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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


«…mio fratello, sorella e madre»

[Mc 3.20-35]

« Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle…Ma egli rispose loro:- Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?

-Chi compie la volontà di Dio , costui è mio fratello sorella e madre»

?C’è un altro modo di essere fratello, sorella e madre che non sia per parte di sangue?

C’è un altro modo di appartenersi che non sia l’appartenenza familiare? Continua a leggere→

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Fate questo in memoria di me»

[Mc 14, 12-26]

 

?La festa del Corpus Domini è l’occasione per ripensare l’Eucaristia.

Poche feste, come questa, hanno inciso nella cultura popolare e devozionale.

Da quando è stata istituita in epoca medievale, ha segnato ritualità e comportamenti devozionali tali da restare ancora vivi. Specialmente in Italia, non c’è regione che non abbia una sua festa del Corpus Domini segnata da figure e infiorate, che, come spesso accade, hanno finito per prendere il sopravvento sul senso ultimo della  festa stessa.

L’intimo legame di questa festa con il Giovedì Santo deve restare il filo conduttore che possa guidarci, oltre i sopravvenuti appesantimenti misticheggianti e devozionali, alla ricerca del senso intimo della festa.

La lettura del vangelo proposto oggi ci porta subito nell’ambito di origine di quanto stiamo cercando: l’ultima cena di Gesù con i suoi. Qualunque altro discorso che non parta da qui corre Continua a leggere→

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Festa della Trinità

«…si udì mai cosa simile a questa? che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco…» [Dt 4,32-33]

« …avete ricevuto uno spirito…per mezzo del quale gridiamo”Abbà, Padre”. Lo Spirito [lo] attesta al nostro spirito» [Rm8,15-16]

« sono con voi tutti i giorni» [Mt 28,20]

            Al cuore del mistero.

Un Dio che parla dal fuoco. Solo chi arde ode e chi ode comprende.

Farsi fuoco, per incendiare la Storia.

Se è difficile capire la verità delle cose, sembra impossibile comprendere la verità di Dio.

“La conoscenza effettiva della verità, cioè la partecipazione alla verità stessa, è pensabile nell’amore e soltanto nell’amore, e viceversa, la conoscenza della verità si manifesta attraverso l’amore”

(Pavel Florenskij) Continua a leggere→

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Pentecoste 2024

« venne all’improvviso come un respiro di violenza» [At 2,2]

« il frutto dello Spirito…è amore, gioia, pace…»  [Gal 5,22]

« quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» [Gv 16,13]

Ho visto il grano quasi maturo. Quasi maturo per essere mietuto. Le spighe sono quasi formate e il loro colore è quasi giallo. Quasi.

Tutto in quel “quasi” è il tempo della Storia. In quel “quasi” il luogo dello Spirito.   Continua a leggere→

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Festa dell’Ascensione
anno B

[At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20]

«Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» [Atti degli Apostoli]

«A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: “Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini” ». [Lettera agli Efesini]

«Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro» [Vangelo di Marco] Continua a leggere→

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VI di Pasqua

Theòs Agàpe estì

[Dio è Amore]

«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone» [At10,25-27 e ss.]

« Chiunque ama… conosce Dio…perché Dio è amore» [1Gv 4,7-10]

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» [Gv. 15,9-17]

 

« Dio è amore»

Da qui si parte. E qui si arriva.

La distanza fra il punto di partenza e quello di arrivo è lo spazio della Storia.

Non si tratta di una circolarità ripetitiva in cui tutti i punti si trovano alla stessa distanza dal centro. Il centro, qui, e il confine coincidono. Continua a leggere→

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Rimanere e diventare

V domenica di Pasqua

[1Gv 3,18-24; Gv 15,1-8]

Rimanere è un prendere casa. Si può rimanere in un luogo per piacere o per necessità, ma non si può “rimanere” in una persona. Eppure, forse, anche una persona può essere un “luogo” in cui “rimanere”. Chi è innamorato lo sa. Gli innamorati sanno “rimanere” reciprocamente nella persona amata. Solo gli innamorati sanno farlo. Si può prendere dimora presso la persona amata e c’è un rimanerci anche se fisicamente impediti dal farlo. Chi ama sa di cosa si sta parlando.

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IV dom. Pasqua B

[Gv. 10,11-18]

 

?Troppo spesso, la tradizione cristiana ha dato al “Buon Pastore” un senso pietistico. Quel “buon” è stato inteso come connotazione morale, nel senso di “colui che è buono, che non fa del male”. In realtà, il termine greco è “kalòs”, “bello”, che non indica una caratteristrica estetica ma, piuttosto, una efficienza. Il buon pastore, insomma, è colui che fa bene il suo mestiere di pastore. Continua a leggere→

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III domenica di Pasqua anno B
Lc 24, 33-48

Non è sufficiente la gioia per capire.
Sembra esserci una indicazione di percorso, nel Vangelo di oggi.
Dopo l’arrivo dei due che raccontano di aver incontrato Gesù e di non averlo riconosciuto se non nello spezzare il pane, gli apostoli restano impauriti e sbigottiti. Mentre stavano parlando di queste cose, “Gesù in persona” si fa vedere. Lui accade mentre si parla di lui. È il parlare fra loro dei discepoli che crea lo spazio di visibilità per il Risorto. Visibile e sperimentabile all ‘interno della comunità ma non ancora comprensibile. “.. a causa della grande gioia non credevano ancora”.
Non basta la gioia, anche se avvertita e vissuta nel profondo, per credere. Quella sensazione di pace fa da guida per vincere il timore e la confusione, ma non basta per dirsi credenti.La gioia rende possibile l’esperienza. “Toccate e guardate” ma, siccome non bastano ancora il toccare e il toccare e il guardare”, “ portatemi qualcosa da mangiare “. E qui l’esperienza sì ferma. È necessaria una riflessione, non spontanea, ma guidata. E ancora una volta, come già per i discepoli di Emmaus, è Gesù stesso l’ermeneuta che aiuta ad entrare nella realtà che si sta proponendo. E, per farlo ,fa appello alla memoria. Non solo a quella vissuta come amici e discepoli, ma soprattutto a quella comune a tutto l’ Israele.
La realtà della resurrezione non si può comprendere se non all’interno di questo spazio esistenziale creato dalla relazione fra Gesù e i discepoli.
Solo a questo punto è possibile parlare di testimonianza. Non è sufficiente la gioia, non basta l’esperienza; è necessaria la rilettura della propria relazione con il Risorto, è necessario rifletterci su per dirsi testimoni della resurrezione.
Luca sembra voler costruire un percorso di formazione con al centro la memoria. Come più volte detto, la memoria non è il semplice ricordo, che tende alla mistificazione degli eventi, togliendo loro tutta la forza e la provocazione. La memoria è capacità di ascolto del proprio vissuto che apre spazi di accoglienza per un futuro che vitalizza un oggi insterilito nella propria esperienza di morte. “ Sarete testimoni” è il punto di arrivo di questo percorso di formazione e inizio di una vita nuova che non ha più in se stessa il proprio significato. Solo a questo punto, la gioia non è più impedimento al credere, ma diventa condizione esistenziale, situazione permanente. Non impedisce di vedere il male presente, l’ opacità di una storicità non ancora trasparente , ma genera l’ironia necessaria per vivere, nella storia, la assoluta novità della resurrezione.

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II domenica di Pasqua in Albis

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli  apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della resurrezione di Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.» [At 4,32-35]

La  chiave di volta di questo racconto degli Atti degli Apostoli, mi sembra sia l’affermazione centrale: davano con forza “testimonianza della resurrezione”. Continua a leggere→

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Pasqua 2024

«È, e nessuno sa cosa. È qui, è là, è lontano, è vicino, è profondo, è alto! Ma no! Ho mentito: no, non è né questo né quello» diceva un mistico tedesco.

«Voce di silenzio sottile» [1Re 19,12] Quando tutti gli schemi saltano, resta solo una “voce di silenzio sottile”. Dio rivela se stesso senza togliere il velo e lasciando che ancora ognuno tenda l’orecchio per percepire la voce di silenzio sottile. 

Evento notturno, la Resurrezione. Senza testimoni oculari. Nel nascondimento della non-luce.

L’inutilità di una tomba vuota, l’assenza di un corpo noto e amato da coccolare un’ultima volta con profumi e unguenti. E adesso? Che sarà di noi? Che sarà della nostra memoria, così cara?

In greco, “memoria” e “tomba” hanno la stessa radice. Sarà la nostra memoria svuotata come la tomba vuota?

Che cosa conserveremo? Come ricorderemo? Dov’è, adesso, colui che era noto, il cui volto credevamo di conoscere?

« Non è qui».

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Giovedì Santo 2024

Facile abbandonarsi alla nostalgia, al dolore di un ritorno impossibile, verso patrie esistenti solo nel ricordo mistificatore. Troppo facile. E altrettanto inutile e alienante.
Altra cosa è la memoria.
Non rinnega il passato, la memoria, ma lo interroga e lo abita rendendolo abitabile anche da un presente che pretende il protagonismo, ma che si sa inabile, da solo, a dire parole che siano significative.
Stasera è il tempo della memoria.
« Questo giorno sarà per voi un memoriale» [Es. 12,14] « Come ho fatto io, fate anche voi» [Gv 13,1-15] e « Fate questo in memoria di me»[1Cor. 11, 23-26]
Memoria è ri-presentazione del fatto originante. È un rendere presente e vivo ciò che il passato ha inghiottito, ma che non riesce a trattenere per sé. Così, questa riabitazione del passato ci abita e si fa e ci fa in un presente, il nostro, oggi e qui, che spalanca orizzonti di senso. Continua a leggere→

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Domenica delle Palme

Lo Spreco

Entriamo nel mistero. E, alle soglie del mistero, l’uomo ammutolisce. Solo il silenzio è appropriato. Un silenzio abitato dall’unica parola che ha diritto di cittadinanza. La Parola che crea e fonda, stabilisce e provoca.
Il capitolo 14 di Marco, il capitolo della Passione, si apre con una storia di profumo. Si racconta di una donna che versa del profumo prezioso sulla testa di Gesù. Continua a leggere→

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Perdere e trovare

[Gv. 12, 20-33]

  «…se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita per sempre.»

Che cos’è “perdere”? Che cos’è “trovare”? Che cos’è “perder-si”? Che cos’è “trovar-si”?

Posso perdere solo ciò che possedevo. Posso trovare solo ciò che non avevo o che avevo perso.

Come possono coincidere il perdere e il trovare?

Si deve operare un cambio di registro fra il perdere e il trovare, per comprendere la coincidenza dei due termini riguardo alla vita. Continua a leggere→

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Laetare (State contenti)

[2Cr. 36,14-16.19-23; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21 (vedi Gv 3,1-21)]

Questo giudizio non è per la condanna, ma “perché il mondo si salvi” . Il verbo greco usato per “giudicare” è krino, da cui krisis.
Il giudizio provoca la crisi, anzi, è esso stesso crisi. Tutta la relazione dell’uomo con Dio è crisi,
perché qui è il giudizio: “Dio, infatti, ha tanto amato il mondo”. L’amore è crisi. Continua a leggere→

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Scandalo e Follia

[1Cor 1,22-25; Gv 2, 13-25]

“Noi testimoniamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e follia per i Greci”.

Lo “skandalon” era propriamente la pietra d’inciampo, l’ostacolo che interrompeva la linearità del cammino e che obbligava a regolare il passo per non cadere.  Resta, comunque, l’idea di ostacolo, di impedimento. Cristo crocifisso è impedimento per i Giudei. Impedimento che rende difficile vedere nella croce la manifestazione di IHWH. Dov’è la “Gloria”? Dov’è la “Potenza”? Dov’è l’”Immortalità” che si richiede ad un dio? Continua a leggere→

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La Visione e l’Ascolto

[Gn 22, 1-2.9a.10-13.15-18; Mc 9,2-10]

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
All’uomo che ha operato la conversione, che ha riorientato il suo cammino, che si sente parte di una alleanza, viene chiesto di più.
Non basta aver compiuto una scelta, accettato un patto. Ora viene chiesto di esserne all’altezza.
La Legatura di Isacco, come la chiama la tradizione ebraica, o il Sacrificio, come la chiama quella cristiana è l’oltre verso cui siamo chiamati. Continua a leggere→

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Fluidità e Concretezza

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» [Mc 1.12-15]

La Quaresima comincia nel deserto.
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Come se

[1Cor. 7,29-31]

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
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Festa della S. Famiglia
[Lc 2,22-40]

Famiglia è porto di partenze.
Maria e Giuseppe vanno al Tempio per offrire il figlio. Non è solo un’offerta formale. Le prescrizioni sono chiare: il primogenito ( in cui riposa la discendenza, quindi il futuro della famiglia) appartiene al Signore.
I figli non ci appartengono. E ogni volta che usiamo il pronome possessivo in riferimento ai figli commettiamo una appropriazione indebita.
La famiglia non si pone così come ambito esclusivo ed escludente ma come spazio in cui ogni membro è soggetto di costruzione e crescita
La relazione intrafamiliare cessa di essere semplicemente un argine contro le cattiverie di tutto ciò che è fuori e diventa realtà inclusiva fatta da soggetti che, ognuno con il suo compito, godono e si rivestono di responsabilità.
In questo scambio amoroso è tutta la consistenza della famiglia. Essere responsabili è sentirsi interpellati da un chi che chiama e, in questa interpellanza, scoprirsi capaci di risposta. Non sempre questa è adeguata. A volte è improntata alla fuga per tirarsi fuori da impegnativi coinvolgimenti, altre volte è mera manifestazione di potere che può diventare violenza. Può essere necessario conservare i turbamenti del cuore nel segreto, come fa Maria e saperli ascoltare e saper lasciarsi interrogare dalle provocazioni che la relazione mette in campo.
Famiglia non è semplice generazione biologica. Famiglia è coeducarsi lasciando che ognuno sia soggetto della crescita altrui. Il prendersi cura e il prevenire i bisogni dell’altro sono i capisaldi di ogni convivenza umana. Così, nel tempo, si arriva a darsi del tu, in modo pieno coinvolgente, oltre i ruoli e le definizioni senza mai perdere di vista che tutti i termini usati per definire i rapporti familiari sono termini relazionali. Padre, figlio, madre, sorella, fratello implicano un tu, nel nome del quale e a partire da cui ci si definisce.
È in questa relazionalità che si gioca la appartenenza non proprietaria di ognuno. È in questa continua donazione di sè che si stabilisce la bellezza della non appartenenza.

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