Archivi categoria: Poesia

La sabbia senza scibile, di Marina Pizzi

*
in un cantuccio di rendite e pepite
le rarità vanesie di queste frottole
fanno mettere su famiglia con superbia
al monastero. il granchio del mare regio
chioda alla sabbia senza scibile
di ritorno il mare combriccola di pani
oltre più che salati, il mulinello di palude
ludo di roccia per il cimelio in lotta-fossa.
*

[inedito, da Pecca di espianto, 2007-]

IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte I – di Giampiero Marano

meta600.jpg

IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte I

di Giampiero MARANO
Scura è la terra e scura è la dimora in cui riposa la parola d’origine, quella vera. Per questo i nostri più antichi progenitori avevano la pelle scura. Per questo il colore della notte s’accorda con il volto di chi porta la storia sulle spalle.
(Subcomandante Marcos)

Continua a leggere→

SULLA POESIA DI ANDREA ZANZOTTO – di Luigi Metropoli

zanz.jpg

Il nulla maiestatico e i senhal. Parte II

Il non luogo, sede della poesia, in questo componimento è tutt’uno con la selva, ma, dato ancor più importante, il connubio tra selva e poesia riguarda la destabilizzazione del soggetto che partecipa della loro dislocazione («è così che bosco e non-bosco in questa pazzia tu coltivi»). Il bosco è un labirinto di stradine, è sempre uguale a se stesso, ma porta irrimediabilmente altrove: è il luogo del perdersi e ciononostante è invito-a-luogo, dove «ognuno potrà trovarsi» (meglio: ritrovarsi in uno stato di condivisa partecipazione ad un tutto unitario Read the rest of this entry

Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi 2007

Un esordio sorprendente per una serie di ragioni. E’ il primo libro di versi di un narratore noto (e che ha scritto uno dei più bei racconti che abbia mai letto in vita mia: I palloni del signor Kurz). E’ un canzoniere sull’amore platonico, tanto impossibile quanto intenso, quindi anacronistico ma moderno nello stesso tempo.

Continua a leggere→

Roberta Tarquini – Tre grotte

2005-08-meschia-demoni.jpg

Sarà per questa croce che mi scruta
con i suoi bracci bianchi
che io mi guardo e scavo
con i miei bracci bianchi,
così che dentro mi sono tutta vuota.
Una grotta di nicchie e loculi mi abita,
dimora di certi spiriti le cui vette
alimentano un culto polveroso;
presso l’urna stuccata di bianco
si prostra come damerino si prostra
ai piedi del suo altare imbellettato
quando s’accosta per baciarlo
al mottetto funebre guantato di bianco. Continua a leggere→

Scendere dalle scale lungo la via Emilia…

sirwaxrschneidercaliffa.jpg

di Luca Ariano & Franz Krauspenhaar

Scendere dalle scale lungo la via Emilia
– col gatto grasso come un vitello a graffiare
il portone;
l’odore di olio e gomme dell’officina sono
una foto della Gazzetta anni ’50,
il caldo fuori stagione da smaltire una sera
al Parco Martini, coi ragazzini ancora sudati
dell’ultimo calcio, d’una pallonata metallica. Continua a leggere→

L’orrore (di Alessandro Ansuini)

orrore

Mio cuore mio cuore, la pioggia sul fienile
le cucine illuminate dal sole mentre
bevevi acqua dalla gola del rubinetto
le ricordi le primavere che ti coglievano di sorpresa
i cortili assolati nella giungla, il pallone
che rotolava da sotto al letto e bastava?
non contavi i giorni, credevi una mela una mela
ed eri innaturale, osceno, in due parole:

Continua a leggere→

Domani

Domani sarò come oggi.
Dopodomani mi prenderà
la voglia di scherzare con
il passato in questo gioco
di stagioni che non mutano.
Nel reclinare il capo da una parte
guarderò il sonno
che mi stringe a sé
e mi conduce nel suo tempo
da cui imparerò a vedere la mia
pellicola a ritroso
e la forbice taglierà
il non ricordo delle cose morte
e un ago ricucirà
l’unico fotogramma vivo
nel prenatale limbo di un cordone
che mi lega all’origine celata.

Tratta da: M. Balsamello, D. Cipriano, A. Iftimie, M. Saya, 4 POETS, Roma, Il Filo, 2003]

ETERNO FEMININO – FINALE CON TUFFO

labbra

Pagina sedici del Corsera, due colonne in cronaca.
E’ storia di ieri l’altro, bambina e già puttana
del vicino di casa, dello zio e di quant’altri noi.
Femmina tredicenne, antroinfernale,
ti vogliamo fatale, per stuprarti innocenti.
Dal quarto piano schiantò sull’asfalto
di schiena, morta sul colpo, la nuca spappolata.
Ma nello scempio del volto restavano le labbra rosse
e il sorriso gelido della Medusa
che irretì il fotografo, maschio lui pure.

Faccenduola d’inedia (di Marina Pizzi)

*
([a tutti i morti della data odierna])

uccidimi con un cielo di grandine
con la dimestichezza del cacciatore
toro infilzato solo per spianto,
uccidimi con la mira del boia
con lo iato del buio senza voce né paura.
uccidimi con la presa più dimessa
con la piramide di mozzo più mozzata,
aggrappami alla pace delle scimmie
meticolose di banane e noccioline
con la sapienza della giraffa
faccenduola d’inedia sguardare a terra.
*

IN ITINERE – Nicola PONZIO

pi600.jpg
IN ITINERE – Nicola PONZIO

Nicola Ponzio
(Napoli, 1961)

*

“Scrivere forse è sottrarre dal buio
l’identità dell’alba.”

*

Testi tratti da Gli ospiti e i luoghi, Varese, Nuova Editrice Magenta, 2005

Il falegname Zimmer

I

Diversi troveremo insieme un luogo.
(Terribile e affettuosa,
al di là di quelle case,
oltre la cinta si offrirà
la luce in un riparo – giustizia
affine agli alberi – sottile
pertinenza di un destino). – Ospiti
noi stessi di quell’altro
che ci parla mentre in lui
nel nostro volto ci guardiamo.
Continua a leggere→

Patagonia d’agonia, di Marina Pizzi

*
con il martirio del sasso ti guardo penelope di stiva
tacco di cambusa senza blusa per il vento del gelo.
mostriciattolo di coma il salto della corda
oggi non uso presso i bambini senza più
le strade del sotto casa.
*
everlasting il tallone lo stinco lo zoccolo del boia
questa stima del sole che arde germoglio
una madre di tredici figli
retaggi di pietre morali dentro il deserto
di un capanno qualunque pre o post di qualcosa
salatissimo comunque. e quale apostrofo
toglierà il tatuaggio a fuoco del mandriano
ariano africano italiano americano
padrone ladrone con androne
adorato sul Canal Grande.


* Continua a leggere→

Saturnalia (di Simone Lago)

Ho voglia di una luce che si accenda nei cieli e annunci
la venuta di un bimbo già morto
che renda vano viaggiare
per i deserti e la speranza dell’acqua dimenticare la vita
stessa. Ho bisogno di cambiare il mio nome in Tommaso
toccarti e dire amore non è vero, io non credo
ma sento il sudore colare le vene pulsare e a questo cedo,
per questo rinuncio a consolazioni e null’altro bevo
che i tuoi umori.

Continua a leggere→