L’uomo-fango

di Antonela Pizzo

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Prova ad immaginare un uomo senza cuore, un uomo con il cuore di pietra, un egoista che pensa solo a se stesso, che si disinteressa di chi sta male, di chi ha bisogno, insomma immagina un vero e proprio pezzo di fango; ebbene, potrebbe accadere (magari sarà già capitato a qualcuno, solo che noi non lo sappiamo) che un bel giorno quest’uomo-fango si fermi davanti ad un semaforo rosso. Immagina una zingara, come ce ne sono tante, niente di particolare, che si avvicina all’uomo e gli chiede l’elemosina.

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Monoscopio segreto

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Mi permetto di segnalare che su Nazione Indiana è online la prima parte di un mio poemetto intitolato Monoscopio segreto, leggibile qui. Tratta di infanzia e pubblicità anni 60/70 (sarà mica autobiografico?) La seconda parte martedì. Grazie. FK

Cemak, Alice e il Gatto del Cheshire

Alice l’ho conosciuta bambina – bambina lei bambina io, ma poi una delle due è dovuta crescere – tra le pagine spesse e spugnose di un’edizione Garzanti anni Settanta, con le stupefacenti ipnotiche illustrazioni di tale Sir John Tenniel, in un bianco e nero originario oggi trascolorato in un commosso stinto avorio (potere del tempo che passa, e dei miei trent’anni): disegni velati di un’inquietudine diffusa e malcelata tra le trame pretese della fiaba, attraversati di un’attitudine cupa e meditabonda, profondi come abissi scavati dalla porosità economica della carta paperback.

  

 

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Massimo Sannelli

di Massimo Sannelli

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Tre poesie e quattro poesie in prosa

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servizio timidissimo conosce
o la schiena o, «dalla pancia larga», dalla
pancia larga «o’ fiore», in una borsa

il fiore. di sera Genova rinviene,
meraviglia di dieci ore, e prima
è la mattina primissima, fu solo
arrampicato già – lo spazio, con agio.

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Il desiderio come forza sociale (un ricordo di gioventù)

di Gian Ruggero Manzoni

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L’amico e filosofo faentino Enzo Melandri (oggi scomparso, già docente all’Università di Bologna), fra gli estimatori del mio scrivere e ragionare (ha prefato i miei primi libri di poesia), aveva un carteggio, ahinoi da lui distrutto prima della morte, con il collega francese Gilles Deleuze. Da Enzo ho imparato ad amare Deleuze, seppure lontano dal mio modo d’intendere la ragione e l’essere in essa, ma non per questo uomo di grande acume.
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di alcune strutture silenziose (dopo Mikalojus Konstantinas Èiurlionis)



Ogni tentativo in musica, a vuoto in una stanza, seduti al pianoforte o fatto a più riprese, senza lo spartito e con le brevi scale (sino a salire interminabili, poi a discendere), è tutto un dire in altro modo cose, chiamarle a sé per invenzione o gioco ad una ad una. Tenendo o meno a lungo la pressione sul pedale, la vita dura fino a che la musica finisce. Avendo preparato qualche nota (se pietra o plastica o velluto non importa) è tutto un dire invece in altre lingue cose uguali a sé. Cose che non sono come ci si aspetta o non per nome. Come a una finestra: il verde sporge, l’azzurro sta; più la ripeti più la parola data evade a vuoto. Insiste sulla vita.

SCRITTURE #2- Nanni Cagnone

di Francesco Marotta 

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“Ora si ascolta,
nel mondo rimasto,
cosa su noi compiuta
in taciturne rovine.”
(1992)

Nanni Cagnone
(Carcare, 1939)

Tra le sue opere: A, in altre parole B. An essay on painting, La Bertesca, Genova, 1970; What’s Hecuba to Him or He to Hecuba? OOLP, New York, 1975; L’arto fantasma. Essays on poetry, Marsilio, Venezia 1979; Andatura, Società di Poesia, Milano, 1979; Vaticinio, SEN, Napoli, 1984; Notturno sopra il giorno, Severgnini, Milano, 1985; Hopkins: Il naufragio del Deutschland, Coliseum, Milano 1988; Armi senza insegne, Coliseum, Milano, 1988; Comuni smarrimenti, Coliseum, Milano, 1990; Anima del vuoto, Palomar, Bari, 1993; Avvento, Palomar, Bari, 1995; The book of giving back, Edgewise, New York, 1998; Il popolo delle cose, Jaca Book, Milano, 1999; Enter Balthazar, Edgewise, New York, 2000; Pacific time, ES, Milano, 2001; Doveri dell’esilio, Night Mail, Genova-Pavia, 2002; Questo posto va bene per guardare il tramonto, Night Mail, Newton-Pavia 2002; L’oro guarda l’argento. Opere scelte, Anterem, Verona 2003; Index Vacuus. Poems, Edgewise, New York 2004.
Acconsentire al mistero. La libertà di Nanni Cagnone.
(di Enrico Cerasi. In L’oro guarda l’argento. Opere Scelte, Verona, Anterem Edizioni, Itinera, vol. X, 2003)

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due libri

Recentemente mi sono trovata a leggere due piccoli libri preziosi, di poesia e vissuto umano, dove il tema è l’accettazione dell’esperienza anche nelle sue forme più dolorose e acute di perdita. Riflettevo su quante parole e sforzi si spendano nella lotta per i propri ideali, i propri sogni, la propria affermazione contro la crescente invisibilità. Più forte della lotta tuttavia è il riuscire ad accettare in toto la vita – non c’è resistenza né pacificazione se prima non si è riparo a noi stessi. Ci sono poi cose come la morte di una persona cara, la malattia, la violenza dell’esistere (e delle scelte) contro cui non si può combattere a lungo – bisogna in qualche modo infrangersi e poi aprirsi a loro, al dolore che ne viene, alla “gioia”, se gioia è capacità di portarsi con coraggio nel nostro limite.

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Innocenza e inganno

E’ di questi giorni la notizia della colpa di un massacro che sappiamo tutti. Compiuto freddamente ai danni di persone e di un bambino – lo metto a parte perché Gesù dice: beati i puri di cuore perché di essi è il regno dei cieli. I bambini, quindi, già posseggono il cielo. La colpa contro un bambino è cosa a parte, perché chi commette il male lo fa al di là di ogni causa. Vorrei commentare questo avvenimento, per il quale non ho trovato all’altezza alcuna parola, nemmeno del più alto dei luminari, con un pezzo scritto qualche anno fa a proposito di un film famoso. Scusandomi per la lunghezza, forse eccessiva.
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Giovanni Turra Zan, “Senza”

La poesia di Giovanni Turra Zan è incamminata.
Incamminata semplicemente perché protesa in una ricerca genuina che sta dando frutti via via più fecondi. E incamminata in sé e per sé, perché recupera senso nel suo stesso andare, nel procedere in direzione di un quotidiano che ad ogni verso si squarcia in fendenti d’evidenza, in grumi di significanti aperti come ferite da cui sgorga cognizione nuova, dolorosa ma appesa al tempo stesso a un sentimento quasi di estasi consapevole, illuminata.

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Faletti

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di Franz Krauspenhaar

Faletti, il noir italiano. Faletti all’Isola d’Elba mangia una trota spedita in busta refrigerata chiusa dal Lago Maggiore. Faletti si masturba pensando ad Antonio D’Orrico. Faletti che fischietta Minchia signor tenente mentre si fa la doccia.

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Maria Grazia Calandrone

Dal mondo esposto

(inediti)

L’amore è la salute della scimmia.
Gli occhi dell’asino santo imbrattati dal vedere
la ruggine quieta delle cisterne.

Vento che arrota l’erba, l’ultravioletto calice
della sera come una latitudine radiante.

O il mare e i pomeriggi
composti dall’involucro ninfale della cicala.

Dammi le prove della tua gioia
nella carcassa del quotidiano
che rodi fin che è luce, luce…

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Il prezzo della libertà – L’handicap, la natura e Dio

di Vito Mancuso

Sono stato invitato a prendere la parola a un convegno dal titolo Essere facilitatori, non barriere (Milano, Palazzo Reale, 15 gennaio 2007). Queste note che seguono riproducono grossomodo il mio intervento, anche se occorre dire che l’esposizione orale sempre omette qualcosa e aggiunge qualcos’altro. Ho pensato di iniziare la mia collaborazione a questo blog con questo intervento sull’handicap e il suo senso teologico, o meglio il suo essere un cuneo di ferro che recide il nesso millenario di Dio e natura, perché è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Potrei anzi dire che è una delle vedette su cui mi pongo ad osservare il mondo per cercare di capirne qualcosa.
Un caro saluto a tutti gli altri redattori, in particolare a Fabrizio che mi ha invitato, e agli eventuali lettori. Continua a leggere→

“Il Cantiere e altri luoghi” di Angelo Mundula – Recensione di Giovanni Nuscis

Copertina libro

Angelo MUNDULA
Il Cantiere e altri luoghi

Carlo Delfino Editore (Sassari, 2006) Collana – La Ginestra

Alla domanda frequentissima di quale sia la poesia destinata a rimanere, di solito consegue un’altrettanto ricorrente risposta: quella che ci richiama infinite volte a lei, per dilettarci e per apprendere, ancora, per misurarci e riverificare radici e appartenenze. La poesia che resta, per dirla in breve, è quella che ci nutre, per una qualche ragione. Una qualità, questa, che non sempre è dato cogliere nell’immediato. Molta buona poesia – che si fa subito apprezzare per una qualche dote e alla quale, magari, dedichiamo attenzione – spesse volte non la rileggiamo, addirittura, la dimentichiamo. Forse, perché non ci siamo presi il tempo necessario di lettura; non abbiamo atteso quel riscontro interiore di cui parlava Eliot;

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Dell’amorevole cura dell’agone

IL POETA IN QUANTO TALE È UN GUSCIO IN MARE APERTO; È UN CAMMINO già sempre intrapreso. Aggrappato al timone della navicella, assicurate le sartie all’albero maestro, procede consapevole delle insidie dei marosi, ma fiduciosamente puntando lo sguardo alla vista del suo orizzonte. È consapevole del suo porto di partenza, del carico affidato alla protezione della stiva, ma attende con trepidazione al viaggio per mare, senza alcuna intenzione di tirarsi indietro davanti ai marosi. Con questo spirito intrepido il poeta affronta l’agone che lo trasforma in eroe, qualunque sia la resa.

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Delle Rappresentazioni Sacre

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Il gesto distratto di gettar la spazzatura.

Nel cassonetto: un abete, con tanto di vaso e terra. Un avanzo delle feste di Natale: il rifiuto. Con tanti auguri e tanti saluti! Smessi addobbi e luci, missione compiuta. “Che farne? Non serve!”.

E l’albero va a morire: da doni a bidoni. È un attimo. Il simbolo si fa metafora: e quale sacra rappresentazione? Che poi sia un albero, un cane, un figlio… Non importa: potrai sempre averne un altro – migliore! – quando ne avrai bisogno… (Pagando, s’intende…)

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