Archivi categoria: Poesia

Cristina Annino: un’eternità di scrittura

Qualche tempo fa ho messo in rete alcune poesie di Cristina Annino, una poetessa singolare e straordinaria rimasta misteriosamente “nascosta” nel panorama delle patrie lettere da troppi anni. In seguito in alcune mail le ho chiesto del soggetto maschile nei  suoi testi e soprattutto della sua vicenda editoriale. La sua risposta è talmente cristallina e forte già di per sé che non ha bisogno di filtri ulteriori.

L’io maschile potrebbe forse spiegarlo uno psicanalista. Io so soltanto di averlo usato naturalmente fin dall’infanzia. Tutto qui.

Per quanto riguarda il silenzio, diciamo, che mi circonda, è imputabile a fatti di due misure. Una mi riguarda come scelta, una no. Quando uscii con Einaudi nel 1984, Fortini si impuntava (così mi scriveva personalmente) affinché uscissi da sola: Walter Siti, curatore dell’antologia, preferiva farmi prima conoscere da un pubblico di lettori più vasto e poi pubblicare una raccolta poetica interamente mia. Decisione disastrosa perché Einaudi si sfasciò, Siti uscì dalla redazione,ecc,ecc. Continua a leggere→

Michele Mari, da Cento poesie d’amore a Ladyhawke

L’etere che uccideva il cervo volante
lo conservava intatto su un letto di bambagia
nella scatolina d’alluminio
delle vecchie professoresse di scienze

Così
mentre il nostro amore si spiegava
bruciando in pochi mesi ciò che richiede anni
ne ho fissato ogni volatile istante
a futura memoria
e nondimeno
il ricordo più forte resta un suono
di elitre ronzanti

*
(Einaudi, 2007)

Amelia Rosselli, da Sleep: Poesie in inglese

too vast a promontory for may sight
is this hill of belief: too vast
a thought you hide from my sight
this hill which slopes.

too strange a coincidence, your hand
on mine.
*
troppo vasto un promontorio per la mia vista
è questo colle di fede: troppo vasto
un pensiero che nascondi alla mia vista
questo colle che declina.

troppo strana coincidenza, la tua mano
sulla mia.

(traduzione dall’inglese di Emmanuela Tandello, Garzanti, 1992)

Expasse

L’expasse al re, non sempre riesce.
Il semaforo talvolta è giallo, sempre di notte.
“Senti…” “Ma che ti prende?”
Questo senso di poco spazio,
neuroni nel recinto.
“Hai voglia di passeggiare?”
Leggo qualcosa di Marinetti.
Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
Zaff Tumb Tumb
Zaff Tumb Tumb
Zaff Tumb Tumb
Venite signori della guerra
voi che costruite i cannoni
voi che costruite gli aeroplani di morte
voi che costruite le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere
Tambourine man, le maschere non cambiano,
sono più siliconate, passiamo le carte!

undecent/indecente di Charles Bukowski

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brisk, brisk, brisk./bullets and lives./shot.//as the blackbird/sits on the/wire.//as department/store neckties/wait to be sold.//as you think of/something/as nothing/thinks of you.//the kite floats/in the wind/and the mad-/man/is right.

*

ritmo, ritmo, ritmo./vite e pallottole./uno sparo.//mentre il merlo/siede/sul filo.//mentre cravatte/aspettano d’essere vendute/ai grandi magazzini.//mentre tu pensi/a qualcosa/mentre niente/pensa a te.//l’aquilone vola/nel vento/e la ragione/è del/pazzo.

(traduzione di Enrico Franceschini, da La canzone dei folli. Poesie II, Feltrinelli, 2007, 5a ed.)

Lorenzo Calogero

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Lorenzo Calogero non è stato in campo di concentramento come Celan, non ha conosciuto, come Celan, Cioran Gadamer e Heidegger, ma io penso che sia al suo livello, uno dei più grandi poeti del ‘900. Lo penso da tanti anni, feci la mia tesi di laurea su di lui nel 1982, e ne parlai a lungo con Amelia Rosselli, che si considerava sua allieva.

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Enrosadira

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I

Tu che ci inondi di musica ancora
anche se ben distorta armonia
della donna perduta ci rimane
il sarcasmo disciolto nel sorriso
di un’innocente e flebile mania:
componi il tanto amato e vano riso.

Dai tempi lontani inaridito
non hai in mano che polvere di cose.
Ma non fermare i dolcissimi suoni
o dei passaggi disperato dio
sedotto dal profumo delle rose.

II

Tu che dell’occidente
conosci la pia rosa dei fruscianti
silenzi d’orizzonte
momento in cui si posa
il cuore degli amanti
e ride dell’eterno incandescente:
rompimi questo duro incantamento.

Io sono nella stasi senza pace
vicino a me si muove ogni vivente
l’erba germoglia intorno a me, la pietra.

III

Dileguare dell’ombra nella luce
della luce nell’ombra: tu sei questo.
Anche se muori d’ombra nell’amore
e se vivi di luce nel dolore.

Resta oscura la madre delle rose.

Gonzalo Torres – Jairo Miguel en El Ruedo – poesia cilena

di Gonzalo Torres

torero
Jairo Miguel en El Ruedo
Poesía de actualidad

El chaval y sus verónicas deleitaban en la plaza de toros.
Un amor amante se despertaba de su sueño.
Jairo Miguel es su nombre lleva en la sangre su oropel,
Desde España se fue llorando;
Sus ilusiones de torear eran más fuertes que sus 12 años.
Se monto en sus sueño y vio la puerta de México en sus pupilas.
Desde el balcón los amantes se despiden,
Y en la calle Alcalá se mueve la noche y el destino,
Risas y cantos de mandolín y de vino,
Jairo Miguel el torero infante, Continua a leggere→

Scoprire l’America

Arthur Schnitzler, medico, amante delle donne e sublime scopritore dei nostri universi interiori, visse a morì a Vienna. Si dice che egli si ispirò alle opere di Freud, ma forse è stato piuttosto viceversa.
Oggi, 15. maggio 2007, festeggiamo il suo 145mo compleanno con una piccola poesia in prosa….

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Orfismo incivile: su Trovatori di Gianni D’Elia

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Qualche critico letterario prima o poi dovrà accorgersi, ammettere e scrivere che non ci troviamo di fronte a un semplice libro di poesia. Questo è un libro di “teatro in versi” e più precisamente è un libro di “teatro di parola” in versi. Le origini sono chiare e basterebbe tornare sull’idea abbozzata del coro di voci in Bestia da stile di Pasolini per riconoscerne l’imprinting (si torni soprattutto sulla conclusione del II episodio). D’Elia naturalmente sviluppa questa intuizione-base
con la maestria formale del suo poema in fieri e con la forza delle eredità raccolte ed incarnate: Baudelaire, Leopardi, Dante, Penna, Saba, Caproni (si torni qui sul tema della “tradizione come eresia” in Gianluca Pulsoni, Scorie contemporanee, pp.30-34). Dove prima c’era un seme, adesso un albero. Continua a leggere→

Giorgio Vigolo (1894-1983)

Diluvio

Mi coglie lo scroscio dirotto
a mezzogiorno sul ponte:
dintorno la città – chiese e palazzi –
si scioglie in fumo e non si vede più.

Anche quell’ ultima cupola spare.

Rimasto solo è il ponte,
tagliato dalle sponde,
sospeso in alto in alto fra le nuvole
con le sue statue d’ angioli grondanti.

Ma mentre la città mi si cancella
nel fumante diluvio
dentro la nube uno spiraglio ride
verso uno sfondo di monti sereni:
e dietro un vetro limpido e sottile
l’ ultima pioggia un praticello splende
avvicinato in quell’ umida lente.

Fuori di porta è già tornato il sole.

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Rossano Astremo- Da L’incanto delle macerie (Icaro, 2007)

Rossano Astremo- Da L’incanto delle macerie (Icaro, 2007)

Vertigine.wordpress.com

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Ti parlo, ti straparlo, nel mattino
dal metallo in gola, depongo le mani
lungo ombre desuete, mi soffermo
sullo zero che ogni calcolo motiva,
mentre il raggio di miele dell’autunno
cola tra i tuoi silenzi. Per l’aria tremula
la città si scioglie in delizia, in continua
curvatura tra pioggia e schiarita, Continua a leggere→

“China” di Maria Pia Quintavalla (inediti) – aggiornamento

Posto qui delle poesie inedite di Maria Pia Quintavalla tratte dal poema in versi “China” (iniziato a scrivere nel 2001, insieme a “Purgatoriale” e “Quintavez”, costituivano tutte parti del romanzo stesso “China” scritto in centocinquanta pagine fino ad oggi, in versi; è stato scritto prima e contemporaneamente ad “Album feriale”).
Quintavalla assieme alla potessa Rosaria Lo Russo leggerà alla Casa della Poesia (Palazzina Liberty), martedì 15 maggio ore 18 per il ciclo curato da Milanocosa organizzato da Adam Vaccaro
dove sarà presente anche La poesia e lo spirito.

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Ghjacumu Thiers – da L’arreta bianca – poesia corsa

Poesia corsa – Ghjacumu Thiers – da L’arreta bianca (ed. Albiana) – con mio tentativo traduzione
thiers

Inviluppu

Porghju
a l’imprubabile distinazione
a maiò parte di u dubitu
è mi tengu
a lettera
a sgrisgita di a carta tagliva
In punta di a lingua
inziccata u brusgiulu
cusì mi tengu una stonda
a sincerità di isse parole
ch’o ùn ti aghju scrittu

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