Da: “Alternanze”, Calabria Letteraria Edizioni, 1996
Silenzio
Ciò che di te rammento
è silenzio.
Silenzio d’emozioni castigate
nella fitta ragnatela
delle tue fobie. Continua a leggere
Da: “Alternanze”, Calabria Letteraria Edizioni, 1996
Silenzio
Ciò che di te rammento
è silenzio.
Silenzio d’emozioni castigate
nella fitta ragnatela
delle tue fobie. Continua a leggere
Dopo i grandi successi di pubblico e di critica delle prime due puntate di “Impariamo le nostre lingue”, ecco a grandissima richiesta la prima di “Impariamo le lingue degli altri”. Oggi il portoghese, con un pezzo sull’attrice brasiliana Florinda Bolkan. FK
Filha de um deputado e neta de um padre pelo lado materno, Florinda viveu em Fortaleza e no Rio de Janeiro até se tornar cidadã do mundo. Foi inspetora de vôo da Varig e, ao longo de sua carreira, tornou-se fluente em inglês, italiano e francês. Continua a leggere
Ian B,. maestro nella scuola elementare di Oegstegeest, s’accorse subito che il pulmino era in anticipo.
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Era talmente immerso nella lettura di quel miracolo di libricino, di quell’arioso labirinto di parole lucenti, che non si accorse, nonostante i ripetuti avvisi, che la Grande Libreria stava chiudendo.
Non riusciva a distaccarsi dalla voce suadente che sembrava prorompere da quelle pagine, non appena dischiuse.
I commessi, esausti dopo la giornata di lavoro, non lo notarono, appoggiato allo scaffale più nascosto e mal illuminato, quello della “Poesia”.
Quando si accorse di essere rimasto solo, era troppo tardi.
Il suo bisogno di Insulina, che sbadatamente non portava mai con sé, uscendo per una breve passeggiata, non gli permise di arrivare all’apertura della Libreria del mattino dopo.
Ma era, comunque, arrivato all’ultima pagina; ed ebbe il tempo di sussurrare: “Ora sto bene”.
(Foto: Esenin poche ore dopo la morte)
Area connessione: SERGEJ ESENIN, VLADIMIR MAJAKOVSKIJ, A.M. RIPELLINO, CARMELO BENE.
di Donato Zoppo
Venezia, 3 ottobre 2007, Auditorium S. Margherita. Un’occasione importante per l’ambiente del progressive-rock, che si è messo a confronto in modo serio e attento con la musica contemporanea di area colta. Sono due ambiti diversi, lontani ma non incompatibili, e il convegno organizzato dall’Università Ca’ Foscari, in collaborazione con l’Opus Avantra Studium di Donella Del Monaco e il Conservatorio di Vicenza, diretto da Paolo Troncon, lo ha voluto dimostrare. D’altronde l’attività musicale della stessa Donella, sempre in bilico tra popular e colto, a partire dalla straordinaria esperienza Opus Avantra, si è svolta in un sistema di “vasi comunicanti” tra generi alti e bassi, e la sua presenza centrale in questa giornata di studi è stata un sicuro elemento di garanzia.
Un buco non vale l’altro. – Non si cali
nel primo che le si apre sotto
come una botola di teatro tanto per andare giù. Continua a leggere
Nel centro della città di Erre si aggira instancabile un vecchio immigrato che chiede l’elemosina grattando orribilmente un violino e gracchiando : “Romania… Bucarest… Marina, Marina, Mariiina!”.
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Sono nata nella Germania Ovest nel luglio del 1961, due settimane prima della costruzione del muro di Berlino. Quando questo, dopo 28 anni, cadde, abitavo già in Italia.
Mi ricordo bene la sera del 9 novembre 1989. Ero andata alla Scala e in due ore, tanto era durato il concerto, le autorità della DDR avevano improvvisamente dato ordine di aprire tutti i punti di confine fra Berlino Est e Berlino Ovest. Continua a leggere
aforisma di b.e. 1878
penserò al mio futuro fino a ieri. ma i tempi non erano ancora maturi.
aforisma di b.e. 2890
se l’amore è roba per camerieri, la gelosia è per gli sguatteri.
aforisma di b.e. 978
il parentado va eliminato con la crescita zero. il matrimonio, col matrimonio stesso. Continua a leggere

Questo pezzo è uscito il 20 ottobre su Liberazione, nella rubrica l’elzeviro. Benché si presti, in alcuni punti, a qualche rischio di generalizzazione, rappresenta una provocazione interessante sul ruolo degli intellettuali del nostro tempo.
di Angela Azzaro
Qual è il ruolo oggi degli intellettuali in Italia? Domanda lecita, per chi crede che la cultura possa ancora significare qualcosa oltre a rappresentare una delle occasioni migliori per produrre ricchezza (per pochi) e far girare denaro (per pochi). La risposta è sotto gli occhi, anzi sotto i piedi. Il ruolo degli intellettuali oggi è camminare sui tappeti rossi della Festa del cinema. Un ruolo difficile che richiede molto impegno per procurarsi l’invito, capacità agonistiche per attraversare il red carpet con disinvoltura, salute quasi perfetta e soprattutto un guardaroba che non faccia sfigurare. Pier Paolo Pasolini e ancora di più Anna Maria Ortese, se ancora vivi, avrebbero avuto grandi problemi a tenere testa ai loro colleghi e sarebbero finiti presto nel dimenticatoio.
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Ci sono scrittrici e scrittori che amo visceralmente. Il che significa che leggerli mi provoca geyser non solo mentali o spirituali, ma anche fisici. Il che significa che quando leggo i loro libri mi muovo, cambio spesso posizione (leggo di frequente a letto o seduta davanti al mio Mac), mi alzo, parlo con me stessa a voce alta davanti allo specchio, prendo appunti.
Una delle scrittrici alla quale il mio corpo e tutte le sue membra rispondono come un sol uomo è Margaret Atwood, canadese, classe 1939. Autrice di un romanzo che metterei ai primi posti della mia personale classifica della letteratura distopica, insieme a Mondo nuovo di Aldous Huxley e a I figli degli uomini di P.D. James, ossia: Il racconto dell’ancella.
Qualche tempo fa una rivista letteraria con cui collaboro, Leggendaria, aveva chiesto alle redattrici e ai lettori quale fosse (ammesso che esistesse) il libro che aveva cambiato la loro vita e perché. Io ho risposto, per l’appunto, Il racconto dell’ancella.
Perché quel racconto è la storia di un corpo moribondo che si aggrappa alla vita con tutte le sue forze. E la spunta, contro ogni probabilità, pur continuando a vivere nel dolore, pur rendendosi conto che quella è solo una pallida imitazione della vita.
Dal 1992, anno in cui mi sono imbattuta nell’atwoodiana Ancella, ho fagocitato quasi tutti i libri della Grande Canadese: La donna da mangiare, Occhio di gatto, L’altra Grace, La donna che rubava i mariti, L’assassino cieco, L’ultimo degli uomini.
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Un gruppo di cinesi faceva il picnic ai giardinetti, nel settore di prato recintato e riservato ai cani. Seduti in terra estraevano cibo da barattoli, le madri nutrivano i bambini nel prato pieno di cacche. Arrivarono due anziani con cani, guardarono i cinesi, dissero loro di togliersi, che quello era il posto per fare andare i cani. I cinesi finsero di non sentire, non capirono. I due uomini con cani erano stupefatti, da un lato si sentivano superiori ma dall’altro non sapevano come comportarsi. Erano due bravi pensionati ciascuno con un botolo, uno regalato dai nipotini, l’altro trovato in campagna.
“Alura, vogliamo togliersi, qui è per i cani!”, esclamò il primo.
Quelli niente. L’altro pensionato si avvicinò al cancelletto, strattonò il cane che faceva per entrare, e cercò di parlare con l’uomo cinese, probabilmente il padre, che nel frattempo si era alzato e lo guardava. Continua a leggere
Luglio 1988.
Partorire non è mai un’impresa facile. Partorire sapendo di dare alla luce una creatura con gravi problemi di salute è una missione impossibile. Da portare comunque a termine. Continua a leggere
984.
Presso gli antichi la religione era già in certo qual modo ciò che dovrebbe diventare per noi – poesia e pratica. Continua a leggere
Come un calabrone sgraziato
si è posato sul fiore
piegandone lo stelo flessuoso
si fa largo tra le file dei petali
simili a pagine d’un dizionario
tende al centro
ove c’è aroma e dolcezza
e benché raffreddato
e sprovvisto del gusto
si ostina
finché sbatte la testa
contro il giallo pistillo Continua a leggere

Durs Grünbein – da: Dopo le satire – 1999
In provincia I
Normandia
Come un caduto, sul terrapieno della ferrovia
un cadavere di cane, già duro, serrato di sbieco
nel morso di traversine numerate col gesso.
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Riccardo Chiaberge, Domenica 24 ore, 21 Ottobre 2007
Com’eravamo prima del Sessantotto? Felici, o almeno illusi di esserlo. Tra boom economico, apertura ai socialisti, Autostrada del Sole, Bob Dylan e Rolling Stones, l’Italia sembrava finalmente aver ingranato la marcia verso la modernità e guardava con ottimismo al futuro. Un decennio breve, gli anni Sessanta, secondo Edmondo Berselli, proprio come il Novecento di Hobsbawm. Breve perchè bruscamente interrotto, all’ottavo anno, dall’arrivo di “certi tipi…con un’aria di palese superiorità” che pretendevano di indottrinarci, criticavano il nozionismo e contestavano l’autoritarismo, proponevano di destrutturare la famiglia e descolarizzare la società. In nome del movimento. Continua a leggere

di Ignazio Buttitta
Era unu di chiddi, e sunnu tanti,
i canuscemu di facci e di pirsuna;
ca partinu ca sorti d’emigranti
ncerca di pani e ncerca di furtuna;
e c’è cu i chiama zingari e cu i chiama
genti du Sud parenti da fami. Continua a leggere