Archivi categoria: Recensioni

Marino Magliani, “Soggiorno a Zeewijk”

Marino Magliani. Soggiorno a ZeewijkMarino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, Amos Edizioni, 2014, pp. 175, € 14,00

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di Marco Drago

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Marino Magliani è uno scrittore atipico: non vive in Italia da quasi trent’anni e frequenta poco i social network; non è giovane, non è un hipster e soprattutto non ha idea di che cosa sia un hipster; al tempo dei “cannibali” non scriveva ancora o, almeno, non pubblicava; non si sforza di partecipare alla vita politica del Paese né potrebbe farlo, lontano com’è dal tumultuoso circo mediatico/istituzionale nel quale noi, invece, poveracci, ci rotoliamo come maiali nel fango. Dal 2003 a oggi ha scritto otto romanzi, una guida ciclistica ad Amsterdam, una raccolta di racconti a quattro mani con Vincenzo Pardini e una con Giacomo Sartori. Ha cinquantaquattro anni, vive a Ijmuiden, in Olanda, nell’artificioso quartiere di Zeewijk, ma ha quasi sempre scritto della sua natia costa di Ponente della Liguria.

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Un canto di gloria alle opere e ai giorni

Non si tratta di un collage di stati d’animo: viene data voce a un piccolo mondo scomparso, rispetto al quale l’io narrante si tiene giudiziosamente in disparte, riservandosi la consistenza del coro, intuendo che la storia di ognuno non è che il riflesso di quella degli altri. Per non dire del giudizio politico che ne discende, con garbo ma anche con fermezza.” (dalla presentazione di Bruno Nacci)

Segnalo su Samgha un mio articolo su Da grande voglio fare il poeta di Giancarlo Consonni, un libro che merita di essere accolto nello scaffale dei più cari tra i libri sull’infanzia e che già avevo segnalato qui, dove si può leggere anche una selezione di brani. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.86: Diario di un dolore. Antonio Spagnuolo, “Come un solfeggio”

Antonio Spagnuolo, Come un solfeggio,Diario di un dolore. Antonio Spagnuolo, Come un solfeggio, Napoli, Kairós Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Una breve raccolta, quasi un puro e scabro mannello di ricordi e di sensazioni che provengono dall’intimo, costituisce e sostanzia, irrobustito da un ricorso alle parole profonde dell’inconscio, questo diario di un dolore firmato da Antonio Spagnuolo in memoria della moglie Elena da poco scomparsa. Come dimostra, con parole rese sicure dalla consapevolezza di una lunga stagione di scritture liriche e poematiche, lo stesso autore nella sua Introduzione:

 

«L’assenza con il suo vortice negativo imprime indelebili incisioni nel subconscio, tali da annullare ogni res extensa, in un naturale sottofondo di angoscia, che riporta i termini del logorio e del pronunciamento. Così la poesia, intrappolata nelle circonvoluzioni, fra realtà materiale e realtà dell’immaginazione, trasforma il livello più alto della mesta riflessione nel possibile desiderio di trascendenza. Ecco che nel fondo mitopoietico della memoria si abbozza quello che sarà il “verso”, musicale e ritmico, per un divenire sul destino soccombente della solitudine»[1].

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Femminicidio: un tentativo (maschile) di riscatto

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Qualche pensiero su «Rose Madder», romanzo di Stephen King, Sperling & Kupfer, 1996, pp. 511, L. 32?900 – Usa, 1995, idem

 

In un tempo come il nostro in cui il femminicidio è uno dei crimini più tragicamente praticati, questo romanzo ha quasi il sapore di un instant book. Invece Stephen King lo ha pubblicato quasi due decenni fa, nel 1995. Il centro del suo discorso è la bestialità umana, e il pregiudizio negativo di alcune parti dell’umanità nei confronti di altre parti: alcuni uomini contro le donne, alcune donne contro gli uomini, alcune persone di buona volontà contro i metodi di alcuni poliziotti moralmente deviati.

Nello svolgersi della vicenda, però, King mostra anche l’opposto. Uomini che amano le donne, donne che amano gli uomini, poliziotti che fanno il loro mestiere per proteggere e non per violentare legalmente.

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Il Brasile, Pastorin, i Mondiali e altro ancora

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di Guido Michelone

Sono in pieno svolgimento i Mondiali di Calcio in Brasile e il mondo si divide manicheisticamente in due fazioni: chi li ama e chi li odia o più gentilmente chi i segue e chi li ignora. Non ci sono (purtroppo?) vie di mezzo nel mondo del calcio, football, soccer o pallone che dir si voglia. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.85: La rabbia degli ultimi, il rimpianto nel cuore. Senzio Mazza, “Infime dissonanze”

Senzio Mazza, Infime dissonanzeLa rabbia degli ultimi, il rimpianto nel cuore. Senzio Mazza, Infime dissonanze, Valverde (Catania), Casa Editrice Le Farfalle, 2013

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di Giuseppe Panella

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Sono due i livelli cui Senzio Mazza dispone i temi i toni e le aspettative della sua fatica poetica: da un lato sono la rabbia e l’invettiva (ma soprattutto quest’ultima è sempre misurata e mai eccessivamente strabordante), dall’altro predomina il rimpianto e l’aspirazione a un mondo diverso, più buono, più accogliente, più felice (in una dimensione che assapora il gusto ormai perduto dell’utopia di un tempo). Ma, a ben vedere, i due momenti poetici si incontrano e si incrociano: l’aspirazione a un “mondo nuovo”, senza il male e il dolore di vivere a causa dello sfruttamento e della sete di profitto da parte del Potere che domina le sorti degli uomini conduce ineluttabilmente e direi pacificamente alla polemica e al rifiuto di essi in nome di un futuro che non riproduca pedissequamente e tragicamente il presente turbato e impossibile in cui il poeta si trova a vivere.

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MARINO MAGLIANI, “SOGGIORNO A ZEEWIJK”

di Adrián N. Bravi

“Scrivere le storie della sabbia”

Soggiorno a Zeewijk di Marino Magliani (Amos Edizioni)

marino-magliani-soggiorno-zeewijkCi sono autori che quando arrivano in un paese straniero, e iniziano a radicarsi, cambiano lingua e abitudini. Cominciano ad assorbire la cultura del posto e pian piano la fanno propria. È successo a Rodolfo Wilcock, che dallo spagnolo è passato all’italiano, ad Antonio Dal Masetto che viceversa ha sostituito l’italiano con lo spagnolo, e a tantissimi altri autori, alcuni dei quali, in virtù di questo passaggio di lingua, hanno contribuito a determinare il corso della letteratura (penso a Conrad, a Beckett, a Nabokov o a Brodskij).

Altri autori invece rimangono felicemente ancorati alla propria lingua pur abitando da anni in posti dove si parla un’altra: penso a Witold Gombrowicz negli anni del suo soggiorno argentino, o a Julio Cortázar (che si è trasferito a Parigi negli anni Cinquanta e ha continuato a scrivere sempre in spagnolo) e a tanti altri. Tra questi, Marino Magliani, che dal 1989 abita in Olanda e non ha mai abbandonato l’italiano; anzi, la lontananza dalla propria lingua gli ha dato quell’ironia e quella leggerezza che certe volte solo la distanza riesce a concederti. Già in altri libri Magliani aveva raccontato storie che parlavano di altri posti a noi lontani, come per esempio ne La spiaggia dei cani romantici, un romanzo del 2011 edito da Instar, ambientato nella sperduta Lincoln, in mezzo alla Pampa, giocando con una lingua che cerca di cogliere alcuni aspetti tipici del posto in cui si svolge la storia. Nel suo ultimo testo, però, Soggiorno a Zeewijk, edito da Amos Edizioni – un romanzo che ci racconta del suo arrivo in questo quartiere olandese dai grandi spazi verdi, fondato sulla sabbia, nel Mare del Nord, come rivela il suo stesso nome (Zee, mare e Wijk, quartiere) –, sembra andare ancora oltre, come se descrivesse storie etnografiche di un popolo sconosciuto.

Il libro, oltre a tracciare una cartografia di questa grande scacchiera che è Zeewijk, è un microcosmo letterario che descrive l’antropologia dei suoi abitanti. Sappiamo dunque che è un posto piuttosto grigio, abitato da persone circospette (anche il nostro Magliani sembra “uno che parla poco, un integrato poco sociale”) che amano essere interrogate sui loro giardini, come d’altronde tutti gli olandesi. Tra maggio e giugno, racconta Magliani, “il periodo della traversata delle rane e dei rospi”, quando le rane vanno a partorire in uno stagno, i volontari di Zeewijk si appostano sul ciglio della strada per fermare le macchine che rischierebbero di schiacciarle; poi prendono le rane, le mettono in un secchiello e le portano in salvo. A Zeewijk le strade hanno i nomi delle costellazioni, come fosse un mondo che si rispecchia nella volta celeste e riproduce le “88 costellazioni elencate da Tolomeo” (Sadrstraat, ci racconta Magliani, è la seconda strada parallela a Orionweg ed è una delle strade più chiare di Zeewijk, perché Sadr è la seconda stella più brillante della costellazione del Cigno). I palazzi sono costruiti con grandi vetrate davanti, tanto che il posto è come “un festival di vetrate, un mondo che attende di essere antologizzato”. Il narratore di questa storia guarda e spia queste grandi finestre, le luci che si accendono e si spengono a una certa ora, le sagome che le attraversano. Allora decide di fare “un’imitazione delle aguafuertes di Roberto Arlt” (autore argentino che Magliani ama e traduce da anni): osservare la vita delle strade e scriverne una piccola calcografia.

Così Soggiorno a Zeewijk diventa anche una breve raccolta di calcografie, dove viene fuori l’aspetto intimo degli abitanti: “Vetrata 2. Osservo una credenza, vernice bianca, gusti moderni. Una libreria che prende tutta una parete. Nel giardino anteriore ci sono aiuole in contenitori di legno, e un cancelletto basso, in ferro battuto, che i postini di solito non aprono neanche, ma scavalcano”. A Zeewijk solo lo straniero riesce a cogliere la vita dietro quelle vetrate, perché a Zeewijk lo straniero assomiglia a una specie di fantasma, “uno che scivola via alle loro spalle” e che nessuno, o quasi nessuno, vuole riconoscere, e che alcuni fanno addirittura finta che non ci sia. La vera intimità dei suoi abitanti però non è quella che si coglie davanti, di fronte alle vetrate, dove si svolge la vita quotidiana, ma quella che si vive dietro, nei giardini posteriori. Lì la gente sembra diversa, si aggirano con la loro zappetta in mano e si estraggono dal mondo. Tra i tanti aspetti che vengono raccontati nel libro c’è anche quello del “birrare”. La birra avvicina le persone, le aggrega, perché a Zeewijk “la birra è complicità”, si ride con la birra in mano – anche quando uno va al supermercato e ti vedono con una cassa di birra sul carrello, la gente di Zeewijk non riesce a trattenere fragorose risate. Dalla penna di Magliani, che si aggira tra Andromedastraat e Venustraat e poi slitta verso Kleperus o verso Cassiopeia, passando sotto l’ombra dei castagni, degli olmi o delle betulle, emerge così un mondo strano e affascinante, questo dei zeewijkiani. Il libro si conclude con alcuni disegni di Piet Van Bert, amico di Magliani, abitante anche lui di questo bizzarro mondo, che durante tutta la narrazione accompagna e illumina l’autore sugli aspetti più intimi e nascosti di questo posto.

Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti

Romain Gary FOTO
di Guido Michelone

Di Romain Gary fino al 2000 in Italia si sa poco o nulla, niente a che fare con il mito che ancora perdura in Francia, come succede ad altri eccellenti scrittori e intellettuali (ad esempio Boris Vian) misconosciuti nel Paese di Dante, Petrarca, Boccaccio: Lo storico editore Neri Pozza però decide di intraprenderne la pubblicazione con ottime traduzioni, che fanno conoscere un artista di prim’ordine, nato come Roman Kacew da una famiglia ebreo-russa a Vilnius l’8 maggio 1914, e morto suicida a Parigi il 2 dicembre 1980. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.84: Fantasmagoria di doppi. Giovanni Agnoloni, “Partita di anime”

Giovanni Agnoloni, Partita di animeFantasmagoria di doppi. Giovanni Agnoloni, Partita di anime, Giulianova (Teramo), Galaad Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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La tentazione del Doppio è presente nella soggettività di ognuno di noi: vedersi proiettato in una figura umana che ci assomiglia e che, tuttavia, può conoscere risvolti e sviluppi esistenziali diversi da quelli che noi abbiamo conosciuto è una tentazione irresistibile.

I personaggi del breve testo narrativo che si intitola Partita di anime e che segue (a mo’ di spin-off – come si suol dire oggi con qualche approssimazione) il precedente e più lungo Sentieri di notte del 2011 sono tutti calati in questa dimensione che, però, ha sicuramente una paternità più illustre connessa alla nota teorizzazione sulla bivalenza tra animus e anima dovuta alla ricerca psicoanalitica di Carl Gustav Jung. Il breve romanzo di Agnoloni, nonostante le dichiarazioni di fede connettivista del suo autore che è comunque legato a questo movimento innovatore nell’ambito della scrittura d’anticipazione italiana, non ha nulla a che vedere con la fantascienza, semmai con il fantastico e le sue molteplici facce e sfaccettature. Lo stesso vale per la figura (non solo letteraria) del Doppio[1] cui bisognerà fare riferimento per comprendere le intenzioni narrative di Agnoloni.

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Le tre storie quasi d’amore di Augusto Bianchi Rizzi

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di Guido Michelone

Augusto Bianchi Rizzi è tra i maggiori artisti italiani. Definirlo solo scrittore forse sarebbe riduttivo, giacché la sua attività risulta poliedrica. Al di là della professione di avvocato, fin da giovane si esprime nel teatro e nel cabaret, come interprete e drammaturgo e oggi, da oltre vent’anni con i famosi ‘Giovedì’, nel salotto di casa, raduna ogni settimana il meglio dell’intellighenzia milanese pronta a condividere idee, passioni, cultura e un recital con un musicista o un attore dopo la convivialità della cena. Continua a leggere

Giuseppe Daddiego, “So contare i giorni”. La scrittura può salvare

Giuseppe Daddiego, So contare i giorniLa scrittura può salvare. Giuseppe Daddiego, So contare i giorni, Stilo Editrice, 2013, 108 pp.,€ 10,00

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di Giovanni Inzerillo

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Assai poco si parla pubblicamente di carceri e di detenuti. Eppure il degrado umano, l’abbandono sociale dei condannati, il sovraffollamento e lo stato di invivibilità dei luoghi di pena, l’alto tasso di suicidi di detenuti e di guardie carcerarie sono una questione ben nota in Italia – Pannella e i radicali docent. Pur se animati da valide motivazioni, gli scioperi della fame sembrano utili solo a far dimagrire i poveri malcapitati che protestano, detenuti compresi. E così, quelle brevi notizie, appena accennate in coda alle edizioni dei telegiornali, scivolano presto nel dimenticatoio. Perché, a voler essere onesti e un po’ sfacciati, non è neppure affar nostro; che marciscano pure in carcere questi delinquenti! In strada non li vogliamo mica! Se lo sono meritati! – pensa ma non dice la voce della nostra onesta coscienza.

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Fabrizio Centofanti e il Vangelo come non l’avete mai letto

vangelo di fabrizio
di Guido Michelone

È obiettivamente difficile riassumere – anche perché verrebbero banalizzati – i contenuti del nuovo libro di Fabrizio Centofanti dal coinvolgente titolo Il Vangelo come non l’avete mai letto, ma è ancor più arduo collocarlo in un genere predefinito. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.83: Malinconia autunnale. Diego Baldassarre, “L’acqua sogna trasparenze”

Diego Baldassarre, L’acqua sogna trasparenzeMalinconia autunnale. Diego Baldassarre, L’acqua sogna trasparenze, Roma, Ilmiolibro Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Una calma, direi quasi cauta, malinconia soffonde le pagine poetiche di Diego Baldassarre. Nella sua tenue plaquette che esorta alla trasparenza delle acque (eco pallida ma stilisticamente sostenuta delle “chiare, fresche e dolci acque” di petrarchesca memoria e condizione), il poeta romano trapiantato sulle colline di Pistoia si diffonde nell’enunciazione di sentimenti semplici e diffusi eppure non comuni e non scontati nel dirli. Il più marcato è l’amore – per la sua donna, certamente, e questo si spiega proprio a partire da quella dimensione petrarchesca di cui si diceva sopra, ma anche (e in maniera forse più forte e diffusa) per la bambina nata da quell’amore cui sono dedicate le liriche più emozionate e vibranti del mannello poetico che costituisce il libro.

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Come si vincono le elezioni. Un saggio di Roberto Grandi e Cristian Vaccari

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di Guido Michelone

Il testo, redatto da due tra i massimi esperti di comunicazione politica in Italia, è uscito da poco: la prima edizione è del settembre 2013, la ristampa (con minime varianti) del marzo 2014: un periodo di pochi mesi in cui però accadono mutamenti fondamentali nella politica italiana. Certo è che, se si legge il volume solo nei termini di cronaca d’attualità, per alcuni verso il libro suona come già vecchio, nel senso che le osservazioni su Grillo e Bersani, inerenti la stagione politica appena trascorsa (2012-2013), paiono superate dal ‘ciclone Renzi’ di questi ultimissimi giorni. Continua a leggere

GORDIANO LUPI, “CALCIO E ACCIAIO”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Gordiano Lupi, Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino (Acar Edizioni)

Gordiano LupiCalcio e acciaio, di Gordiano Lupi, è un libro diverso sul calcio, perché in definitiva non parla di sport, ma di vita e di ricordi, e di quella dimensione provinciale che è parte nodale e integrante del tessuto esistenziale italiano. Piombino e le sue acciaierie, punto drammaticamente noto – ma mai abbastanza – della problematica dimensione del lavoro nel nostro paese, fanno da sfondo a una vicenda privata, quella di Giovanni, un calciatore approdato ai grandi successi della Serie A e del pallone internazionale, ma poi tornato nella sua provincia, consapevole di tutto ciò che ha vinto ma anche di quello che ha perso, soprattutto affettivamente.

In questa intervista, entriamo più addentro alle pieghe intime dell’opera di Gordiano Lupi.

1. Il tuo romanzo Calcio e acciaio unisce ricordi sportivi all’osservazione di una realtà umana e lavorativa che non è solo piombinese, ma appartiene alla memoria storica italiana. A quale di queste due fonti ha attinto principalmente la tua ispirazione, e come hai elaborato la trama?

Il mio romanzo è una sorta di posto delle fragole di bergmaniana memoria. Certo, molto in piccolo. Un vecchio allenatore torna a casa e s’innamora delle sue radici, non vuole staccarsene, ricorda il passato, lo rivede come se scorresse in una scena fuori campo. Tutto è cambiato, niente può tornare come prima, il tempo è inesorabilmente perduto. Ma il personaggio principale vuole continuare nella sua ricerca e vivere il presente, con i ricordi, non di ricordi. Memoria individuale e memoria storica si confondono. Il problema sociale, la crisi dell’acciaio, fa da sfondo importante al tormento interiore del protagonista. Continua a leggere

Gerron secondo Lewinsky. Riflessioni attorno a una biografia romanzata

Gerron Kurt foto
di Guido Michelone

Ecco un bellissimo libro, Un regalo del Führer (Gerron nel titolo originale in lingua tedesca), un romanzo di un noto autore zurighese, Charles Lewinsky, che descrive gli ultimi tre giorni dei sei mesi trascorsi nel campo di Theresienstadt (oggi Terezin) dal grande artista Kurt Gerron (1897-1944), ebreo di Berlino, prima stella nel cabaret, nel teatro, nel cinema degli anni Venti (e Trenta in esilio); il testo parte dalla proposta di Karl Rahm (la spietatta SS a capo del lager) fino all’ultimo viaggio di Kurt assieme alla dolce fedele moglie Olga, intercalando continui flashback in prima persona, dove il protagonista ricorda a se stesso e al lettore la sua altalenante esistenza: Lewinsky premette di agire spesso di fantasia (anche perché manca un oggettivo riscontro di documentazione scritta o visiva, ma approda comunque a un altissimo risultato espressivo di forte impatto emozionale: pare davvero di assistere a un monologo o di leggere un diario tanto verosimili restano i pensieri, i gesti, le parole, le azioni del personaggio uomo/artista/marito in una resa dei conti per lui inaspettata, fin dal successo di un altro ben più tragico commediante quale Adolf Hitler. Continua a leggere

L’Italia più meschina, quella “Per il bene di tutti”, nuovo romanzo di Giulia Fazzi

fazzi per il beneInorridente tutta questa spietatezza. Eppure – o forse per questo ? così familiare, già vista strisciare, vissuta in qualche bar di una qualche provincia del mondo, in qualche Nord da cui provenivano da Sud, estranei e risputati. Isolamento, emarginazione. Quale che sia la causa: depressione, povertà, deformità, difformità – l’emarginazione un noi minuscolo e un Loro maiuscolo; una minoranza e una Maggioranza, un Gruppo, un Clan, una Gens oppure semplicemente, ancestralmente, un Branco.
Giulia Fazzi la violenza sulla donna la sa raccontare come l’avesse vissuta sulla sua pelle. Lo ha già fatto con intensità e forza nel suo primo romanzo, “Ferita di guerra”, passato un po’ inosservato in Italia nonostante abbia meritato la pubblicazione in Francia con il prestigioso editore Gallimard ? romanzo che prima o poi qualche grande editore dovrà ripubblicare. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.82: Poesia del disagio esistenziale. Aa. Vv., “Viaggi di versi. Nuovi poeti contemporanei”

Viaggi di versi n.68Poesia del disagio esistenziale. Aa. Vv., Viaggi di versi. Nuovi poeti contemporanei, Roma, Edizioni di Pagine, 2013

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di Giuseppe Panella

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Un forte disagio esistenziale trapela dalla lettura dei tredici poeti raccolti nelle pagine di Viaggi di versi, una delle più recenti antologie pubblicate da Elio Pecora nelle sue Edizioni di Pagine e dedicate alla valorizzazione di poeti contemporanei più o meno giovani e a lui legati.

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Aldo Pardi, “Vertigini. Scritture della rivoluzione”

Aldo Pardi, Vertigini. Scritture della rivoluzioneAldo Pardi, Vertigini. Scritture della rivoluzione, Firenze, Editrice Clinamen, p. 283, 2014
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di Silverio Zanobetti

Questo lavoro sul concetto-immagine di “rivoluzione” è denso, compatto, sobrio come gli ultimi lavori di Aldo Pardi. Un testo in cui ritrovo la sobrietà militante e rigorosa che già avevo trovato nei libri precedenti. Deleuze, a cui è dedicato un capitolo, parla non a caso di sperimentazione come condizione del vero pensare ed invita sempre alla sobrietà nella sperimentazione e questo testo ne è un esempio di una potenza vertiginosa.

Al di là di certe posizioni discutibili (ma ampiamente motivate) per la loro durezza (su Gramsci, ad esempio) la coerenza e il rigore teorico-politico con cui Pardi persegue la sua ricerca è evidente laddove si colga la continuità con i lavori precedenti. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.81: Arrendersi alla realtà delle cose. Marco Nicastro, “Trasparenze”

Marco Nicastro, TrasparenzeArrendersi alla realtà delle cose. Marco Nicastro, Trasparenze, Salerno – Milano, Oèdipus Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Marco Nicastro cerca il contatto diretto con il reale, abbandonando “il pensiero e le parole” in nome della sensibilità espressa direttamente dal testo poetico e provandosi a dare del mondo una visione diretta, trasognata, esperita personalmente e non in maniera astratta o sapienziale, costruita da trasalimenti e da trasparenze dell’ Io, intessuta degli arabeschi di una volontà di attraversamento dei suoi labirinti. Lo scrive lui stesso in una lirica appassionata verso la fine del libro:

 

«Stare tra le cose, / da esse lasciarsi intersecare / comprendendo ciò che ancora non è. / Permettendo l’apertura / e il discreto scambio di essenze / mutare, mutando l’altro da sé. / Inutili il pensiero e le parole»[1].

 

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