Mi guardi dalla tua vetrina
malata e lucidissima,
ma le mie parole si fanno ferro
e si chiudono come pallottole
di insetto.
La tua presenza
qui
è pesce da rituffo.
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DE AMORE. Parte I – di Massimo Sannelli
DE AMORE

Parte I
1
CRISTO è coinvolto nelle cose del mondo. L’italiano di scuola è piegato verso questo e questo: una cosa e un’altra. Questa lingua è una corazza musicale. Non senza fatica, prima; anzi, crollando; dopo, con nessuna fatica, come in un volo ben fatto. Continua a leggere
Sonetto del breve momento – di Vinicius de Moraes
SONETO DO BREVE MOMENTO
Plumas de ninhos em teus seios; urnas
De rubras flores em teu ventre; flores
Por todo corpo teu, terso das dores
De primaveras loucas e noturnas. Continua a leggere
tre testi
(ottobrina)
Corta voglia del gatto è tramutare
d’eccellenza, per il patto
dell’innesto calcareo.
Infoiato annusa nel quadrato
foglie secche, non sospetta
replica di sorgenti, col vino
dentro il fresco del carrubo.
Prossimo di calvario, svia
dal contorno delle case,
ripristina lo sgorgo
del resecato torto,
degli averi.
(tua voce)
Se d’un virile sgomento
ciba la corda l’arco lo stromento,
strazia la gola
dissecca la favella.
(scritturale dei muri)
Celletta del monaco
orfeo, ivi s’aggruma
melico il candore
del corpo lasso,
della parola offesa,
corrugata passione per tortora e sparviero
o pertinenza alla catena buia.
Adriano D’Aloia – Buio dei miei occhi (LietoColle)

Caro Adriano D’Aloia,
Lei mi chiede, nella sua lettera, se “vale la pena”. La mia risposta è: sì, vale la pena. Lei possiede, a mio avviso, una grazia naturale nell’usare e accoppiare le parole e nel sottometterle a una necessità ritmica.
Viva e si lasci vivere, e dopo la possibilità di essere poeta arriverà anche, diciamo così, la poesia in carne e ossa. Occorrono, e bastano, due cose: il dono (e lei ce l’ha) e l’esperienza. Mi faccia sapere!
Il suo libretto, naturalmente, lo tengo io. I libri si fanno per gli altri, no? — Abbia i miei auguri più cordiali per il nuovo anno e per tutto quello che Le sta a cuore.
Giovanni Raboni
Milano, 27 dicembre 2003
Tu vieni dal fondo con un vuoto nelle mani
e sei invisa e clamorosa mentre fissi
il tempo che ci arrampica alla vita
l’ora esatta della posa — tu sei ferma
eppure procedi e stringi fra i tuoi steli
il perimetro dell’aria nella forma
ch’è incolore e trema e buia
ma smuove e si ridicola in un grumo —
vedi, la linea che insisto per traverso
è la trama sfatta che ci annuncia e spaccia
dietro il volto della tempesta
anche il buio ha un’immagine esatta.
Marina Pizzi – da “Rughe d’inserviente”, 2007-
35.
tornare senza risveglio
al pane lesto
infisso a mo’ di bacio dentro le caviglie,
a ciondoloni questi aquiloni
inermi negli androni dove ammucchiano
delle bare le fionde del non andare
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Lorenzo Calogero (1910-1961)
ANGELO DELLA MATTINA
Angelo della mattina
risvegliami ancora
per la nuova fulgente aurora
che s’arrossa sull’orizzonte o s’incrina.
Io sono uno strano mendicante
che chiede amore e parole,
sono un solitario emigrante
verso le terre della luce e del sole.
Al pomposo, preferisco il giocoso. La poesia di FRANCESCO COSENTINO
Francesco Cosentino, appartiene a quella rara schiera di poeti che preferiscono l’invenzione alla ripetizione. Continua a leggere
Preghiere laiche
Federico Garcia Lorca
Il canto del miele
Il miele è la parola di Cristo,
l’oro colato del suo amore.
Il meglio del nettare,
la mummia della luce di paradiso.
L’alveare è una stella pura,
pozzo d’ambra che alimenta il ritmo
delle api. Seno dei campi
tremulo d’aromi e di ronzii.
Il miele è l’epopea dell’amore,
la materialità dell’infinito.
Anima e sangue dolente di fiori
condensati attraverso un altro spirito.
Antonio Spagnuolo, Fugacità del tempo, LietoCollle
Antonio Spagnuolo
Fugacità del tempo
LietoColle – collana Aretusa
ISBN 978-88-7848-324-8 € 10
Esuberante. Eccessivo. Complicato e complesso. Luminoso e persino rutilante. Cerco, è evidente, gli aggettivi “giusti” per avvicinare la poesia di Antonio Spagnuolo, per ricondurre la sua ideale coloratissima luce napoletana alla dimensione fisica della grigiastra nebbia nostrana. Una luce che illumina ogni poesia, ogni verso […]
Ulixes
Se mai nel mare troverò la lacrima
scesa dal volto della mia sirena
che inebriata del nulla in Occidente
canta l’amore, il vuoto, la mia pena
allora ogni parola sarà pietra
ad innalzare una città di dèi.
II Circe
Come di dolce tenebra
splende il tuo occhio, donna
e forma l’incolmabile distanza
del deserto segreto delle altezze
che divide nel cuore dell’eone
le speranze dai puri compimenti.
Nell’attesa di tutto il silenzio
io ricordo la voce beata
che diceva impossibili eventi.
E ti vedo, ti vedo velata
come di dolce tenebra.
Sale la notte in superficie calma.
III Penelope
L ‘idolo ancora luce nell’oscuro
della tua vita, piccola consorte
conficcata alle fibre dello scoglio.
Il vento dell’inverno teso svolge
tutte le cose ma non ti sbianca il forte
volto, e io ti so pagana.
Andiamo insieme, io trafitto in cuore
dal vuoto dell’eterno, tu ripiena
del sussurro di plastiche miriadi.
La tua sostanza nella terra madre.
Passa i fiumi fatali amore il grande?
IV Nostos
La tua sostanza fatta di fantasmi
non discioglie la luce. Fa dolere
l’intima pietra il canto di sirene
da cui l’inesorata nave ti allontana.
Vittorio Sereni: Appuntamento a ora insolita
La più grande forza non viene dal combattere, ma dal riuscire anche ad accettare, non dal mettersi a contrasto continuamente, ma dal sapersi fare molto piccoli (a vedersi per i piccoli che si è) e ascoltare, aspettare. C’è molto più coraggio nella gioia che nella rabbia – la si porta, la gioia, attraverso il proprio dolore, la propria imperfezione, è la tregua che sappiamo concederci per vedere il mondo fuori da noi stessi. Queste sono un po’ le cose che ritrovo in una delle più belle poesie di Sereni ed una delle più care alla mia vita.
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Marina Pizzi – da Rughe d’inserviente, 2007-
Adam Vaccaro, La piuma e l’artiglio (editoria & spettacolo, 2005)
di Tiziano Salari
La piuma e l’artiglio (editoria & spettacolo, 2005) di Adam Vaccaro racchiude quasi trenta anni di poesia (1978 – 2005), in una autoantologia in cui la disposizione dei testi non segue un ordine cronologico ma un filo ideale di corrispondenze ossimoriche tra la piuma che lievita e l’artiglio che lacera, le due immagini che condensano il senso della sua poesia. Quindi il soggetto poetico cerca di ricostituire, per così dire, il permanere di una soggettività (o di una visione del mondo o di un’idea) da sottrarre al trapassare dei tempi e da consegnarci come icona portata in salvo al di là di ogni devastazione. Continua a leggere
TRADOTTI DAL SILENZIO # 3 – Yves BONNEFOY
TRADOTTI DAL SILENZIO # 3 – Yves BONNEFOY

Douve – La voce dell’ombra tra fiamma e gelo
“Douve même morte
sera lumière encore n’étant rien.”
Se il compito della scrittura poetica è quello di “rovinare le sacre verità” (come afferma Harold Bloom) e poi esplorare il lampo del “mondo sprofondato nell’oscurità“, Douve (1) è la stessa oscurità in cui il mondo si immerge: un intero alfabeto condensato nell’ombra, completamente raccolto nel fuoco di una intuizione che non si fa parola se non per testimoniare l’irriducibile ineffabilità dell’atto: se il verso è un “ragionare poetico“, la sua esistenza si giustifica solo come un tentativo di descrivere una materia indicibile, un mondo senza orientamento, forse “un territorio dell’inconscio, nel quale la simmetria è totale, ma i cui valori sono rovesciati” (Matte Blanco). Continua a leggere
(chiedere al lauro)
di Enrico De Lea
Chiedere al lauro d’altre possessioni
aurorali, l’incedere dei pellegrinaggi
verso altro mare ed un’oscura matronale essenza,
ove si siano l’isole pictate: con l’occhio
dell’inquisito persempre, ragionaci,
animale servente della zolla, arroventata
carne dell’ultima, fedele rimostranza.
Manila Benedetto
Gretchen
Sono nata dalla parte di sotto,
nel doppiofondo di un reparto neuropatico
rotta dall’inizio,
nell’oscurità di una via, con la dottrina,
i peccati,
le preghiere
di un nuovo dio da regolare.
Spaccandomi le ossa sulle assenze mai capite,
con nuovi Faust e Romei per farmi deludere,
ho spezzato la corda che non s’è mai chiusa,
col bisturi psicotico di chi non arriva.
E’ che la vita è già tutta piena,
nella pancia della balena vivono solo i figli di Adamo ed Eva.
Allora reggetemi le budella voi che c’avete il dizionario
e lo sapete usare, reggetemi le budella
prima che le baratti con un tradimento.
Voi, barbari.
Voi, tra le cosce della saggezza.
Voi, assedianti
Reggetemi le budella con i vostri dizionari.
Marina Pizzi – da Rughe d’inserviente, 2007-
10.
il disegno della disattenzione
con negligenza d’inazione
questo l’efficace stazionamento
per la resistenza ad oggi
11.
il nodo salivare della pena
fisica mania il tonfo
girandola che fa parabola
l’arguto della fine
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Cesare Pavese (1908-1950)
Il vino triste
La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l’uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l’antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz’aria, dolenti, come fossero ciechi. Continua a leggere
Don Luisito Bianchi (di Remo Bassini)
Don Luisito Bianchi compie 80 anni. E io – cosa mai fatta in vita mia: mai andato a feste di compleanno, io – domenica sono andato all’Abbazia di Viboldone dove, in gran segreto, lo hanno festeggiato. In gran segreto, perché se don Luisito l’avesse saputo c’era il rischio di una sua fuga. Don Luisito, che ha scritto un capolavoro (La messa dell’uomo disarmato) e un libro-testimonianza sul suo essere prete in fabbrica (Come un atomo sulla bilancia) ha basato la sua vita sulla gratuità.

