Amen omen – di Chiara Daino

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e fu. l’ inizio: un soffio
strazio che [e sfuma, lento]
la ricerca la risposta:
si trova nel perché nudo
[è nudo di punto – luce]

da dove a dove, tu? è verso
che non afferro che non affermo!

vecchi amici [in breve – vecchi]:
persi nell’arco di un tramonto

Amen Omen [il tuo volto – ancora?]
Amen Omen [la mia volta – ancora?]
essere privi [e sere senza…] Continua a leggere→

La notte dell’Azteca. di Sira De Guglielmi e Francesco Sarchi

In precedenza vi siete interessati di storia, come è nata l’idea di un racconto giallo?

Dall’interesse a livello di storia delle mentalità per il clima culturale e storico in cui è nato e si è sviluppato il racconto di investigazione.
È un periodo caratterizzato dall’ottimismo e dalla fiducia nella scienza e nella ragione. Tra le altre discipline conoscono un notevole sviluppo il metodo clinico, la criminalistica e il pensiero logico matematico, e la detection ha a che vedere con tali ambiti più di quanto possa sembrare a prima vista. Continua a leggere→

Per Donarsi, intervista a Marco Guzzi

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http://www.paoline.it/site_ecomm/libreria/prodotto.asp?dep_id=62&IdProd=4127

Il libro si presenta al pubblico come “un manuale di guarigione profonda”. Quali sono le lacerazioni o le colpe che maggiormente
affliggono gli uomini e le donne di oggi e dalle quali si vorrebbe guarire? Tutte le grandi tradizioni della terra, da Platone al Buddismo, dalla rivelazione biblica fino all’hinduismo, ci dicono che l’umanità vive ordinariamente in uno stato di alienazione, in un mondo che è in parte distorto, illusorio, decaduto dalla sua realtà originaria. Questo concetto di alienazione arriva fino a noi attraverso le riflessioni di Marx, di Freud, e di Heidegger, che parla di inautenticità. Continua a leggere→

UN LIBRO BELLISSIMO

Livia Candiani BEVENDO IL TE CON I MORTI – viennepierre 2007

Libro sospeso tra leggerezza e pensiero, tra bianco allontanato e parola senza respiro. Non lingua sapiente dei morti ma lingua che vuole liberarsi del superfluo, del peso dell’acrimonia e della vanità.
  Così questi morti parlano un’altra lingua, quella dei sogni e delle metafore semplici, di un fare che è già lingua prima della lingua, prima della deriva del corpo.
  Ma vorrei scrivere di queste bianchissime pagine senza lasciare tracce di sporco. Vorrei parlare all’anima, seduta su una panchina distante, del vialetto nel quale scrivo. Sentire queste parole nel margine sospeso in cui le cose mostrano una loro nudità prima di scomparire per sempre. Continua a leggere→

Nicchie e Piramidi

images-nicchia.jpg “La nostra identità […], pur debole, che cerchiamo di assicurare e di raccogliere sotto una maschera, non è che una parodia: il plurale la abita, anime innumerevoli vi si disputano”
(Michel Foucault)

di Mario Galzigna
Docente di Storia della Scienza e di Epistemologia clinica
Università di Venezia

Accanto alle piramidi (ad esempio il blog di Beppe Grillo), ci sono tante più o meno piccole nicchie, disseminate nella blogosfera. Nicchie che creano rete. Che moltiplicano opportunità, idee, connessioni. La rete blogger è tramata da questa concomitanza tra nicchie e piramidi. Forse non sarebbe azzardato, più che di concomitanza, parlare di complementarietà.
Nel mio piccolo blog di nicchia, ad esempio[http://emmegi.splinder.com/], sono arrivati visitatori che si erano già espressi in un blog- piramide, ma che hanno bisogno – come dire? – di interazioni maggiormente personalizzate, più “rallentate”, ritmate da una temporalità diversa, meno concitata, più distesa… Continua a leggere→

Poesia e Asilo # 8 – Sandro Penna

Innamorarsi: sì! di chi? di cosa?
dell’orma che si slabbra nel grecale?
del tuo sguardo che ferma l’aquilone?
innamorarsi del disamorare?
*
[da: Sandro Penna, Peccato di gola (poesie al fermo posta), Libri Scheiwiller, 1989]

Poesie. Giorgio Bàrberi Squarotti

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Tre soli anni

Tre soli anni, e già più non ricompongo i
tratti del tuo volto che per quaranta e più anni mi ha vegliato,
e allora che posso dire ormai di te, di me, di una vita d’amore e
pena per un’altra di parole e vento e gesti
venuti sempre troppo tardi, all’orlo di
una stanchezza mortale o anche un poco oltre, dov’è
lo scherno dell’inutile e del vano, e non c’è più risposta, da nessuno? Continua a leggere→

LO YOGA, OPPIO PER IL CRISTIANO di Daniel Ange

(Da: Balsamo è il tuo nome – Editrice Ancora, Milano 1982)

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Queste tecniche non possono essere considerate semplici esercizi di rilassamento, neutri e facilmente cristianizzabili. Esse hanno una prospettiva esplicitamente spirituale di cui non si possono ignorare gli obiettivi. Pretendono di essere fattore di equilibrio, di armonia, ma, al di là di questo, sapienze che offrono un nuovo stato di coscienza, una scoperta dell’io immortale, fino a una “immortalità” entro questo mondo. In breve, si presentano come una salvezza mediante la quale ci si appropria del divino attraverso l’autocontrollo.
Una esperienza spirituale, cercata e ottenuta come prodotto di una tecnica, implica la ricerca di una autonomia spirituale radicalmente contraria alla Redenzione venuta da un Altro, donata per amore, ricevuta umilmente, e dunque – favorendo un volontarismo pelagiano – contraria all’atteggiamento di infanzia evangelica. L’ amalgama di queste tecniche con la preghiera cristiana, preconizzato da molti, rischia di falsare quest’ultima sotto apparenze intatte, edulcorandola in “meditazione religiosa”. La relazione personale e vitale con Gesù svapora in una fusione anonima e cosmica con la ”Divinità” .
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La sfida del monaco, di Beppe Sebaste

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Conversazione con Raymond Panikkar
(l’Unità, 28 settembre 2001)

tratto da:

http://www.beppesebaste.blogspot.com/

Di fronte alle ovvie domande d’attualità rivoltegli alla conferenza stampa del mattino – mi racconta Raymond Panikkar la sera con ironia e modestia – lui se l’è cavata abbastanza bene. Mi dice che, se un buon programma filosofico è innanzitutto quello di rispettare le parole, ripristinarne il senso proprio, ricondurle alla loro evidenza e salute mentale, un buon esempio potrebbe essere questo: “la vittima non può essere il proprio giudice”. E con questo, d’accordo entrambi, abbiamo licenziato dalla nostra conversazione l’argomento “guerra”, che sempre più evidentemente consiste nell’abituarsi all’idea della guerra, a una sua ineluttabilità e a un suo senso, e a quella militarizzazione dello spazio, del tempo e delle menti già in atto negli Usa e non solo. Continua a leggere→

Noi, dandy di Lambrate – di Francesca Genti

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Noi, dandy di Lambrate, ci ritroviamo alla stazione. Non quella Centrale, va da sé. Quella Centrale è sporca e rumorosa; non è contemplativa. Quella di Lambrate: piccola, vicina, familiare. Con davanti pochi alberi verdi che respirano l’aria di Milano. Ci ritroviamo ogni sera alle sette e la domenica mattina alle sette. La sera, all’imbrunire, ci beviamo l’aperitivo decadente: il chinotto e le noccioline, la cedrata e i pistacchi, la sanguinella e i fonzie. Noi, siamo disgustati dagli aperitivi non decadenti della Milano centrale. Continua a leggere→

per P.P.P.

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“Ah, giorni di Rebibbia!”
Maratona dei poeti
Per Pasolini
mercoledì 14 novembre 2007,
ore 17,00
Casa del Parco di Aguzzano
Via Schopenauer, snc, Roma
con i poeti
Paolo Arceri, Luca Baiada, Silvana Baroni, Tomaso Binga, Paolo Borzi, Lea Canducci, Alida Castagna, Luigi Celi, Angela Cuomo, Chiara D’Apote, Francesca Farina, Lidia Gargiulo, Carla Guidi, Marco Masolin, Donatella Mei, Faraon Meteosès, Terry Olivi, Ivan Paduano, Giulia Perroni, Enrico Pietrangeli, Roberto Piperno, Domenico Sacco, Eugenia Serafini, Luigia Sorrentino, Giuseppe Spinillo
con una lettura dei testi di Pasolini a cura di
Marco Masolin
coordina Francesca Farina
servizio video-fotografico di Vincenza Salvatore
([email protected])

Aghi sul corpo di un’angela – Parte II

aghi.jpg[Questo racconto sul tema del mobbing è stato scritto per il progetto Farelibri cui sono stata invitata a partecipare lo scorso aprile. Gli altri autori coinvolti sono: Remo Bassini, Saverio Fattori, Giulia Fazzi, Herzog (Flaviano Fillo), Sergio Kraisky, Yari Selvetella, Chiara Valerio. Divido la pubblicazione in due parti, data la lunghezza.
A sinistra: particolare di una foto di Jerry Uelsmann.]

E la sua malattia le faceva venire in mente un vortice, una corrente che tutto risucchiava, una confusione di forme e colori in cui nulla aveva una forma definita, niente emergeva come certo, come chiaramente identificabile.
«È una creatura spregevole. Come fai a resistere? Almeno rispondile! – l’aveva rimproverata la sua collega – Dimostrale che non ti fai mettere i piedi in testa, che anche tu hai carattere!».
Ma quel poco di carattere che le era rimasto le serviva per tranquillizzare sua figlia, per aiutarla a fare i compiti, per darle da mangiare. Non rispondeva mai a certi commenti della sua collega (nella sua mente le decine di donne che si erano avvicendate erano diventate una sola). Continuava a digitare sulla tastiera, facendo di tanto in tanto sì con la testa.
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“Il miele” disse

di Emanuele Kraushaar

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All’età di nove anni, nell’estate dell’’83 a voler essere precisi, mi è cresciuto un alveare dietro la testa.
Ho incontrato molti problemi soprattutto a scuola e quando andavo a giocare a basket con gli amici, poi un giorno (nell’’89 credo) – era primavera perché ricordo l’affollamento intorno alla mia testa – mia madre sorridendo mi ha annunciato che non dovevo più andare a scuola.
“Il miele” disse “sarà la tua risorsa!”.

Aghi sul corpo di un’angela – Parte I

aghi.jpg[Questo racconto sul tema del mobbing è stato scritto per il progetto Farelibri cui sono stata invitata a partecipare lo scorso aprile. Gli altri autori coinvolti sono: Remo Bassini, Saverio Fattori, Giulia Fazzi, Herzog (Flaviano Fillo), Sergio Kraisky, Yari Selvetella, Chiara Valerio. Divido la pubblicazione in due parti, data la lunghezza.
A sinistra: particolare di una foto di Jerry Uelsmann.]

Lo studio era di un bianco ghiaccio che travolgeva gli occhi e annientava la vista.
Tutto era bianco. Anche il pavimento. Anche le scrivanie.

La Mugghiani diceva che il bianco «allargava. Che faceva sembrare l’ambiente più grande, più pulito. Che la gente si sarebbe sentita a proprio agio. Perciò aveva fatto ridipingere tutto e buttato via le sedie e i divani beige che sembravano parte della tappezzeria. Appena arrivata aveva chiamato l’architetto: “Non importa quanto mi costerà, io pago cash. E la voglio qui, domattina all’alba”.

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