I.
ci siamo – abbandono la stele, lascio alla vita dei ragni la virtù, sospingo
tutta la memoria dietro il masso muscoso: non c’è mondo,
c’è il rantolo dello sconosciuto,
dell’ignota presenza che non nomino – seppi: nominare è morte e polvere,
ché in questo annullarmi alla congrega vivo, amandola di pura assenza,
come una vitale persuasione, una resa completa…
poi, vederli dall’alto, lumini in moto perenne nel vallone,
sapere di questo amore
che senza abbraccio vede ogni istante,
egoista del trascendere del legno,
offre una specie di ragione che si piega, un’elezione di qualcosa che sorregge
e spegne, accende e polverizza – ora impasto il fango, fratello,
vanamente erigo
muri a secco… Continua a leggere


