Archivi categoria: Scritture

Sara e il sangue

cerchio_big.gif[Questo brano è tratto dal mio primo romanzo, Il cerchio, Edizioni Empiria, Roma 2003]

Si era abbassata i jeans e quello che aveva visto le aveva fatto gocciolare due lacrime che sembravano voler rimanere appese alle palpebre per sempre, a penzolare avanti e indietro. Succedeva sempre così. Piangeva ogni mese, ogni volta che il suo corpo produceva sangue.
Aveva tredici anni e la prima volta si sentì strappare ogni piccolo filo che teneva unito un muscolo all’altro. Non aveva capito lì per lì gli occhi lucidi di sua madre e un po’ si era spaventata. Fino a quel momento un pizzico d’invidia l’aveva solleticata quando si fermava a scrutare di sottecchi le sue amiche: le guardava come se fossero improvvisamente cresciute di dieci centimetri. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 49

Quando Giobbe era giovane andava a fare provviste in una bottega piccola ma piena d’ogni ben di Dio. Il padrone era burbero e bizzoso; a volte sembrava facesse strani scherzi col peso o con i conti, e i due si accapigliavano; però alla fine s’intendevano sempre, e Giobbe usciva dalla bottega carico di buone cose, in particolare d’un vino che faceva scordare le tristezze e invitava a far festa con gli amici, ballando e battendo le mani.
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Dove noi non siamo, un articolo di Stefano Mazzoni* su Jerry Uelsmann

untitled-1993.jpgJerry Uelsmann al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri

L’uomo vive nella nostalgia, sospeso, quasi spezzato, tra ciò che lo circonda e ciò che ormai non è più. Si sa che con il tempo quello che è stato richiama a sé un’attenzione sempre maggiore, ma ci sono nostalgie che colpiscono anche al di fuori della propria esperienza e del proprio passato. Luoghi che non abbiamo mai visto, momenti che non abbiamo vissuto, incontri che non abbiamo fatto. Sono desideri ancestrali e sogni che si sono impressi nella nostra memoria con precisione, anche se privi di una precedente realtà concreta. Immagini effimere che ci appartengono come singoli o in quanto membri di una collettività. Figure archetipe oppure semplici sensazioni, come quella impossibile di aver un giorno volato. Frammenti della nostra immaginazione, da cui artisti visionari hanno saputo trarre le chiavi che aprono passaggi su altre realtà e altri mondi. Dove noi non siamo e non potremmo mai essere. E che proprio per questo ci incantano. Continua a leggere

Francesco Forlani, Do you remember revolution?

da operetta rappresentata al festival di Metz Norapolis nonchè vincitrice del festival medesimo, do you remember revolution?
Testi e voce recitante furlen
tastiere e synth Sacha Ricci dei 99 posse
Sax Raul Colosimo parto nuvole pesanti
percussioni miguel
video di Sergio Trapani
http://www.norapolis.org/2004/popup.php?page=news&id_news_afficher=168

Do you remember revolution?
(acte premier)

Proemio
Omo chi vòl parlare,
emprima dé’ pensare
se quello che vòl dire
è utele a odire;
ché la longa materia
sòl generar fastidia,
el longo abriviare
sòle l’om delettare.
(Jacopone da Todi, XII siècle)

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Fotografie in bianco e nero, di Lucia Marchitto.

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(monologo nato dall’intervista che feci a Lorenzo Pinto, fratello di Luigi morto nella strage di piazza della Loggia a Brescia, una sera che piovigginava davanti alla stele col nome delle vittime).

Bianco
L’occupazione delle terre

Ho diciassette anni e tanti sogni.
Cambiare il mondo.
Una palla rotonda che gira.
Posso fermarla quando voglio.
Salire o scendere.
Farla girare di nuovo.
Ascolto la tesi sull’occupazione delle terre.
Questa terra.
Questa città.
Foggia.
Si può cambiare.
Cambierà.

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Fiesta!

Tempo fa, due amici mi hanno suggerito di scrivere un libro sulla tauromachia, una specie di romanzo-saggio. Mi sono sentito lusingato. Ma è un bel problema. Un libro così l’ha già scritto Hemingway (hai detto niente!): si intitola “Morte nel pomeriggio”. Senza contare che lo stesso Hemingway ha scritto di tori anche in “Fiesta”, in alcuni racconti, nelle pagine migliori di “Per chi suona la campana”, ecc. ecc. E poi in lingua spagnola c’è di tutto: c’è l’opera enciclopedica di Cossio, lapidariamente intitolata “Los Toros”, e ci sono centinaia di libri che coprono tutta la gamma dal manualistico al letterario, fino al famigerato “Sangue e arena” di Blasco Ibañez, capolavoro del genere strappalacrime. Insomma, per scrivere un libro sui tori dovrei dare alla materia un taglio diverso, ma non so proprio dove andare a cercarlo. Però ammetto che mi piacerebbe provarci. Mi piacerebbe davvero.

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DRIN di Valter Binaghi

TESTO PER UNA CANZONE MAI SCRITTA

telefonino cesso

Drin. Fuori dal parcheggio
Drin. Anche in autostrada
Drin. E perfino in ufficio se lo vuoi
Drin. Cellulare ultrapotente
Drin. Socialmente intrigante
Drin. Una lapide alla solitudine
Drin. Se non posso parlare
Drin. Lasciami un messaggio
Drin, La faccina che mi dice come stai
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Le scritture che non leggemmo. Seconda Parte

In realtà ho raccolto materiali vari, a volte straordinari.
Scritture dense ed evocative.

Sono racconti, poesie, a volte testimonianze legate fra loro da un filo conduttore: le persone che li hanno creati non hanno mai fatto gli scrittori di professione.

Romolo Trebbi del Trevigiano, le sue rime cariche di avventura simili a tagli cinematografici, architetto, urbanista, docente universitario, che da molti anni vive in Cile.


L’ULTIMA CANZONE DEL DESERTO

E soli camminavamo
immergendoci
nei silenzi di sabbie.

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Refuse Paracelsus & I dissennati panettieri di Aqaba – di Avtomat

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Ricevo da Ruggero Solmi queste due scritture che gli sono pervenute da Avtomat, che in sede di commenti si firma Auberon. FK.

REFUSE PARACELSUS

in neapolis vanga, vanga/ su le svalbard la croce/ il periscopio del miasma con tutti i colori del gas/ su milite del tempo tambura la spranga & impugna lo specchio, urta con legnoso legionario il sibilo di sassi quadrati/ le spalle il volto come colui che sempre spera in fallo. paciucco, ladri di sentore, i trampoli per camminare sopra ‘a bbusta – il sacchetto – ‘a bbusta/ gamberi sgragnolati con il loro cloro colorrosasangue, Continua a leggere

Solitudine messicana by Jack Kerouac

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E sono uno straniero infelice
contento di scappare per le strade del Messico –
I miei amici sono morti su di me, le mie
amanti svanite, le puttane bandite,
il mio letto sbattuto e sollevato dal
terremoto – e niente erbasanta
per uno sballo a lume di candela
e sognare – solo spurghi d’autobus, Continua a leggere

Le scritture che non leggemmo. Prima Parte

Nella memoria trovo poeti mai scoperti.
Scritture dimenticate, scrittori che hanno chiuso penne ed anime in cassetti segreti.
Parole che scolorano, che soffocano nell’abitudine alle altre forme di scrittura: quelle scarnificate e violente come il mondo che le genera.
Il nostro.
Giovanna Manuppelli, scrittrice antica come una poesia oscura e sapida, che scelse d’essere insegnante.

“Andavamo vicine, avvinte.
La conversazione languiva.
L’anima era stanca.
Andavamo così, come talvolta avviene di andare a la ventura, senza meta, senza predilezione. Così, follemente, poiché più ci piace vagare, poiché questo camminare verso l’ignoto è quasi un bisogno per noi, è quasi necessità.
Ma tacevamo. Continua a leggere

IL RE DEL MONDO di Valter Binaghi

contadinello

Le conquiste di Alessandro erano come un fragrante mare di grano, che il signore riguarda compiaciuto al tramonto. Il suo nome era pronunciato con timore e venerazione: era un nome sacro, dall’Atlante all’Himalaia. Ma il discepolo di Aristotele aveva mangiato del frutto dell’universale, e ardeva per esso soltanto: unico vasto regno è il mondo, di cui chi non cinge la corona resta suddito. Perciò il suo cuore, tra tanta gloria, era oppresso da una grave nostalgia: nessuna gloria è paragonabile a quella del sole.
Un giorno un mendicante, all’angolo di una strada, fermò il suo cocchio e gli gridò:
– O Re dei re, conosco il tuo cruccio. Sappi dunque che laggiù, oltre il Gange, vive un popolo che afferma di conoscere il segreto del Re del mondo, colui che, nascosto ai più, regna senza confini: parti senza esitare, uomo ricco e senza pace! –
Per questo Alessandro, contro il parere dei suoi luogotenenti più anziani, volle spingere l’esercito fino alle terre lontane dove sorge il sole.
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(lumina et semina in valle d’Agrò) #11

Con la costante abrasione
dei nomi sulle lapidi
procedono inermi al consumo dei giorni.
Giungono in settentrione voci sul paese
abbandonato a pochi vecchi senza ascolto,
ad altri che, irridenti e leggeri lupi,
ne sbranano le miserie, gonfiano e succhiano
la santa minna d’ostentato spreco.
Arriveremo ancora nell’umido dei solai, nelle cantine
ricolme – fuori dall’ingresso ci accucceremo
come cani pazienti, fiduciosi
nel ritorno del padrone e signore della casa.

* NOTA: i primi 10 brani di questa composizione sono stati ospitati sul blog letterario “rebstein” di Francesco Marotta, che ringrazio.
La Valle d’Agrò (coi suoi paesi, in uno dei quali ho trascorso diversi decenni della mia vita e dove torno molto volentieri) è situata nel messinese a nord di Taormina. Ovviamente, nella fattispecie, è un luogo-pretesto di poesia.
Buone Feste a tutti i LPELSiani.