(lasciti dell’anacoreta)

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I.

ci siamo – abbandono la stele, lascio alla vita dei ragni la virtù, sospingo
tutta la memoria dietro il masso muscoso: non c’è mondo,
c’è il rantolo dello sconosciuto,
dell’ignota presenza che non nomino – seppi: nominare è morte e polvere,
ché in questo annullarmi alla congrega vivo, amandola di pura assenza,
come una vitale persuasione, una resa completa…
poi, vederli dall’alto, lumini in moto perenne nel vallone,
sapere di questo amore
che senza abbraccio vede ogni istante,
egoista del trascendere del legno,
offre una specie di ragione che si piega, un’elezione di qualcosa che sorregge
e spegne, accende e polverizza – ora impasto il fango, fratello,
vanamente erigo
muri a secco… Continua a leggere→

Secondo consuntivo

deserto-2.jpgOgni tanto bisogna fare il punto. Perché siamo nomadi del tempo e dello spazio, e nel mondo virtuale è più chiara la consistenza effimera dei messaggi e dei silenzi, in cui si rivelano e nascondono paure e desideri, tensioni che non trovano sbocco e sollievi temporanei per un cenno d’intesa, un’idea finalmente condivisa. Sappiamo. Sappiamo che la parola scritta sullo schermo è una foglia che danza, prima di atterrare ed essere schiacciata: la guardiamo con gli occhi spalancati di bambini che non sanno scacciare le illusioni, anzi, se ne nutrono, ne fanno il cavallo o il cammello che avanza nel deserto di un’attesa ingenuamente ostinata.

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Tu alla cassa 5. Io alla 6


Signore, signore, fa 22 e 75, signore… guardi che c’è la coda.
C’era la coda, c’era ressa, c’era che non trovavo la carta di credito; e così ti ho persa di vista. Io ero alla cassa numero 6, tu alla 5.
Lo so, ne sono certo: mi hai visto, ne son certo, ma poi hai abbassato la testa. Non dovevi.
La canzone di Venditti diceva
la più carina, la più cretina, cretino tu, che rideva sempre…
Già: tu eri la più carina. Cretina no, non lo eri.
Bella, intelligente, inavvicinabile. Eri troppo per me. Per la mia timidezza. Mi bastava sognarti. Continua a leggere→

Profeti

Il ragno intreccia
Fili di sangue
Nel dolore sordo del baricentro,
ma la preda non accetta trigonometrie;
la fine circostanziale
implica altri destini, resta un rebus
troppo chiaro, quasi aperto

Angelo Scandurra

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YOUTUBE E L’ISOLA DI PASQUA di Valter Binaghi

isola di pasqua

Youtube è uno dei siti Internet più celebri, una sorta di blog collettivo dove si possono postare brevi filmati amatoriali a piacimento. Come potete immaginare, ce n’è per tutti i gusti: satira politica, porno più o meno soft, ma soprattutto scorci di vita quotidiana.
L’esaltante balzo in avanti che siti come questo hanno fatto fare alla “vetrinizzazione dell’esistenza” si è subito notato anche in Italia, dove già abituati agli incidenti più o meno spontanei di “Paperissima” è iniziata tutta una caccia, soprattutto tra i più giovani, alla “produzione” di frammenti del quotidiano in cui esibirsi come attori o registi.
Ma poichè tutti i media conoscono una saturazione breve (è lo stesso con le droghe pesanti), le capriole del cane di casa e le grazie della fidanzata non ricevono più visite (il counter dei siti, che misura quante volte un post viene visitato, è molto simile al meccanismo dell’audience televisiva), quindi bisogna andare su qualcosa di più fortino. Tipo schiaffeggiare il compagno di classe handicappato e registrarne le reazioni tristemente rabbiose. L’abbiamo visto, come si sono viste dodicenni spogliate e palpeggiate dai compagni, o rapporti sessuali tra adolescenti ubriachi nelle toilettes delle discoteche, o risse provocate ad arte fuori dalle medesime, fino a ferite aperte, girate forse già in un pronto soccorso.
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Massimo Sannelli a La camera verde – Roma – 28 Ottobre 2007, 0re 18,30

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memo: stasera: Emily Dickinson

October 28th, 2007

e. dickinson LA CAMERA VERDE
Via G. Miani, 20 (zona Ostiense) – Roma

oggi, domenica, 28 ottobre 2007,
dalle ore 18:30

Massimo Sannelli presenta

Su un Io Colonna

traduzioni da Emily Dickinson

(edizioni La Camera Verde, mise en page di Giovanni Andrea Semerano, Roma 2007, pp. 150) Continua a leggere→

improve your english

Ho letto Manzoni e Foscolo, ma non solo.
Il Morgante del Pulci, le Stanze
del Polizano, la Secchia del Tassoni.
Ho un background discreto di studi classici
(sì, faccio per vantarmi).
Da giovane traducevo
Esiodo Pindaro Alceo,
oltre che Cicerone.
Ma, a parte l’arteriosclerosi e l’oblio
che tutte cose involve (to involve),
sono un illiterate, non c’è rimedio.

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Sguardo Nuovo

Mio figlio, in terza media, deve leggere e commentare questo sonetto di Ugo Foscolo.

A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Presagisco un pomeriggio noioso, invece iniziamo a cercare le foto di Zacinto in rete per vedere concretamente le “sacre sponde” e le “onde del greco mar”, la “petrosa Itaca” e la tomba di Foscolo. Così ci troviamo a leggere e rileggere le strofe, i singoli versi, alle volte gigioneggiando “alla Gassmann” lasciando stare l’accademico rispetto ma trattando la poesia come una poesia e basta.
Finito il compito ognuno si dedica a qualcos’altro ma dopo cena, quando mando mio figlio a buttare la spazzatura, alza il sacchetto e mi dice: “Gli darò illacrimata sepoltura” ed esce ridendo, regalandomi uno sguardo nuovo su una poesia che credevo sterile.

4 poesie. di Enzo Ferrari

FOTOGRAFIA

Il taglio della luce
in un avanzare struggente di immagini
che vanno a morire nell’ombra.
Un ritaglio di cielo nei vicoli.
L’aria al profumo di menta
e salvia
si imprime sulla pellicola
nei toni del verde e del rosso.
S’aprono nuove rotte
nella vorticosa
danza della vita.

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Sempre cara mi fu quest’ernia al colon, a cura di A. Bonino e S. Andreoli, Mondadori

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Finalmente in libreria il libro dei fincipit. Il gioco è semplice e divertente. Si prende l’incipit di una poesia, una canzone, un romanzo e lo si chiude subito in maniera spiazzante e comica. Bonino e Andreoli raccolgono e scelgono tra le migliaia di fincipit arrivati nel blog E io che mi pensavo l’inverno scorso. La prefazione è di Bartezzaghi. Eccovene un assaggio:

Ei fu. Siccome immobile

pagava l’ICI.

(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)

Io lavoro

e penso a te

o TFR. Continua a leggere→

“Troia? No, città”

Perché il termine “troia” – e non vorremmo essere tacciati di volgarità – oltre che per indicare la città viene adoperato per apostrofare una donna di facili costumi? Tutti sappiamo che questo vocabolo è ambivalente: con la “ T ” maiuscola indica, per l’appunto, l’antica città capitale della Troade. La città fece parte della satrapia persiana di Frigia, ricevette l’autonomia dai Greci per tornare, poi, sotto la dominazione persiana. Chi non ricorda l’Iliade in cui si parla ampiamente di questa città? Con la “t” minuscola, invece, il termine ha acquisito l’accezione volgare (e popolare) di donnaccia, donna di malaffare. Come si spiega, dunque, questa ambivalenza? Continua a leggere→

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La dea Ragione

Il 10 novembre del 1793 il popolo di Parigi in piena furia rivoluzionaria invase la cattedrale di Notre Dame e mise una ballerina sull’altare, intendendo con ciò proclamare la fine dei miti e delle superstizioni e l’avvento della Ragione.
Si può fare dell’ironia (e magari della psicanalisi) sulla necessità di usare una showgirl per un compito di questo genere. Oppure ci si può scorgere una oscura prefigurazione di come sarebbe andata a finire. Fatto sta che l’evento un po’ folcloristico di Notre Dame celebrava un’idea che da almeno cinquant’anni si era fatta strada nell’opinione pubblica, e cioè che l’unico metro di giudizio serio sia quello della ragione e tutto il resto sia superstizione e oscurantismo. Era un’idea sbocciata fra gli intellettuali, stufi di porre a nobili e preti domande che ricevevano come unica risposta: è così, punto e basta. Continua a leggere→

sabbia

t_deserto09_sabbia_bg1.jpgDalla sua terra un mare non l’aveva mai visto. Sui libri che raccontavano i suoi posti fatti di terrazze e scogliere, di ulivi e di serre di vetro, di chiese sconsacrate, c’era scritto che il mare si intuiva attraverso la luce, specialmente d’inverno.
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INTERNO GIORNO di Valter Binaghi

interno giorno

La prima ragazza di cui mi sono innamorato si chiamava Betty.
Lei aveva quattro anni e mezzo, io cinque, lei una coccinella come contrassegno sul grembiulino dell’asilo, io la bandiera italiana, il che non ha fatto di me un gran patriota.
La cosa è nata perchè un giorno mi ha aiutato a finire la merenda: oltre a un’enorme fetta di torta mia madre aveva ficcato nel cestino un’arancia che mi pareva un melone.
Dopo il primo spicchio ero sazio, ma la suora si arrabbiava se avanzavi qualcosa (pensate ai bambini del Biafra!, diceva: le carestie del Sahel erano ancora ignote alla compassione televisiva). Continua a leggere→