Fu l’ora bassa e tenue della fuga,
quando un passo si scuote nel silenzio
e un’ombra nera lascia la casella
vuota; fu allora il brivido di sabbia
a richiamare il tempo dello stallo,
la consueta apertura dentro l’argine
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IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte II – di Giampiero MARANO
IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte II
di Giampiero MARANO
3. Marco Giovenale
Alla radice dell’esperienza poetica di Marco Giovenale non troviamo alcuna pienezza o ridondanza dell’io (il che non comporta la mancata assunzione di una responsabilità anche etica nei confronti del mondo) ma l’accertamento di lacune mai colmate, di un buio prenatale: «Mi è stata sottratta» si legge in una prosa di Il segno meno (1), «una primissima forma che non ricordo, o una serie di forme, non so definire, e subito dopo mia madre». Se la scaturigine e la natura stessa del Dichten viene esplicitamente riconosciuta dall’autore come una «voce che dice di mancare», si spiega allora perché la percezione delle cose che ne deriva risulti così frammentaria («il guasto intermittente dell’insegna / reality»), così pervasa dal senso di un irrimediabile «non ricostruirete», come avverte un testo della silloge Altre ombre (2). Continua a leggere
Gëzim Hajdari: Tre poesie
A lungo ho atteso questo giorno
davanti alle rose e ai miei coltelli
come l’assassino la vittima
o come il rogo l’eretico
per mostrarvi questi versi
li ho incisi sulle rovine di amori
fecondati con l’ombra fertile
partorita dalla tua luce femminile
in un Tempo atroce
ho temuto a lungo questa notte
come la vergine sposa
o come i papaveri del campo che aspettano l’alba
dove finisce il tuo corpo?
e dove inizia la mia follia?
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Gemello Carnivoro (2001): Poesie di Cristina Annino

INTERVISTA AL POETA
A domanda rispondo: chiedo
d’essere scemo; che almeno mi si tolga
coscienza, veleno e storie dalla testa. Quelle
bianche venendo senza mani in cerca di me, con
noia e fede spesso le lavo. Ebbene, per
piacere non vengano più. Vorrei
vuoto assoluto per farci
il morto, e non mi guardi più niente. Elencherò: la
gente, pasti, libri, cellule
occhiute delle porte.
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OGGI DIO NON OSA di Roberta Borsani

Oggi dio non osa
aguzzi
frammenti d’anima
gli si sono
conficcati nel cuore
si è uccisa una donna
dio non c’era
(e perché
pensava a qualcosa
che si spezza?)
Continua a leggere
Primo maggio e due giugno…
Primo maggio e due giugno.
La grandezza dei colpi di martello.
Un corpo fatto a pezzi e ricucito
ci saluta ogni anno, più magro
per degenza infinita. Continua a leggere
Salvatore Quasimodo (1901-1968)
Oboe sommerso
Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.
Un oboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;
In me si fa sera:
l’acqua tramonta
sulle mie mani erbose.
Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,
e i giorni una maceria.
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Ore
Le ore attaccate alla parete
condannano le sciocche
girandole del pomeriggio.
Arsenici – di Marina Pizzi
da Arsenici
2007-
1.
in un seno di stoppie voglio fiorire,
sei arrivato con questa faccia da putto
limone biondo al varo del già stato
2.
circondata da una scena al pistacchio
questa tua foce di bile non ti aiuta
chetichella di soqquadro
domus universo quale foglio
attrito di scritto con crisma
forte cenere rea.
Compiuta Donzella
A LA STAGION CHE ‘L MONDO FOGLIA E FIORA
A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora
acresce gioia a tutti fin’amanti,
e vanno insieme a li giardini alora
che gli auscelletti fanno dolzi canti;
la franca gente tutta s’inamora,
e di servir ciascun tragges’inanti,
ed ogni damigella in gioia dimora;
e me, n’abondan marrimenti e pianti.
Ca lo mio padre m’ha messa ‘n errore,
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza segnore,
ed io di ciò non ho disìo né voglia,
e ‘n gran tormento vivo a tutte l’ore;
però non mi ralegra fior né foglia.
(Compiuta Donzella, sec XIII)
IMPRONTE SULL’ACQUA – di Francesco Marotta
*
ti cammina sul braccio
la tenebrosa
sapienza di
chi regge lumi
al mattino, ti
acceca
il risucchio dell’olio
che sciama in vapore e
incendia il tuo
occhio Continua a leggere
I papaveri, di Marina Pizzi
La liberazione dai nazi-fascisti
ho visto il tuo saluto su di un cipresso
il 25 aprile di questo anno parso sperso
a morirne
linciata di morirne da acrobata lontana
partigiana tinta da una macchia di papaveri
rossissimi sismi di pressa d’àncora
d’anfora disgrazia svista di politeama,
il plettro polis di lapidi
dadi di stemmi scori di soste.
[inedito, da Pecca di espianto, 2007-]
*
Delle partenze e dei ritorni vittime
Chissà se speran salva la corolla
lungo i binarî, sanguigni i papaveri.
[da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986)
cabaret delle panchine
sto chiudendo il libro. e consentitemi ancora una prova. per esempio non so che fare delle frasi palesemente comiche….
metterle o non metterle…
ecco. per me la rete è questo, un modo veloce per avere delle verifiche (e le verifche in rete non mancano mai, anche quando non arrivano)
****
Erano tanto addolorati che ricevettero anche le condoglianze del morto.
Al colmo dell’eccitazione si denudavano, ma ognuno a casa propria.
Dicono che oltre ai piedi gli puzzano anche i polpacci.
Il falegname che chiude la bottega ogni quarto d’ora.
Aveva fatto un buco nel materasso, Ma praticava comunque il coito interrotto.
Salvatore Garofano non buttava mai niente. Quando si tagliava le unghie le faceva cadere nella ciotola per i cani.
Un milione di anni fa sarebbe sembrato bellissimo.
Uno che gli basta avere trentasette e due per dire che ha una febbre da cavallo. È un ippocondriaco.
Le puttane con lui si riposavano.
Due novembre. La vedova sta piangendo sulla tomba sbagliata.
È un avvocato ma sembra una carriola.
Antonella prisco mangia solo verdure di campo, non guarda la televisione. Si masturba col sesso rivolto a nord.
Sull’amore non so veramente niente. A volte mi sembra di affezionarmi a qualcosa, ma non ne sono mai sicuro. E più che nobile l’amore è mobile, ma di poco pregio: una scarpiera.
Calla
Nei condomini in silenzio
la domenica, coi gatti pure loro fuggiti
tu nell’ombra del cortile
sei la calla tra i fondi di caffè
e le bestemmie dei vecchi rimasti
a scatarrare. Il giallo del tuo cuore
è la tosse del vicino che ti espelle. Continua a leggere
poesia o prosa
Il poeta zimarra dice che ogni tanto arriva una notte che non è una notte, ogni tanto arriva un amore che non è un amore, ogni tanto arriva una poesia che non è una poesia, non arriva mai una morte che non è una morte.
Il poeta zimarra
dice che ogni tanto arriva una notte
che non è una notte,
ogni tanto arriva un amore
che non è un amore,
ogni tanto arriva una poesia
che non è una poesia,
non arriva mai una morte
che non è una morte.
Sta (memoria di Paul Celan)
NON SARA’ NECESSARIO di Roberta Borsani

Non sarà necessario
scacciare il cardo dal giardino
o impregnare
le cornute lumache
di intrugli letali
Continua a leggere
Tra il silenzio degli ulivi
Qui, tra il silenzio degli ulivi,
l’azzurro del cielo abbraccia la valle
e un campanaccio da chissà dove
spezza la monotonia del ritmo
uguale all’incedere di quel pastore
e a un cane che da rituale abbaia
per dire che c’è e che ci siamo
anche noi nel descrivere
la saggezza della natura
così bonaria nell’umore
di una giornata serena
in attesa di quel lampo
di buio pronto a deturpare
il paesaggio nel nuovo
ordine delle cose
Tratta da Noi atomi alla ricerca di un nucleo – ed. Il Filo – 2005
versetti (seconda proposta)
Ted Kooser, il poeta delle piccole cose
di Stefanie Golisch
Ted Kooser (Ames, Iowa, 1939), vincitore del premio Pulitzer 2005 è il poeta delle piccole cose, degli sguardi veloci, della quotidianità. La sua poesia nasce in mezzo alla vita, in un ristorante cinese, lavorando in giardino, facendo una passeggiata serale con il cane. Kooser aggiunge poco al vissuto, le cose, sembra che voglia dire, stanno come stanno. Non è per niente grandiosa la vita, ma d’altronde per fare poesia non occorre grandiosità. Basta rendersi – poeti e non poeti – permeabili per quegli attimi in cui la poesia entra nella vita quando meno la si aspetta.
