Parte seconda
(1991-1997)
I
Quando la sera scende
sulle nostre spalle come un manto
che non avremmo voluto portare,
non chiedermi di cercarti,
non chiedermi d’amare.
Parte seconda
(1991-1997)
I
Quando la sera scende
sulle nostre spalle come un manto
che non avremmo voluto portare,
non chiedermi di cercarti,
non chiedermi d’amare.
Il martello di tutta la terra (*)
19 Marzo 2007
Ovvio si perda qualche saluto,
anni interrotti quando non mancava
che qualche minuto
alle mani: e pupille, stanche di occhiali, di vista inevasa;
«un conto è nascere», dice la madre
nell’edema aperto della primavera,
umido, fresco nel suo raccontare;
«un conto creare una distanza ipermetra
Cicale e stelle senza polvere
né ali né steli verde acqua
brividi
frecce di Eros con punte all’ingiù
il nostro è un amore che i versi
non li ascolta
li sporca un po’ e
ci salta fuori
il nostro è un amore senza rime
la metrica resti pure
nei suoi letti a cinque stelle
goda sola saltando
sulle sue stanche molle
noi abbiamo il vino dei tuoi
fonemi la bianca lava delle
mie unghie i voli ciechi dei
gufi e la notte che trema nelle
tue mani
“la lanterna” mi dici
“tienila sempre accesa”
La nuova rima (Piacenza, 20 agosto 2007)
Dentro quale sonata
suonata dall’amico pianista,
dentro quale tè
verde di lucida giada,
dentro quale pagina di
il tuo vólto, domani,
dietro quale
luminosa
prova d’artista,
voglio tenere a bada,
o nascondere,
il vólto di te?
Per colazione hanno acqua e pane
bevono molta acqua
la saliva che hanno devono sputarla sulle mani
perché il martello non scivoli Continua a leggere
Un nero strato di cemento e ghiaia
allagò l’aia, ricoprì la cenere
di gramigne bruciate.
E sopra la gettata fu murata
una bruna chiancata di arenaria.
Le cose più grandi no, non le possiamo imparare.
Per morire non c’è maestro, e per nascere neppure,
Né per sapere come si brucia
In amore.
Con quanta pena siamo costretti a ritornare
Alle cose piccine di cui noi sì, noi siamo signori.
Mervyn Peake (c. 1949)
The vastest things are those we may not learn. / We are not taught to die, nor to be born, / Nor how to burn / With love. / How pitiful is our enforced return / To those small things we are the masters of.
1.
conosco ancora un arrotino
che in bicicletta cammina da fermo
che vive chissà come fa a vivere
con tutte quelle lame che lo stanno
stoccafisso del tempo senza caso
cantante a volte per rovistare ad altro.
ULISSE
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.
Umberto Saba
Tavola mistica
Tu dici: «Come puoi accettare
la mediocrità del mio vissuto?
L’esile trama dei miei gesti
non basta certo a riscattarla!»
di Ezio Tarantino
C’è scuola e scuola, d’accordo. Io, poi, il mio liceo l’ho finito qualche annetto fa, non sono molto aggiornato. Ho vissuto poi una breve, atroce stagione come supplente negli istituti tecnici professionali. Troppo poco. Il mio contatto con libri di testo, programmi ministeriali, attività, curriculari o meno, oggi me lo dà mio figlio undicenne (trecento euro di libri di testo per la scuola dell’obbligo: non vi sembrano troppo? un paio di settimane fa a Prima pagina Marcello Veneziani si è dichiarato contrario a formule alternative, quali il comodato d’uso, la compravendita di libri usati ed altre, più o meno ingegnose soluzioni studiate da genitori assediati dall’incubo di dover tirare fuori del denaro per far studiare il figlio, e, in modo demagogico o no, non saprei, ha chiesto: ma perché in una famiglia italiana è considerata eccessiva, insostenibile la spesa per i libri di testo e non quella per l’ultimo modello di telefonino che cosa più o meno lo stesso?).
Ma non di questo mi sono messo a digitare.
Ma di poesia. Continua a leggere
(Poesia per chi non legge poesie. Non ad uso dei Direttori del Personale)
Un lavoro e una vita malsani generano appetiti e desideri malsani. L’uomo non può essere sfruttato peggio di un cavallo, alloggiato e nutrito come un maiale, e avere nello stesso tempo ideali e aspirazioni giusti e chiari.
Jack London – Il popolo dell’abisso
La mia attività professionale
si è svolta prevalentemente
in ambiente commerciale. Continua a leggere
Cimitero di campagna
Fra la gioia dei grilli
oscure fiaccole.
E in alto le stelle.
Al giovane cuore
la riposata ridda
delle solari
gesta dei giorno.
Ma un’ansia i ridenti occhi
già turba
al fanciullo venuto
per gioia con rne

Da tenebra antica
Un bimbo è nato:
Di gioia e dolore
Ho il cuore straziato.
Sereno in culla
Giace il vivente.
Che amore e pietà
Lo rendan vedente.
Sua giovane vita
È fiato su vetro:
Un mondo non era,
Già passa, sta dietro.
Un bimbo che dorme:
Un vecchio è andato.
Perdona tuo figlio,
Padre abbandonato.
James Joyce (1932)
Of the dark past / A child is born; / With joy and grief / My heart is torn. // Calm in his cradle / The living lies. / May love and mercy / Unsclose his eyes! // Young life is breathed / On the glass; / The world that was not / Comes to pass. // A child is sleeping: / An old man gone. / O, father forsaken, / forgive your son!
Da: Diario a tempo libero, 1999 – Renato Mambor
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Questa felicità , di Mario Luzi.
Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
Così credo ai morti e agli angeli custodi.
Credo nell’estremo del coraggio
e all’intrepidità nel pericolo.
Credo alle donne e agli uomini
che si sono sacrificati
e alle energie che li hanno sostenuti
nel momento del trapasso.
Credo nella reminescenza
e nelle ali di quei tutori,
eroi romantici di un’esaltazione
soverchiata dalle macchine
dello sgomento e dello spreco.
Credo nel credere
di chi ha molto intuito
e non butta alcunché
di ciò che ruota per accortezza
o in conseguenza al merito.
Gian Ruggero Manzoni Continua a leggere
Ni quiero ser poeta,
ni galante.
¡Sábanas blancas donde te desmayes!
No conoces el sueño
ni el resplandor del día.
Como los calamares,
ciegas desnuda en tinta de perfume.
Carmen.
INTERNO
Non voglio essere poeta
e neppure rubacuori.
Lenzuola bianche su cui svanire!
Non conosci il sonno
e neppure il chiarore del giorno.
Come le seppie,
acciechi nuda con inchiostro di profumo.
Carmen.