Due bambini

Il primo si chiama Frank e racconta della sua vita di piccolo irlandese negli anni ’30. Il secondo, anch’egli irlandese, vive negli anni ’60 e si chiama Paddy Clarke. Entrambi fanno parte delle mie irregolari riletture. Succede che di tanto in tanto riprenda Le Ceneri di Angela di Frank McCourt o Paddy Clarke Ha Ha Ha di Roddy Doyle aprendoli del tutto a caso, solo per sentir parlare questi due bambini, due piccoli uomini che crescono. Frank tratteggiato sulla vera biografia del proprio autore raccontata con uno stile “sbrindellato”, Paddy più apertamente inventato eppure non meno vero grazie allo stile di Roddy Doyle straordinariamente vero nella sua “infantilità”.
Due romanzi che dovrebbero far parte dei testi obbligatori in un fantomatico Master per Genitori.

Intervista a Marco Cassardo

foto-marco-cassardo.jpgLa pagina spalancata su un passaggio che piace, lo sguardo che si alza dal libro e poi pensare: ah, potessi chiedere questo e quest’altro all’autore che mi fa compagnia. Grazie a internet e a un poco di faccia tosta ogni tanto la cosa mi riesce. Così ho pensato di dare il mio contributo al dibattito sul perchè si scrive e sugli approcci alle scritture proponendo una serie di interviste ad alcuni scrittori.
Inizio con Marco Cassardo, che ha esordito quest’anno con il romanzo
Va a finire che nevica (Cairo), di cui ho postato una lettura in Bottega di Lettura, in giugno. Continua a leggere→

Roma-Napoli 4-3. Anzi, no.

Ar Maggìco, che, come me, nun se l’è potuta véde.

 

the-female-thing.jpgChe fosse saltato il digitale terrestre appena iniziata la partita l’ho capito dall’urlo belluino lanciato da mio padre nell’altra stanza. Mentre Laura Kipnis mi stava erudendo sulle molestie sessuali nei college americani, la tessera ha “smesso” di essere attiva.
2’ del primo tempo: gol di Lavezzi.
Mio padre spegne anche la radio. Guardo il libro della Kipnis nella speranza che possa rivelarmi qualcosa di più sugli abusi di cui Harold Bloom si sarebbe reso responsabile a Yale. La Kipnis è una mia vecchia conoscenza, è quasi una di famiglia, per me. Il suo primo libro – Contro l’amore – pubblicato in italiano è stato il primo libro che ho tradotto per Einaudi.
Squilla il cellulare: è Cletus. Mentre con una mano tengo la cornetta, con l’altra digito il messaggio: “Non posso rispondere, ora. Sono al telefono con i loschi figuri del digitale terrestre”.
Cletus, paziente come al solito, mi aspetta. Non per niente mi ha dedicato un post: Gaja, o dell’attesa.
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Intervista ad Alessandro Bonino, ovvero Eìo che mi pensavo di G.Tramutoli

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Quando hai aperto e perché il tuo blog E io che mi pensavo che la vita dei blogger….?

Come sai, il primo titolo del blog era “E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini”, e l’ho aperto a aprile 2004 per sfogarmi un po’, per raccontare qualche storiella divertente che mi capitava mentre facevo quel lavoro lì che ben conosci. Facevo il cassiere, anch’io ero Uno che conta(va). Poi mi son fatto prendere la mano, ho cominciato a metterci un po’ di fantasia, e quando ho smesso di lavorare in banca gli ho cambiato il nome, trasformando il bancario in blogger, prendendomi un po’ di libertà in più.

So che hai un passato da musicista. Ce lo racconti?

Fidati che è meglio di no, per il bene di tutti.

Quando produci il tuo post quotidiano?

In genere la mattina presto, dopo colazione e le abluzioni mattutine.
Se non mi viene nessuna idea entro l’ora di pranzo, mi vien sempre da pensare
che creativamente sarà una giornata sprecata. Son fatto così. Continua a leggere→

Sui blog letterari

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Internet ha dato negli ultimi anni un grande spazio alla letteratura. Fin dagli inizi del fenomeno, e parliamo, per l’Italia, del 2000 circa, il web ha ospitato la scrittura nelle sue varie accezioni. Di certo, gli scrittori già pubblicati su carta non si avventuravano in questo terreno vergine, per lo più occupato da dilettanti spesso allo sbaraglio. Dopo alcuni anni, che per il web sono quasi ere geologiche, anche gli scrittori d’esperienza hanno preso confidenza col mezzo. Scrivere in rete non è più sinonimo soltanto di velleitarismo. Certo, la grandissima parte dei blog sono simili a quaderni a quadretti e diari scolastici nei quali lo scrivente, o lo scrivano, butta giù quello che gli viene in mente. E poi assistiamo al fenomeno di quei blog – di per sé diari elettronici, scanditi da un vero e proprio calendario, ma con la possibilità del lettore di commentare – che mettono in piazza una vita che non si può sapere se vera o inventata. È impossibile, con internet, stabilire in tutti i casi la veridicità e soprattutto la fonte di quel che viene pubblicato. Continua a leggere→

La presentazione

Sono qui. La saletta è pronta. Si trova giusto al disotto di una delle più antiche librerie in città.
Per accedervi, si devono scendere delle scalette, buie. La mia, personale discesa all’inferno.
Stasera darò in pasto il mio lavoro. I miei risvegli all’alba, alla luce fioca dell’inverno, le notti, di ritorno dal lavoro, chino sul pc portatile, la luce bassa del salotto, nella mia grande casa vuota.

Verranno in molti, mi ha rassicurato Marzia, una press-agent che la casa editrice ha eletto mio angelo custode, almeno per tutta la durata del tour. Dopo di che, ciao Marzia, tu e le tue unghie curatissime, e quel difetto palatale, che ti fa sembrare, di più al telefono, la nonna di quella che legge il bollettino per i naviganti alla radio. Si, ciao Marzia, le dico non appena nella sala, ancora vuota, mi sorride mentre è assorta sulle sue carte, gelosamente custodite in una valigetta Louis Vuitton, che le sarà costata un occhio, a quanto ho sentito remunerano il suo lavoro.
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Riformiamo il diritto di parola!

censura.jpgUltima ora Ansia del 20 ottobre 2017:
“Roma, la riforma del diritto di parola è finalmente legge!
Oggi è stata raggiunta in Parlamento una storica intesa tra Democratici ora e Liberi subito.
Dopo mesi di battaglia i due schieramenti si sono finalmente accordati per licenziare una legge che attui definitivamente l’art. 21 della Costituzione (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione).
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Per brindare a # 4

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a ‘a Maggìca, che nun ce stava pòpio

Tutti i premi che premino autori e testi inediti sono da evitare come la peste bubbonica, salvo quelli che si assegnano a Monaco, nel Principato. Perché a Monaco c’è Mario Polverini, l’unico diplomatico italiano che conosce a memoria Salvatore Di Giacomo (una Lassammo fa’ a Dio da brividi); perché il premio lo vince Gaetano Amato (in foto) con “Il monaciello”, Reggio Emilia, Aliberti, 2007, attor giovine ma aneddotista d’altri tempi ed elegante in total colour grigio con cravatta e pochette gialla; perché la di lui fiancée Barbara imita la Vanoni come il parte nopeo e parte napoletano Alighiero Noschese faceva, qualche anno fa.

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Interzona #9: “Il critico è simile all’attore”- F. DE SANCTIS

di Francesco De Sanctis

Il critico è simile all’attore; entrambi non riproducono semplicemente il mondo poetico, ma lo integrano, empiono le lacune. Il dramma ti dà la parola, ma non il gesto, non il suono della voce, non la persona; indi la necessità dell’attore. Togliete alla poesia drammatica la rappresentazione e rimarrà necessariamente un genere monco ed imperfetto. Il simile è della critica. Si sono scritte delle dissertazioni per provare la sua inutilità. Eh! Mio Dio! La critica germoglia dal seno della poesia. Non ci è l’una senza l’altra. Cominciate dunque dal distruggere la poesia.

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“Holderlin” di Robert Walser

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Holderlin aveva cominciato a scrivere poesie, ma la funesta povertà lo costrinse a entrare come precettore in una casa di Francoforte sul Meno per guadagnarsi il pane. Ed ecco, là dentro, l’anima grande e bella nella situazione stessa di un lavorante qualunque. Fu costretto a far mercato della sua ardente aspirazione alla libertà, a reprimere la sua regale, colossale fierezza. Conseguenza della crudele necessità fu una tensione spasmodica, un pericoloso sconvolgimento interiore. Continua a leggere→

Coda,codino e… codardo

“L’etimologia”, soleva ripetere il linguista Aldo Gabrielli, è “una parola che basta da sola a creare, in chi non fa parte degli ‘addetti ai lavori’, un istintivo gesto di ripulsa. (…) Se c’è una scienza gradevole, è proprio questa che tratta della nascita delle parole. Le parole non son nate dal nulla, e han quindi dietro di sé una ‘storia’ che spesso è un’avventura complessa e imprevedibile”. Una riprova? Subito.
Prendiamo in esame tre parole: coda, codino e codardo.

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Qualche domanda al professor Mancuso

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Gentile professore, ho letto il suo ultimo libro, L’anima e il suo destino, edito da Raffaello Cortina, e non le nascondo di averne ricavato una strana sensazione. Non sono un teologo e neanche un filosofo, quindi non provo neanche a confutare le sue tesi; però sono un essere umano che non ha mai smesso di interessarsi alla filosofia, di leggere libri e di interrogarsi sui temi che lei ha trattato. Credo di non essere fuori posto se le chiedo qualche chiarimento. Continua a leggere→

All those ships that never sailed

bob-kaufman.jpgQualche settimana fa ho letto nella piccolo rubrica di poesia di City, uno degli innumerevoli giornali che si distribuiscono gratis nelle grandi città, alcuni versi che mi hanno colpito.
Immediatamente ho cercato notizie sull’autore, che non conoscevo, e infine ho trovato in internet anche la poesia intera, di cui City aveva riportato solo alcuni versi,.
L’autore di All those ships that never sailed è il poeta della beat generation Bob Kaufman ( 1925-1986). Continua a leggere→

Vivere senza Tempo

François Jullien Il tempo – Elementi di una filosofia del vivere.

Tu ti puoi spingere
indietro per un ruscello di luce
al cielo.
E indietro nella storia sul corso
del tempo.
E questa rapidità ti fu data
non per affrettarti
né sopratutto per
andartene
dove vuoi.
Ma perché nella smania di spendersi
del tutto
a te spetti invece il potere di
fermarti
(Robert Frost) Continua a leggere→