Nel sottotitolo, c’è la sintesi della raccolta: Canzoni sconce e malinconiche.
Nei versi di Rossari sono infatti onnipresenti dosi massicce di eros e di humour nero.
E’ una poesia che ha la leggerezza di Sandro Penna, la visceralità di Bukowski, il gusto per il calembour di Toti Scialoja. Da questa felice miscela vien fuori un libro godibile, onesto, malinconico. Uno dei pochi che si sottraggono a quella sessuofobia che caratterizza la quasi totalità della poesia contemporanea italiana. Da gustarsi, in particolare, la sezione finale, La stagione dei poeti, dove in una prosa esilarante, si racconta una grottesca gara tra poeti, in cui coesistono la vanità, l’amarezza, la megalomania e la dannazione di questa anacronistica vocazione. Segue qualche assaggio: Continua a leggere



