30.
alto o basso il numero della fila
quando in coda dorme la piramide
giungla-cometa di un amore dispari
ìmpari, iniettato, inadatto stato.
il perizoma è stato imposto al fiore
tutto calvario l’ordine del petto
indice al respiro pira all’arpa arsa.
31. Continua a leggere
Archivi categoria: Poesia
Poker inedito
INCOMUNICABILITA’
Adesso
leggo solo
l’elenco telefonico.
Quando arrivo al mio nome
faccio il mio numero.
Risulto sempre occupato.
AVATAR, MON SEMBLABLE, MON FRERE

C’è un tizio che mando a spasso per la rete,
un viaggiatore senza l’affanno del passo
senza bagagli e rughe, un prosciutto senz’osso
consiste unicamente di parole
infilate sullo spiedo di uno stile.
Un rosario che implora:
assaggiatemi.
Continua a leggere
Compleanno in maggio
di Adelmina Albini
Rose Ausländer
Il lillà mi tenta
al giuramento
sono un respiro
di maggio
Fiumi azzurri le vene
chi scorge la sua foce
Che parte
hanno le stelle
nel mio sogno
Nel prato di mughetti
consacrato
al riottoso toro Continua a leggere
Sanfredianina di Rosaria Lo Russo

Reso immortale dal romanzo di Vasco Pratolini, il quartiere di San Frediano si trova “di là d’Arno”, vale a dire nella parte sud della città. Un tempo rione popolare, negli ultimi anni ha definitivamente perso il suo charme di vecchio borgo fiorentino per diventare un’ambita zona residenziale. La tradizione assegna alle giovani nate e vissute in questo quartiere una fama di ragazze schiette, “dai facili costumi”.
“Sanfredianina“, pubblicato all’interno della raccolta omonima nel Quinto quaderno di Poesia Italiana (Milano, Crocetti, 1996), con prefazione di Antonello Satta Centanin (alias Aldo Nove) e mai più ristampato può essere visto come un raccordo essenziale nella ricerca della “poetrice” (poeta&attrice) fiorentina. I temi dell’adolescenza e del rapporto con la città natale (che verranno poi ripresi e sviluppati con differenti soluzioni formali nelle compagini successive) sono già presenti in questa “passeggiata campaniana” nel quartiere natìo, dove l’io poetante (ri)percorre, col cane al guinzaglio, strade e vicoli della propria memoria. [M.S.]
Continua a leggere
Reflections (2) – Milano
“dove vai?” mi chiedeva mia madre
solcata dalle rughe della paura,
“ancora non so”, le rispondo ( dopo vent’anni )
da guitto di circonvallazione,
sempre un casino Piazzale Lodi
sino al prossimo semaforo
e gli attimi ti consumano le mani,
anche il volante si deteriora!
da “La vita indiretta” di Marco Rossari
*
Guardare la televisione
di mattina è mettere
la sciolina alla
disperazione, una discesa
illiberale attaccàti
al tubo catodico
del gas. Nel garage
le faccione dei vip
preparano la combustione
del polmone.
Che è d’acciaio, marca Philips. Continua a leggere
Lingua falena balena…
Arsenici – di Marina Pizzi – 2007
18.
rorida alla fronte la porta della morte
questo bigiare finalmente
dal palo dell’arresto alla cuccagna
19.
atti del vandalo l’eclissi
far di dedalo il vuoto se
se convenuta appena la scarlatta
madre del parto la sorte
scura del padre senza dove Continua a leggere
Terre di confine – poesia in musica a Castel di Lama (AP)
Parte venerdì 11 maggio la rassegna di poesia in musica TERRE DI CONFINE che si svolgerà presso l’associazione Babazuf di Castel di Lama (AP), in Piazza delle Libertà, e presso il museo ARTE ON, in Via De Gasperi. La rassegna, patrocinata dal comune locale e organizzata dalla stessa associazione, vedrà esibirsi, in una scenografia corredata da una esposizione permanente di fotografie di Fabrizio de Fabiis, alcuni dei più promettenti poeti locali, già conosciuti in ambito nazionale, assieme a giovani musicisti che li accompagneranno nelle letture, in vere e proprie “performances”. Continua a leggere
Chandra Livia Candiani: “una devozione leggera e costante”
“Tutti abbiamo una porta, non sappiamo cosa c’è dietro”
(Chandra Livia Candiani, La porta, la Biblioteca di Vivarium 2006)
Da La Porta
La porta.
Era.
Di ferro.
Certe volte di ghiaccio.
Perfino
di umano
costato,
allora il suono
del bussare
si faceva sordo
impossibile da ascoltare.
*
da “Pause” (1988-1992) / 1
Camillo Sbarbaro (1888-1967)
Taci, anima stanca di godere
Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all’uno e all’altro vai rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio. Continua a leggere
Del poeta
![]()
I
Solo nella tua casa
notte e giorno confondi.
E palpita la selva dei non io
cacciatore di miriadi di mondi. Continua a leggere
Francesco Musso (proposto da M/Merisi)
La lentra
La lentra
de luce
n filo
staman cusì belo presto.
I can
n zimo ar terazo
nient’autro
i ne miro
e de nient’autro
in se vesto
che de r campo d’Aprilo.
Entra/di quella luce/un filo/stamani così bello presto./I cani/in cima al terrazzo/nient’altro guardano/e di nient’altro/si vestono/che del campo d’Aprile.
Francesco Musso è poeta e intellettuale, sempre interessato alle parole e il loro significato. Scrive poesie in italiano, questa proposta fa parte della sua prima raccolta in dialetto, dal titolo L’era.
Vive tra la pianura di Fosdinovo e la Valle del Magra, sul confine tra Liguria e Toscana.
Reflections (1)
Strano questo millennio nel suo inizio,
figlio di un vecchio poco saggio che
si circonda delle peggiori disgrazie quasi
fossero belle dame da portare a un
happy-hour per un veloce aperitivo
e poi aspettare l’eclisse della città
oscurata e con occhi sopiti guardare
la metro che ingoia l’alba dell’ingordigia
Da Lampadine, Ermes 1998, di Giancarlo Tramutoli
*
La vita è fatta a scale:
c’è chi scende
e c’è chi cade.
*
Curriculum
Elementare: Watson.
Scuola Media: Sherlock Holmes.
Liceo Classico: Conan Doyle.
*
Un santone trovò la vera pace
conservando una fede d’oro
in una credenza di noce
abbastanza popolare.
*
Un famoso architetto
andò in pensione
passando
dalla ricerca sullo spazio
alla ricerca dell’ospizio.
*
Che Guevara
ha lasciato ai poster
una lezione amara:
è dura la vita da clandestino.
Meglio quella da manifesto.
ARSENICI – di Marina Pizzi -2007-
![]()
7.
ode rammento credito felice
guardar di te l’orologio fermo
aureola santa quando la partenza
spericolò un’agave col fiore
alto altissimo per morir di pianta:
di sana pianta il ricordo despota
la mano vecchia che ne scrive l’eco
l’oscenità bambina di restare.
Federico Scaramuccia, da “Ninfe senza posa”
![]()
Estratte da una raccolta inedita composta da oltre 200 haiku, queste dieci “Ninfe” di Federico Scaramuccia sono altrettanti scatti rubati, cesellate polaroid metriche da un’Arcadia post-postmoderna. Ninfe vittime (o carnefici?) di metamorfosi che le fondono ad elementi presi a prestito in parti uguali dalla realtà quotidiana e da un immaginario fetish tutt’altro che scontato, hanno il potere di raccontare una microstoria (un microfilm?) con il solo ausilio di pochi -ma ben scelti- elementi figurali. [M.S.]
Giosuè Carducci (1835-1907)
Un piccolo omaggio per i cento anni della morte di Carducci.
Davanti a San Guido
I cipressi che a Bòlgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar. Continua a leggere


