
Gesù ci tiene alla lode: dal momento che è amore, vuol dire che lodarlo è un beneficio per noi. Se si capisce questo, si è capito tutto. È allora che comincia il paradiso.

Gesù raccomanda a Gabrielle di farsi introdurre al Suo cospetto, nell’ora santa, da Sua Madre, da san Giuseppe e dagli angeli: è come un bambino che entra in un salotto di persone adulte, che lo presentano e parlano per lui. E poi comincia un lungo discorso sul fatto di confidare totalmente, di chiedere anche l’impossibile, perché nessuna richiesta è troppo grande. Certo, bisogna riconoscere che con Dio non ci si annoia.

Gesù ha abbracciato con gioia la Sua croce. A Gabrielle chiede di unirsi a Lui con lo stesso slancio con cui ha voluto salvarci e aderire alla volontà del Padre. Insieme con Lui, anche le fatiche più improbe e le grandi sofferenze sono dolci. Le ricorda l’importanza del grazie: il suo lo ripagherà dell’indifferenza degli ingrati.

Gesù soffre quando gli uomini rifiutano di andare in paradiso: sa bene cosa si perdono, come un padrone di casa che mette a disposizione di tutti una splendida villa sopra un monte. Tanti invitati respingono l’offerta, per non sobbarcarsi la fatica di salire. Spetta a noi convincerli: è la missione che ci affida ogni giorno, ogni momento.

Gabrielle chiede a Gesù come mai non ci ha insegnato, nel Pater, a chiedere l’amore. Lui risponde che, in quella preghiera, tutto è amore: il Tu di Dio, il nutrimento quotidiano, l’amore per il prossimo, la liberazione, appunto, da ciò che non è amore. E l’amen, alla fine, suggella l’unione radicale.

Gesù confida a Gabrielle tutta la Sua gioia nel sentirsi dire Ti amo. La esorta a raccontargli quando e come è cominciato questo amore, e tutto ciò che farebbe per Lui, perché ogni volta la storia si rinnovi. Vale per ognuno di noi, beneficiari della luce profonda che è la nostra relazione con il Cristo.

Il Cristo consiglia alla Bossis questa preghiera: Signore, liberami dalle cose di poco conto”. Dio è tutto per noi, e di là ci stupiremo di quanto abbiamo potuto trascurarlo. Lui sta alla porta, in piedi, perché sa che lo possiamo minacciare: qui non entrerai! Ma se qualcuno gli apre, scoprirà la vera dolcezza della vita, la possibilità di gioire anche soffrendo.

Gesù vuole che lo sentiamo vicino ogni momento, che lo consoliamo con il nostro amore. Un Dio da consolare? È straordinaria questa intimità, la reciprocità che non ci fa sentire soli, perché Lui è con noi, e noi siamo con Lui. Desideriamolo, e Lui verrà; invochiamolo, e Lui ci sarà. Quanto poco conosciamo il nostro Dio!

Il lunedi: vivi nell’amore dello Spirito Santo domandandogli l’amore. È Lui che rende possibile la santità. Il martedì: con la Regina degli angeli e con gli angeli. Per riparare le tue offese e le offese. Il mercoledì: con san Giuseppe: prendi a prestito da lui la vita interiore. Il giovedì: sii piccola ostia con Me. Sii un’ostia che canta. Come un avaro, cerca le occasioni per piccoli sacrifici che ti rinnoveranno nell’essere ostia. Il venerdì: tutta per il Mio cuore. Il venerdì che fu per Me una grande sofferenza, sia per te una grande dolcezza. Il sabato non sei sola; Mia Madre ti accompagna. Risveglia in te il Suo amore. La domenica: ama al cuore della santa Trinità, come un piccolo grano d’incenso in spirito di pura lode. Fai così, piccola anima.