Archivi categoria: Poesia

Romina Capo

romina.jpg L’attesa ha code
riverberi che artigliano
vertici di occhi
diluendo gli sguardi
A nulla vale
stare tra pareti trasparenti
se i ragni tessono feroci
perimetri e distanze.

***

La violenza
è violenza sempre
Anche col tuo fiore in bocca
e la rugiada colata
sul mento
Anche lì che sembra
paradiso per le mie labbra
lì è terra di guerra
E il mio cuore
ne è sgomento.

***

Continua a leggere→

Emily Dickinson

rose8.jpg

Traduzione di Letterio Cassata

C’è un altro cielo,
Sempre sereno e bello,
E c’è un altro sole,
Sebbene ci sia buio;
Non pensare a foreste fradice, Austin,
Non pensare a campagne silenziose –
Qui c’è una minuscola foresta,
Con foglie sempre verdi;
Qui un giardino c’è più luminoso,
Non toccato dal gelo;
Tra i suoi fiori perenni
Odo la luminosa ape ronzare;
Fratello mio, ti prego,
Vieni nel mio giardino! Continua a leggere→

I cadaveri degli inserzionisti

di Alessandro Ansuini

“I only stick with you
because there are no others”
Radiohead

Canto I
(Del disincanto)

Per gli insignificanti corpicini
che cadono ieratici a suolo
Per le tue ballerine e i gomiti
Maldestri che cozzano nella notte
Contro fronti che si trovano
In sospensioni d’ombra impreviste
Per le esecuzioni parziali per l’uomo
Che voleva vendermi 4 Dalì
In piccolo formato 10 euro, perdo
Tutti gli occhiali da sole un guanto alla
Volta lo perdo lo lascio in un bar, e così
Le sciarpe e tutta la mia serenità
Accade sempre qualcosa
Ma poi torna a posto
La schiena si torce alla sedia
E feroce
La educa e seduce. Continua a leggere→

“Faust” J. W. GOETHE

j-w-goethe.jpg
Notte

In una stanza gotica a volta, stretta e altera, Faust, inquieto, nella poltrona davanti al suo scrittoio

Faust

E le ho studiate, ah! filosofia,
giurisprudenza e medicina
– anche, purtroppo, teologia –
da capo a fondo, con tutto l’ardore.
Povero pazzo: e ora eccomi qui
che ne so quanto prima. Continua a leggere→

Lo spirito ai tempi di Anna L.B.

La cosa che tu apprezzi, le uve da vino –
e l’idea che quanto di meglio c’è ancora
scavando tra i rifiuti come un cane impazzito
risalga a grandi disegni esoterici
gli scavi della città di Troia
il mondo come volontà e rappresentazione
la serietà di un titolo di libro
che non rimanda a niente e non deride niente;
la cosa che tu apprezzi, questi vini da uva –
e tener alta la bandiera dei morti, parlare
con loro come mito, anche nel futuro,
tentare di incarnare bellezze incommensurabili
mentre il pendolo rintocca e straripano
sui tuoi stivali le fogne del regime,
guardare i gatti, i gatti, i gatti e tua madre:
tutto questo io lo chiamo IL MIO SPIRITO.

“Marsh Languages” e “Cressida to Troilus: A Gift”, di Margaret Atwood

657casabruciatathumbnailjpg.jpgAltre due poesie tratte dalla raccolta – pubblicata da Le Lettere – Mattino nella casa bruciata, la cui traduzione è a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti.
La smetterò, prima o poi. Cercherò di controllarmi. Cercherò di non invadere questo blog con la mia passione per la Atwood, per i suoi scritti. Cercherò di non parlare più diffusamente del Racconto dell’Ancella, di quando e del perché lo lessi, di quali libri metabolizzai insieme a quello, del fatto che – all’improvviso – quegli stessi libri si sono materializzati davanti a me per tutt’altro motivo che un esame universitario. [Mi sono chiesta perché. Che strano. Sarà forse che, a volte, si ha bisogno di rientrare un poco dentro noi stessi e ricercare le parole che hanno scacciato, anche solo per un attimo, anche su un solo centimetro di superficie della coscienza, la nebbia rassicurante del non-sapere].
Sì, insomma, la smetterò. [Forse].

La prima poesia, Lingue di palude, è percorsa da un argomento a me molto caro. Una poesia in cui le lingue, nell’accezione di idioma, perdono la loro connotazione “astratta” di linguaggio, per diventare sempre più lingua che si muove nella bocca, tra i denti, sul palato. Una lingua che è, disperatamente, anche negazione.
E la seconda, Cressida a Troilo: un dono, è di nuovo la Atwood del corpo.
In realtà queste due poesie – e con esse, l’intera raccolta – sono molto di più di quanto ho appena scritto.
Mi piacerebbe sapere che tipo di sensazioni, che genere di riflessioni suscitano in voi, che le leggerete.
Solitamente, quando un luogo per me è particolarmente importante, lo definisco “luogo dell’anima”. La Atwood, per me, è più di una scrittrice dell’anima.
È il corpo che si fa parola. In lei, nella sua prosa e nella sua poesia.

[Nota a margine: in parte è in onore di Margaret Atwood che la protagonista del mio romanzo si chiama Margherita. L’altro motivo è che uno dei libri-pilastro della mia vita (oltre al Racconto dell’ancella) è “Il Maestro e Margherita”.]

Marsh Languages

The dark soft languages are being silenced:
Mothertongue Mothertongue Mothertongue
falling one by one back into the moon

Continua a leggere→

La macchina responsabile di Maria Grazia Calandrone

botticelli.jpg

di Massimo Sannelli

1- Il mondo si è dato due metafore in cui riconoscersi: il TEATRO (il teatro del mondo, dove ogni vivente recita una parte, sotto l’occhio di un Re-Regista) e la MACCHINA, che corrisponde al corpo e a tutte le procedure regolari. La macchina «meravigliosa» del corpo, lo stupore – anche laico – di fronte all’organizzazione del corpo, ecc.; il giovane sposo che commenta il parto della moglie, e trema ricordando un urlo da bestia, che ha una funzione precisa. La vita non è improvvisata. Così non c’è macchina che non funzioni o che non sia stata fatta per funzionare: anche per gioco, come quelle di Tinguely. Infatti Tinguely
«matura verso l’infanzia», secondo l’aforisma di Bruno Schulz. Continua a leggere→

Tradotti dal silenzio I – Joë BOUSQUET (seconda parte)

Tradotti dal silenzio I – Joë Bousquet / seconda parte (di Francesco Marotta)

(La prima parte, pubblicata il 20 marzo 2007, si può (ri)leggere qui.)

joe-bousquet.jpg

[I testi di Joë Bousquet qui presentati sono dati nella traduzione di Charles Debierre e Beppe Sebaste; il saggio “Un viaggiatore immobile” è di Beppe Sebaste. Testi e saggio sono tratti da: In forma di parole, Libro VII, Il Pomerio. Antologia poetica, Reggio Emilia, Elitropia Edizioni, 1983, pag. 334-342 e pag. 803-809]

Continua a leggere→

La Poesia dotta di Corselli

Fabrizio Corselli, poeta e saggista classe ’73, nato a Palermo. Ha pubblicato nel 2001 il libro di poesie sui miti greci I Giardini di Orfeo, Edizioni Laboratorio Giovanile. Diverse le pubblicazioni di poesie e critica letteraria su riviste del settore, in particolar modo, Apologia del pensiero impuro su Atelier (col titolo di Sublimis). Collaborazione con il Salone Internazionale di Parigi e con il Museo Beleyevo di Mosca.
Si occupa da tempo di iniziative volte a promuovere il mondo della poesia, con un occhio di riguardo nei confronti della cultura classica. Segnalato sul sito della Treccani dal Prof. Roberto Carnero per la positiva riscrittura dei classici greci in relazione all’epica sportiva antica di cui si occupa con assiduità e dedizione dal ’96, con l’inedito non integrale Olimpica – Il respiro dell’eternità, recensito da Lorenzo Flabbi.
Tra le sue ultime uscite: All’Ombra di una Guerra, rievocazione mitologica della Battaglia delle Termopili (E-Book) e il recente Satyros – Viaggio arcadico di un satiro danzante. Opera epico-mitologica in due volumi (E-Book), Edizioni Mondogreco 2007. Uscito recentemente su Lulu.com il libro Shams al Nahar e le dieci perle d’Oriente.

Per saperne di più ecco qui a seguire la prefazione di Veronesi e in fondo il link alla pagina dove poter scaricare l’opera sulle Termopili.

Continua a leggere→

Leggero

Klabund ( * 4.11.1890) è il pseudonimo di Alfred Henschke, poeta espressionista , cantautore, drammaturgo, bohemien, pacifista.
Klabund fu tutto ciò ed il contrario di tutto ciò: amava le maschere, i travestimenti, gli pseudonimi. In ogni poesia, s’inventa di nuovo. Continua a leggere→

Poesia e Asilo # 8 – Sandro Penna

Innamorarsi: sì! di chi? di cosa?
dell’orma che si slabbra nel grecale?
del tuo sguardo che ferma l’aquilone?
innamorarsi del disamorare?
*
[da: Sandro Penna, Peccato di gola (poesie al fermo posta), Libri Scheiwiller, 1989]

Poesie. Giorgio Bàrberi Squarotti

neve.jpg

Tre soli anni

Tre soli anni, e già più non ricompongo i
tratti del tuo volto che per quaranta e più anni mi ha vegliato,
e allora che posso dire ormai di te, di me, di una vita d’amore e
pena per un’altra di parole e vento e gesti
venuti sempre troppo tardi, all’orlo di
una stanchezza mortale o anche un poco oltre, dov’è
lo scherno dell’inutile e del vano, e non c’è più risposta, da nessuno? Continua a leggere→