(articolo già apparso su GQ del dicembre 2007 col titolo Sapessi com’è strano…; la versione inglese è disponibile su Words Without Borders)
Sette e trenta del mattino. Il cuore d’autunno è ancora lento. Io e Franco ci prepariamo in silenzio il lungo cammino. Controllo zaini: ci deve essere tutto – o solamente – quello che serve per la spedizione Milano. La giornata sarà lunga, oltre quaranta chilometri davanti ai piedi sono fuori ad aspettarci. L’ultimo attimo è dedicato a ciò che dobbiamo non avere: sul tavolo restano soldi, cellulare, mappe. Nel taccuino c’è un biglietto dell’ATM: l’unico legame con la civiltà urbana che dovrà ricondurci qui a fine cavalcata verso la vetta. Continua a leggere


