
Ogni giorno la vita ricomincia: non come abitudine o rassegnazione, le nemiche dello Spirito. Il giorno è ricco di sorprese, perché Dio è una meraviglia infinita: qualcosa, anzi, Qualcuno, che ci aspetta dietro l’angolo.

Fabrizio Centofanti, sacerdote, poeta e narratore, e Sabrina Trane, psicologa cognitivista, affrontano in un breve saggio una sfida monumentale: una vera e propria rifondazione dei motivi per scegliere di credere in Dio. Non il Dio astratto della filosofia, ma quello annunziato da Gesù Cristo. Questo saggio mette da parte un vuoto teologico che rischia di diventare destabilizzante e individua per la fede presupposti adatti a chi vive nel mondo attuale, dove il successo sembra essere la regola di tutte le cose.

Dio ha bisogno di attenzioni. Questo taglia corto con una religione fatta di abitudini ripetitive e riti vuoti. Obbliga a coinvolgere il cuore e, si sa, il cuore fa cadere le difese, introduce in territori rischiosi, annulla i vantaggi e i privilegi di un’antica furbizia. Ma anche Dio ha diritto a esistere, a essere com’è.

Ciò che è buono, viene da Dio, ciò che non lo è, viene da noi: è la convinzione migliore per coltivare l’umiltà. È anche un buon sistema per non svalutarsi: a questo pensano gli altri. Mi viene in mente una scena di Marcellino pane e vino: i frati dicono che sono cattivo, confida il protagonista; ma Gesù gli risponde: Emmanuel che dice? La verità è nelle parole di chi ama.