovinezza)
Mia mamma ne aveva uno di Ronson
era uno da donna d’acciaio satinato.
Piccolo agile e senza spigoli
con incisa una corona di spine
lucente con al centro incastonata
una corona d’oro da regina
che è saltata via nell’impatto
e mai s’è più ritrovata per casa. Continua a leggere
Terza classe

André Frénaud
Natale ferroviario (titolo originale Noël au chemin de fer)
tratto da Non c’è paradiso, Mondadori, Milano 1998
San Giuseppe non aveva mai visto locomotiva
ed aveva paura di perdere i biglietti.
Era una sera di grandi partenze, la stazione febbrile
di folla e di fischi, di luci.
Giunti troppo presto, avevan perso tempo al buffet…
Non avevano prenotato i posti,
ed era corsa voce che avessero sbagliato treno.
Fratelli sconosciuti – di Anna Lamberti Bocconi & Franz Krauspenhaar
Io ascoltavo la semina, ma cosa vuoi che sapessi, cosa vuoi.
Tutti gli anni a tradimento che mi dovevano passare. Da
ricordare, da scrivere inceneriti ma non su carta:
bensì sul marciapiede, sui sentieri di città, costellazioni
di rivoli, la pallina del flipper che ero io, esaltata a scosse,
a luminare e suonare ma in realtà sbattendo la testa
contro quei funghi atomici che mi davano punti
contro quei ceppi che mi davano il tilt. Continua a leggere
Al bivio – di Giovanni Nuscis & Franz Krauspenhaar
Ci sono sentieri dove andare,
basta conoscerli, cifrarli
mettere la combinazione in moto
in una testa appassita, stanca
giungere le mani anche a caso
non è una vergogna trovarsi
nudi all’appuntamento. Continua a leggere
“L’ordine bisbetico del caos” di Gabriele PEPE
Lucy
1.
Vigilia in luce etiopica
adorna mondi per commedia d’uomini
ricurvi su un proscenio informe della vita: Continua a leggere
Non è importante essere felice, ma compiere il proprio destino. Ricordo di Gertrud Kolmar
Gertrud Kolmar ( 10.12. 1894 – marzo 1943) cresce a Berlino in una famiglia della borghesia ebrea. Come tanti altri ebrei assimilati, scopre la sua fede e l’appartenenza al suo popolo proprio nel momento in cui cominciano le persecuzioni razziali.
Il raggio della sua vita, già volutamente ristretto, diminuisce sempre di più, mentre, nella stessa misura in cui le viene negato il mondo esteriore, Kolmar trova dentro di sé tutta la pienezza: un ampio universo del reale e del surreale, del tragico e del barocco, una fonte inesauribile di vita e di forti sentimenti. Continua a leggere
VARIE SPECIE D’AMORE di Valter Binaghi

Amore dell’altura
Amor di lontananza
spinge la bestia ignara
Fino alla mattanza
Amore dell’anfratto
Amore del profondo
Nutrito dalla notte
Nel silenzio del mondo
Amor di cose piccole
Formiche e lumachine
Schiacciate dalle suole
D’incolpevoli bambine
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Francesco Tomada
Da “L’infanzia vista da qui”
Iceberg
(a Lucia, quanta fatica
per raccontarsi)
O forse il lenzuolo dell’anima
si annoda in fondo alla gola
dove si fermano i gesti di affetto
inespressi lì dove il flauto
imperfetto del corpo si stringe
al suo fiato per farne voce
Rosaria Lo Russo
Questo dolore che non dà piacere rifinisce in incubo.
Rifinisce un incubo in cui cucito su un catafalco ti rimpalmano
alle dure convenienze, con convolvoli di convenevoli
cucinati agli astanti, convolando a nozze astemie.
Ennio Morricone – di Franz Krauspenhaar
Da trombettista, giovane,
nei night, gli occhiali su
suonava la musica del tempo
di mattonelle e twist. Continua a leggere
Poesia e Asilo # 9 – Milo De Angelis
Telegramma
La finestra è rimasta come prima. Il freddo
ripete quell’essenza idiota di roccia
proprio mentre tremano le lettere di ogni parola.
Con un mezzo sorriso indichi
una via d’uscita, una scala qualunque.
Nemmeno adesso hai simboli per chi muore.
Ti parlavo del mare, ma il mare è pochi metri quadrati,
un trapano, appena fuori. Era anche, per noi,
l’intuito di una figlia che respira
nei primi attimi di una cosa. Carta per dire
brodo e riso, mesi per dire cuscino. Gli azzurri mi chiamano
congelato in una stella fissa.
[da Distante un padre, Mondadori, 1989]
“Quelle che smuovono…” – Fausto NICOLINI
Ritorno
Non sparate sulla mia malinconia
lasciatemi alla deriva del silenzio
affinché ogni mio pensiero possa
trovare il suo respiro Continua a leggere
Staffarda – di Dario De Albertis
Dallo stesso altrove – di Marina Pizzi – 2007
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1.
ripetta dello sguardo averti accanto
così da fare invisa ogni tristezza
lo scorno della luce quando viene l’alba.
in basto al vagabondo non sia più niente
dacché la curva non sarà fatale
al cinema del frutto sotto casa Continua a leggere
MULIER DOLOROSA di Valter Binaghi

“Dio conta le lacrime delle donne”
(Detto tradizionale ebraico)
E’ perchè
Conosci l’affanno
E i muscoli spezzati dalla corsa
E’ perchè vivi ovunque
E in nessun luogo
E’ perchè uno solo davvero ti ha avuta
Ma la carezza svelava l’artiglio
E l’antico amante a cui sfuggivi
Scatenava dietro di te
I cani del rimorso
E’ perchè i tuoi sonni sono brevi
E le tue attese senza volto
Che io busserò alla tua porta
Stasera (vieni ad aprire!)
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