Sarà per questa croce che mi scruta
con i suoi bracci bianchi
che io mi guardo e scavo
con i miei bracci bianchi,
così che dentro mi sono tutta vuota.
Una grotta di nicchie e loculi mi abita,
dimora di certi spiriti le cui vette
alimentano un culto polveroso;
presso l’urna stuccata di bianco
si prostra come damerino si prostra
ai piedi del suo altare imbellettato
quando s’accosta per baciarlo
al mottetto funebre guantato di bianco. Continua a leggere
Scendere dalle scale lungo la via Emilia…
di Luca Ariano & Franz Krauspenhaar
Scendere dalle scale lungo la via Emilia
– col gatto grasso come un vitello a graffiare
il portone;
l’odore di olio e gomme dell’officina sono
una foto della Gazzetta anni ’50,
il caldo fuori stagione da smaltire una sera
al Parco Martini, coi ragazzini ancora sudati
dell’ultimo calcio, d’una pallonata metallica. Continua a leggere
L’orrore (di Alessandro Ansuini)

Mio cuore mio cuore, la pioggia sul fienile
le cucine illuminate dal sole mentre
bevevi acqua dalla gola del rubinetto
le ricordi le primavere che ti coglievano di sorpresa
i cortili assolati nella giungla, il pallone
che rotolava da sotto al letto e bastava?
non contavi i giorni, credevi una mela una mela
ed eri innaturale, osceno, in due parole:
Domani
Domani sarò come oggi.
Dopodomani mi prenderà
la voglia di scherzare con
il passato in questo gioco
di stagioni che non mutano.
Nel reclinare il capo da una parte
guarderò il sonno
che mi stringe a sé
e mi conduce nel suo tempo
da cui imparerò a vedere la mia
pellicola a ritroso
e la forbice taglierà
il non ricordo delle cose morte
e un ago ricucirà
l’unico fotogramma vivo
nel prenatale limbo di un cordone
che mi lega all’origine celata.
Tratta da: M. Balsamello, D. Cipriano, A. Iftimie, M. Saya, 4 POETS, Roma, Il Filo, 2003]
ETERNO FEMININO – FINALE CON TUFFO

Pagina sedici del Corsera, due colonne in cronaca.
E’ storia di ieri l’altro, bambina e già puttana
del vicino di casa, dello zio e di quant’altri noi.
Femmina tredicenne, antroinfernale,
ti vogliamo fatale, per stuprarti innocenti.
Dal quarto piano schiantò sull’asfalto
di schiena, morta sul colpo, la nuca spappolata.
Ma nello scempio del volto restavano le labbra rosse
e il sorriso gelido della Medusa
che irretì il fotografo, maschio lui pure.
Lettera ai poeti
Essere stati al centro di una guerra non va bene: si tradiscono posizioni acquisite, si tradisce (e sembra nulla, pochissimo) un percorso, che ha una lingua, che produce testi, che non sono aggiunti solo ‘politicamente’ a quello che siamo. Quei testi sono un luogo e non sono un mestiere. Ma costa fatica arrivare a capirlo, noi stessi. Costa fatica farlo capire. In questi ultimi anni i poeti sono diventati amici, ed è giusto, e si tratta di alcune delle amicizie più forti che possano esistere; ma alcune amicizie, viste dall’esterno, non si comprendono: come fanno a stare insieme? hanno letto veramente i rispettivi testi? Continua a leggere
Faccenduola d’inedia (di Marina Pizzi)
*
([a tutti i morti della data odierna])
uccidimi con un cielo di grandine
con la dimestichezza del cacciatore
toro infilzato solo per spianto,
uccidimi con la mira del boia
con lo iato del buio senza voce né paura.
uccidimi con la presa più dimessa
con la piramide di mozzo più mozzata,
aggrappami alla pace delle scimmie
meticolose di banane e noccioline
con la sapienza della giraffa
faccenduola d’inedia sguardare a terra.
*
Antonella Anedda: Desiderio

Il suo corpo cade sulla mia paura.
E’ la mia tregua, il mio sogno notturno.
Affondo nel suo petto, nel suo ventre.
Amo percorrere le distese ho il senso dello spazio.
IN ITINERE – Nicola PONZIO
Nicola Ponzio
(Napoli, 1961)
*
“Scrivere forse è sottrarre dal buio
l’identità dell’alba.”
*
Testi tratti da Gli ospiti e i luoghi, Varese, Nuova Editrice Magenta, 2005
Il falegname Zimmer
I
Diversi troveremo insieme un luogo.
(Terribile e affettuosa,
al di là di quelle case,
oltre la cinta si offrirà
la luce in un riparo – giustizia
affine agli alberi – sottile
pertinenza di un destino). – Ospiti
noi stessi di quell’altro
che ci parla mentre in lui
nel nostro volto ci guardiamo.
Continua a leggere
Patagonia d’agonia, di Marina Pizzi
*
con il martirio del sasso ti guardo penelope di stiva
tacco di cambusa senza blusa per il vento del gelo.
mostriciattolo di coma il salto della corda
oggi non uso presso i bambini senza più
le strade del sotto casa.
*
everlasting il tallone lo stinco lo zoccolo del boia
questa stima del sole che arde germoglio
una madre di tredici figli
retaggi di pietre morali dentro il deserto
di un capanno qualunque pre o post di qualcosa
salatissimo comunque. e quale apostrofo
toglierà il tatuaggio a fuoco del mandriano
ariano africano italiano americano
padrone ladrone con androne
adorato sul Canal Grande.
Quattro versi per quattro donne
Dileguate le vie del silenzio
tu lemure nel giorno sei rimasta
sola in un canto coi grandi occhi scoperti
e ti smemora qui la forte luce. Continua a leggere
Sogno come vita o come fuga da essa?

Matisse, Il sogno, 1940
Sogno, fenomeno affascinante, carico di mistero, fonte di grande suggestione con l’evocazione del sovrannaturale nella tradizione mitologica e religiosa e di alta e profusa ispirazione in quella artistica e letteraria; accreditato, inoltre, di un potere magico, divinatorio, passibile di essere svelato, e quindi di grande presa nella cultura popolare delle varie civiltà, dalle più antiche alle più recenti, fino ai nostri giorni. Poi, in seguito all’opera di Freud, strumento della psicoanalisi per penetrare nel profondo dei segreti della psiche, e infine oggetto di grande interesse nella ricerca neurofisiologica che ha aperto nuovi orizzonti per documentare, nella veglia e nel sonno, lo svolgimento dell’attività cerebrale e per meglio comprendere le manifestazioni della mente che da questa derivano. A voi la parola: “Sogno come vita o come fuga da essa?”.
Saturnalia (di Simone Lago)
Ho voglia di una luce che si accenda nei cieli e annunci
la venuta di un bimbo già morto
che renda vano viaggiare
per i deserti e la speranza dell’acqua dimenticare la vita
stessa. Ho bisogno di cambiare il mio nome in Tommaso
toccarti e dire amore non è vero, io non credo
ma sento il sudore colare le vene pulsare e a questo cedo,
per questo rinuncio a consolazioni e null’altro bevo
che i tuoi umori.
Flight
A gennaio volo
A mezzanotte del 28 luglio Walter percorreva una strada di campagna dotata di un numero di curve sufficiente a tenerlo sveglio, con i finestrini della Fiesta tristemente incastrati a metà e Vasco Rossi che cantava a squarciagola il meglio delle sue canzoni.
Raggiungeva i suoi, al mare, a Lavinio.
Aveva ventisette anni ed era felice. Continua a leggere
Canzoni (di Paola Castagna)
Quando vieni
lo fai al mattino
con l’oro in bocca
come gli amanti
nella penombra di un imbrunire
Quando vieni
fallo per me
una forma paradossale d’amore
Remo Pagnanelli (1955-1987)
*
L’hidalgo è stanco.
Il suo orizzonte è senza fondali,
se pure non erano parvenze quelle architetture,
e il copione già di per sé imprevedibile
non serve al suo futuro di trovarobe. Continua a leggere
“DIARIO INVERSO”
Sabato 21 Aprile 2007
ore 17:30
Presentazione del Libro
Di Lucianna Argentino
“DIARIO INVERSO”
Manni Editore
Interventi di
Marco Guzzi – Donato Di Stasi
Gabriella Gianfelici – Domenico Adriano
Francesco De Girolamo
Libreria BookCity
Viale G. Marconi, 92 – 00146 Roma
Tel. 06 45470871 – Fax 06 45470898
[email protected]
Joao Guimaraes Rosa – “Grande sertao”
La dolcezza del buttar nel dimenticatoio una quantità di cose – le cose stupide in cui la gente nel pensare e nel fare vive imprigionata, solo per necessità, ma senza nobiltà. Diadorim, quando era sicuro di star solo, canticchiava, e credo con buona voce.
PER PIACERE A D’ORRICO di Valter Binaghi

Era un professore di filosofia, e voleva salvare il mondo.
Ma la cattedra del liceo gli stava stretta, e nelle riviste di filosofia gli intellettuali si parlano addosso mentre la gente comune impara la vita dai Reality Show: intanto il mondo finisce a puttane. Così lui cominciò a scrivere dei romanzi.
Roba che toccasse il cuore, che facesse pensare. Uno parlava della terra sconvolta dall’industria, l’altro di come i ragazzi impazziscono nel Paese dei Balocchi.
Reazioni incoraggianti di pochi eletti, ma le grandi tirature erano per Moccia e Melissa P – a chi interessa il mondo in rovina?
Decise di continuare.
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