Archivi categoria: Recensioni

Latitanze di Mauro Daltin

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Latitanze, di Mauro Daltin

Besa Editrice, pp. 120, 10 euro

Prefazione di Pietro Spirito

Recensione di Maurizio Mattiuzza

Forse questo è prima di tutto un libro che racconta la mancanza di quella dimensione orizzontale, condivisa, senza la quale nessuna società, nemmeno la più semplice, è davvero realizzabile.

Una mancanza che costringe tutti entro uno spazio angusto, soffocato, dove è possibile sopravvivere solo imparando quell’arte dell’apnea in cui sembrano maestri molti dei protagonisti di questi racconti di Mauro Daltin. Continua a leggere

Filippo Ravizza viaggia come “Turista” nell’inquietudine del vivere

di Ottavio Rossani

Filippo Ravizza (Milano, 1951) è un poeta/filosofo, che un libro dopo l’altro (finora ha pubblicato quattro raccolte) persegue un’utopia:analizzare e descrivere una “fenomenologia della coscienza”. Inoltre, insegue un obbiettivo che oggi può sembrare arcaico: preservare la lingua italiana dall’inquinamento delle lingue straniere. L’integrità del linguaggio nazionale (nativo) si coniuga bene con il progredire dell’idea che l’uomo ha un compito da svolgere, è cioè salvare se stesso e la natura. “parlare con la natura è parlare con l’essere” – spiega. – E l’essere della natura è la strutturazione della coscienza”. Continua a leggere

Francesco Forlani, Autoreverse

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Francesco Forlani, Autoreverse

pp. 160, l’ancora del mediterraneo, euro 13,50

Il 27 agosto del 1950, in una dimessa stanza dell’Hotel Roma di Torino, Cesare Pavese decise di togliersi la vita consegnando alla futura memoria di migliaia di lettori quel solitario e autodistruttivo simulacro che ancora oggi avvolge senza rimedio la sua figura artistica e umana. Un albergo che esiste tuttora – a due passi dalla stazione ferroviaria Porta Nuova – e che dopo quell’ultimo gesto non ha avuto molte difficoltà a tramutarsi in meta per devoti pellegrinaggi da parte di quanti in Pavese hanno voluto scoprire non solo l’artefice di romanzi e poesie intramontabili, ma anche l’essenza di un disperante e fanciullesco mito della letteratura mondiale. Continua a leggere

Silvina Pratt, Con Hugo

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di Alberto Pezzini

Silvina Pratt, Con Hugo, Gli Specchi Marsilio 2008, pagg. 247,  Euro 16,00.

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Come guardare il creatore di Corto Maltese direttamente dalla serratura. Un diario letterario ma di vita veramente domestica ed umana raccontato dalla figlia di Hugo Pratt. Una splendida fanciulla bionda con occhi che credono ed un cuore martoriato da un padre innamorato di un altro mare, quello di una vita sempre in salita. La vita di Hugo Pratt è stata come quella di un generale degli alpini che diceva:”Fate come la valanga che sale verso l’alto”. Un’esistenza al limite della resistenza umana.Scandita tra Venezia, Parigi, la Svizzera. La vita. Forse non tutti conoscono quale fosse la vera identità del creatore di Corto Maltese. Si ignora quanto fosse egocentrico questo Gemelli ascendente Scorpione. Uomo geniale, accentratore al cubo, iracondo quanto capace di gesti da fumetto drammatico. Continua a leggere

IL FANTASMA ESCE DI SCENA di Philip Roth

Nathan Zuckermann, personaggio letterario e alter ego di Philip Roth, ritorna sulle pagine del nuovo romanzo del celebre scrittore americano: “Il fantasma esce di scena” (Einaudi, pagg. 230, € 19, traduzione di Vincenzo Mantovani), pubblicato lo scorso anno negli Usa con il titolo di “Exit ghost”.
Un ritorno in scena per… uscire di scena. Sì, perché a quanto pare questo libro dovrebbe segnare “l’addio” del buon vecchio Zuck.
Il personaggio Zuckermann appare per la prima volta nel 1974 in “My life as a man”, dove svolge il ruolo di alter ego letterario dello scrittore Peter Tarnpool (a sua volta alter ego di Roth). La sua prima comparsa da protagonista, datata 1979, avviene nel romanzo “Lo scrittore fantasma”: qui il giovane Zuckerman rende visita al suo idolo E. I. Lonoff, affermato autore “auto-reclusosi” in una baita.
Zuckerman ritorna da protagonista in altri romanzi, tra cui “Pastorale americana” (1997) – il capolavoro di Roth – fino a “La macchia umana” (2000), romanzo da cui – nel 2003 – è tratto un film omonimo diretto da Robert Benton, con Antony Hopkins e Nicole Kidman (la parte di Zuckermann viene interpretata da Gary Sinise).
A livello di curiosità segnaliamo che Zuckerman appare anche in “La terra sotto i suoi piedi”, romanzo di Salman Rushdie ambientato in un mondo popolato da alter-ego letterari. Continua a leggere

Federigo Tozzi

Non è bastato un “Meridiano” (curato da Marco Marchi per Mondadori nel 1987), non è bastato un film (Con gli occhi chiusi, diretto da Francesca Archibugi nel 1995) per fare di Federigo Tozzi un classico universalmente riconosciuto. È uno scrittore rispettato in sede critica, questo sì, per quell’intreccio di introspezione e rudezza che lo isola all’interno di un’epoca – il primo Novecento italiano – niente affatto avara di forti esperienze narrative. Eppure, nonostante tutto, Tozzi continua a essere compresso fra Svevo e Pirandello, due maestri con cui condivide lo spaesamento di fronte alla realtà e l’inettitudine al cospetto del mondo, ma che per altri versi ci appaiono oggi meno attuali di questo senese irregolare e visionario. Continua a leggere

Matteo Codignola, Un tentativo di balena.

Matteo Codignola, Un tentativo di balena

con disegni di Roberto Abbiati

pp. 156, Adelphi, euro 13

Alla stregua di una malattia virale e degenerativa, l’ossessione per l’epica teratomorfa balena melvilliana ha saputo contagiare, lungo gli ormai centocinquantasette anni che ci separano dalla pubblicazione di Moby Dick, un tanto ricco quanto bizzarro catalogo di menti creative tutte frizionate dalla stessa magnetica spinta verso visite personali, riletture, reinterpretazioni più o meno celebri di un mostro letterario senza tempo. Dal grande illustratore Rockwell Kent, che intorno agli anni Trenta lo “tradusse” sotto forma di quasi trecento lunari disegni, allo sfortunato regista John Huston, che lo trasformò in una pellicola colossal pseudo-fallimentare, all’eterno giocoliere Orson Wells, che lo inserì senza esitare nella perennemente gravida famiglia dei suoi progetti dispersi, il “tarlo” del capodoglio albino è riuscito, con impressionante costanza, a generare altri mostri dando vita a tanti nuovi Achab votati, proprio come il torbido capitano del Pequod, a consumare considerevoli pezzi della propria esistenza nella conduzione di una chimerica abissalissima battaglia. Continua a leggere

Abdelmalek Smari: L’occidentalista

“L’occidentalista” dell’algerino Smari ci presenta una Milano un po’ meno
conosciuta, ma pur sempre molto riconoscibile nei luoghi e nelle
ambientazioni, dalla scuola al centro culturale, ai giardini, ai dintorni
della stazione centrale, alla frequentatissima Brera, ai salotti.
Una Milano già percorsa con tono un po’ diverso, ma sempre con accenti
poetici, nel suo primo romanzo “Fiamme in paradiso”.
I personaggi che la animano, oltre a Samir il protagonista (ed anche
Spettro) ed Adra, la ragazza che lo attende in Algeria, sono vari ed
emblematici di situazioni esistenziali che sembrano costruite per non
comprendersi. Continua a leggere

“Jeanne d’Arc e il suo doppio”: il poema teatrale di Maurizio Cucchi che dà dignità agli umili

 

di Ottavio Rossani

Nel 1989 Maurizio Cucchi ha scritto La luce del distacco, una pièce teatrale rappresentata (interpretata da Jolanda Cappi) e pubblicata nel 1990. Ora, ripreso in mano quel monologo, su sollecitazione di Pietro Carriglio (Teatro Biondo di Palermo), lo ha riscritto quasi completamente. E ne ha tratto un viaggio dentro la follia, il tormento, interiore, e la spersonificazione di Giovanna, che altro non è che una carcerata dalla mente dissociata e si immagina Giovanna d’Arco, l’eroina d’Orleans. Ma c’è di più: irrompe in scena anche Gilles de Rais, “incarnazione del male, ma anche un uomo riverito e rispettato, sempre pronto a dichiarare la sua fede”, come precisa Cucchi nella sua post/lettura. Continua a leggere

Perdas de Fogu e Pavese

di Alberto Pezzini

Se Massimo Carlotto si impegna civilmente. E’ questa la vera scommessa di un uomo che da un’esperienza ai limiti della sopravvivenza interiore diventa uno scrittore assoluto.
Perdas de Fogu ( Ed. E/O – pagg. 159 – euro) è un poligono dove le aziende anche private possono sperimentare le armi più sofisticate per 50.000,00 euro all’ora. E’ un poligono che costerà alla Sardegna la perdita di milioni di ettari i quali verranno annichiliti dalla ricaduta dell’uranio impoverito.
E’ una sostanza molto pesante e capace di sviluppare una forza sterminata quando semina l’urto mortale. Continua a leggere

Un lavoro di 530 pagine

Alcide Pierantozzi, 23 anni, pubblica un lavoro di 530 pagine. Nella Breve nota giustificatoria si indicano l’attività intertestuale (sicuro, Pierantozzi?) della composizione e, almeno in parte, gli autori citati. Al recensore rimangono 2 scelte: dar conto del testo in scala 1:1 (impraticabile) ovvero comprimere gli almeno 3 intrecci principali e le 6 parti del volume in un brocardo (irrispettoso di 3 anni di lavoro). Resta però lo scetticismo di Italo Calvino per le opere-mondo, a suo dire conchiuse con La vita: istruzioni per l’uso di Georges Perec; e ci si domanda perché tanti autori italiani accedano alla realtà attraverso uno strumento così scoraggiante. Non saranno le citazioni da Derrida a salvare il mondo: né il romanzo.

Intervista a Massimo Maggiari: itinerari del mondo e dell’anima

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Massimo Maggiari, ovvero un altro modo di rapportarsi al cosmo, all’anima delle cose e all’energia dei luoghi. Il suo percorso di poeta e studioso passa attraverso i sentieri del mondo, e costeggia e si immerge ancora una volta – come la settimana scorsa abbiamo visto con Davide Sapienza – nell’immenso seno del Nord. Continua a leggere

Le storie di mia zia (e di altri parenti)

Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti)
pp. 168, Feltrinelli, euro 12

Agili, rapidi e incalzanti come tanti piccoli romanzi-goccia, i cento bozzetti che Ugo Cornia ha messo insieme nell’esilarante e delicato reticolo di storie di questo suo sesto piacevolissimo libro divertono, seducono, di tanto in tanto addirittura ammaliano per la timida normodotatissima follia che si lasciano scappare spesso e volentieri tra una pagina e l’altra. Un rocambolesco esercito di personaggetti impastati nella quieta provincia modenese e spalmati lungo oltre un secolo attraverso il filtro dei ricordi, delle leggende quotidiane tramandate oralmente di nonno in nipote e di nipote in figlio, una lunga sequenza di episodi e divagazioni che restituiscono vita a corpi e a volti ormai dissolti da tempo, a gesti sopravvissuti soltanto nella memoria, insomma segnali di vita che appartengono al dominio delle grammatiche familiari, dei lessici psicoaffettivi, delle congreghe emotive con tutto il loro intimo ed esclusivo bagaglio immaginifico, linguistico e in fondo religioso. Continua a leggere

Senza luce, di Luigi Bernardi

senzaluce«Fabbricare i gusti del pubblico è una faccenda pericolosa: distorce la visione delle cose, capovolge le cause con gli effetti, crea ogni sorta di alibi. E chi lo fa spesso vive soltanto in funzione degli alibi che riesce a raccattare, con la stessa disinvoltura con la quale raccoglierebbe i punti spesa dei supermercati, getterebbe il pacchetto di sigarette vuoto alla fermata dell’autobus […]. Fabbricare i gusti del pubblico è la negazione dell’arte, della stessa cultura: è tirannia mascherata dalle pretese del mercato, qualcosa di così assolutamente ostile da chiudere ogni via di redenzione».
Ho letto tutto di Luigi Bernardi che, per me, non è precisamente un estraneo, ma una persona dalla quale ho avuto la fortuna di imparare molto. È vero: Luigi e io siamo amici. E questa, dunque, sarà una recensione difficile ma sincera.  Continua a leggere

Pitture nere su carta, di Mario Benedetti

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Quello che mi pronuncia è il nome di tutti

Per essere poeti bisogna avere un eccezionale costrutto psichico, in primo luogo saper portare un immenso carico di dolore con assoluta levità – così, come se non fosse, mentre si scambiano informazioni sul parco-giochi che abbiamo in comune.

E poi tradurre la ferita in una radiazione più decisiva del dolore, ovvero il chiaro della fratellanza.

Tu come tutti gli animali e come me sei provvisoriamente in piedi in questa materia elementare, sei un poco eccentrico volume solido.

Non si tratta infatti di trasfigurare il proprio dolore (del quale ben poco deve interessare) con l’alchimia del verbo, ma dell’intero carico dell’uomo.

Non esagero e chi legge i (rari) poeti lo sa. Continua a leggere

Michele Ranchetti, Poesie scelte

Michele Ranchetti raccontava di essere stato un bambino solitario e sovrappeso, estraneo ai giochi dei coetanei e costretto – non del tutto controvoglia, forse – a coltivare precocemente il suo mondo interiore. Disegnava, componeva musica, scriveva poesie. Da sempre, anche se il suo esordio come autore in versi risale al 1988, a 63 anni compiuti (nato a Milano nel 1925, è morto a Firenze il 2 febbraio scorso). Al momento della pubblicazione de La mente musicale, dunque, il profilo di questo intellettuale versatile e irrequieto pareva già largamente delineato. Successore di Delio Cantimori alla cattedra fiorentina di Storia del cristianesimo, certo, ma anche imprevedibile animatore culturale (negli anni Sessanta aveva lasciato l’incarico di direttore delle Librerie Feltrinelli in dissenso con Giangiacomo) e infaticabile operatore editoriale, come testimonia la lunga serie di iniziative e traduzioni legate, fra gli altri, ai nomi di Ludwig Wittgenstein, Sigmund Freud, Rainer Maria Rilke e Paul Celan. Continua a leggere

Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo.

Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo. Conversazione a cura di Giulio Milani – Transeuropa Edizioni – Ottobre 2008 – solo 10,00 euro

 

di Alberto Pezzini

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Una conversazione fatta nel giugno del 2002 con Mario Rigoni Stern. Più che un’intervista vera e propria. Una camminata nei boschi e nella neve di chi creò Il Sergente nella neve. Ogni capitolo è introdotto dalla descrizione fulminante di un albero, secondo le definizioni che da vivo ne diede Rigoni Stern in quel libro fremente come un albero al vento :Arboreto selvatico.

Una chiacchierata che dura lo spazio di una vita. Si concedono molti luoghi alla guerra. A ciò che ha fatto saltare fuori dalla coscienza di un uomo un libro divenuto ormai un classico. Il Sergente nella neve venne scritto praticamente l’anno dopo il ritorno a casa dell’autore, per non perderne il ricordo e mantenere dentro di sé certi sapori che rischiavano di dissolversi nella memoria. Continua a leggere

Christiane Rochefort, I Bambini del secolo

CHRISTIANE ROCHEFORT, I BAMBINI DEL SECOLO, BARBES EDIZIONI 2008

di Nadia Agustoni

“Ma la rabbia era un’altra cosa, la rabbia mi parlava, mi faceva reagire, era l’unica cosa che mi avrebbe fatto uscire dal mio gelo e che mi avrebbe riscaldato, l’unica cosa che riusciva ancora a farmi male; e veniva da lontano; dalla notte dei tempi; se di mezzo c’era la rabbia, ecco che io rispondevo “presente”. (1)

Christiane Rochefort (1917 – 1998) è nota in Italia per il romanzo scandalo, Il riposo del guerriero, uscito nel 1958. Il libro venne trasposto per lo schermo da Roger Vadim e per questo ebbe una notorietà internazionale, ma la scrittrice non riconobbe come aderente al libro la tematica del film. (2) Le reazioni a una storia giudicata viziosa, tra una ragazza borghese e un alcolizzato, impedirono l’assegnazione del premio Fémina all’autrice, nonostante un primo orientamento in tal senso della giuria, ma le fu poi dato il Prix de la Nouvelle Vague. Christiane Rochefort non tradì però la sua vocazione anticonformista. Il suo secondo romanzo, I bambini del secolo (1961), tradotto di nuovo in italiano per le edizioni Barbès, racconta una vita difficile, in bilico tra scoperta di sé e rabbiosa solitudine. (3) Continua a leggere

La natura e il viaggio: intervista a Davide Sapienza

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Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza (www.davidesapienza.net) è uno scrittore che esplora, ed esplora l’anima della natura, nel Grande Nord e nei luoghi più remoti. Dove l’uomo è solo con se stesso, con la sua anima e con quella del mondo. Continua a leggere

L’INCERTEZZA DELLE ATTESE, LA SICUREZZA DELLA SCRITTURA. A proposito di Mater certa di Giuseppe Favati.

L’INCERTEZZA DELLE ATTESE, LA SICUREZZA DELLA SCRITTURA.

A proposito di Mater certa di Giuseppe Favati.

di Giuseppe Panella

«Ecco ora il racconto dell’avventura che aveva determinata la situazione rispettiva nella quale sono venuti a trovarsi i personaggi di questa scena…»

(Honoré de Balzac, La duchessa di Langeais)

1. Figli e ideologie

Giuseppe Favati non demorde ancora. Dopo un primo romanzo tutto sommato classificabile come tradizionale ma con vistose e vigorose innovazioni linguistico-metanarrative (Villandorme e Cartacanta, Firenze, Il Ponte Editore, 2002) e un attraversamento trasversale e “filosofico” degno del Diderot dei Gioielli indiscreti di quel che resta della sessualità post-moderna (Per esempio, con la coda dell’occhio, San Cesario di Lecce, Manni, 2005), ecco qui un terzo romanzo (Mater certa, Firenze, Il Ponte, 2007) ancora più deciso individuato da una scrittura che pigia sempre di più sul pedale della frantumazione e della moltiplicazione delle voci e delle possibilità ancora rimaste alla scrittura romanzesca. Un romanzo bachtiniano e polifonico, forse – ma forse ancora qualcosa di diverso (sicuramente nei confronti dei romanzi precedenti). Sarà opportuno esaminarlo con cura. Ancora una volta – ed è importante dirlo – il libro si apre con degli esergo significativi (come già il precedente Per esempio, con la coda dell’occhio). Sarà interessante verificarli uno alla volta per comprenderne l’importanza. Il primo viene direttamente dalle Lettere dal carcere di Gramsci e recita: “Il tempo […] è un semplice pseudonimo della vita stessa” (lettera alla cognata Tatiana Schucht del 2 marzo 1933). Il pezzettino di testo compreso tra le parentesi quadre recitava peraltro che il tempo è “la cosa più importante”. Gramsci voleva rilevare come il tempo umano e quindi la Storia sia l’unica misura per giudicare e rivendicare la verità e la validità delle proprie azioni.

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