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I LIBRI DEGLI ALTRI n.80: L’assassinio come una delle belle arti. Mauro Baldrati, “Professional Killer”

Mauro Baldrati, Professional KillerL’assassinio come una delle belle arti. Mauro Baldrati, Professional Killer, Villorba (Treviso), Edizioni Anordest, 2013

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di Giuseppe Panella

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Il Maestro Wu ha alle spalle un passato di sangue e di morte. Prima di rifugiarsi ad Amburgo presso una confraternita di monaci adepti alla nobile e sacra arte marziale del kung-fu, è stato Lo Specialista, forse il miglior killer a pagamento del mondo, un uomo freddo e senza emozioni capace di organizzare e di portare a termine l’eliminazione di bersagli ben difesi e protetti da parte delle loro organizzazioni criminali senza particolari problemi di logistica e senza alcun impedimento moralistico. La sua vita è un susseguirsi di missioni brillantemente portate a termine, intervallate da intermezzi erotici senza coinvolgimenti sentimentali (o forse sì – quello con Jeanne Marie, la ragazza madre che vive con suo figlio in un barcone sulla Senna e con la quale la relazione acquista toni di tenerezza insospettabili per un individuo così spietato).

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“BUONA LETTURA” 5. “MARGINI. STORIE DI DONNE E DI UOMINI SENZA STORIA”

di Mara Pardini

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Zena RoncadaC’è il sapore intenso e partecipe delle “cose che tengono” e che regalano una quieta compagnia. E ci sono i colori che il Po rilascia verso sera, quando l’afa si allontana. E i lavori dell’orto, del frutteto, lo sfrigolio dei panni dimenticati ad asciugare, gli amori e la vita racchiusi nelle stanze senza umidità, nelle parole melodiche e parlate, quelle che “hanno il loro solco e sono belle chiare”.
Ecco gli attori silenziosi dei quarantasei racconti scritti da Zena Roncada dal 2003 al 2013, alcuni già apparsi in rete, altri inediti, che ora la casa editrice Pentàgora pubblica, a cura di Lucia Saetta, in Margini. Storie di donne e di uomini senza storia. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.79: Il “senso del verso”. Valeria Serofilli, “La parola e la cura”

Valeria Serofilli, La parola e la curaIl “senso del verso”. Valeria Serofilli, La parola e la cura, note critiche di Gianmario Lucini, con una raccolta inedita, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella

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Questa monografia a cura di Gianmario Lucini rende conto in maniera precisa dell’ormai rilevante produzione di Valeria Serofilli, significativa poetessa pisana e infaticabile quanto coraggiosa operatrice nel campo della diffusione della poesia (soprattutto con l’organizzazione degli Incontri Letterari presso il “Caffè dell’Ussero”). Ma, a parte questo aspetto importante della sua attività, non si può negare che la Serofilli abbia, nella sua pratica di scrittura, una forte consapevolezza della sua poetica di fondo e della sua capacità di manifestarla durante la sua realizzazione sotto forma di versi lirici. Come scrive lo stesso Lucini nel testo introduttivo alla raccolta:

 

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The Best American Short Stories 2013

Unknown

Daniel Alarcón, Charles Baxter, Junot Díaz, Gish Jen, Sheila Kohler, David Means, Alice Munro, Suzanne Rivecca, George Saunders e molti altri: è particolarmente ricca di voci non solo emergenti ma anche internazionalmente riconosciute questa edizione di “The Best American Short Stories 2013”, e l’immagine che alla fine resta, nella mente del lettore, è quella di una raccolta la cui varietà tematica, stilistica e strutturale non ha molti termini di paragone nel mondo.
Quest’anno, al contrario di quando fatto per le edizioni passate, ho deciso di sostituire la mia usuale recensione (trovate alcuni dei miei articoli precedenti qui e qui) con quello che Elizabeth Strout, che è la guest editor del 2013, scrive nell’Introduzione.
È raro che al lettore italiano sia data la possibilità di leggere la versione originale dell’Introduzione scritta per l’edizione americana di questa raccolta, ragione per cui sono convinto che le parole della Strout possano essere di grande interesse per capire su quali principi si costruisca oggi il valore di un’opera di short fiction in America.
“The Best American Short Stories” è un’antologia di storie brevi che viene pubblicata dal 1915 da Houghton Mifflin Harcourt – e di cui dal 2007 è editor fisso Heidi Pitlor – e che negli ultimi (quasi) cent’anni ha fatto conoscere al grande pubblico scrittori rimasti nella storia della letteratura non solo americana. Elizabeth Strout, invece, è per chi non lo sapesse una scrittrice statunitense che tra i vari riconoscimenti ha ottenuto il Premio Pulitzer per la narrativa con “Olive Kitterige” (2009) romanzo col quale ha anche vinto il Premio Bancarella in Italia (“Olive Kitterige”, Fazi Editore, 2010, traduzione di Silvia Castoldi).
Ecco qui di seguito l’Introduzione della Strout (la traduzione in questo caso è mia) con annessa l’implicita assicurazione (anche questa del sottoscritto) che le storie brevi in essa contenute sono tutte meritevoli della vostra attenzione.
Buona lettura.

 

C’era un tempo in cui il telefono era una cosa appesa a un muro o posata su un tavolo, e quando squillava non avevi idea di chi stesse chiamando. “Pronto?” Ovviamente ognuno aveva una sua maniera per dirlo: quelli che come mia nonna si aspettavano sempre un disastro lo dicevano con quieto timore. Quelli che invece volevano sembrare amichevoli (mia madre) con una sorta di benevola allegria: “pronti!” O ancora, un adolescente un po’ insicuro avrebbe borbottato “pro-nto?” Era più una domanda che un benvenuto. Prima dell’avvento delle Continua a leggere

Gli ‘evoluti’ e gli ‘abbandonati’ di Telmo Pievani

Pievani Telmo
di Guido Michelone

Il nuovo testo del filosofo Telmo Pievani, Evoluti e abbandonati, richiede una lettura impegnativa, senza distrazioni e forse con un minimo di conoscenze storiche, biologiche, scientifiche, antropologiche, benché, fin dalla bella copertina di Tullio Pericoli (e dall’inserimento nella collana ‘Passaggi’ di Einaudi), venga spacciato come libro di divulgazione: e in effetti opera didattica lo è, ma ad altissimi, serissimi, profondissimi livelli sia per l’indiscussa competenza dell’Autore – professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all’Università di Padova – sia per l’argomento trattato – il darwinismo ‘ieri’ e soprattutto ‘oggi’ – con un linguaggio e un’argomentazione che richiedono, a loro volta, uno sforzo di dialettica e di ragionamento, del resto voluto e inseguito da Darwin medesimo. Continua a leggere

FRANCESCA MATTEONI, “NEL SONNO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Nel sonno (F. Matteoni)Nel sonno, raccolta poetica di Francesca Matteoni (ed. Zona) è un concentrato di sollecitazioni percettive ed emotive di fortissima risonanza. Profondamente significativo già il titolo, che allude a un flusso onirico di immagini e significati non mediati da uno stretto canone razionale. Si potrà dire che la poesia, e in particolare quella lirica, è sempre così. Bene, ma quella di Francesca Matteoni interpreta questo tratto in modo particolarmente intenso e viscerale. Vive di cuspidi percettive, emersioni improvvise, punture di immagini che toccano vividamente la sfera sensoriale, proprio come fanno i simboli che popolano i sogni, da cui non ci si può difendere ricorrendo alle maschere che utilizziamo da svegli, proprio perché il sogno è per definizione territorio del subconscio. In questo senso, i versi di questo poeta ci entrano dentro con particolare insistenza, attingendo a livelli emozionali che abitano in tutti noi, in quanto condividiamo lo stesso inconscio collettivo.

Francesca Matteoni è capace di ottenere un simile effetto mediante il ricorso alla parola precisa, ovvero capace di evocare esattamente determinati stati emotivi, con una carica visionaria e una “spiritualità delle cose concrete” che mi viene da accostare ad Andrea Zanzotto. La parola, in questo senso, si fa “mito”, nel senso etimologico della parola greca ?????, che prima di tutto significa appunto “parola” in senso pregnante, ovvero “parola che si fa racconto”, e dunque suggestione, immagine, simbolo, con tutta la carica archetipica che soprattutto quest’ultimo termine porta con sé. Continua a leggere

Beatles e libri (cinque nuove proposte)

Beatles immagine
di Guido Michelone

Durante l’aprile di mezzo secolo fa, i Beatles in America posseggono ben cinque 45 giri ai primi cinque posti delle classifiche, un record ancora imbattuto. Il 6 luglio per l’anteprima a Londra del lungometraggio comico semi-autobiografico A Hard Day’s Night (Tutti per uno) da loro interpretato (con la regia di Dick Lester) la città è invasa da decine di migliaia di fans in delirio: è la summa della beatlesmania. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.78: L’altrove della vita, il senso della poesia. Su “Achille Serrao”, antologia a cura di Luca Benassi

Achille Serrao, antologia a cura di Luca BenassiL’altrove della vita, il senso della poesia. Su Achille Serrao, antologia a cura di Luca Benassi, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo, 2013

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di Giuseppe Panella

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Il punto di partenza della notevole Introduzione di Luca Benassi all’antologia di poesie di Achille Serrao uscita in limine mortis è la suddivisione in tre parti dell’evoluzione poetica dello scrittore romano (ma nato da una famiglia originaria di Caivano).

In questa triplice articolazione di moduli espressivi si può individuare il segreto rivelato della scrittura di Serrao e l’indubitabile fascino del suo mutamento di prospettive di poetica:

 

«Ad una prima fase legata all’ermetismo, all’interno della quale scorrono sottotraccia gli apporti del simbolismo e del surrealismo francese, ancorché mediati dall’esperienza luziana, segue nel 1987 l’adesione ad uno sperimentalismo che sembra voler far piazza pulita della scrittura precedente. Ed infatti, dopo aver accumulato materiali ed esperienze, ed aver pagato il debito con i propri padri (Montale e Luzi fra tutti), Serrao si accorge della compressione e dell’imbrigliatura delle strutture canoniche della poesia, orientandola alla forma poema e verso un tentativo di commistione e recupero della prosa. Si tratta, in realtà, di una stagione breve, inquieta e necessaria, che però si sviluppa maggiormente nell’esperienza in prosa, nel racconto, spesso (ir)risolto nel paradosso, nello smascheramento dell’assurdità della realtà borghese. Il 1990 vede la svolta dialettale»[1].

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.77: Dall’interno del corpo. Stefano Vincieri, “Dietro le quinte”

Stefano Vincieri, Dietro le quinteDall’interno del corpo. Stefano Vincieri, Dietro le quinte, presentazione di Valerio Nardoni, Firenze, Passigli, 2013

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di Giuseppe Panella

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Scrive Valerio Nardoni nella sua accorta Presentazione di questa quarta raccolta di Vincieri[1] che:

 

«In questo suo ultimo libro Stefano Vincieri, da dietro le quinte, assiste al crollo del corpo nel tempo e quello della parola nel silenzio, leggendo questo doppio movimento come un’unica danza verso il nulla, da cui è necessario risollevarsi. Come una ballerina che avesse inciampato durante uno spettacolo e dovesse ripartire sotto gli occhi di tutti, la caduta del poeta è il suo ritrovarsi in un insopportabile silenzio, con l’adrenalina dei sensi che si risvegliano e protestano tutti insieme»[2].

 

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La barba d’oro di Godot, di Augusto Benemeglio

La barba
di Abele Longo

Conosciuto anche con il nome d’arte di Augusto Buono Libero, Augusto Benemeglio nasce a San Buono (Chieti) il 22 agosto 1943. Presto orfano di madre, vivrà a Roma con la nonna paterna mentre il padre, e a cui dedicherà il poemetto Ultimo tramonto in Sudafrica (2008), si trasferisce in Sudafrica. Si arruola in Marina e nel 1977 sbarca in quella che sarà la sua terra elettiva, il Salento, a Gallipoli, città di molti dei suoi libri, come il romanzo L’isola e il leone (1984) e la favola L’isola della luce (1992), oltre che di lavori teatrali come La Santina di Gallipoli (1994). Continua a leggere

La specie dominante, di Nicola Bultrini

Specie dominante
di Domenico Vuoto

La poesia è luogo elettivo di accoglienza: di altra poesia, di vitali contaminazioni linguistiche e, innanzitutto, di sentimenti capaci di irradiarsi e comprendere la vasta comunità umana.
È, nei fatti, punto di incontro di esperienze e percorsi finalizzati a una nominazione veridica degli oggetti del reale e a un loro affidamento di senso. Compito altamente impervio in tempi di decerebrazione diffusa e torpore e ottenebramento delle coscienze (indotti o meno), e tale da esigere azzardi e ostinata determinazione. Continua a leggere

Il primo mondo, di Sergio Nelli

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di Giuseppe Munforte

Le brevi narrazioni che compongono l’ultimo libro di Sergio Nelli (Il primo mondo, pubblicato da Gaffi, marzo 2014) sono piccoli tesori di immediatezza che restituiscono con una lingua tersa, perfetta, l’impatto emotivo con la vita, la materia viva dell’esperienza: quel contatto originario in cui l’io si dissolve e rinasce, che rappresenta, appunto, “il primo mondo” della nostra esistenza. Continua a leggere

Subito o domani. Non è la stessa cosa, di Adelelmo Ruggieri

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Nota di Anna Elisa De Gregorio

Adelelmo Ruggieri è al suo terzo libro di viaggio (i due precedenti hanno per titolo Porta Marina-Il poggio, Edizioni Pequod, 2008, e I tetti sono semplici a Sali, Capodarco Fermano Edizioni, 2012) e anche questo, come gli altri, è un diario del tutto fuori degli schemi e del tempo, intransitivo e originalissimo, con andirivieni beatamente insensati in quell’intimo territorio poetico che è per l’autore l’“Adriatica”. Continua a leggere

Lei se ne va. Storie del disagio mentale.

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di Raffaella De Donato

Questo libro si pone nella condizione di veicolare la scienza psichiatrica e antipsichiatrica travalicando i confini tecnicistici, di settore. Per rendere possibile ciò, più che fornire una documentazione diagnostica (esterna), avanza al lettore un ventaglio di storie affascinanti dove più che la malattia, sono le persone a stare nel mezzo di un universo alle volte inaccessibile. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.76: L’orgoglio di un poeta. Carlo Cipparrone, “Il poeta è un clandestino”

Carlo Cipparrone, Il poeta è un clandestinoL’orgoglio di un poeta. Carlo Cipparrone, Il poeta è un clandestino, Martinsicuro (Teramo), Di Felice Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Carlo Cipparrone è orgoglioso di essere (ancora) un poeta e lo si vede bene dalle pagine e dalle liriche che scrive in questo suo nuovo libro di poesie.

Nella sua Auto-introduzione poi è ardito nel precisare in modo forte e chiaro:

 

«L’autore, con sottile humour e, a volte, compiaciuta autoironia, compone consapevolmente da ‘perdente’ la sua poesia come fallimento e negazione, vivendo con discrezione la propria passione letteraria, col passare degli anni coltivata sempre più in segreto, perché capace di suscitare scandalo e irrisione, come un amore senile per una ragazza giovane e bella, qual è, appunto, fuor di metafora, la poesia. Il suo è un amore difficile, ‘proibito’, da consumare onanisticamente, sete dell’anima da spegnere in disparte. Egli non soltanto concorda con chi ritiene che “l’esistenza artistica non ha bisogno di grandi palcoscenici, anzi il suo palcoscenico preferito è la solitudine, come attesa di una comunicazione migliore, e che quest’attesa non soffre se è continuamente differita, e più la comunicazione con l’altro e col mondo viene rinviata, più migliora quella con se stessi” [Gregorio Scalise], ma condivide la teoria beckettiana che unico dovere per lo scrittore sia “andare incontro al fallimento, soccombere all’inesprimibile, e quanto più saprà avvicinarsi allo scacco, tanto più avrà svolto al meglio il suo compito”»[1].

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Tre atti e due tempi, di Giorgio Faletti

Faletti
di Giuseppe Granieri

Tre atti e due tempi – di Giorgio Faletti – porta con sé il dono della leggerezza. E non è poco per un libro, anzi. Leggerezza sotto più punti di vista. Si legge in poco tempo: c’è chi lo ha letto in metropolitana, tra una fermata e l’altra, c’è chi lo ha divorato in un paio di serate, c’è – ancora – chi lo ha portato con sé, pronto a leggerlo nei ritagli di tempo. Continua a leggere

Guido Michelone intervista Gianluca Mercadante

mercadante FOTO
di Guido Michelone

Gianluca, in tre righe cos’è il tuo recente libello “Caro scrittore in erba”?
Una sorta di lunga lettera indirizzata innanzitutto a me stesso, nel tentativo di tirare due righe di conti dopo aver trascorso una decina d’anni a contatto col mondo editoriale.

Quali sono per te le finalità di questo libro?
Le ho scoperte strada facendo: da scrittore, e da giornalista, mi sono avventurato lungo un percorso, quello editoriale, disseminato di trappole, disillusioni, figure grottesche e situazioni paradossali. Descrivendo tutto ciò nel mio libro, ho finito con l’analizzare senza filtri, e semmai con un pizzico d’ironia, uno dei possibili destini di un possibile scrittore, privo dell’armatura necessaria a parare i colpi, che non mancheranno di certo e arriveranno, anzi, in abbondanza. Continua a leggere

Il Vangelo secondo Fabrizio

vangelo di fabrizio
Il Vangelo è uno di quei libri che si possono leggere per tutta la vita: ogni volta contiene qualcosa di nuovo. È la forza dei “classici”, che diventano tali proprio perché contengono verità che la storia non falsifica, verità poliedriche che in ogni circostanza si mostrano da un punto di vista insospettato.
Ma così come nella mutevolezza della Storia esistono delle costanti, anche nella perenne rilettura del Vangelo si possono scorgere linee di tendenza. Da tempo ormai (e sarebbe interessante indagare perché) l’accento è posto sulla umanità di Cristo. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.75: Frammenti, personaggi, insussistenze. Vanni Santoni, “Personaggi precari”

Frammenti, personaggi, insussistenze. Vanni Santoni, Personaggi precari, con una postfazione di Raoul Bruni, Roma, Voland, 2013

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di Giuseppe Panella

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In tempi di precariato diffuso e considerato come una condizione ormai insuperabile e senza possibilità di uscita da essa fors’anche da quegli stessi che la subiscono impotenti e attoniti (e come potrebbero fare altrimenti in una situazione di crisi permanente com’è quella che stiamo tutti vivendo?), anche i personaggi narrativi rischiano di fare la stessa fine. Continua a leggere