Frammenti da un’intervista su editoria e poesia

 

 

È più facile chiedersi che cosa non voglia dire e che cosa non voglia più dire “essere uno scrittore”. Bisognerebbe anche specificare se in Italia o no. Molto in generale, ora: essere uno scrittore non vuol dire inserirsi in una corrente. Né incidere ad alto livello – in grande “stile”! – su un tessuto già pronto (e già infetto). Vuol dire: professare (e profetizzare: senza enfasi) una diversità che – dopo otto secoli di tradizione italofona – appare sempre meno durevole; e nonostante questo continuare: beatitudine nell’anarchia, beatitudine nel disperdersi in molti rivoli (attività, non sempre e non solo culturali; e il sangue – il proprio – compreso), ridere e piangere. E vorrà dire, comunque: scommettere su alcune possibilità attuali e viventi, tanto più che l’apertura nei loro confronti le renderà meno precarie, in tutti i sensi, e più adatte a sopportare certi pesi.

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Montale metafisico

La radicale sfiducia da sempre professata da Montale nei confronti di qualsiasi “progresso” delle arti, e quindi verso la missione sedicente “rivoluzionaria” dei movimenti d’avanguardia sorti a partire dal primo Novecento, è forse all’origine della preferenza accordata dal poeta alla corrente artistica italiana, la Metafisica, che più d’ogni altra rivendica il suo carattere “implosivo”, il suo remare in direzione opposta alla smania di rinnovamento dilagante nel panorama generale dell’arte del tempo.

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Poesia della buona notte (alitata)

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di Ernst Jandl 

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per friedericke mayroecker

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Fabio Franzin

Fabio Franzin

‘A paròea del Nome

(Nel dialetto Veneto- Trevigiano dell’Opitergino-Mottense)
(Dire la verità nel vuoto,
perché non c’è parola vera)
Cesare Viviani, da “Silenzio dell’Universo

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Pan e paròe

l’é sempre stat ‘l mé past,
‘a mé eucarestia; senpre
l’é stat carestia de schèi
tee mé scassèe, caro Dio

tì te ‘o sa, e te sa che mai
te ‘ò domandà un calcòssa
de pì, che senpre quel che
te me ‘à dat ‘l me ‘à bastà

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Poesia e musica

di Marco Saya

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Premessa

La musica è la codifica dei suoni, il linguaggio che conserva un carattere di universalità forse inimitabile, che tuttavia deve essere supportato dall’educazione all’ascolto e dalla cultura dell’ascolto in modo da coglierne il significato poetico più intrinseco che spesso costituisce l’ossatura dell’opera stessa.

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Fame di lavoro che muove al fondo

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di Gian Ruggero Manzoni

Il prestigioso e ormai consolidato concorso annuale indetto dalle Edizioni FARA di Rimini, già alla sua V tornata, ha visto vincitore nel 2006, per la sezione poesia, Giuseppe Cornacchia, che ha proposto alla giuria (composta da Pizzo, Montebelli, Camporesi, Metropoli, Gezzi, Rosenberg, Lozito, Pasqualone, Sannelli e Ramberti) un insieme titolato “Ottonale”, poi riportato per intero nella bella antologia, curata da Alessandro Ramberti, titolata “Sei Autori 3 x 2”, compendio del Premio stesso, uscita, appunto, nel dicembre dello scorso anno. Continua a leggere→

Elogio dell’ombra

di Sebastiano Aglieco

Mi sussurrava un poeta di una certa età nel corso della presentazione di un libro:-… ho rinunciato persino alle recensioni…tutto questo lottare non lo sopporto … ci azzuffiamo solo perché la nostra ombra sia più lunga. – Così egli parlava dell’ombra come di una zona scura, un avanzare della sera. Un presagio della morte della parola, quindi; ricevere in cambio il narciso piuttosto che l’alloro. Continua a leggere→

Tre poesie di Jacobo Cortines

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di Franz Krauspenhaar

Jacobo Cortines, nato nel 1946, è insegnante di Letteratura Spagnola presso l’Università di Siviglia. Poeta profondamente andaluso, la sua opera – il suo esordio risale al 1978 – è sempre pervasa da suggestioni, sapori, immagini di quella terra. Nella sua poesia c’è, al fondo, un costante cercare il proprio io, un’inesausta indagine psicologica su se stesso e le persone che gli stanno vicine. Una poesia profondamente esistenziale che si avvale dell’ utilizzo, spesso, di alcune formule che si rifanno alla tradizione petrarchesca e petrarchista, come nei poeti andalusi del Siglo de oro, dei quali Cortines è il più fulgido erede. Il poeta è uno dei massimi esperti spagnoli di Petrarca e traduttore del Canzoniere in castigliano. Qui di seguito presento tre poesie tratte dalla sua raccolta Carta de junio y otros poemas, edita dalla Editorial Comares di Granada nel 1994.

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Scritture – Giuliano Mesa

SCRITTURE # 1 – Giuliano MESA
di Francesco Marotta

“È tutto un ascoltare, dal di dentro della vita,
un presagio di dove la vita andrà o è già andata”.
(Biagio Cepollaro)

Giuliano Mesa
(Reggio Emilia, 1957).

Tra le sue opere: Schedario, poesie 1973-1977, Geiger, Torino, 1978 (seconda edizione nella collana di e-book di Biagio Cepollaro, 2005); Poesie per un romanzo di avventure e altre poesie, in Il sesto poeta, Milano, Spirali, 1982; I loro scritti, Quasar, Roma, 1992; Improvviso e dopo, Anterem, Verona, 1997; Da recitare nei giorni di festa, in Resistenze 2, Roma, Arlem, 1997; Quattro quaderni, Zona, Lavagna, 2000; Nuvola neve, 2003; Chissà. Poesie 1999-2000, 2004. E’ tra i curatori di Ákusma. Forme della poesia contemporanea, Metauro, Fossombrone, 2000.

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Un mese di galera per una brutta poesia


di Massimo Orgiazzi – 9 Gennaio 2007


Cosa ci si aspetta da un governo che ha ordinato nel maggio scorso il blocco totale di Hotmail e Windows Live Mail ? E allora perché scandalizzarci se leggiamo su MSNBC che un trentunenne impiegato statale di Pengshui si è fatto un mese in carcere per aver scritto un poema satirico sulle autorità locali tacciate di corruzione ? Continua a leggere→

Dialogo – Desiderio – Debolismo – Dio

 di Mimmo Cangiano

 

Gianni Vattimo e René Girard: un’amichevole querelle Quando un’epoca si demitologizza poesia e filosofia si ritrovano strettamente connesse. Questa idea, già così chiara a Leopardi, mi invoglia a parlare, al fine di evitare semplificazioni e sincretismi di canoni in realtà irriducibili l’uno all’altro,  più di pensiero che di arte. Continua a leggere→

Lessico economico

 di Paolo Rabissi

 

Stavo scorrendo dati sullo stato dell’economia globalizzata.
Il pensiero per conto suo se ne andava alle guerre in corso sul pianeta. E a una mia poesia ancora inedita.
Poi sono arrivate le mail con i dati di accesso al blog.
Metto insieme il tutto e pubblico qui la poesia in questione che spero non vi dispiaccia:

Lessico economico. Continua a leggere→

Guarire la guerra

di Massimo Orgiazzi – 8 gen. 2007

La poesia di guerra è un genere che più volte ritorna nel Novecento, con le due guerre mondiali piantate nel mezzo della sua prima metà. Dopo, nella cultura occidentale, che vive la sua pace in una guerra definita fredda, la poesia sui campi di battaglia sembra relegata a fenomeno di nicchia, in conseguenza forse del progressivo annacquarsi della dimensione Continua a leggere→

Ciò che il ‘superbo’ Baricco ha dimenticato o, meglio, ha voluto dimenticare riformulando l’Iliade

Vero eroe, vero argomento, centro dell’ “Iliade” è la forza.
L’anima umana appare continuamente modificata dai suoi rapporti con la forza. La forza è ciò che rende chiunque vi sia sottomesso una ‘cosa’. Quando sia esercitata fino in fondo essa fa dell’uomo una ‘cosa’, nel senso più letterale della parola, poiché lo trasforma in un cadavere.

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Poesia a Roma

di Lucianna Argentino

 

Avere la possibilità di ascoltare dal vivo un poeta che legge i propri testi è un’ esperienza decisiva. Seguire il ritmo dei versi, sentire quanto questi siano modulati sul ritmo del respiro, avvertire la voce incrinarsi, cedere all’emozione, crea una corrente di energia, un travaso di sensazioni che prepara Continua a leggere→

Quel che mi ha detto il tram. Sulla poesia di Andrea D’Urso

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C’è un modo di fare poesia che sta tutto nell’occhio. C’è una poesia che si fa sostanza di uno sguardo nuovo, di un punto di vista eccentrico, ricalibrato, telescopico. Che annulla le distanze, o ne instaura di nuove. Che magnifica i particolari, o li ridimensiona.C’è un modo di fare poesia che sta tutto nel modo di guardare le cose fuori.  Come dal vetro di un finestrino, su un veicolo in movimento. Continua a leggere→

La nuovissima poesia russa

 

La frantumazione del nuovo verso russo è soprattutto ridiscussione dei rapporti tra luoghi (Mosca, San Pietroburgo) e altri luoghi (Ekaterinburg, Perm?, Celjabinsk, Novosibirsk), i cui legami portano oltre confine: Francia e Germania, ma anche Stati Uniti. Non si tratta solo più del dibattito su riviste ufficiali (Literaturka) intorno all’eredità del passato, né dell’esplorazione in periferia di nuove scritture da ricondurre al solco di una coscienza comune, già condivisa per exempla. Continua a leggere→

poesiaespirito blog collettivo

La poesia e lo spirito diventa blog collettivo.
L’esigenza è quella di creare un luogo virtuale con tendenza a sconfinare nel reale, per dare vita a una cultura dell’incontro fraterno e della solidarietà. Le iniziative concrete (la carta per le donazioni, la maglietta con la celebre frase di Dostoevskij) vorrebbero ricordare che la bellezza candidata a rovesciare il mondo non è solo quella della letteratura, ma anche l’apertura sincera all’altro che attende come noi un segno di condivisione, in uno spazio in cui ci sono treni che arrivano e che partono, viaggiatori che s’incontrano e si scambiano opinioni disinteressate, suggerite dall’amore per la verità: ognuno con le sue strutture di pensiero, con la sua voglia di conservare o di cambiare, di attendere o lanciarsi, di lottare o difendersi; una stazione in cui il fatto stesso di essere lontano dalla casa abituale permette di guardarsi intorno con gli occhi di chi vuole scoprire, dare un nome alla sua sete, caricandosi dell’alea dell’incontro, una valigia in cui rischi sempre di dimenticare l’essenziale, ma sapendo che, alla fine, si cresce, e: “per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”.

Per l’archivio si possono consultare le precedenti versioni:
fabrypoesiaespirito.splinder.com
www.lapoesiaelospirito.splinder.com